mercoledì 22 febbraio 2012

Chissenefrega

Ora basta. Mi prendo cinque minuti di sfogo soltanto perchè, a quanto pare, non si memorizza la letteratura tedesca per osmosi. Ma anche perchè un argomento di questo genere non ne merita di più, ma sono arcistufa di sentirne parlare.

Vogliamo urlare tutti assieme un chissenefrega a 110 decibel riguardo Belen e le sue farfalle? Perchè, francamente, la cosa non mi interessa per niente. Per me può fare quello che le pare: che mostri pure le sue grazie, che giri film porno a iosa, che giri nuda per la strada, non me ne potrebbe fregare di meno. Per un motivo molto semplice: la tv italiana e una morale corretta sono esattamente agli antipodi, quindi possiamo fare a meno di scandalizzarci se qualcuno supera il livello normale di pudore. Ma dai, si vedono tutte le sere donne discinte che se non si vede tutto è solo questione di fortuna e facciamo tanto casino quando qualcuno lo fa apposta?
Si, siamo proprio assurdi, noi italiani.







coccola5ps. non c'è bisogno di specificarlo, ma quoto in toto la Littizzetto. 

lunedì 20 febbraio 2012

C'è chi dice no

Venerdì sera, dopo il gruppo adolescenti, ci siamo ritrovati fra animatori per bere un caffè in compagnia. Al momento di decidere dove andare, qualcuno ridendo ha proposto: "Andiamo allo Sky, lista don!" e qualcun'altro gli ha risposto: "Si, si, poi non sai come esci la mattina dopo!" e altre volgarità che la maggior parte delle persone ha preso come "divertenti battutine". Lo Sky è una discoteca gay qui vicino. Ricordo che quando avevo tredici o quattordici anni, era un punto di ritrovo quasi esclusivamente omosessuale, ma negli anni si è molto aperta e adesso è frequentata da quasi tutti i ragazzi della zona (anche perchè le discoteche più vicine sarebbero quelle di Verona, e a quattordici anni i genitori non si fidano ancora a lasciare i loro figlioli in preda agli ormoni a 25 km di distanza). Rimane il fatto, però, che le persone più grandi la stigmatizzano ancora, nonostante sia un luogo assolutamente tranquillo.

Io francamente devo dire che non riesco a mandar giù questi discorsi, in nessun modo, e quando ci siamo ritrovati al bar, ho detto apertamente che non sono d'accordo. A., un animatore con cui vado particolarmente d'accordo, mi ha detto: "Io capisco la tua posizione, ma scherzare su questa tematica non è così grave e non te la devi prendere. E' come se io mi offendessi perchè qualcuno fa battute sui miei capelli rossi. E poi, io la vedo un po' come quando si usano parole come "terrone", riferite ai meridionali. Non sono necessariamente offensive."
Non troppo sbalordita, mi sono limitata ad osservare che io trovo "terrone" un termine offensivo, perchè utilizzato da tantissime persone in senso spregiativo. E trovo anche che utilizzare termini come finocchio, frocio per tacere delle peggiori, sia sempre e comunque offensivo. Perchè si deve ironizzare su questi argomenti? Usare una parola piuttosto che un'altra non è la stessa cosa, anche se lo faccio scherzando. Tesi, questa, che però non riesce a capire un numero abbastanza ampio di persone.

A. mi ha poi detto che, a suo parere, io sono troppo fiscale su questo argomento e che ogni tanto devo anche lasciar correre. Altra cosa che io non capisco proprio. Perchè, invece di lasciar correre, non proviamo ad entrare in un clima di rispetto e di tolleranza? Non mi sembra così difficile.. Io approvo la filosofia del "non condivido, ma rispetto la tua opinione".

Adesso, vi prego, non ditemi che parlarne in un gruppo cristiano è impossibile e preferibilmente da evitare. Lo so che io mi tiro la zappa sui piedi in questi casi, ma non riesco a fare a meno di impuntarmi su certi argomenti.

Prima o poi mi scomunicheranno, ne sono certa!

coccola5

sabato 11 febbraio 2012

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

Ieri sera ho iniziato a leggere Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F. Inutile dirlo, il romanzo mi ha preso dalla prima pagina e ora lo sto divorando. Se lo apro, non riesco a chiuderlo prima di averne lette almeno cinquanta pagine.

E, inutile dirlo, questo libro mi sta riportando velocissimamente ai miei anni di adolescente, benchè gli psicologi moderni dicano che si è adolescenti fino a 23 anni. Accidenti. Conoscevo questo titolo già quando avevo quattordici anni, quando letture come Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire o Trainspotting di Irvine Welsh per me erano pane quotidiano. Ho sempre avuto una forte attrazione verso quelle storie rovescie, dannate e ad ogni libro speravo che il personaggio si salvasse, e due pagine dopo che morisse solo per coronare una storiella drammatica.

Mia madre, di questa come di tante altre cose, non è mai stata al corrente. Non si è mai interessata alle mie letture, forse perchè anche lei non ha mai letto molto. E devo dire che parlarne con lei probabilmente mi avrebbe fatto bene. Mi avrebbe aiutato a prendere le distanze da queste storie. Non che mi sia mai drogata, o mi sia prostituita, o abbia sofferto di anoressia o altre cose, ma mi immedesimavo molto nei personaggi sbandati e sballati e, a romanzo chiuso, cercavo un'altra storia simile.

La motivazione che mi ha spinta a recuperare il testo di Christiane F. in biblioteca è diversa da quella che potevo avere da adolescente: lo sto leggendo principalmente perchè è ambientato a Berlino, perchè in qualche modo la gioventù berlinese mi affascina. Perchè Berlino mi è rimasta nel cuore. Le sue storie, i suoi quartieri periferici, i suoi colori sgargianti e un po' dissintonici. Sto andando alla ricerca di tantissime storie ambientate negli anni '60-'70, e questa sicuramente è ottima per cominciare. Mi ricorda un po' Thirteen, film di alcuni anni fa con una giovanissima Evan Rachel Wood, che come percorso segue abbastanza quello dei Ragazzi dello zoo di Berlino.

Ci ostiniamo a dire che le cose sono cambiate dai tempi di questo libro, pubblicato nel 1978. Io ho l'impressione che invece, mutatis mutandis, la situazione non sia troppo cambiata. Magari i ragazzi non si fanno più di eroina, però sniffano coca e sono disposti a cedere le proprie foto di nudo a degli sconosciuti e, se non per una dose, magari in cambio di una ricarica del cellulare. Come si dice? L'uomo non cambia. Mai.

coccola5

sabato 4 febbraio 2012

In difesa della grammatica

Ultimamente fatico moltissimo a scrivere. Non saprei dire con precisione perchè, forse è solo questione di pigrizia. Nel frattempo, nonostante stia leggendo con regolarità, ho di nuovo perso le mie parole. Ad eccezione delle persone con cui mi trovo bene e che conosco da molto, mi capita di non riuscire a esprimermi come vorrei. La cosa mi imbarazza tantissimo, inutile che ve lo dica..

Ho bisogno di parole nuove. Di parole che penetrino dritte nel cuore, che trafiggano come spade e che lascino un sentimento di profonda commozione. Mi prende ogni tanto il pensiero che spesso continuiamo a prolungare un chiacchericcio inutile, stagnante e ripetitivo. Ripetiamo a mille persone la nostra idea su un argomento, fino a quando non abbiamo quasi pronta una parte, non recitiamo le nostre idee. Qualche volta è capitato anche a me, una gran brutta sensazione.

E poi sono stanca degli scrittori di ultima generazione che scrivono malissimo. Non parlo solo degli scrittori veri e propri, ma anche di tantissime persone che si accingono a scrivere un testo senza aver capito un emerito di grammatica, trascurando le più elementari nozioni di punteggiatura. Lasciatemelo dire, ne ho le scatole piene della gente che usa una metafora ogni tre righe come fosse una virgola - e senza la minima idea di cosa realmente sia una metafora e di come la si debba costruire a regola d'arte -, di quelli che sbagliano i modi di dire o li stravolgono a proprio piacimento, di quelli che dicono essendo che e nonostante che, di quelli che usano una parola intendendone un'altra. Ne ho le scatole piene, insomma, di questa continua e orripilante imprecisione della scrittura.
Mica tutti sono portati per la scrittura, e non è obbligatorio scrivere. Ci sono miliardi di modi alternativi per sfogare i propri sentimenti: disegnare o dipingere, fotografare, prendere a calci gli oggetti casalinghi o a male parole il prossimo (metodo, quest'ultimo, che non mi sentirei di suggerire caldamente), fare sesso selvaggio... sbizzarritevi, ma lasciate stare le parole.

O, per lo meno, acquistate un manuale di grammatica.

coccola5