lunedì 25 giugno 2012

Meraviglioso come ora non lo sei mai stato


Mi ero ripromessa di tenere le distanze da E. Non in senso fisico, quanto emotivo. E non che lui sia una cattiva persona, in realtà è una delle migliori che abbia mai conosciuto.
Nel 2011 avevo lasciato scivolare la nostra amicizia. Sia chiaro, non ce l'avevo con lui, ma per qualche motivo lui non faceva più per me. Il suo disequilibrio mi faceva rimanere sul filo di una fastidiosa apatia, involontariamente condizionava la mia vita.

A ottobre poi, per il mio compleanno, mi scrisse un messaggio di auguri, chiedendomi se mi andava di uscire un po'. Alla fine mia madre mi aveva detto di volermi fare una sorpresa, e non avevo potuto rifiutare, quindi la cosa saltò. Qualche tempo dopo, lo richiamai. Volevo fare due parole, sentire se era ancora vivo. Al telefono mi chiese di vederci in serata e, un tantino stupefatta, accettai. In compagnia di un'amica comune, mi chiese di aiutarlo con inglese, cazzo, non ci capisco niente e a giugno ho l'esame. D'istinto accettai e ricominciammo a vederci. Di sabato mattina, verso le 9.30.
Alle volte era ancora intontito dal sonno, in pigiama, e ci metteva un po' a concentrarsi sugli esercizi da fare e sulla grammatica inglese. Ogni tanto, la frase di un esercizio gli riportava alla mente un ricordo, un pensiero e ricominciavamo a chiacchierare, a raccontarci la vita. In tutto quel tempo, a parte un pomeriggio, non ci siamo mai incontrati al di fuori delle lezioni che, fra l'altro, lui pagava regolarmente.

Dopo la fine dei suoi esami, a inizio giugno, mi manda un messaggio per dirmi che è andato tutto bene, che mi ringrazia infinitamente. E se mi va di andare fuori, possiamo andare al cinema. Mi aveva chiesto di andarci un anno prima, ma allora la cosa non faceva parte del nostro rituale. Potevamo incontrarci al Krème, uscire allo Skylight per una serata brava oppure starcene in un baretto a Gazzolo gestito da appassionati della birra tedesca. Oppure rimanere nella sua macchina, o nella mia, a parlare. Andare al cinema non rientrava in questo rituale, sarebbe sembrato irreale per entrambi. Era letteralmente fuori dai nostri schemi.
In ogni caso, accetto. Mi dice che viene a prendermi, andiamo all'ultima proiezione e bla bla. Non c'è bisogno che specifichi tutto, vorrei sussurrargli, le so queste cose, siamo amici per qualcosa, no? Ma è un convenevolo, e non posso sottrarmi. Alle 21.30 sono sotto il vicolo di casa mia, e per la prima volta è lui in anticipo, lui ad aspettare me. Scusami, gli dico stupita.
Davanti all'ingresso, ci fermiamo per una sigaretta. Io tremo di freddo. Hai freddo, vero?, mi chiede apprensivo. Ho finito, dai, entriamo.
Ma la vera sorpresa arriva quando entriamo in sala, puntuali come orologi svizzeri: non c'è nessuno! Shh, non disturbare gli altri, mi dice ridendo. Vorrei abbracciarlo così forte... e dio solo sa quanto entrambi ne abbiamo bisogno. Ci sediamo in un posto a caso e rilassiamo. Stiamo bene insieme. Dopo tanto, stiamo di nuovo bene. Tutti e due.
Arrivano altre due coppie nei minuti successivi: lo storico equivoco, ci prendono per una coppia e lasciano soli e vicini. La nostra vicinanza è fantastica perchè equivoca, ambigua.

Durante il film, sobbalziamo negli stessi momenti, ridendo di noi e dell'altro. Pensiamo alle stesse cose, a un certo punto lui mi sembra in un altro mondo, nei suoi pensieri che un poco mi restano sempre sconosciuti, insondabili.

00.45. Il multisala è praticamente deserto. Fa strano scendere le scale in questa solitudine. All'uscita, un commesso si affretta a chiudere le porte. Andiamo direttamente all'auto, e intanto gli rendo le chiavi, il cellulare e il portafogli.
Per strada, parliamo poco. Siamo entrambi stanchi, in effetti. Però mi chiede di accompagnarlo a Genova. Mi dice che ci sarà qualche altro suo amico, ma so che è una bugia. Saremo io e lui, lo sento perfettamente. Okay, mi piacerebbe andare a Genova. Mi sembra preoccupato, perchè gli racconto che sono già stata all'acquario, ma lo rassicuro. Mi fa piacere andare con lui, non mi dispiace ritornare.

La sua proposta mi apre gli occhi: quanto sei cambiato, caro E.! E quanto mi fa piacere vederti così, fresco, nuovo, cangiante. Sorrido dentro, lascio andare un sospiro di sollievo. Adesso posso lasciare andare il respiro, adesso che vederti non mi fa più stare male, non mi chiude lo stomaco. Adesso che tu sei sempre un universo, ma non il mio. Non sei più tutto quello che ho, il mio aggrapparsi a un ramo cadente. Sei tu, e io sono io. E non abbiamo più paura del buio.

A te, che meravigliosamente ti sei risollevato. Meraviglioso come ora non lo sei mai stato.

coccola5
ps. se non ve ne foste accorti, altro che distanze! Un anno fa le cose stavano esattamente così.

domenica 24 giugno 2012

In a second. Be free


Parlavo con mia sorella, venerdì. Una conversazione in auto, dirette da mia nonna. E lei mi dice che il suo ragazzo non è particolarmente entusiasta della sua partenza, ormai prossima, per il Sudafrica. Ah, no? Be', sai.. dice che quando tornerò sarà tutto diverso, dovrà riabituarsi ad uscire con me e trascurare i suoi amici. Me la sono presa, per me stare con lui non è.. un hobby, un gioco. Voglio costruirci qualcosa, con Spilungone. E le credo. Anch'io, al suo posto, desidererei la stessa cosa. Tesoro mio, le dico, come puoi stare con qualcuno che non vuole la tua felicità? Il viaggio in Sudafrica, per imparare l'inglese, è parte della tua felicità. È qualcosa che vuoi. Non lasciare che lui ti impedisca di realizzare i tuoi sogni. E digli che, se il tuo essere felice lo rattrista, lo mette in difficoltà, forse avete un problema. Come coppia.

Mia sorella è abituata a sentirmi parlare così. A sentirmi dire che io sono libera come l'aria, indipendente, selvatica come i fiori di campo. A sentirmi dire che non accetterei mai un giogo simile, non potrei sopportarlo.

L'altra sera non sono uscita, sai. O meglio, non sono uscita veramente. Sono rimasta nel parcheggio sotto casa a piangere. Da sola?, le chiedo io sorpresa. No, con Spilungone. E perchè? Perchè io parto. E lui che reazione ha avuto? Lui mi stava spiegando le sue ragioni, perchè è triste che parta. E tu facevi la fontana, nel frattempo. Sì.

Io non ci credo che Spilungone è triste. Lui non vuole che mia sorella parta, il che è diverso. Altrimenti non avrebbe imposto le sue motivazioni a mia sorella, mentre lei piangeva in auto. Lui non gliele ha spiegate, l'ha costretta ad accettarle, come una mostruosa giustificazione.
Lui è un maschio. E non vuole che la sua femmina sia indipendente. Mi sembra quasi strano che lui mostri così timidamente le sue rimostranze.
Lui non odora di buono. Le cose, le persone, i luoghi hanno un odore. Odorano di buono, di semplice, di dio, di amore o di non-buono.
Io, che in certe cose sono assolutamente istintiva, non riesco a ignorare il suo odore, a dire a mia sorella che sa di buono.

Non posso fare a meno di dirti ciò che sento. Ma soprattutto non posso fare a meno di dirti che devi essere libera, e che non ci vuole chissà che. Libertà è dirgli “lascia che io sia felice”. E accettare, per quanto doloroso, il fatto che se lui non condivide questo con te, non è la persona giusta. La libertà, il rispetto, esortarvi reciprocamente ad essere felici sono alla base di una buona relazione, di qualunque rapporto.

Io sono libera quando resisto. Quando non accetto il compromesso. Sorrido, sono paziente con chiunque incontri, ascolto le parole, guardo negli occhi e nelle labbra; allora sono libera. Non ci vuole tempo per essere liberi, è un attimo, perchè ogni secondo in più è un secondo perso, è il nodo di un compromesso che si stringe.
Ma ogni attimo di libertà è un filo tirato per sgrovigliare il nodo, una mano paziente che scioglie una matassa. Le nostre abitudini – spesso - sono quelle matasse.
coccola5

mercoledì 20 giugno 2012

Cari i miei genitori

Non la riconosco, la mia famiglia. Le cose sembrano invertirsi, at this point. Solo un anno e mezzo fa erano loro a non riconoscere me, la figlia ribelle che infrangeva i loro divieti solo per uscire con E.
Le facce sono le loro, ma le parole non gli appartengono: non possono appartenergli! Com'è che le stesse persone che fino a poco tempo fa sembravano avere valori fissi, buoni e tradizionali ora li interscambiano svergognatamente, li girano a loro piacere e vantaggio? La parte dell'ingenua, su questo non c'è dubbio, la faccio sempre io.

Un mese fa era un reato che mio fratello bevesse una birra, ora ci scherzano su allegramente e lui è quasi autorizzato a farlo, percependo, tra l'altro, che l'alcol è cosa divertente, fica.
Un mese fa io ero il consigliere di mia madre, ora solo una che non sa risparmiare critiche a nessuno.
Un mese fa mia madre era disperata e mi chiedeva di tenerle compagnia, ora è rinata e io sono stata scalzata dalla sua mania di controllo e dalle sue insindacabili opinioni.

A volte ho l'impressione di essere io a portare avanti questa famiglia, nonostante i tracolli emotivi di mia madre. Altre volte, semplicemente, ho il presentimento che la mia assenza o presenza sia assolutamente irrilevante per ognuno. Sto cercando di mantenermi salda, di non piangere, di non fare scenate isteriche, di ascoltare, di avere pazienza. E lo faccio volentieri, perchè questa è la mia famiglia.. e a chi altri spetterebbe questo ruolo?

La loro incertezza valoriale mi turba, lascia in bilico. Ieri sera raccontavo a mia madre di un sms che avevo ricevuto da don D. nel pomeriggio, dove mi scriveva: com'è andato l'esame? Fammi sapere! A ogni modo, volevo chiederti se puoi darmi una mano anche giovedì.. so che sei impegnata, ma mi faresti un grande favore. Mi ero sentita enormemente presa per il culo. Lui fingeva di interessarsi ai miei esami solo per coinvolgermi nel volontariato, quindi, avevo pensato: si fotta! Lei inizia a raccontarmi, per farmi cambiare idea, di aver fatto una cosa simile a sua volta: una sua amica ha dolori terribili al ginocchio e le ha chiesto un consiglio su un bravo ortopedico cui rivolgersi. Mia madre, per non farla aspettare, ha chiamato un nostro amico ortopedico con la stessa tattica usata dal prete: come stai? Bene, mi fa piacere.. volevo chiederti un favore. Mi dice di non prendermela, di essere obiettiva: certo che voleva anche sapere come stavi!
Io me ne resto lì, tramortita. Come puoi essere così superficiale? Com'è che una volta questo ti avrebbe dato fastidio e ora.. ti è solo indifferente? Come siamo arrivati alla logica de “l'importante è il fine, i mezzi non contano”?

Sono più le domande che le risposte, più le ansie che le gioie. Non voglio cambiare nessuno, modificare niente, ma... in questa casa alcune dinamiche non funzionano, ed è tempo – e giusto – di ammetterlo. Quando, tornando a casa, mia madre mi dice che è stanchissima, ha lavorato tutto il santo giorno e noi non la ricompensiamo a sufficienza, percepisco chiaramente che c'è stato un grosso fraintendimento. Perchè essere madre significa accettare di stancarsi, significa dare 1000 e ricevere 100 o anche meno (ma non per cattiveria), significa fare gratuitamente senza attendere una ricompensa. Se solo il fatto di ricoprire questo ruolo deve avere una contropartita, quali sono allora le cose gratuite della vita? Qual è lo sforzo che possiamo fare senza aspettarci niente in cambio? Se essere madre non è “gratuito”, che cosa lo è??
Questi sono i valori che ho imparato io, e a questo punto mi domando da chi. La gratuità dell'affetto, proprio perchè a qualcuno siamo affezionati (e gli vogliamo bene), fa nascere in me quella voce che dice “ricomincia! Ricomincia ancora! E ancora!”

Nonostante la stanchezza, nonostante abbia perso un'amica e una guida spirituale, sono felice di sentire quella voce che non mi permette di abbandonare il campo. Significa che sono sulla strada giusta, che Dio non mi ha abbandonata in questo deserto, anzi, ne ha approfittato per stringermi più forte la mano. Ma mi atterrisce che non ce l'abbia lei, perchè qualcosa vuole pur dire. Ed è qualcosa di terribile.

Cari i miei genitori, forse dopo 21 anni che allevate figli vi siete scordati che la genitorialità non è gratuita, è a spreco, è amore a fondo perduto. È cominciare a urlare di dolore quando tuo figlio sta male, ma non perchè lui non sta realizzando i tuoi sogni, ma perchè non sta realizzando sé stesso. Ed è litigare fortissimo perchè ci si vuole bene. È cadere insieme a tuo figlio, prendendo una botta talmente forte da doversi fare amputare una gamba, ma avere ancora voglia di correre con l'altra.
È stare in silenzio, perchè la voce della tua creatura inizi a cantare e poi piangere di gioia.

Forse io sono troppo giovane, forse non ho ancora figli e poi mi ricrederò, forse solo un paroliere un po' romantico e mi rifiuto di vedere il mondo per com'è. Vedo solo quello che voglio vedere, che in altre parole è un mondo migliore.

coccola5