martedì 11 settembre 2012

Nelle mie molecole

Venerdì sera, poco dopo la cena con F. e i suoi amici, mi arriva un sms di E. Hai da fare domani? Sei libera? Con lui, in questo senso, è sempre una sorpresa: non è uno che ti scriva "vuoi venire al cinema stasera?" direttamente, ti propone una cosa girandoci intorno. Lo chiamo, incuriosita. Allora sei libera?, mi fa. Si, dove vuoi andare? A Ferrara, c'è una fiera di mongolfiere. Ora, vi dirò che sul momento la cosa non mi entusiasma particolarmente, ma non riesco a dirgli di no, e fra l'altro non facciamo quasi mai delle gite insieme. Okay, a domani., gli dico. Domattina ti scrivo, così ti dico a che ora partiamo.

Per certi versi, è un miracolo che alla fine siamo andati. Alle 9.30 mi scrive che partiamo per le 14.30, venti minuti più tardi mi arriva un altro messaggio: cazzo!! Mi sono saltati i punti del dente del giudizio! Esterrefatta, gli rispondo di correre dal dentista e di non preoccuparsi di Ferrara. Un quarto d'ora dopo, altro messaggio. Ho avuto un mancamento. Sembravano le ultime parole di un moribondo, e soprattutto non so ancora come abbia fatto a scrivermi da svenuto. In ogni caso, nel giro di un'ora le cose si aggiustano e alla fine partiamo.
Con noi c'erano anche i suoi genitori e una coppia di amici dei suoi. Inizialmente ero un poco in imbarazzo, ma siamo andati in due macchine, così mi sono ritrovata sola con lui, grazie al cielo. Tralasciando che ad un certo punto, invece che seguire i suoi, è andato dietro a un'Audi nera, tutto è andato bene.

A Ferrara si teneva, al parco Giorgio Bassani (quello del Giardino dei Finzi-Contini, mi è poi venuto in mente), il Balloon Festival. Una cosa molto carina, che ho davvero apprezzato. Una parte era dedicata ai divertimenti medioevali, con giostre "del periodo" e stand che proponevano souvenir sul tema. Qualcuno aveva portato anche dei cavalli. Al centro del parco, invece, era stato dedicato uno spazio alla preparazione delle mongolfiere. Abbiamo atteso che rientrassero i paracadutisti, che hanno concluso la parata tutti insieme, creando ciascuno una scia colorata nel cielo, e poi ci siamo goduti, ininterrottamente fino a cena, lo spettacolo delle mongolfiere. Ne saranno arrivate circa una trentina, ed trattandosi di una passione costosa e poco diffusa, non è un piccolo numero. Il bello era che le gonfiavano a una velocità impressionante.
E' stato bello ammirare i loro colori caldi, e godersi questi strani mezzi di trasporto a mio parere un po' buffi.
Io ed E. ci siamo fatti tante risate, con lui che continuava piantala di farmi ridere! Mi saltano un'altra volta i punti! Abbiamo cenato con qualcosa di tipico lì in fiera, e poi siamo rientrati alla base per le 21.30.

Al ritorno, in auto abbiamo lasciato andare la musica e abbiamo canticchiato le ultime canzoni in radio. Non so perchè, ma ci ha entusiasmati particolarmente Lasciala andare di Irene Grandi. E. l'ha alzata a tutto volume e poi mi fa beh, più alto di così non posso metterla, e ci siamo messi a ridere.

La parte migliore è stata quando, rientrata a casa, suona il cellulare. Il messaggio è suo: mia mamma me ne sta dicendo un sacco perchè non ti ho invitata a bere qualcosa dentro. Mi sono messa a ridere, non ti preoccupare, E., ci siamo visti ieri e tutto oggi. Ti voglio bene.

Incontrollabile,
imprevedibile,
troppo indelebile
nelle mie molecole. Irene Grandi - Lasciala andare

 

coccola5

sabato 8 settembre 2012

My criteria

Ti aspetto... puoi venire anche ora, se vuoi.
Siamo d'accordo di vederci per le tre, eppure questo suo messaggio mi fa sussultare. Adoro la delicatezza di E., queste sue parole che mi cingono sempre piano, come un velo di seta.
Poco più tardi lo raggiungo, puntuale come una svizzera alle tre, e i nostri racconti sono lievi. Parliamo entrambi a bassa voce, come se temessimo di rovinare il silenzio della sua casa, l'odore di vernice fresca sulla parete del salotto. Il suo cane mi fa le feste, se ne sta un po' da me a farsi coccolare. Mi porta a vedere la sua nuova casa, dipinta di bianco, non ancora finita. Quando me ne vado, verso le 16.30, è un po' come se mi sentissi svuotata. Come se ci fossimo detti piano tutto, e ora volessi solo andare a casa.

Per le 18 una mia amica mi aspetta. La aiuto a preparare la cena per noi e altri amici, e nel frattempo parliamo del più e del meno. Ci frequentiamo da poco tempo, lei è una mia compagna di classe delle scuole elementari. Nella sua compagnia c'è un ragazzo probabilmente gay, un po' effeminato nei modi. Dovrei andarci d'amore e d'accordo, eppure per qualche ragione non ritrovo in lui la stessa grazia di E. Le sue battute sono molto esplicite, a volte sfiorano la volgarità. Questa sera ci ha coinvolti in un discorso decisamente dettagliato sulla masturbazione, come quanto dove come. Non odio parlare di sesso, anzi, ma certo non in questi termini. Non mi va di raccontare, o di sentire gli altri raccontare, che siti pornografici visitano, quando e quanto spesso. Non mi va di sapere che tu sei un imbecille, hai il foglietto in bella vista in camera tua con i siti migliori, e tua madre ti ha scoperto. E non voglio neanche sapere nulla delle tue funzioni corporali, non le voglio sentire quelle barzellette offensive sugli omosessuali, così colme di stereotipi. Voi che mi leggete sapete quanto mi facciano arrabbiare e quanto abbia litigato con diverse persone a questo proposito.

Mi ritrovo a pensare, ogni tanto, che è come se E. fosse diventato il parametro secondo cui valuto le mie amicizie. But this criterium is so difficoult to meet, e non riesco ad apprezzare pienamente chi non è come lui. Sei simpatico, bello, ma non sei lui. O forse sono io che, come al solito, non seguo i criteri mondani ed E. funge da buona, anzi ottima, giustificazione per questo?

You are not him. Simply, you're not him. Questa è la pura verità. La pura verità è che mi manchi perchè vorrei solo che, se qualcuno deve proprio essere effeminato, lo sia come te. Che se qualcuno porta il tuo nome, lo porti come te, con la tua grazia. Per un periodo mi ha persino infastidito conoscere persone con il tuo nome. La pura verità, ancora, è che gli altri non raccontano le cose come fai tu, non sono fastidiosamente pessimisti come te, non usano le tue parole. Le nostre parole, ormai.
La pura verità è che gli altri non mi accettano come fai tu, non riescono a pensare lei è così. Non mi volevano prima cambiare in meglio, e poi "si sono rassegnati". Non hanno capito che siamo fatti così.

Mi rendo conto che i miei post, questo blog in definitiva, arrivano sempre qui: a percorrere una strada che porti ad accettare la diversità. Non sono sempre sicura di essere nella giusta direzione, ma ci provo ogni giorno con le persone che incontro, e sbaglio tanto e spesso. Oggi parliamo di diversità, e così facendo l'abbiamo già etichettata, stigmatizzata. Non riusciamo a capire che diverso è, per natura, qualunque persona ci circondi, ciò che altro da noi, che non fa parte del nostro corpo. Noi abbiamo schedato i diversi in categorie e parliamo di accettarli, come se in loro ci fosse necessariamente qualcosa che non va. Vorrei che per una volta, invece che parlare di diversi, di strani, parlassimo semplicemente di persone, uguali a noi proprio perchè diverse.

coccola5

giovedì 6 settembre 2012

Poste Lumache


Ogni tanto capita. Di doversi affidare alle Italiche Poste, intendo.

È metà agosto, c’è caldo, un caldo talmente afoso da toglierti perfino la consapevolezza di ciò che stai facendo, e devo spedire la documentazione per il test di ammissione alla specialistica. Inforco la bici e vado all’ufficio postale del nostro paesello. Per me, che da qualche anno cerco di gestire la maggior parte della corrispondenza via e-mail, nonostante l’universo italiano vi si opponga, è già di per sé irritante dover perdere un’ora a compilare buste e starmene in fila, soprattutto se ci sono 35 gradi e nessuna, e dico nessuna, aria condizionata. Ad ogni modo, entro tutta accaldata e leggo le indicazioni per la fila Prodotti Postali e Prodotti BancoPosta, che a una giovincella come me sembrano perfettamente uguali. Mi rivolgo a una signora in fila.
-Una raccomandata deve inviare, no?- mi dice in dialetto.
-Sì, esatto.
-Ah, allora è l’altra fila, Prodotti Postali... credo.
Andiamo bene. Se non lo sanno neanche i pensionati, che alle Poste sono di casa... Ad ogni modo mi accodo. Arrivato il mio turno, e scoperto di aver fortunatamente seguito la fila giusta, l’impiegata mi dice di compilare la busta di indirizzo, destinatario e mittente. Pasticciona come sono, metto il mio indirizzo al posto di quello del mittente. L’impiegata, furibonda, mi dice:
-Ma non vede che si è sbagliata? Rifaccia!- alla faccia della cortesia!
Ricompilo il tutto, mentre l’impiegata litiga a gran voce con le colleghe in ufficio. Infine spediamo.
-Nove euro e dieci centesimi.- mi dice con l’aria di chi vorrebbe solo andare a casa, e ti ordina con lo sguardo di fare più in fretta che puoi.
Sbalordita, cerco di celare lo stupore e le porgo i soldi, aspettando il resto.

28 agosto, un martedì qualunque. Preoccupata perché non ho ancora ricevuto l’avviso di ricevimento della mia raccomandata, chiamo la segreteria studenti dell’università. Biii. Biii. Biii. E cade la linea. Non ti mettono neanche in attesa, che scatole, penso, simpatica come il mio solito. Dopo dieci minuti richiamo, stessa musica. E dopo venti, trenta, un’ora. Poi nel pomeriggio. Il telefono è sempre occupato. Li richiamo il mattino dopo e ancora niente. A questo punto, per cercare di capirci qualcosa, decido di andare a Milano. Poco male, devo anche vedere un paio di appartamenti. E lì la grande notizia.
-No, non ci è arrivata la sua raccomandata.- mi dice la segretaria. Bene, sempre meglio.
Ora, non per antipatia, ma tra le Poste e l’università, penso che siano state le prime a combinare questo casino.

Stesso discorso, o quasi, più o meno tre mesi fa. Come vi ho raccontato qualche volta, a Bose è nata una bella amicizia con una delle monache, e ci sentiamo con una certa frequenza. A primavera decido di scriverle, per vari motivi, tramite lettera cartacea, proprio vecchio stile: penna alla mano, primo foglio decente trovato in casa, busta e francobollo da 60 cents. Dopo due giorni di scrittura, imbusto la lettera e la imbuco. Volete sapere dopo quanto è arrivata? Dopo una settimana intera, e Bose è in Piemonte, non nell’angolo più remoto della Sicilia. Per le altre lettere, i tempi medi di spedizione si attestano intorno ai tre o quattro giorni, che a me sembrano comunque tanti per una lettera, per i mezzi moderni a nostra disposizione e per la distanza che deve percorrere.

Una cosa l’ho capita: meglio tenersi a distanza dalle Poste, per quanto possibile.


coccola5