Ti aspetto... puoi venire anche ora, se vuoi.
Siamo d'accordo di vederci per le tre, eppure questo suo messaggio mi fa sussultare. Adoro la delicatezza di E., queste sue parole che mi cingono sempre piano, come un velo di seta.
Poco più tardi lo raggiungo, puntuale come una svizzera alle tre, e i nostri racconti sono lievi. Parliamo entrambi a bassa voce, come se temessimo di rovinare il silenzio della sua casa, l'odore di vernice fresca sulla parete del salotto. Il suo cane mi fa le feste, se ne sta un po' da me a farsi coccolare. Mi porta a vedere la sua nuova casa, dipinta di bianco, non ancora finita. Quando me ne vado, verso le 16.30, è un po' come se mi sentissi svuotata. Come se ci fossimo detti piano tutto, e ora volessi solo andare a casa.
Per le 18 una mia amica mi aspetta. La aiuto a preparare la cena per noi e altri amici, e nel frattempo parliamo del più e del meno. Ci frequentiamo da poco tempo, lei è una mia compagna di classe delle scuole elementari. Nella sua compagnia c'è un ragazzo probabilmente gay, un po' effeminato nei modi. Dovrei andarci d'amore e d'accordo, eppure per qualche ragione non ritrovo in lui la stessa grazia di E. Le sue battute sono molto esplicite, a volte sfiorano la volgarità. Questa sera ci ha coinvolti in un discorso decisamente dettagliato sulla masturbazione, come quanto dove come. Non odio parlare di sesso, anzi, ma certo non in questi termini. Non mi va di raccontare, o di sentire gli altri raccontare, che siti pornografici visitano, quando e quanto spesso. Non mi va di sapere che tu sei un imbecille, hai il foglietto in bella vista in camera tua con i siti migliori, e tua madre ti ha scoperto. E non voglio neanche sapere nulla delle tue funzioni corporali, non le voglio sentire quelle barzellette offensive sugli omosessuali, così colme di stereotipi. Voi che mi leggete sapete quanto mi facciano arrabbiare e quanto abbia litigato con diverse persone a questo proposito.
Mi ritrovo a pensare, ogni tanto, che è come se E. fosse diventato il parametro secondo cui valuto le mie amicizie. But this criterium is so difficoult to meet, e non riesco ad apprezzare pienamente chi non è come lui. Sei simpatico, bello, ma non sei lui. O forse sono io che, come al solito, non seguo i criteri mondani ed E. funge da buona, anzi ottima, giustificazione per questo?
You are not him. Simply, you're not him. Questa è la pura verità. La pura verità è che mi manchi perchè vorrei solo che, se qualcuno deve proprio essere effeminato, lo sia come te. Che se qualcuno porta il tuo nome, lo porti come te, con la tua grazia. Per un periodo mi ha persino infastidito conoscere persone con il tuo nome. La pura verità, ancora, è che gli altri non raccontano le cose come fai tu, non sono fastidiosamente pessimisti come te, non usano le tue parole. Le nostre parole, ormai.
La pura verità è che gli altri non mi accettano come fai tu, non riescono a pensare lei è così. Non mi volevano prima cambiare in meglio, e poi "si sono rassegnati". Non hanno capito che siamo fatti così.
Mi rendo conto che i miei post, questo blog in definitiva, arrivano sempre qui: a percorrere una strada che porti ad accettare la diversità. Non sono sempre sicura di essere nella giusta direzione, ma ci provo ogni giorno con le persone che incontro, e sbaglio tanto e spesso. Oggi parliamo di diversità, e così facendo l'abbiamo già etichettata, stigmatizzata. Non riusciamo a capire che diverso è, per natura, qualunque persona ci circondi, ciò che altro da noi, che non fa parte del nostro corpo. Noi abbiamo schedato i diversi in categorie e parliamo di accettarli, come se in loro ci fosse necessariamente qualcosa che non va. Vorrei che per una volta, invece che parlare di diversi, di strani, parlassimo semplicemente di persone, uguali a noi proprio perchè diverse.
coccola5
Concordo in pieno sull'ultimo paragrafo: parlare magnanimamente di diversità è l'ultima e più sottile maniera di razzismo. Dire: "Dobbiamo accettarli" vuol dire rinchiuderli nelle riserve e chiunque sia mosso da un simile spirito umanitario è un potenziale direttore di campi di sterminio.
RispondiEliminaMentre scrivevo il mio post di oggi ho recuperato dalla mente il motto dell'Ordine della Giarrettiera, quell'Honi soit qui mal y pense che calza bene (essendo una giarrettiera :p) anche in questo contesto: chi vede la diversità sia coperto d'infamia, perché la diversità è nei suoi occhi.
Ma, appurato ciò, volevo concentrarmi su quell'epigono mancato di E.
Non capisco se sia cattivo gusto o una maschera portata fino all'estremo, ma l'ineleganza di questo tizio è cosa purtroppo più comune di quanto non si voglia. Forse si ricollega al discorso della diversità di cui sopra: forse si può non solo etichettare l'altro come diverso ma anche volere che gli altri ti riconoscano come tale. E, per farlo, segui le strade che loro non affrontano.
Ecco forse quindi perché un invertito che vuole farsi riconoscere tale finirà inevitabilmente a parlare di sesso con premesse, sviluppi e conclusioni irraggiungibili per un comune etero benpensante: dubito che le cose stiano effettivamente come le racconta lui, però deve dimostrare che la sua persona e la realtà in cui è immersa sono ostentatamente diversi.
E forse è questo che ti dà fastidio sotto pelle: E. non è diverso, ma questo imbecillotto sì.