mercoledì 20 febbraio 2013

Le affinità alchemiche


Venerdì scorso torno da Milano e, mentre aspetto mia madre per andare in centro, faccio un salto alla Feltrinelli della stazione. Non è grande come quella della metropoli, ma ha comunque tutto il desiderabile. Spulcio solo tra le novità, non ho tantissimo tempo per scartabellare tutta la libreria, e mi balza all’occhio Le affinità alchemiche di Gaia Coltorti. Gli do un’occhiata rapida. Parla di Verona, di un fratello e una sorella che si ritrovano e innamorano, rievoca Romeo e Giulietta, decido di prenderlo. Più esattamente, di aspettare mia madre per farmelo regalare. In fondo, a questo servono i giri in centro con i genitori, no?

Comincio a leggerlo in serata, poco dopo cena. Il libro mi attrae come una calamita e ne leggo ben centonovanta pagine. Non ho la minima idea di che ore fossero quando l’ho finalmente posato e spento la lampadina. La sera dopo esco con i miei amici, rientro verso le 2. Stanca, ma non abbastanza da non dedicarmi al mio romanzo, che finisco verso le quattro di mattina. Un po’ insoddisfatta, a dire la verità, per il finale tragico, ma emozionata.

Non troppo soddisfatta dello stile di quest’autrice che abbonda di virgole, fa parlare due diciottenni come dei luminari di letteratura e che aggettiva tutto l’aggettivabile, forse esagerando un pochino. Che riprende Goethe nel titolo, Shakespeare nella storia e cita sfacciatamente Dante riproponendo il quinto canto del Purgatorio (Siena mi fè, disfecemi Maremma). Ho preso l’abitudine di criticare selvaggiamente i libri che leggo, lo ammetto, eppure da tempo non leggevo un autore che si sbilanciasse tanto con il suo modo di scrivere, che utilizzasse il “chè” al posto di “perché”, che riprendesse perfino i fumetti con esclamazioni come gulp! o gasp!

Ma il romanzo mi è piaciuto. È stato un amore un po’ storto, perché ne ho adorato i protagonisti, la trama, il loro amore fortissimo, inscindibile. Vorrei provare anch’io un sentimento così forte per qualcuno. Sono del parere che certi libri si amino perché cerchiamo in essi qualcosa di noi, una risposta a qualche nostra parte irrisolta, o forse perché vogliamo sognare. Almeno nei libri, ci va di esplorare anche il proibito. [A titolo informativo, Cinquanta sfumature di grigio non l’ho letto, né intendo farlo.]

Continuo a chiedermi come Gaia abbia pensato di scrivere un libro così. Trovo che sia stata coraggiosa a parlare di incesto, e a farlo senza giudicare. Sono temi che preferiamo ignorare, che ci disgustano, forse. Dal canto mio, non me la sento di esprimere un giudizio. Penso soltanto che amare qualcuno non può essere un errore, e che ci innamoriamo senza volerlo perché siamo calamitati da una persona. Sono affinità alchemiche, proprio come dice Gaia.

sabato 9 febbraio 2013

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Un mese di pausa, poi si torna a Milano. A casa, in un certo senso.
E ti fa strano vedere che ormai fai tutto in automatico: metro gialla, direzione Comasina, fermata Sondrio. Metro verde, direzione Abbiategrasso, non ti sbagli più. E in metro stai a testa china, immersa nella musica, per abitudine, e quando ti togli le cuffiette senti il silenzio, ma il vagone è pieno. Milanesità, le chiamo io.

Eppure, questa volta desideravo tornare a casa presto, prima, quasi subito. In collegio mancano le persone con cui mi trovo di più, l’orario delle lezioni in uni si è allungato, il lunedì e il giovedì finiamo alle 18... mi sento scardinata, asociale. Un po’ come se mi avessero spostata di peso in un’altra città, in un’altra vita, senza nessun preavviso.

E allora giovedì, quando F. mi dice che il giorno dopo ci saranno i carri del Carnevale a Verona, che ci sarà il caos, butto tutte le mie cose in valigia, in venti minuti chiudo la cerniera e mi fiondo in Centrale. So già a che ora è il treno, timbro il biglietto e salgo. E lentamente questo senso di fuga si placa. Sistemo la valigia sulla cappelliera, mi appoggio allo schienale e respiro. Si torna a casa, si torna a casa.

coccola5