Venerdì scorso
torno da Milano e, mentre aspetto mia madre per andare in centro, faccio un
salto alla Feltrinelli della stazione. Non è grande come quella della
metropoli, ma ha comunque tutto il desiderabile. Spulcio solo tra le novità,
non ho tantissimo tempo per scartabellare tutta la libreria, e mi balza all’occhio
Le affinità alchemiche di Gaia
Coltorti. Gli do un’occhiata rapida. Parla di Verona, di un fratello e una
sorella che si ritrovano e innamorano, rievoca Romeo e Giulietta, decido di
prenderlo. Più esattamente, di aspettare mia madre per farmelo regalare. In fondo, a questo servono i giri in centro con i
genitori, no?
Comincio a
leggerlo in serata, poco dopo cena. Il libro mi attrae come una calamita e ne
leggo ben centonovanta pagine. Non ho la minima idea di che ore fossero quando
l’ho finalmente posato e spento la lampadina. La sera dopo esco con i miei
amici, rientro verso le 2. Stanca, ma non abbastanza da non dedicarmi al mio
romanzo, che finisco verso le quattro di mattina. Un po’ insoddisfatta, a dire
la verità, per il finale tragico, ma emozionata.
Non troppo
soddisfatta dello stile di quest’autrice che abbonda di virgole, fa parlare due
diciottenni come dei luminari di letteratura e che aggettiva tutto l’aggettivabile,
forse esagerando un pochino. Che riprende Goethe nel titolo, Shakespeare nella
storia e cita sfacciatamente Dante riproponendo il quinto canto del Purgatorio (Siena mi fè, disfecemi Maremma). Ho preso
l’abitudine di criticare selvaggiamente i libri che leggo, lo ammetto, eppure
da tempo non leggevo un autore che si sbilanciasse
tanto con il suo modo di scrivere, che utilizzasse il “chè” al posto di “perché”,
che riprendesse perfino i fumetti con esclamazioni come gulp! o gasp!
Ma il
romanzo mi è piaciuto. È stato un amore un po’ storto, perché ne ho adorato i
protagonisti, la trama, il loro amore fortissimo, inscindibile. Vorrei provare
anch’io un sentimento così forte per qualcuno. Sono del parere che certi libri
si amino perché cerchiamo in essi qualcosa di noi, una risposta a qualche
nostra parte irrisolta, o forse perché vogliamo sognare. Almeno nei libri, ci
va di esplorare anche il proibito. [A titolo informativo, Cinquanta sfumature di grigio non l’ho letto, né intendo farlo.]
Continuo a
chiedermi come Gaia abbia pensato di scrivere un libro così. Trovo che sia
stata coraggiosa a parlare di incesto, e a farlo senza giudicare. Sono temi che
preferiamo ignorare, che ci disgustano, forse. Dal canto mio, non me la sento
di esprimere un giudizio. Penso soltanto che amare qualcuno non può essere un
errore, e che ci innamoriamo senza volerlo perché siamo calamitati da una
persona. Sono affinità alchemiche, proprio
come dice Gaia.