sabato 9 febbraio 2013

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Un mese di pausa, poi si torna a Milano. A casa, in un certo senso.
E ti fa strano vedere che ormai fai tutto in automatico: metro gialla, direzione Comasina, fermata Sondrio. Metro verde, direzione Abbiategrasso, non ti sbagli più. E in metro stai a testa china, immersa nella musica, per abitudine, e quando ti togli le cuffiette senti il silenzio, ma il vagone è pieno. Milanesità, le chiamo io.

Eppure, questa volta desideravo tornare a casa presto, prima, quasi subito. In collegio mancano le persone con cui mi trovo di più, l’orario delle lezioni in uni si è allungato, il lunedì e il giovedì finiamo alle 18... mi sento scardinata, asociale. Un po’ come se mi avessero spostata di peso in un’altra città, in un’altra vita, senza nessun preavviso.

E allora giovedì, quando F. mi dice che il giorno dopo ci saranno i carri del Carnevale a Verona, che ci sarà il caos, butto tutte le mie cose in valigia, in venti minuti chiudo la cerniera e mi fiondo in Centrale. So già a che ora è il treno, timbro il biglietto e salgo. E lentamente questo senso di fuga si placa. Sistemo la valigia sulla cappelliera, mi appoggio allo schienale e respiro. Si torna a casa, si torna a casa.

coccola5

2 commenti:

  1. la milanesità, specie in autunno e in inverno, è adorabile. Adoro essere soli in mezzo a fiumane di persone, adoro le fermate della metro di periferia e camminare ancora, incontro ai propri pensieri

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  2. @ phoenix794501: "soli in mezzo a fiumane di persone", spesso mi sono sentita così. Mai davvero sola, del resto. Quando mi si sedeva accanto qualcuno, e sentivo la sua giacca contro la mia, il suo braccio contro la mia pancia, mi sentivo di nuovo "insieme" a qualcuno. E' stranissimo fermarsi a pensare che tutte quelle persone, come te, sono avvolte in un proprio stream of consciousness, magari scendono alla tua fermata e non le vedi nemmeno. Vite che si sfiorano appena.

    coccola5

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