Tra le mie nuove letture si annovera L'isola del giorno prima di Umberto Eco.
L'ho acquistato poco meno di una settimana fa alla Feltrinelli della stazione centrale di Milano. Avevo appena concluso gli esami, e volevo prendermi qualcosa da leggere come "premio". Sarà probabilmente l'unico acquisto dell'estate, perché ho deciso di finire tutti i romanzi che ho in camera e che ancora non ho letto. E ne ho, credetemi.
Ma, nel frattempo, mi godo Eco e la sua prosa strabiliante. Adoro il suo modo di condurre la narrazione, aumentandone o rallentandone il ritmo a piacere, di inserire quelle punte di ironia che rendono così piacevole la lettura e i personaggi. Adoro Eco, insomma, c'è poco da fare.
Alle superiori, di mia iniziativa, avevo letto Il nome della rosa. Il nostro professore di italiano ne aveva consigliato la lettura a un mio compagno, ancora in quarta ginnasio, ed io ero stata attratta dalla copertina del libro (questa, per intenderci) che raffigurava un labirinto. E avevo preso il libro. Lo ammetto, il primo tentativo di lettura non era andato proprio a buon fine. Mi ero lasciata scoraggiare dalle frasi in latino e cinque altre lingue parlate da Salvatore, l'ex dolciniano che Adso e Guglielmo incontrano, se non erro, al loro arrivo al monastero. Non capivo più niente, e avevo lasciato perdere. Un paio d'anni dopo ho deciso di riprenderlo in mano, e mi è piaciuto molto di più. L'ho praticamente divorato, e ne sono stata più che soddisfatta.
Comunque, eccomi arrivata all'Isola. Mi piace molto anche il fatto che la nave diventi un teatro della memoria, in cui Roberto ripercorre la sua vita e racconta, all'amata che lo aspetta in patria, alcuni avvenimenti storici tra cui l'assedio di Casale e la guerra per la successione al ducato di Mantova o esplora i recessi del suo animo. Se non sapete cosa leggere, provate L'isola del giorno prima.
In attesa di concludere la lettura e di proporvi una recensione più completa, vi lascio un piccolo assaggio, tratto dal dialogo tra Roberto e il signor di Saint-Savin durante l'assedio. A raccontare dei suoi romanzi mai scritti è Saint-Savin.
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"Vorrei scrivere romanzi, che sono molto alla moda, ma penso a molti di essi, e non mi accingo a scriverne nessuno...""A quali romanzi pensate?""Talora guardo la Luna, e immagino che quelle macchie siano delle caverne, delle città, delle isole, e i luoghi che risplendono siano quelli dove il mare riceve la luce del sole come il vetro di uno specchio. Vorrei raccontare la storia dei loro re, delle loro guerre e delle loro rivoluzioni, o dell'infelicità degli amanti di lassù, che nel corso delle loro notti sospirano guardando la nostra Terra. Mi piacerebbe raccontare della guerra e dell'amicizia tra le varie parti del corpo, le braccia che danno battaglia ai piedi, e le vene che fanno all'amore con le arterie, o le ossa col midollo. Tutti i romanzi che vorrei fare mi perseguitano. Quando sono nella mia camera mi sembra che siano tutti intorno a me, come dei Diavoletti, e che l'uno mi tiri per un orecchio, l'altro per il naso, e che ciascuno mi dica: 'Signore mi faccia, sono bellissimo.' Poi mi accorgo che si può raccontare una storia altrettanto bella inventando un duello originale, per esempio battersi e convincere l'avversario a rinnegare Iddio, poi trapassargli il petto, in modo che muoia dannato."
coccola5