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martedì 9 luglio 2013

L'isola del giorno prima

Tra le mie nuove letture si annovera L'isola del giorno prima di Umberto Eco.
L'ho acquistato poco meno di una settimana fa alla Feltrinelli della stazione centrale di Milano. Avevo appena concluso gli esami, e volevo prendermi qualcosa da leggere come "premio". Sarà probabilmente l'unico acquisto dell'estate, perché ho deciso di finire tutti i romanzi che ho in camera e che ancora non ho letto. E ne ho, credetemi.

Ma, nel frattempo, mi godo Eco e la sua prosa strabiliante. Adoro il suo modo di condurre la narrazione, aumentandone o rallentandone il ritmo a piacere, di inserire quelle punte di ironia che rendono così piacevole la lettura e i personaggi. Adoro Eco, insomma, c'è poco da fare.

Alle superiori, di mia iniziativa, avevo letto Il nome della rosa. Il nostro professore di italiano ne aveva consigliato la lettura a un mio compagno, ancora in quarta ginnasio, ed io ero stata attratta dalla copertina del libro (questa, per intenderci) che raffigurava un labirinto. E avevo preso il libro. Lo ammetto, il primo tentativo di lettura non era andato proprio a buon fine. Mi ero lasciata scoraggiare dalle frasi in latino e cinque altre lingue parlate da Salvatore, l'ex dolciniano che Adso e Guglielmo incontrano, se non erro, al loro arrivo al monastero. Non capivo più niente, e avevo lasciato perdere. Un paio d'anni dopo ho deciso di riprenderlo in mano, e mi è piaciuto molto di più. L'ho praticamente divorato, e ne sono stata più che soddisfatta.

Comunque, eccomi arrivata all'Isola. Mi piace molto anche il fatto che la nave diventi un teatro della memoria, in cui Roberto ripercorre la sua vita e racconta, all'amata che lo aspetta in patria, alcuni avvenimenti storici tra cui l'assedio di Casale e la guerra per la successione al ducato di Mantova o esplora i recessi del suo animo. Se non sapete cosa leggere, provate L'isola del giorno prima.


In attesa di concludere la lettura e di proporvi una recensione più completa, vi lascio un piccolo assaggio, tratto dal dialogo tra Roberto e il signor di Saint-Savin durante l'assedio. A raccontare dei suoi romanzi mai scritti è Saint-Savin.



[...]

"Vorrei scrivere romanzi, che sono molto alla moda, ma penso a molti di essi, e non mi accingo a scriverne nessuno..."
"A quali romanzi pensate?"
"Talora guardo la Luna, e immagino che quelle macchie siano delle caverne, delle città, delle isole, e i luoghi che risplendono siano quelli dove il mare riceve la luce del sole come il vetro di uno specchio. Vorrei raccontare la storia dei loro re, delle loro guerre e delle loro rivoluzioni, o dell'infelicità degli amanti di lassù, che nel corso delle loro notti sospirano guardando la nostra Terra. Mi piacerebbe raccontare della guerra e dell'amicizia tra le varie parti del corpo, le braccia che danno battaglia ai piedi, e le vene che fanno all'amore con le arterie, o le ossa col midollo. Tutti i romanzi che vorrei fare mi perseguitano. Quando sono nella mia camera mi sembra che siano tutti intorno a me, come dei Diavoletti, e che l'uno mi tiri per un orecchio, l'altro per il naso, e che ciascuno mi dica: 'Signore mi faccia, sono bellissimo.' Poi mi accorgo che si può raccontare una storia altrettanto bella inventando un duello originale, per esempio battersi e convincere l'avversario a rinnegare Iddio, poi trapassargli il petto, in modo che muoia dannato."
coccola5 

martedì 21 giugno 2011

Il mio covo di matti


Ieri pomeriggio, in centro a Verona con mia madre.    h18,00   (per dovere di cronaca.)

Io: "Mamma, è scaduto il parcheggio! In realtà ancora alle cinque e un quarto!"
Mamma: "Non ti agitare, stai calma.. tanto probabilmente la multa ce l'hanno già messa!
Io sono senza parole...

Un'ora e mezza più tardi, appena salite in auto.

Mamma: "Coccola, è ZTL questa?"
Io: "Ma non le vedi le telecamere sopra le nostre teste?!"
Mamma: "Andiamo lo stesso, ormai, magari la multa non ci arriva."
Figurarsi, non ce la mandano solo per simpatia!

Poi mia sorella dice che casa mia è un covo di matti (testuali parole). Probabilmente non ha tutti i torti.

coccola5

giovedì 12 agosto 2010

Egitto - Summer


Avevo promesso di raccontarvi qualcosa dell'Egitto, e così eccomi qui. Mi dispiace aver abbandonato il blog d'improvviso, ma avevamo deciso di partire tre giorni prima, e quasi non mi sono resa conto della bella notizia!



 



Ad ogni modo, il viaggio è stato molto bello. A onor del vero, non si può dire che l'Egitto sia un Paese esteticamente bello: a parte i siti storico-archeologici - che brulicano di ambulanti e non sempre, anzi spesso, sono tenuti a dovere - regna sovrana una certa miseria. Le case, perfino nella capitale (che manca totalmente di un piano regolatore), perfino in centro, sono in cemento armato o in mattoncini, molto in stile anni '60 italiani. Inguardabili oggettivamente. Ma io penso che anche le cose brutte abbiano, a loro modo, un certo fascino, come per gli uomini (le donne meno, ma a ogni modo mi sono sempre presa per uomini che non erano degli strafighi). E Il Cairo non fa eccezione. Abbiamo visitato le piramidi, tantissimi templi, una moschea poco lontana dalle piramidi, la sfinge (magnifica, si resterebbe a contemplarla per ore), poi Saqqara (c'è un museo e all'interno si trova l'enorme statua di Ramses II), Memphis, Com Ombo (sulla riva del Nilo, c'è un tempio da vedere) e infine Luxor. Quest'ultima ha, alla fine, più fascino delle altre città perchè più turistica e più somigliante ad una città europea di medie dimensioni. 



 



Dopo i primi giorni al Cairo, ci siamo spostati su di una crociera sul Nilo per tre giorni, fino a Luxor. Una bella nave, molto ben tenuta. E anche il personale non era affatto male. Io, dal canto mio, avevo fatto amicizia con un cameriere.



 



Il nostro gruppo, circa una trentina di persone di varia provenienza italica, è stato unito: abbiamo riso, parlato, ci siamo aiutati quando qualcuno stava male, io ho stretto amicizia con P., una ragazza vicentina. Anche con mia mamma e mia sorella, per una settimana almeno, si sono un po' abbandonati i contrasti che ci contraddistinguono. Tregua. Abbiamo scherzato tanto, io e mia sorella sembravamo due sceme, ed è stato magnifico.



 



Peccato per i problemi sanitari. In 27 su 30 ci siamo ammalati, per la maggior parte di dissenteria. Una signora, che è quasi svenuta ad un tempio e mia sorella, che si è presa un'irritazione dermatologica furibonda su gran parte del corpo (dovuta a cosa non lo sappiamo ancora, sicuramente non al sole perchè ben attrezzate di occhiali e cappello e crema). Io sono stata male gli ultimi due giorni di viaggio e ancora adesso, nonostante il Dissenten. Sono un poco debole, ma fortunatamente non ho troppo mal di pancia.

Sapete una cosa, al di là di tutto? Quando la guida parlava in bus, spesso io guardavo fuori dal finestrino quella vita egiziana, quella vita vera fatta di donne con lo chador e, molte volte, con il niqab. Non ne ho vista nessuna col burqa. L'Egitto dovrebbe essere un Paese abbastanza liberale e poco fanatico. E quante persone andavano in giro con asini denutriti attaccati ai carretti? Quanti muri creati con lo sterco? Quante case fragili, storpie?



 



Giudizio del viaggio? 8. Un bel viaggio, peccato aver visitato troppe cose concentrate, ma sicuramente ci siamo fatti una bella cultura sugli antichi Egizi!



Kiss, a domani,



 



coccola5

mercoledì 11 agosto 2010

Stasera sento nostalgia della mia prosa etica, malinconica, idealista. Ci sono sere in cui ho un preciso bisogno di poesia, quella lirica aggraziata e musicale che non riesco a fare uscire, e altre in cui la prosa mi colpisce al petto, come una fitta, come un dardo lanciato e perfettamente mirato. Come questa sera.

Ci sono giorni in cui mi odio terribilmente, avevo scritto qualche tempo fa in merito all’incontro con E. e altri, aggiungerei ora, un po’ meno. Semplicemente non mi sopporto. Lo avete capito, ho rivisto E. Per chi non conoscesse la storia, rileggete i vecchi post, dovrei ripetermi odiosamente. È stata un’altra bella serata, molto confidenziale, come al solito. Ogni volta che ci vediamo non posso fare a meno di raccontargli tutto quanto, più o meno. Ci sono parti della mia vita che nessuno, nemmeno la mia migliore amica (F.), conosce. Il punto è che semplicemente ci sono cose, pensieri o fatti che semplicemente non racconto mai. Il blog, ad esempio, è una di queste. Non voglio che i miei amici pensino di essere condannati od elogiati su Internet (ma non è quello che qui accade, del resto). Quando qualcuno dice di conoscermi perfettamente, il che succede raramente, non posso fare a meno di guardarlo scettica e di pensare “temo proprio di no”.

Tornando a noi, abbiamo parlato esattamente di tutto, anche dello psicologo (da ora in poi sarà chiamato Psycho, semplicemente perché come abbreviativo mi sembra suoni meglio di “psic” o “psico”!) che da un po’ di tempo a questa parte sto frequentando. È stata la parte più bella di tutta la serata, paradossalmente. E. mi ha detto tutto quello che avevo immaginato nella mia testa, e anche di più. In parte, che è anche merito suo se mi sono decisa, il che è assolutamente vero. Il lavoro al Gallo’s dello scorso anno è stato importante anche per questo: è stato l’unico a volermi bene davvero, a dirmi sempre e puntualmente le cose in faccia, a non avere pietà delle mie forti insicurezze e del mio masochismo (più avanti vi racconterò ogni cosa per bene, prometto, ora ne verrebbe fuori un post troppo lungo e complicato), a non dire “poverina, bisogna inserirla” - quello che, in diverse misure, da zero fino a troppo, è successo negli ultimi tempi. E. è una persona che ringrazio e che ringrazierò sempre, per tantissimi motivi. Il primo è proprio quello di cui sopra. E’ stata la prima persona, esterna alla mia famiglia, si intende, a mettermi di fronte al mio problema e a non sopravvalutarmi, a non vedermi, come fanno gli altri, un gradino più in su di tutti.

Quest’ultima riga necessita, per essere compresa, di una spiegazione. Il mio prof di Filosofia delle superiori, Fingerle, mi ha detto una volta che gli altri si allontanano da me perché mi vedono “un gradino sopra a loro”, in altre parole, come se io li snobbassi. Il che è parzialmente vero. Ciò che gioca spesso a mio sfavore è la mia lite continua con me stessa, da cui deriva una critica (che faccio internamente) spesso impietosa nei confronti di chi ho davanti. L’altro verbo che ho usato è sopravvalutare: una mia amica mi disse una volta, prima degli esami di maturità: “Sei preoccupata per gli esami? Tanto prenderai sicuramente 100!”. È la mia “maschera”: quando racconto la mia vita agli altri, tralascio i problemi, le discussioni di casa, le cose negative.. Risultato: gli altri, quelli che mi conoscono, mi vedono esteriormente perfetta. Il che non corrisponde al vero, proprio per niente. Voi che mi leggete lo sapete bene.

E., tornando a noi, è stata anche la persona che ci ha tenuto tanto a farmi aprire caratterialmente. Non si è mai dato, non si dà, per vinto. Alle volte mi sembra un istruttore con i suoi allievi: cerca sempre di più da loro.

E poi ci sono altre cose, di carattere confidenziale, che Rock My World non è il luogo adatto per ospitare.
Sii vanitosa, mi ha detto E. questa sera, devi volerti vedere figa per una sera, pensare ‘io sono più figa di quella là.’ Devi tagliare i capelli, rinnovare il tuo look. Devi credere in te stessa. È il principale motivo per cui ho questo rapporto straordinario (da intendersi come ‘fuori dall’ordinario’) con lui. È per questo che sono disposta a mentire ai miei pur di vederci. È un’amicizia che vale.

Non sono una persona facile, questo è chiaro. Spero di non aver dato in questo post l’impressione di essere una malata mentale o una persona con problemi psichici. Mi sono rivolta a Psycho perché è tempo di riordinare la mia vita, di rinascere. È tempo di tornare a me stessa, di scoprire quanto bella potrei essere. È tempo di grazia per noi, è tempo di tornare a Dio, di mostrare all’anima la speranza che c’è salvezza per l’umanità, diceva una canzone di chiesa che cantavo da piccola. È proprio quello che
spero succeda, tutto qui.

Potrei continuare ad essere come sono adesso?, ci si potrebbe chiedere. Lo potrei. Ma perderei i miei vent’anni, perderei un sacco di tempo. E francamente, non so proprio come potrebbe finire né voglio saperlo.

coccola5
ps. non avevo detto nulla a nessuno, ma la scorsa settimana sono stata in Egitto. Ve ne parlerò nel prossimo post. Questo semplicemente perchè il blog non ha funzione di diario cronologico, ma di semplice sfogo dell'anima. Pazientate, dunque, e non abbiatemene a male.

sabato 17 luglio 2010

Buongusto in piscina

Lista di una serie di cose orripilanti da vedere in piscina, almeno secondo il mio settimo senso, quello del buongusto (il sesto è quello denominato buon senso).

1 – madri urlanti con prole al seguito. Si trova sempre un gran numero di questi elementi; non riescono a vivere la giornata in piscina come un momento di relax e strillano contro i poveri pargoletti colpevoli di staccarsi da loro di un centimetro o due. Decisamente da evitare.

2 – ragazze in bikini “spaiato” (ma anche ragazzi in bermuda con mutande in evidenza, eh). Non credevo che esistessero, e invece mi sbagliavo. Non sono in molte, fortunatamente, ma portano il pezzo sopra di un costume e il pezzo sotto di un altro. I due, giustamente, non sono mai almeno ben combinati e, per quanto la ragazza sia carina, la sua bellezza in questi casi passa in secondo piano.

3 – donne con mani- e pedicure (o french) da rifare. Se non avete voglia di stare dietro alle vostre unghie, se non vi piace mettere e togliere diligentemente lo smalto, come ama fare mia sorella, la soluzione è molto semplice: non mettetelo proprio. Smangiucchiato o di colori improponibili è proprio di pessimo gusto, specie in piscina quando è una delle cose che saltano all’occhio.

4 – uomini in costume modello slip. Credevo fosse un’altra moda dei tempi passati, e invece no. Giustamente non tutti comprano un costume nuovo ogni anno, neppure io, però… (e l’avversativa è d’obbligo) se non avete esattamente quel che si dice “un fisichino”, evitate. Le bermuda sono decisamente più belle.

5 – tatuaggi enormi. Ora, come si dice, de gusti bus non est disputandum, ma va anche detto che i tatuaggi enormi non sono proprio magnifici, specie se raffigurano enormi dragoni, croci celtiche o di altra fattezza, ecc. Ne ho visto uno oggi a forma di Gesù Cristo con le braccia aperte, gigantesco… giudicate voi. I tatuaggi piccoli sono davvero carini: ne ho visti parecchi e molti meritano, e piacerebbe anche a me farne uno intorno al polso.

Bene, per il resto ho preso un filino di tintarella. Non molta, eh, che per quella ci vorrà tanta pazienza, ma forse la giornata di domani aiuterà. Lago di Garda, vicino a Sirmione, con degli amici di famiglia. Mia madre mi vuole assolutamente come sua dama di compagnia, in altre parole, per stemperare le chiacchere della sua amica. Io ne farei anche a meno, ma mi sacrifico sull’altare di un po’ di abbronzatura e di un bagno nell’acqua fredda. Mi farà da compagnia una buona lettura e la Settimana Enigmistica, anche se mi stufa perché non so metà delle definizioni.

Vi aggiorno domani sera. Restate in ascolto.


coccola5
ps. ultime novità dalla Gelmini per quel che concerne la scuola. Mi sbalordisce ogni volta, e non in senso positivo, credetemi. Date un'occhiata al sito di Repubblica. Tra l'altro la foto dell'articolo è anche venuta male, malissimo. Tiè.