Vi assicuro, non rientra assolutamente fra le mie intenzioni lasciare il blog, anzi. Probabilmente, negli ultimi giorni i pensieri e la confusione - in certi momenti - si sono accavallati talmente tanto da non lasciare spazio ad altro.
L'evento di questi giorni, però, pare essere stata la festa di compleanno di mia madre. In occasione dei suoi cinquant'anni, le avevamo organizzato una festa sabato sera, naturalmente a sorpresa. Ciascuno di noi, mio padre compreso, ha preso parte all'organizzazione dell'evento a suo modo: mio padre e mia sorella hanno cercato un ristorante adatto, io ho realizzato un album fotografico assieme al fotografo della nostra cittadina, e mio fratello ci ha dato una mano con gli scherzi. Inizialmente eravamo preoccupati per la riuscita dell'effetto sorpresa, soprattutto quando mio fratello, che normalmente è un tutt'uno con la PlayStation, le ha detto che sarebbe andato a mangiare dalla nonna "per non stare da solo". Incredibile! Probabilmente, l'unica ragione per cui gli ha dato retta è che nel frattempo non trovava più il bancomat.
Alle 19.30 io e mia sorella ci siamo recate al ristorante per sistemare gli ultimi dettagli. Mio padre aveva "teoricamente" prenotato un tavolo per lui e la mamma, ed eravamo d'accordo di trovarci per le 20.30, ma i miei sono dei ritardatari cronici, e a un quarto le nove si stava scatenando uno stato a metà fra l'entusiasmo e l'isteria, una ridarella continua e in sottofondo. Quando sono arrivati nella sala, addobbata a festa e perfettamente apparecchiata, e tutti insieme abbiamo gridato Auguri! mi sono commossa. Di un pianto forte, irrefrenabile e quasi imbarazzante davanti a tutte quelle persone, dettato anche dall'emozione di sapere che ho al mio fianco una persona che mi ama.
Che mi ama con i suoi limiti, certo, ma che comunque fa del suo meglio: probabilmente non riuscirò mai ad affrontare con lei temi delicati come le Beatitudini per averne un'impressione, ma spero ci sosterremo sempre a vicenda.
C'è una frase di Jovanotti che pare adattarsi perfettamente a noi:
io e te, che abbiamo fatto a pugni fino a volerci bene.. (Il più grande spettacolo dopo il Big Bang)
Si riferisce anche a un altro fatto, ma lo riservo per la prossima puntata.
coccola5
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martedì 15 novembre 2011
giovedì 23 giugno 2011
Estate di sangue
Il mio cervellino è intasato dal tedesco (di nuovo). Martedì ho l'ultimo esame: Mediazione orale di lingua tedesca. La prof parla in tedesco e io traduco. Mi sto rimpinzando di siti di hotel tedeschi, articoli di giornale, sto leggendo il vocabolario monolingue con l'aiuto di un bilingue. E mi sto sforzando di avere pazienza.
I docenti ci hanno suggerito di acquistare il monolingue, ma mi servirà un po' di tempo per abituarmi al linguaggio formale che utilizza. In ogni caso è davvero completo. Caro buon Duden! Più avanti vedrò di acquistarlo anche in versione tascabile: entro la fine dell'estate vorrei poterlo sostituire al bilingue.
Tolto questo, non ci sono grandi novità. Il mio fratellino ha concluso gli esami di terza media: quando li ho fatti io, ero agitatissima, lui li ha affrontati con molta calma. O meglio, non l'ho mai visto aprire i libri, ma sembra che tutto sia andato bene comunque, e meglio così.
Sto ascoltando un po' di musica nuova, nel tentativo riuscito a metà di non nanninizzarmi troppo. Mi sto godendo qualche pezzo classico tra un Maledetto Ciao e un Fotoromanza, qualche brano degli anni '80 e.. quello che capita.
Fortunatamente guardo molti video della Deutsche Welle: fanno servizi fantastici e sto imparando qualche nome nuovo di musicisti. L'altro giorno ho sentito Sol Gabetta suonare Haydn. Peccato che in Italia non propongano artisti nuovi, programmi culturali: l'unica soluzione è farsi un mazzo quadro per capire cosa dice lo speaker tedesco.
Ho ascoltato un'intervista newyorkese di Gianna in inglese e poi doppiata in tedesco: un casino unico, ma il mio tedesco sta migliorando.
E, ultima novità, mi si prospetta un'estate sanguinosa! Su consiglio della mia prof di Tedesco sto guardando qualche serie della ZDF, che offre polizieschi o serie come ER, Dr. House.. Un solo film alla settimana, la domenica sera, che viene sottotitolato il giorno seguente! Fatemi gli auguri!
coccola5
I docenti ci hanno suggerito di acquistare il monolingue, ma mi servirà un po' di tempo per abituarmi al linguaggio formale che utilizza. In ogni caso è davvero completo. Caro buon Duden! Più avanti vedrò di acquistarlo anche in versione tascabile: entro la fine dell'estate vorrei poterlo sostituire al bilingue.
Tolto questo, non ci sono grandi novità. Il mio fratellino ha concluso gli esami di terza media: quando li ho fatti io, ero agitatissima, lui li ha affrontati con molta calma. O meglio, non l'ho mai visto aprire i libri, ma sembra che tutto sia andato bene comunque, e meglio così.
Sto ascoltando un po' di musica nuova, nel tentativo riuscito a metà di non nanninizzarmi troppo. Mi sto godendo qualche pezzo classico tra un Maledetto Ciao e un Fotoromanza, qualche brano degli anni '80 e.. quello che capita.
Fortunatamente guardo molti video della Deutsche Welle: fanno servizi fantastici e sto imparando qualche nome nuovo di musicisti. L'altro giorno ho sentito Sol Gabetta suonare Haydn. Peccato che in Italia non propongano artisti nuovi, programmi culturali: l'unica soluzione è farsi un mazzo quadro per capire cosa dice lo speaker tedesco.
Ho ascoltato un'intervista newyorkese di Gianna in inglese e poi doppiata in tedesco: un casino unico, ma il mio tedesco sta migliorando.
E, ultima novità, mi si prospetta un'estate sanguinosa! Su consiglio della mia prof di Tedesco sto guardando qualche serie della ZDF, che offre polizieschi o serie come ER, Dr. House.. Un solo film alla settimana, la domenica sera, che viene sottotitolato il giorno seguente! Fatemi gli auguri!
coccola5
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martedì 21 giugno 2011
Il mio covo di matti
Ieri pomeriggio, in centro a Verona con mia madre. h18,00 (per dovere di cronaca.)
Io: "Mamma, è scaduto il parcheggio! In realtà ancora alle cinque e un quarto!"
Mamma: "Non ti agitare, stai calma.. tanto probabilmente la multa ce l'hanno già messa!
Io sono senza parole...
Un'ora e mezza più tardi, appena salite in auto.
Mamma: "Coccola, è ZTL questa?"
Io: "Ma non le vedi le telecamere sopra le nostre teste?!"
Mamma: "Andiamo lo stesso, ormai, magari la multa non ci arriva."
Figurarsi, non ce la mandano solo per simpatia!
Poi mia sorella dice che casa mia è un covo di matti (testuali parole). Probabilmente non ha tutti i torti.
coccola5
mercoledì 27 aprile 2011
Three, two, one.. go!
E a fare i compiti si comincia.. ORA! Dopo sei ore di tedesco in uni, due di ripetizione alle mie pesti, adesso i compiti! Sono stanca morta, decisamente, ma tengo duro!
A proposito, ditemi che non sono l'unica ad avere una famiglia tanto strana: perchè mio padre crede di avere gli occhi azzurro-verdi mentre invece sono marroni?! Questa cosa comincia a spaventarmi!
Vi lascio, Deutsch wartet auf mich!
coccola5
A proposito, ditemi che non sono l'unica ad avere una famiglia tanto strana: perchè mio padre crede di avere gli occhi azzurro-verdi mentre invece sono marroni?! Questa cosa comincia a spaventarmi!
Vi lascio, Deutsch wartet auf mich!
coccola5
martedì 29 marzo 2011
Assenze
2 aprile 2011, sabato
Intendevo cancellare il vecchio post con su la traduzione e modificare la data ma, non essendo possibile, l'ho fatto manualmente. Mi dispiaceva l'idea di cancellare i vecchi commenti.
La settimana è scorsa abbastanza tranquilla, a parte il pesce d'aprile delle Ferrovie dello Stato, anticipato dalla giornata di scioperi (31 marzo) dei bus, che mi ha costretta ad andare a Verona in auto. Venerdì quindi ho fatto una levataccia: alle 5.20 ero sveglia per prendere il bus delle 6.23. Da Verona avevo un altro bus che mi porta fino quasi in università che sarebbe partito alle 7.40. Arrivata alle 9, entro in stazione per vedere com'è la situazione e scopro che il mio treno in realtà c'era. Mi sono venuti quelli che si chiamano cinque minuti (nel mio caso forse anche quindici).
Stamattina JW era in passeggiata con un amico di mio padre e non potevo uscire. Il gruppo è andato in montagna e io li ho raggiunti a pranzo: due orette piatte, colme di risate e di gente. Io e mia madre spieghiamo la storia di JW: qualcuno la conosce, qualcuno la scopre sul momento. Tanti dicono che in campo tutti i cavalli sono bravi, la sfida è fuori. Mi astengo dal commentare, più che altro per rabbia, che due mesi fa il mio piccolo non era bravo nemmeno in campo, anzi, proprio in campo si impennava e si spaventava. Ma oggi è stato bravo, mi dicono. Mi fa piacere.
Ho terminato la lettura di Togliamo il disturbo - Saggio sulla libertà di non studiare di Paola Mastrocola. Più avanti cercherò di scriverne una breve recensione: è scritto molto bene, mi è parso oggettivo e libero da ideologie di destra o sinistra (sempre che, al momento attuale, di ideologie si possa parlare). Sto leggendo La sinfonia degli addii, di Edmund White. E' una sorta di autobiografia: l'autore racconta circa una trentina d'anni della sua vita partendo dalla sua giovinezza di gay americano negli anni '60, passando per i suoi soggiorni in Italia e a Parigi e per la grande epidemia di AIDS che, alla fine, travolgerà anche lui. E' una storia strana, non avevo mai trovato qualcuno che parlasse di sesso così. Mi piace il modo fisico, naturale e quasi svogliato in cui mette il lettore a parte delle sue vicissitudini con i vari partner. Peccato che la punteggiatura non sia proprio il forte di chi ha tradotto il romanzo in italiano.
Devo copiare un po' di appunti. La cosa mi snerva parecchio, ma forse un po' di musica mi farà scrivere più velocemente. Stasera pizza, film o libro, letto. Domani torna mio padre, è passato un altro mese. Com'è che ci si abitua all'assenza delle persone? Strano caso, questo mese che lui mancava non ho mai litigato con mia madre. Lei però continua a dire che non sono portata per le relazioni umane. Mi rassegno a darle ragione.
Io benedico la tua assenza,
beata me...
pazienza.
Gianna Nannini - Pazienza
coccola5
Intendevo cancellare il vecchio post con su la traduzione e modificare la data ma, non essendo possibile, l'ho fatto manualmente. Mi dispiaceva l'idea di cancellare i vecchi commenti.
La settimana è scorsa abbastanza tranquilla, a parte il pesce d'aprile delle Ferrovie dello Stato, anticipato dalla giornata di scioperi (31 marzo) dei bus, che mi ha costretta ad andare a Verona in auto. Venerdì quindi ho fatto una levataccia: alle 5.20 ero sveglia per prendere il bus delle 6.23. Da Verona avevo un altro bus che mi porta fino quasi in università che sarebbe partito alle 7.40. Arrivata alle 9, entro in stazione per vedere com'è la situazione e scopro che il mio treno in realtà c'era. Mi sono venuti quelli che si chiamano cinque minuti (nel mio caso forse anche quindici).
Stamattina JW era in passeggiata con un amico di mio padre e non potevo uscire. Il gruppo è andato in montagna e io li ho raggiunti a pranzo: due orette piatte, colme di risate e di gente. Io e mia madre spieghiamo la storia di JW: qualcuno la conosce, qualcuno la scopre sul momento. Tanti dicono che in campo tutti i cavalli sono bravi, la sfida è fuori. Mi astengo dal commentare, più che altro per rabbia, che due mesi fa il mio piccolo non era bravo nemmeno in campo, anzi, proprio in campo si impennava e si spaventava. Ma oggi è stato bravo, mi dicono. Mi fa piacere.
Ho terminato la lettura di Togliamo il disturbo - Saggio sulla libertà di non studiare di Paola Mastrocola. Più avanti cercherò di scriverne una breve recensione: è scritto molto bene, mi è parso oggettivo e libero da ideologie di destra o sinistra (sempre che, al momento attuale, di ideologie si possa parlare). Sto leggendo La sinfonia degli addii, di Edmund White. E' una sorta di autobiografia: l'autore racconta circa una trentina d'anni della sua vita partendo dalla sua giovinezza di gay americano negli anni '60, passando per i suoi soggiorni in Italia e a Parigi e per la grande epidemia di AIDS che, alla fine, travolgerà anche lui. E' una storia strana, non avevo mai trovato qualcuno che parlasse di sesso così. Mi piace il modo fisico, naturale e quasi svogliato in cui mette il lettore a parte delle sue vicissitudini con i vari partner. Peccato che la punteggiatura non sia proprio il forte di chi ha tradotto il romanzo in italiano.
Devo copiare un po' di appunti. La cosa mi snerva parecchio, ma forse un po' di musica mi farà scrivere più velocemente. Stasera pizza, film o libro, letto. Domani torna mio padre, è passato un altro mese. Com'è che ci si abitua all'assenza delle persone? Strano caso, questo mese che lui mancava non ho mai litigato con mia madre. Lei però continua a dire che non sono portata per le relazioni umane. Mi rassegno a darle ragione.
Io benedico la tua assenza,
beata me...
pazienza.
Gianna Nannini - Pazienza
coccola5
venerdì 31 dicembre 2010
Le mani tese
Una cosa che non ho mai capito è la nostra abitudine di festeggiare a Capodanno. Mi è sempre parsa un po' stupida, come se festeggiassimo ogni mese il 30 o 31. Detto questo, c'è da dire che ogni anno mi ritrovo sempre con la grande incognita: che faccio? Da quando ho quattordici anni, a Capodanno ho sempre lavorato, prima in ristorante e quest'anno in pizzeria. Quando lavoravo nel ristorantino di mio zio finivo spesso alle 3: mio zio mi riaccompagnava da mia nonna e lì, dopo un bicchiere di latte, mi addormentavo come un sasso. Quest'anno.. in pizzeria dicevo. Ma finisco alle 22, quindi dopo?
Un'amica mi ha contattata circa una settimana fa, chiedendomi se ho già preso impegni per Capodanno. No, sono libera. Senti, mi dice, dal momento che ho l'appartamento a Trento per via dell'uni, potremmo passarlo qui da me. Okay, fammi sapere. Fammi sapere sono le ultime parole famose, come si dice. Fino all'altro ieri non più nemmeno un sms od un trillo del telefonino. Così le scrivo io: che si fa? Eh, mi dice, siccome non ci siamo più sentite, mi sono organizzata e vado al lago di Garda.. mi dispiace tanto. Anche a me dispiace tanto, cazzo. Eravamo rimaste d'accordo che mi avresti ricontattata! Non rispondo per il nervoso, ma ieri mi arriva un secondo sms: per un disguido non si fa più nulla, pensavo di andare al Berfi's, qui vicino alla Fiera di Verona. Eh?! Io al Berfi's?? Conosco quella discoteca più che altro per la sua fama: nei miei anni di liceale, era nota come un posto fighetto per gente che un po' se la tira. Il fatto che da due o tre anni sia frequentata in realtà da praticamente tutti, non ne ha cambiato in meglio la notorietà. Nel pomeriggio le telefono per sentire un po' com'è organizzata la cosa e se è conciliabile con il lavoro e scopro che in realtà sta discutendo assai con i suoi genitori per un pizzico di libertà. Di bene in meglio, penso io che il Capodanno lo passerei anche a cavallo. Alla fine, dopo altre peripezie che non vi racconto per non esasperare la vostra pazienza, finiamo in una discoteca-pub nota qui da noi con il nome di Oxò. Mio mezzo sorriso.
Mezzo perchè odio queste cose dell'ultimo minuto, specie se riguardano una serata in discoteca. Ordunque, è la notte di Capodanno e non ho nessuna voglia di aspettare che mi venga una polmonite e, in secondo luogo, se devo festeggiare, di aspettare che arrivi la mezzanotte fuori in fila con una gonnina corta al freddo e al gelo.. La qual cosa non dovrebbe succedere questa sera, almeno in teoria.
Intanto rientra mio padre dall'ospedale, dove è stato per fare degli accertamenti vista una recente influenza sospetta. Intanto i miei festeggiano con degli amici che escono a cavallo con noi, e che si aspettavano che fossi a casa. Intanto mio fratello tredicenne festeggia a casa: mi ha detto che non vede il senso di questa serata, che non gli piace uscire la sera, e che preferisce evitare un branco di adolescenti impazziti che faranno qualche scemenza. Il ragazzo è precoce, però mi dispiace che si isoli così. Intanto arriva il 2011, e speriamo che porti cose buone. Ma non solo: anche cose cattive perchè ci fanno crescere, che porti tanto amore per abbellirci dentro e tanta rabbia contro le ingiustizie.
Ci sarebbe un'ultima cosa, in effetti. Niente bilanci quest'anno? Sono solita stilarne uno ogni anno, per fare un po' la conta e analizzare per bene i passati dodici mesi. Ebbene, quest'anno ho capito l'importanza dei "momenti", delle emozioni singole, dei battiti che mancano al cuore, della Vita che scorre nelle vene e degli abbracci. Delle persone amate, di cui credevo di poter fare a meno. Il cerchio si stringe, sono davvero poche le persone cui poter dire grazie, ma ci sono: grazie E., che se anche abbiamo litigato ci siamo riconciliati e va meglio di prima, e solo questo conta. Grazie F., per tutte le nostre confidenze, le nostre cazzate in giro e le telefonate durate ore. Gli amici sarebbero questi, li conoscete come protagonisti del mio spazio, ma un petit merci va anche alla mia famiglia. Grazie a mia sorella e a mio fratello, e ai miei genitori. Guardano da vicino il mio percorso e, dopo tutto, sono sempre lì con una mano tesa se dovessi cadere.
Tantissimi e cari auguri di buona fine e buon principio, come dice mia nonna. A tutti voi, miei piccoli lettori. Che il 2011 sia fecondo, nel senso migliore del termine, e tanto gioioso.
coccola5
Un'amica mi ha contattata circa una settimana fa, chiedendomi se ho già preso impegni per Capodanno. No, sono libera. Senti, mi dice, dal momento che ho l'appartamento a Trento per via dell'uni, potremmo passarlo qui da me. Okay, fammi sapere. Fammi sapere sono le ultime parole famose, come si dice. Fino all'altro ieri non più nemmeno un sms od un trillo del telefonino. Così le scrivo io: che si fa? Eh, mi dice, siccome non ci siamo più sentite, mi sono organizzata e vado al lago di Garda.. mi dispiace tanto. Anche a me dispiace tanto, cazzo. Eravamo rimaste d'accordo che mi avresti ricontattata! Non rispondo per il nervoso, ma ieri mi arriva un secondo sms: per un disguido non si fa più nulla, pensavo di andare al Berfi's, qui vicino alla Fiera di Verona. Eh?! Io al Berfi's?? Conosco quella discoteca più che altro per la sua fama: nei miei anni di liceale, era nota come un posto fighetto per gente che un po' se la tira. Il fatto che da due o tre anni sia frequentata in realtà da praticamente tutti, non ne ha cambiato in meglio la notorietà. Nel pomeriggio le telefono per sentire un po' com'è organizzata la cosa e se è conciliabile con il lavoro e scopro che in realtà sta discutendo assai con i suoi genitori per un pizzico di libertà. Di bene in meglio, penso io che il Capodanno lo passerei anche a cavallo. Alla fine, dopo altre peripezie che non vi racconto per non esasperare la vostra pazienza, finiamo in una discoteca-pub nota qui da noi con il nome di Oxò. Mio mezzo sorriso.
Mezzo perchè odio queste cose dell'ultimo minuto, specie se riguardano una serata in discoteca. Ordunque, è la notte di Capodanno e non ho nessuna voglia di aspettare che mi venga una polmonite e, in secondo luogo, se devo festeggiare, di aspettare che arrivi la mezzanotte fuori in fila con una gonnina corta al freddo e al gelo.. La qual cosa non dovrebbe succedere questa sera, almeno in teoria.
Intanto rientra mio padre dall'ospedale, dove è stato per fare degli accertamenti vista una recente influenza sospetta. Intanto i miei festeggiano con degli amici che escono a cavallo con noi, e che si aspettavano che fossi a casa. Intanto mio fratello tredicenne festeggia a casa: mi ha detto che non vede il senso di questa serata, che non gli piace uscire la sera, e che preferisce evitare un branco di adolescenti impazziti che faranno qualche scemenza. Il ragazzo è precoce, però mi dispiace che si isoli così. Intanto arriva il 2011, e speriamo che porti cose buone. Ma non solo: anche cose cattive perchè ci fanno crescere, che porti tanto amore per abbellirci dentro e tanta rabbia contro le ingiustizie.
Ci sarebbe un'ultima cosa, in effetti. Niente bilanci quest'anno? Sono solita stilarne uno ogni anno, per fare un po' la conta e analizzare per bene i passati dodici mesi. Ebbene, quest'anno ho capito l'importanza dei "momenti", delle emozioni singole, dei battiti che mancano al cuore, della Vita che scorre nelle vene e degli abbracci. Delle persone amate, di cui credevo di poter fare a meno. Il cerchio si stringe, sono davvero poche le persone cui poter dire grazie, ma ci sono: grazie E., che se anche abbiamo litigato ci siamo riconciliati e va meglio di prima, e solo questo conta. Grazie F., per tutte le nostre confidenze, le nostre cazzate in giro e le telefonate durate ore. Gli amici sarebbero questi, li conoscete come protagonisti del mio spazio, ma un petit merci va anche alla mia famiglia. Grazie a mia sorella e a mio fratello, e ai miei genitori. Guardano da vicino il mio percorso e, dopo tutto, sono sempre lì con una mano tesa se dovessi cadere.
Tantissimi e cari auguri di buona fine e buon principio, come dice mia nonna. A tutti voi, miei piccoli lettori. Che il 2011 sia fecondo, nel senso migliore del termine, e tanto gioioso.
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mercoledì 1 dicembre 2010
First day abroad
Eccomi qui. Ci sono luoghi come questo così verdeggianti, così distesi tra le colline, da dare l’impressione che si potrebbe rimanere per sempre. E … è uno di questi. Le abitazioni, le costruzioni umane, tutto ciò che non riguarda direttamente la natura è molto semplice. Mi sembra quasi una forma di rispetto: la natura dà la bellezza, l’uomo cerchi di non sciuparla. Impera molto lo stile americano per quello che riguarda la capitale, ma non infastidisce la vista. È quasi un completamento del tutto, anche se detto così sembra molto innaturale o contradditorio.
Ieri saremmo dovuti andare a vedere il cantiere dove lavora mio padre, ma i vigilanti non sono stati permissivi. Pare che recentemente ci siano stati dei furti di pick up, e quindi preferiscono evitare casini di qualsivoglia genere. Così abbiamo cambiato destinazione, e siamo andati al mare. L’acqua del Pacifico ha una certa grazia intrinseca. Abbiamo mangiato in un ristorantino carino senza percorrere altra strada in auto e il pomeriggio siamo rientrati in hotel. L’aria condizionata è talmente forte da impedirti di rimanere al chiuso. Per contro, all’esterno c’è molta umidità e quindi rischio di prendermi qualcosa. Di salute sono abbastanza forte, ricordo influenze rade, ma non è detta l’ultima parola. Ugualmente temo per New York la prossima settimana, dove il continuo passaggio dal freddo esterno al caldo dei negozi sarà ben poco piacevole.
Ad ogni modo, con la famiglia va tutto abbastanza bene. Con mio padre ieri, a pranzo, abbiamo discusso piacevolmente degli scioperi studenteschi (piacevolmente.. si fa per dire, visto l’argomento). Come sempre abbiamo idee del tutto contrapposte, anche se alcuni punti in comune ci sono sugli argomenti principali. Mi ha raccomandato di non unirmi agli scioperanti, dal momento che frequento un ateneo privato e che quindi mi riguardano fino a un certo punto. Concordo con gli studenti sulle motivazioni degli scioperi, ma non me la sento di unirmi a loro. I miei sborsano parecchio per farmi studiare, ho buone probabilità di trovare un impiego e di dipendere relativamente poco dallo Stato quanto a lavoro. Sembra una cosa molto egoistica, ma è così. La mia docente di Letteratura Italiana dice che sciopera chi se lo può permettere, e io francamente no. Mi dispiace tanto.
Mia madre alterna momenti di tranquillità ad altri di irascibilità, ma in fin dei conti mi è grata perché tento di fare un po’ da interprete tramite lo spagnolo e l’inglese. Dire che in spagnolo mi invento metà delle parole credo sia inutile!
Al fuso orario mi sono già abbastanza abituata. Oggi non ho dormito nel pomeriggio per prendermi prima e meglio, e credo stia funzionando. Ricordo che quando sono stata in Australia, andare a letto ore dopo il mio fuso era tragico. Per quattro giorni sono sembrata in letargo e a metà pomeriggio avevo un sonno pazzesco! Andare indietro con le ore è un po’ più facile, almeno per me.
Ho sentito qualche amico su Fb, scaricato le foto sul pc.. perdonate il post a mo’ di elenco, domani cercherò di impegnarmi maggiormente!
coccola5
ps. prime impressioni ottime, domani racconto meglio! [Qui sono le 19.26, non sto impazzendo con gli orari di pubblicazione!]
Ieri saremmo dovuti andare a vedere il cantiere dove lavora mio padre, ma i vigilanti non sono stati permissivi. Pare che recentemente ci siano stati dei furti di pick up, e quindi preferiscono evitare casini di qualsivoglia genere. Così abbiamo cambiato destinazione, e siamo andati al mare. L’acqua del Pacifico ha una certa grazia intrinseca. Abbiamo mangiato in un ristorantino carino senza percorrere altra strada in auto e il pomeriggio siamo rientrati in hotel. L’aria condizionata è talmente forte da impedirti di rimanere al chiuso. Per contro, all’esterno c’è molta umidità e quindi rischio di prendermi qualcosa. Di salute sono abbastanza forte, ricordo influenze rade, ma non è detta l’ultima parola. Ugualmente temo per New York la prossima settimana, dove il continuo passaggio dal freddo esterno al caldo dei negozi sarà ben poco piacevole.
Ad ogni modo, con la famiglia va tutto abbastanza bene. Con mio padre ieri, a pranzo, abbiamo discusso piacevolmente degli scioperi studenteschi (piacevolmente.. si fa per dire, visto l’argomento). Come sempre abbiamo idee del tutto contrapposte, anche se alcuni punti in comune ci sono sugli argomenti principali. Mi ha raccomandato di non unirmi agli scioperanti, dal momento che frequento un ateneo privato e che quindi mi riguardano fino a un certo punto. Concordo con gli studenti sulle motivazioni degli scioperi, ma non me la sento di unirmi a loro. I miei sborsano parecchio per farmi studiare, ho buone probabilità di trovare un impiego e di dipendere relativamente poco dallo Stato quanto a lavoro. Sembra una cosa molto egoistica, ma è così. La mia docente di Letteratura Italiana dice che sciopera chi se lo può permettere, e io francamente no. Mi dispiace tanto.
Mia madre alterna momenti di tranquillità ad altri di irascibilità, ma in fin dei conti mi è grata perché tento di fare un po’ da interprete tramite lo spagnolo e l’inglese. Dire che in spagnolo mi invento metà delle parole credo sia inutile!
Al fuso orario mi sono già abbastanza abituata. Oggi non ho dormito nel pomeriggio per prendermi prima e meglio, e credo stia funzionando. Ricordo che quando sono stata in Australia, andare a letto ore dopo il mio fuso era tragico. Per quattro giorni sono sembrata in letargo e a metà pomeriggio avevo un sonno pazzesco! Andare indietro con le ore è un po’ più facile, almeno per me.
Ho sentito qualche amico su Fb, scaricato le foto sul pc.. perdonate il post a mo’ di elenco, domani cercherò di impegnarmi maggiormente!
coccola5
ps. prime impressioni ottime, domani racconto meglio! [Qui sono le 19.26, non sto impazzendo con gli orari di pubblicazione!]
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venerdì 8 ottobre 2010
Come la Rabbia stava alla Vita
Se la vita
è solo un volo
che passa e va,
so che l’ho vissuta almeno,
so che l’ho vissuta appieno.
Eros Ramazzotti e Ornella Vanoni – Solo un volo
Vaffanculo. Proprio vaffanculo. La trovo una canzone stupida. La vita è solo un volo?, interessante come visione della vita. Non che io abbia la verità assoluta, ma mi pare abbastanza superficiale come immagine. Sembra qualcosa su cui si passa sopra, si sorvola, non una conquista da fare giorno dopo giorno. So che l’ho vissuta almeno, già, almeno. Sembra il nuovo standard. Come se bastasse vivere, come se non importasse il come. Trasmettiamo questo messaggio alle nuove brufolose generazioni. Ma sì, Vasco Vivere l’ha scritta così, non sapeva proprio come combinare due parole in una frase. Guarda che cazzata gli è uscita, alla fine. Vivere, e sorridere dei guai, così come non hai fatto mai. E pensare che domani sarà sempre meglio.
Ho pensato ad un collegamento con il ritrovamento del corpo di Sarah. Mi unisco al gruppo di persone che vogliono ricordarla. Le chiedo solo se ha vissuto almeno o se ha fatto come suggeriva Vasco. Vivere dice anche: vivere è come un comandamento. È una frase che per me è diventata davvero un comandamento, “vivi al meglio che puoi”, il dodicesimo dopo “fatti i cazzi tuoi”-
Nei meandri della mia logica, non riesco più a chiedermi, come facevo una volta, la ragione psichica che ha spinto lo zio a tutta quella violenza. Che senso ha? Lo zio si è negato e le ha negato l’umanità, l’unica vera dote che gli uomini non dovrebbero mai dimenticare. Si è atteggiato da padrone nei confronti della nipote, l’ha costretta, l’ha ridotta a oggetto. Ha trascurato di essere umano. [che trascurare è un verbo molto debole, qui] E le ha negato umanità, ovviamente, quando le ha usato violenza, quando ha violato il suo no, ma anche quando le ha avanzato la richiesta. Che razza di parente è uno che ti fa delle avances?
Sono cresciuta da cattolica e, anche se oggi sono un po’ in crisi, vivo secondo i valori cristiani, per quanto posso. E questo è un caso in cui mi nego di essere cristiana, di avere pietà e di dare una seconda chance. Certe persone non meritano una seconda possibilità. Non si può sbagliare così, e comunque non si può chiedere scusa dopo un simile errore. Sapete quando si dice che in certi casi è meglio tacere? Questo mi sembra uno di quelli. Certa gente merita il carcere a vita, forse nemmeno un avvocato. Che cosa dovrebbe fare l’avvocato? Tentare di dimostrare che l’accusa si sta inventando tutto di sana pianta, che sono tutti matti?
Ah, no!! Ora ricordo: dovrebbe tentare di dimostrare che lo zio ha avuto un raptus e che quindi è pazzo. Già, dovrebbe richiedere una perizia psichiatrica e cercare di far risultare a ogni modo che il tizio in questione non ci sta con la testa. Ma a dimostrare questo non mi pare serva la perizia psichiatra, la voce petulante di uno col camice bianco e cento dosi di Xanax a dire sì, lo zio è un pazzo omicida. No, direi di no.
Ma in Italia l’infermità mentale dà diritto a uno sconto di pena. Ma vaffanculo!!! Ora, niente contro i matti, personalmente credo di averne conosciuto almeno uno e adoro il loro modo di ragionare, lo trovo fuori dagli schemi e, a suo modo, molto logico. Il problema è che alle malattie mentali non esiste guarigione e, se un pazzo uccide, c’è buona probabilità che lo rifarà. Non mi sembra il caso di rimetterlo in libertà prima di uno normale, sempre che esista una tipologia “normale” di omicida.
Comunque sia, questo si farà qualche anno in meno di prigione e poi magari ucciderà un’altra nipote. Speriamo di no, ma non si può sapere.
Se sono incazzata? No, sono indemoniata perché la giustizia italiana non ci protegge e tutela, perché agisce sempre a fatti avvenuti e non conosce il concetto di prevenzione dei reati. Sono indemoniata perché lascia che un criminale governi il Paese (se qualcuno ricorda Luttazzi, e comunque non c’è bisogno di fonti. Uno che invita escort ai suoi festini forse non ha ben chiaro il concetto di crimini sulla prostituzione, eh), perché rimette in libertà gente che, per quello che ha fatto, dovrebbe stare in cella appesa a testa in giù, perché non funziona bene e prima che questo stronzo vada in galera come meriterebbe passeranno degli anni, sempre che non vada tutto in prescrizione.
Sarah, tu sei morta per mano di uno psicopatico omicida tuo parente, e questo è gravissimo. Ho seguito con spavento la tua vicenda perché non è stata degna di un essere umano e perché non hai meritato tutto questo. Mi dispiace solo che non riceverai giustizia bene, come dovresti. Questo adesso.
La vita è un dono divino, ma non solo questo. È una conquista che dobbiamo guadagnare a noi stessi. Vivere significa accettare di costruire una stupenda sinfonia. E cercare di farlo anche contro tutto contro, come diceva Vasco. Non perdiamo vite umane, non abbandoniamole all’angolo.
Vivere è come un comandamento.
Vasco Rossi,Vivere
coccola5
Ps. dopo tutta questa rabbia, spero che vi piaccia il nuovo template. E sempre sulla rabbia, se non volete stimolare il mio istinto omicida, evitate di parlare di “cadavere”. Il blog non è un reparto della scientifica, è un posto accogliente e cadavere è così freddo, così bianco obitorio asettico, così lontano.
è solo un volo
che passa e va,
so che l’ho vissuta almeno,
so che l’ho vissuta appieno.
Eros Ramazzotti e Ornella Vanoni – Solo un volo
Vaffanculo. Proprio vaffanculo. La trovo una canzone stupida. La vita è solo un volo?, interessante come visione della vita. Non che io abbia la verità assoluta, ma mi pare abbastanza superficiale come immagine. Sembra qualcosa su cui si passa sopra, si sorvola, non una conquista da fare giorno dopo giorno. So che l’ho vissuta almeno, già, almeno. Sembra il nuovo standard. Come se bastasse vivere, come se non importasse il come. Trasmettiamo questo messaggio alle nuove brufolose generazioni. Ma sì, Vasco Vivere l’ha scritta così, non sapeva proprio come combinare due parole in una frase. Guarda che cazzata gli è uscita, alla fine. Vivere, e sorridere dei guai, così come non hai fatto mai. E pensare che domani sarà sempre meglio.
Ho pensato ad un collegamento con il ritrovamento del corpo di Sarah. Mi unisco al gruppo di persone che vogliono ricordarla. Le chiedo solo se ha vissuto almeno o se ha fatto come suggeriva Vasco. Vivere dice anche: vivere è come un comandamento. È una frase che per me è diventata davvero un comandamento, “vivi al meglio che puoi”, il dodicesimo dopo “fatti i cazzi tuoi”-
Nei meandri della mia logica, non riesco più a chiedermi, come facevo una volta, la ragione psichica che ha spinto lo zio a tutta quella violenza. Che senso ha? Lo zio si è negato e le ha negato l’umanità, l’unica vera dote che gli uomini non dovrebbero mai dimenticare. Si è atteggiato da padrone nei confronti della nipote, l’ha costretta, l’ha ridotta a oggetto. Ha trascurato di essere umano. [che trascurare è un verbo molto debole, qui] E le ha negato umanità, ovviamente, quando le ha usato violenza, quando ha violato il suo no, ma anche quando le ha avanzato la richiesta. Che razza di parente è uno che ti fa delle avances?
Sono cresciuta da cattolica e, anche se oggi sono un po’ in crisi, vivo secondo i valori cristiani, per quanto posso. E questo è un caso in cui mi nego di essere cristiana, di avere pietà e di dare una seconda chance. Certe persone non meritano una seconda possibilità. Non si può sbagliare così, e comunque non si può chiedere scusa dopo un simile errore. Sapete quando si dice che in certi casi è meglio tacere? Questo mi sembra uno di quelli. Certa gente merita il carcere a vita, forse nemmeno un avvocato. Che cosa dovrebbe fare l’avvocato? Tentare di dimostrare che l’accusa si sta inventando tutto di sana pianta, che sono tutti matti?
Ah, no!! Ora ricordo: dovrebbe tentare di dimostrare che lo zio ha avuto un raptus e che quindi è pazzo. Già, dovrebbe richiedere una perizia psichiatrica e cercare di far risultare a ogni modo che il tizio in questione non ci sta con la testa. Ma a dimostrare questo non mi pare serva la perizia psichiatra, la voce petulante di uno col camice bianco e cento dosi di Xanax a dire sì, lo zio è un pazzo omicida. No, direi di no.
Ma in Italia l’infermità mentale dà diritto a uno sconto di pena. Ma vaffanculo!!! Ora, niente contro i matti, personalmente credo di averne conosciuto almeno uno e adoro il loro modo di ragionare, lo trovo fuori dagli schemi e, a suo modo, molto logico. Il problema è che alle malattie mentali non esiste guarigione e, se un pazzo uccide, c’è buona probabilità che lo rifarà. Non mi sembra il caso di rimetterlo in libertà prima di uno normale, sempre che esista una tipologia “normale” di omicida.
Comunque sia, questo si farà qualche anno in meno di prigione e poi magari ucciderà un’altra nipote. Speriamo di no, ma non si può sapere.
Se sono incazzata? No, sono indemoniata perché la giustizia italiana non ci protegge e tutela, perché agisce sempre a fatti avvenuti e non conosce il concetto di prevenzione dei reati. Sono indemoniata perché lascia che un criminale governi il Paese (se qualcuno ricorda Luttazzi, e comunque non c’è bisogno di fonti. Uno che invita escort ai suoi festini forse non ha ben chiaro il concetto di crimini sulla prostituzione, eh), perché rimette in libertà gente che, per quello che ha fatto, dovrebbe stare in cella appesa a testa in giù, perché non funziona bene e prima che questo stronzo vada in galera come meriterebbe passeranno degli anni, sempre che non vada tutto in prescrizione.
Sarah, tu sei morta per mano di uno psicopatico omicida tuo parente, e questo è gravissimo. Ho seguito con spavento la tua vicenda perché non è stata degna di un essere umano e perché non hai meritato tutto questo. Mi dispiace solo che non riceverai giustizia bene, come dovresti. Questo adesso.
La vita è un dono divino, ma non solo questo. È una conquista che dobbiamo guadagnare a noi stessi. Vivere significa accettare di costruire una stupenda sinfonia. E cercare di farlo anche contro tutto contro, come diceva Vasco. Non perdiamo vite umane, non abbandoniamole all’angolo.
Vivere è come un comandamento.
Vasco Rossi,Vivere
coccola5
Ps. dopo tutta questa rabbia, spero che vi piaccia il nuovo template. E sempre sulla rabbia, se non volete stimolare il mio istinto omicida, evitate di parlare di “cadavere”. Il blog non è un reparto della scientifica, è un posto accogliente e cadavere è così freddo, così bianco obitorio asettico, così lontano.
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mercoledì 6 ottobre 2010
Una muta battaglia
Cosa volete che vi dica? Non ho aggiornato ieri sera, a notizia fresca, perchè non sapevo bene cosa scrivere. I miei l'hanno presa ovviamente in modo tragico, per quanto mi riguarda. Non ne vogliono parlare, mio padre mi ha soltanto chiesto perchè l'ho fatto. "Perchè voi non volevate che io lo vedessi, ma io tengo a lui." Tutto qui, non ci sono stati discorsi, prediche, tante altre domande. Era la pura verità, non credo ci fosse bisogno di aggiungere molto altro. Poi mi ha chiesto di Tranquipsycho, se trovo i nostri incontri una cosa positiva. Ero spiazzata e quasi irritata. Quando succede qualche casino del genere, io avverto il bisogno di parlarne, anche di sentirmi dire che ho sbagliato. E di cercare di spiegare le mie ragioni. Che cazzo centra Tranquipsycho?? Continuavo a domandarmelo mentre mi si spezzava la voce parlando. Da qualche anno mio padre è cambiato: ha perso la voglia di "predicarci dietro", è come se credesse che tanto non funziona, l'unica a farlo è mia madre. Che per ora è molto fredda con me, cosa del tutto normale. Ha una voce che trasuda rabbia, amarezza... Per il momento non ne abbiamo parlato, ma so che succederà. Quando una cosa la delude parecchio, ne parla a distanza di qualche giorno, dicendomi che "ci è rimasta male, che l'abbiamo ferita."
Non so i vostri genitori, ma i miei non si sono mai scusati con noi ragazzi. Questo mi dà sempre l'impressione che credano di fare tutto giusto. Non esternano mai i loro pensieri riguardo quello che fanno e ci dicono, del tipo "forse non ho fatto la cosa giusta", o cose del tipo. Sembra che abbiano capito tutto della vita, ci parlano dicendo "che adesso che hanno quarant'anni hanno molta più esperienza di noi", come a dire che per quel motivo la loro parola vale comunque più della nostra.
Ogni volta che parlo dei miei genitori, salvo qualche rara eccezione, si sente perfettamente quanto il nostro rapporto sia complicato e conflittuale. Ogni tanto penso di vivere un'adolescenza ritardata. Ho fatto cinque anni di liceo andando a scuola dalle 8 alle 16 tutti i giorni, e rientravo alle 18. Avevo un sacco da studiare, penso di non aver mai saltato un giorno. Parlavamo molto poco, soprattutto a cena, per via del fatto che in casa non c'ero mai. Questo ha fermato il rapporto e la mia crescita con loro a 14 anni. Non che io mi comporti come una ragazzina, ma tante esperienze che altri hanno fatto prima io le sto facendo adesso. La lunga bugia su E. ne è un esempio perfetto.
Quanto ad E., dicevo a pequenaeva nel commento che gli ho raccontato ogni cosa. E. non era al corrente del fatto che i miei non sapevano di tutta questa fila di balle, e l'ha saputo lunedì sera, in un modo un po' drastico, direi. Mi ha detto che non ha niente da dirmi al momento attuale, di chiamarlo quando le cose con i miei saranno a posto, e che allora ne parleremo. La sua probabilmente è stata una reazione normale: spero che non mi creda un'ipocrita o una persona falsa. Spero capisca soltanto il motivo per cui l'ho fatto, che tra l'altro ho detto anche a lui (tengo troppo al nostro rapporto). Ho paura che la nostra amicizia si chiuda così, bruscamente e di colpo, di perdere una persona cui tengo tantissimo. Mi ha detto che non è arrabbiato, suppongo voglia prendere le distanze da una situazione familiare in cui non sarebbe il massimo se lui entrasse e si schierasse.
Solo ho paura che niente vada a posto con i miei, che questo stupido divieto permanga.
Ieri ho avuto un esame di traduzione. In treno ho letto, non ho ripassato assolutamente nulla. Ho evitato la musica perchè mi faceva concentrare su quello che è successo a casa e con E. Ho cercato di ascoltare i dialoghi dei miei vicini di posto. Parlavano del liceo, dei professori, di quelli seri, di quelli ridicoli e di quelli divertenti. Mi ha aiutato a distrarmi. In auto il silenzio. Ho pensato a osservare la strada, a non pensare troppo.
Mi manchi tantissimo, E. Manchi al cuore come un battito, per chi si ricorda la mia poesia. E' un post di qualche tempo fa. Perchè quello che scrivo, alla fine, è sempre una premonizione di quello che succederà in futuro.
Stay strong. E' per me, forse serve.
Grazie a tutti per il vostro sostegno, siete preziosissimi.
coccola5
ps. quanto mi spiace intitolare così il post.
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venerdì 1 ottobre 2010
Le nostre anime
Quando conosco qualcuno, prima o poi mi farà delle confidenze pesanti, è automatico. C'è chi, come me, impiega molto tempo, e chi invece mi racconta molto il giorno che ci siamo conosciuti. In treno, quest'anno, ho parlato con tantissime persone per condividere lamentele, per chiedere informazioni, semplicemente aspettando di scendere. Una signora di Brescia mi ha raccontato una volta di essere a Verona per il processo contro l'ex della figlia, che aveva tentato di accoltellare quest'ultima.
Io sono come un grande vaso, una vecchia anfora; raccolgo i dati, li memorizzo e non li scordo per tantissimo tempo. Mi piace questo modo di vivere, questo prendere con me dei momenti e trasformarli in cose uniche. Delle persone conosciute sul momento, non mi sono mai domandata se mi avessero raccontato delle bugie, ma non avrebbe nemmeno senso farlo. A che pro? E se anche fosse, cosa cambierebbe?
E. si è molto aperto stasera. Mi ha raccontato tanto di sè, dei rapporti con i suoi un po' malandati, perchè sono delle teste di cazzo, mi ha detto, di un sua storia complicata finita nel dolore. Non sanno che sono gay, mi ha detto. Bella cosa, hanno un figlio e non sanno neanche chi sono. Ci sono rimasta male, per un attimo mi è venuto da vomitare. L'ho ascoltato aprirmi il suo cuore, dirmi tu non sai come per bloccare un mio eventuale giudizio, come difesa personale. Non ho detto niente, gli ho solo fatto qualche domanda quando non capivo, mi sono soffermata sulle parole, le ho soppesate mentalmente una ad una, ho contato la sua sofferenza.
Di fondo sono anch'io come lui. Mi lascio trascinare dalle persone, quando mi affeziono ad una persona carismatica come E., ad esempio. Alle medie c'era stata una compagna alla quale mi ero particolarmente affezionata, Melania, avrei fatto qualunque cosa per lei. Mia mamma una volta mi ha detto: te te cavaressi le braghe se la te domandesse de nar fora ("ti caleresti i pantaloni se ti chiedesse di uscire", come a dire che ero troppo sottomessa). Poi abbiamo litigato, alla fine della terza media, non mi sembrava vero di aver trovato le parole. Quello che ometto sempre di questa storia è che il giorno dopo le ho rivolto una scusa di superficie. Lei l'ha accettata, l'ha presa per quella che era. Un rapporto ormai infranto. Poi c'è stata A. Viene a cavallo con noi, la vedo sempre anche adesso ma il nostro rapporto si è molto ridimensionato. All'epoca penso che in molti abbiano creduto che fossi lesbica. Ci davamo la mano, ci abbracciavamo a lungo, qualche volta le telefonavo, in passeggiata parlavo quasi soltanto con lei. Che per lungo tempo ha fatto lo stesso.
C'è qualcosa che va oltre la semplice amicizia per le persone cui mi affeziono così. Non è amore, ma è un affetto fortissimo, qualcosa di irrinunciabile e, ultimamente, di drammatico (nel senso buono del termine). Quando devo vedere E. sto male fisicamente: la mia gastroenterite si riprende tutti i giorni che è stata lì buona buona e mi impedisce la digestione, devo bere piano e mangiare poco. Gli ultimi giorni che ho lavorato con lui è stata una tragedia; una sera il mio capo mi ha persino chiesto se volessi andare a casa. Però è così. So che quelle persone non mi deluderanno, so che mi capiscono perfettamente e al volo, un po', come dicevo post fa, come Wilson con House. E. per me è davvero una sorta di Wilson, forse proprio perchè sa ascoltare. Perchè non mi nasconde le cose, perchè lascia che gli rompa le scatole per quella sigaretta in più che ha fumato.
Al mio ritorno, ho trovato la mia micia (ah, si chiama Foxy, ma credo ritenga di chiamarsi "micia", noi del resto la chiamiamo solo così) sul mio letto. Si è voltata quando sono entrata in camera, poi ha ripreso a dormire. Non dice nulla, probabilmente mi è solo riconoscente per averla carezzata, per averle preparato un trasportino comodo e pulito, per averla lavata e spinta a mangiare, per averla accompagnata a pranzo con me da mia nonna e poi dal veterinario con mia madre. Mi domando perchè non mi sono iscritta a Scienze Infermieristiche. Prendermi cura degli altri mi fa bene, mi fa tralasciare quella noiosa me stessa che leggete sempre
Sembra quasi la felicità,
sembra quasi l'anima che va.
Malinconia
coccola5
Appendice d'obbligo (o forse no, solo aggiuntiva). Sono lesbica? Forse qualcuno se lo starà chiedendo. No, solo bisessuale. Penso che certi miei rapporti con le donne, come quello con Melania e A. possano definirsi quasi degli innamoramenti, ma non in senso proprio. Ma c'è stata una compagna di università, Vanessa, cui ero molto legata. Ho pensato e penso spesso, quando mi capita, che sarebbe bellissimo baciarla e fare l'amore con lei. Di sicuro fare l'amore con una donna è più bello che non con un uomo. Almeno secondo me.
mercoledì 29 settembre 2010
Non ti muovere
Quello della morte è un argomento che ho sempre evitato nel blog. Mi fa paura, quando penso che potrebbe accadere anche a me ritengo sempre di non essere pronta, che ho ancora tanto da dare, che devo rivoluzionare la mia vita con Psycho, Tranquipsycho e con me stessa.
Eppure oggi mi è inevitabile non accennarne nemmeno. Mia madre è rientrata da lavoro verso le 13 e, entrando in cortile con l'auto, ha investito la mia micia. Al momento è ancora viva, ma la vedo così debole... Non ha neppure miagolato, ha solo zoppicato fino all'entrata con la zampa ferita e, senza un fiato, ha vomitato e avuto un'emorragia anale. L'ho guardata spaventata, con la mano alla bocca e il cuore a pezzi. Quella gatta è l'animale di casa cui, dopo JW, sono maggiormente affezionata. JW ovviamente non posso vederlo tutti i giorni, ma lei ha sempre una carezza in serbo per me, ultimamente veniva spesso a cenare e fare colazione con me. Saliva sulla sedia, mi saltava in braccio e si accoccolava lì fino a quando non terminavo di mangiare. E' una gatta stupenda, completamente bianca con gli occhi azzurri. L'abbiamo presa da piccolissima, inizialmente aveva dei piccoli problemi di salute che abbiamo risolto nel tempo.
Il pensiero di perderla mi fa impazzire. Questa primavera è morto il mio gatto rosso, quello ciccione di 8kg antipatico.
Vorrei che chi mi sta accanto, animali o persone che siano, potessero restare con me per sempre. Vederli andare via è orrendo. Fortunatamente, non ho perso parenti stretti da quando sono nata, ma c'è una sorta di egoismo in questo mio pensiero. Mi domando, ogni tanto, quando accadrà e rabbrividisco. Penso che sarà tragico anche solo se dovesse trattarsi della cugina cui sono meno legata, quella di secondo grado che non vedo da non so quanto.
E' un ragionamento che faccio anche in amicizia. E., A., F. e D., le persone che frequento (e che non vengono a cavallo con me), sono importantissime. Insostituibili. Il pensiero che si allontanino da me, che possano farsi del male, che possano trasferirsi lontano da me, mi manda davvero in crisi. Specialmente E. Ho già specificato che non ne sono innamorata, ma sono tanto legata a lui da non riuscire a immaginare la mia vita senza la nostra amicizia.
It's clear
we don't understand,
but the last thing on my mind
is to leave you.
Don't scream.
There are so many roads left.
Mika - Relax, take it easy
- A mio giudizio è una splendida definizione di amicizia.
Resta con me, piccolina. Nel mio egoismo ti voglio qui, e voglio che tu ce la faccia, anche per tornare a coccolarmi, a stenderti dentro la valigia, a dormire sul mio petto e sul mio fianco, a lamentarti quando non posso stare con te, a piangere quando devo partire. Ti voglio bene.
coccola5
lunedì 27 settembre 2010
Odd families
Rispetto a qualche anno fa odio molto meno i pranzi di famiglia. Allora portavo con me un buon libro e dopo il desinare mi confinavo in un angolino a leggere finchè qualcuno non mi diceva “andiamo a casa, che dici?”. Le domande sono tendenzialmente sempre le stesse, da parte di nonni che confondono il tuo nome con quelli di metà della tua famiglia (“Anna..?, e no, Laura..?, no, no.. Marta!”, e ancora non si è arrivati a quello giusto), che ti chiedono che classe frequenti anche se vi vedete una volta ogni due mesi.. così è. Fortunatamente con la famiglia di mio padre c’è sempre stato un ottimo rapporto, se non di amicizia in senso proprio, per lo meno di cortesia e simpatia scambievole. Non ci vediamo spesso, dal momento che loro abitano in città, però rivederli è sempre un piacere: mia zia era persino venuta al mio orale di maturità!
Oggi, quindi, siamo andati al compleanno di mia nonna Sorriso (soprannome di fantasia, ovviamente). Compie domani 80 anni, è un bel traguardo, e avevamo deciso di festeggiare con la famiglia al completo. Partenza trafelata da casa, tra l’altro con un fanale dietro andato [ve lo dico perché, se fosse stato per mio papà, lo avremmo aggiustato sul momento, arrivando con mezz’ora e più di ritardo] e via fino a Verona. Abbiamo chiacchierato un poco, poi mangiato un primo abbondante: riso con pesce e pasticcio (o lasagna). Non mancava nulla: vino, acqua, bibite per noi giovini, e infine naturalmente il dolce. Abbiamo cantato “tanti auguri” a mia nonna e poi, ad alta voce e rossa invasata, le ho letto una poesia in dialetto. L'ho guardata spesso, mentre leggevo, mi ha dato felicità vederla commuoversi durante la lettura. Se la poesia fosse durata di più, sicuramente avrei pianto anch'io.
Il momento delle foto è stato qualcosa di drammatico. Va precisata questa particolare dote umana, vale a dire che, mentre un solo essere umano o due hanno la capacità di sorridere insieme e verso lo stesso punto contemporaneamente, quelle due persone perderanno tale capacità se dovranno essere fotografate in gruppo. In poche parole: ce ne fossero almeno due che guardano la stessa macchinetta o che non vengono fuori con facce strane o con gli occhi chiusi! Photoshop è grande a modo suo.
Alla fine siamo rientrati per le 18. E io volevo ancora stare là. Miracles happen sometimes.
coccola5
Oggi, quindi, siamo andati al compleanno di mia nonna Sorriso (soprannome di fantasia, ovviamente). Compie domani 80 anni, è un bel traguardo, e avevamo deciso di festeggiare con la famiglia al completo. Partenza trafelata da casa, tra l’altro con un fanale dietro andato [ve lo dico perché, se fosse stato per mio papà, lo avremmo aggiustato sul momento, arrivando con mezz’ora e più di ritardo] e via fino a Verona. Abbiamo chiacchierato un poco, poi mangiato un primo abbondante: riso con pesce e pasticcio (o lasagna). Non mancava nulla: vino, acqua, bibite per noi giovini, e infine naturalmente il dolce. Abbiamo cantato “tanti auguri” a mia nonna e poi, ad alta voce e rossa invasata, le ho letto una poesia in dialetto. L'ho guardata spesso, mentre leggevo, mi ha dato felicità vederla commuoversi durante la lettura. Se la poesia fosse durata di più, sicuramente avrei pianto anch'io.
Il momento delle foto è stato qualcosa di drammatico. Va precisata questa particolare dote umana, vale a dire che, mentre un solo essere umano o due hanno la capacità di sorridere insieme e verso lo stesso punto contemporaneamente, quelle due persone perderanno tale capacità se dovranno essere fotografate in gruppo. In poche parole: ce ne fossero almeno due che guardano la stessa macchinetta o che non vengono fuori con facce strane o con gli occhi chiusi! Photoshop è grande a modo suo.
Alla fine siamo rientrati per le 18. E io volevo ancora stare là. Miracles happen sometimes.
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