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domenica 27 ottobre 2013

A year from now

Nell’equitazione si insegna all’allievo a buttarsi da cavallo quando il cavallo è imbizzarrito e si è perso il controllo della situazione. Per chi non va a cavallo, si tratta di un gesto quasi paradossale, quasi suicida. Buttarsi significa accettare una sconfitta, ma anche la possibilità di farsi male. Io credo anche che, d’altra parte, significhi anche capire che rimanere in sella sarebbe molto più rischioso.

Nella vita ci mettiamo sempre un po’ a capire che abbiamo perso il controllo. Questo accade anche a cavallo, certo, perché si spera sempre di “recuperare le redini”, come si suol dire, all’ultimo.

L’anno scorso, come ho raccontato a sprazzi qui sul blog, ho cominciato un percorso con una psicologa della mia città per risolvere i miei problemi d’ansia e di relazione. Vi dico solo che mercoledì ho compiuto ventitré anni, e che i problemi sussistevano da molto più tempo. Dalle elementari, praticamente. Mi ero presentata al primo appuntamento con una lettera, che poi le avevo letto. Era il mio grido d’aiuto, e insieme una spiegazione del perché mi trovavo lì. Qual è il problema?, mi aspettavo di sentirmi chiedere appena entrata. Già, qual è il problema? Alle volte non c’è un problema ben definito, ci sono una serie di dinamiche che scatenano una “risposta esteriore”, un modo di comportarsi che gli altri vedono. Il mio era una leggera venatura di antipatia, forse anche di snobberia e tanta, tantissima ansia. Modi di difendermi dal mondo, in buona sostanza, e che non mi facevano bene. Erano diventate pericolose abitudini, e la cosa peggiore è che non mi rendevo conto di quanto la mia vita ne fosse impregnata.

L’anno scorso mi sono buttata da cavallo. Non mi piace pensare che la vita delle persone sia una sconfitta. Abbiamo sempre la possibilità di trasformarci, o per lo meno di capire ciò che sta alla base dei nostri sbagli. Però quel buttarmi mi ha permesso di scendere da un cavallo imbizzarrito, e al contempo di salvarmi la pelle accettando di farmi almeno qualche graffio. Sì, perché le cadute difficilmente ti lasciano perfettamente illeso. Ritrovarsi con le mani spinate e la guancia un po’ grattata, quello è il minimo sindacale. Per me il graffio è stato capire che parlare di me stessa non era così semplice come pensavo, che avrei dovuto imparare a farlo, e che aprirsi comporta dei rischi. Ogni venerdì mattina mi pongo la stessa domanda: qual è il mio margine di rischio? Fin dove posso spingermi? E piano piano lascio che la mia psic avanzi e conquisti terreno.

Sono ancora lontana dal risolvere i miei problemi, ma ci provo. Ogni giorno cerco di non far vedere che sono in ansia, cerco di non pensare, di andare sempre e comunque avanti. Sto imparando che se mi impunto posso fare (quasi) tutto quello che voglio. Come quando devo seguire le indicazioni stradali di qualcuno e la sfida più grande è ricordarmele tutte, ma soprattutto non entrare in panico. Come quando devo fare una torta e l’impasto non sembra amalgamarsi, e allora so che devo lavorarla di più, finché non si formerà quella palla unica.

Ma ho una certezza: se quest’anno avessi dovuto scrivere una lettera, non assomiglierebbe poi molto a quella dell’anno scorso. Ho degli amici, ho dei professori e una famiglia che mi spronano ad andare avanti e che non mi fanno dimenticare che valgo ma, soprattutto, mi sto sforzando di tagliare i ponti con tutti quei pensieri che mi dicono “non ce la farai”. Non sono ancora parte del passato, ma so che possono diventarlo. E lo diventeranno.

coccola5

domenica 13 ottobre 2013

I confini del mio universo

Per qualche motivo, da quando ho conosciuto E., ho cominciato a pensare una cosa stranissima: non troverò mai più un’altra persona come te. I rapporti con lui, come ho raccontato spesso qui sul blog, hanno sempre avuto un che di magico, lui è una persona per la quale provo un fortissimo affetto – oserei dire amore – e, davvero, ho sempre pensato, e penso tuttora, di aver incontrato qualcuno di meraviglioso. Meraviglioso perché con lui, pur con tutti i problemi e gli ostacoli del caso, è riuscita una cosa che raramente mi è capitata in amicizia: imparare ad accettarsi l’un l’altro per come si è, abbandonare ogni pretesa di cambiamento sull’altro. È un difetto da cui nemmeno io sono immune, forse perché alle volte non vedi solo l’altro, ma anche come potrebbe essere se.

È quel se a porre fine alle relazioni, di qualunque tipo, ma so che rinunciare a quell’immagine, a quell’Idea che abbiamo di lui, è una tra le cose più complicate nei rapporti interpersonali. Ma riuscire ad accogliere davvero qualcuno per com’è e non perchè lo vorremmo diversamente, è meraviglioso. Quando lo fai e senti che anche l’altro è arrivato allo stesso punto, sai di aver trovato un amico vero e che non lo perderai, nonostante i capricciosi sentieri che la vita ci riserva. You’re not alone anymore. E il fatto che in inglese si dica alone, qui, nasconde un’altra parola usata per indicare la solitudine, lonely. Alone lo è chi, fisicamente, non si trova in compagnia di nessuno; lonely lo sono quelle persone tristi per la mancanza di amici. Strana lingua, l’inglese.

Ma, ecco, pensavo che E. sarebbe stato una sorta di vetta, in fatto di amicizie, di non poter pretendere di meglio, che forse ero già stata molto fortunata. Fortunata, sì, perché per un’ex sfigata come me, chiedersi perché le persone scelgono di frequentarti è la norma. Lo faccio sempre, ogni volta che qualcuno mi fa un complimento o mi invita da qualche parte. Che cosa avrà visto in quella lì di tanto interessante? Non ho mai parlato con nessuno di questo mio interrogativo interiore, se non alla mia Psycho, ma credo che forse non troverò mai una risposta, e credo sia la cosa migliore.

Invece, ci sono serate belle, tanto che ti fanno completamente dimenticare questi tuoi dogmi, come quella di ieri sera. Serate che dovevano essere noiose, perché andiamo per la seconda volta in un mese a mangiare il risotto a una sagra di paese, perché la nuova ragazza in compagnia con te, del tuo paese, ti fa capire che di guidare non ne vuole sapere, perché hai litigato con tua madre, perché il tipo di ripetizioni viene puntualmente con 50 euro manco fossi una banca e, siccome tu non hai 35 euro di resto da dargli, ti dice ti pago la prossima volta e tu lo mandi mentalmente a quel paese. Le pensi tutte, queste cose, quando accendi il motore e ti viene da piangere, un attimo di scoramento. E invece poi parti e la tua amica che non guida è comunque simpatica e ti paga la benzina, i ragazzi sono su di giri e ridono tanto, tantissimo.

E la testa vola, sembra che tutti quei pensieri la faranno decollare, da tanti che sono. Alzarsi da tavola dopo cena sembra quasi un delitto, tanto avete riso insieme. Finalmente ti senti parte di un gruppo, ma non perché hai paura di rimanere sola e allora esci, come mi capitava i primi tempi, ma perché quelle persone fanno per te, non ti guardano la maglia scollata, non dicono nemmeno una parola quando scherzi sul fatto che provare a stare con una ragazza, oltre che con un ragazzo, per te potrebbe essere un'idea, quando cominci con le tue storie sul fatto che tu e la vita di coppia siete comunque universi paralleli.

E A. che mi sorride così tanto, che non ce la a fare un sorriso più grande di così. A. che ha una luce indescrivibile negli occhi e quando ti appoggi alla sua spalla con la testa rimane fermo e rigido, ma senti che vorrebbe appoggiarsi a te. E poi, a un certo punto, ti chiede quando ti laurei perché vorrebbe che tu andassi in California con lui e un altro tuo amico, ma sai che l’invito te lo sta facendo solo lui, o quasi. Ti spaventa perché caratterialmente assomiglia a tuo padre, nel turbinio di emozioni pensi perfino di non essere ancora uscita dal complesso di Elettra, ma fisicamente ti piace e un sacco di vostri gusti combaciano e la cosa ti piace ma ti atterrisce al contempo.

Io che pensavo di aver trovato con te i limiti dell’universo. Io che adoro sbagliarmi, che voglio essere sempre contraddetta e adoro contraddire. Io che adesso sono un po’ sfasata, mi sembra di non capire più bene il mio posto nel mondo, non è che mi hai tolto la sedia da sotto?

Magari domani andrò dal dentista e mi sistemerà l’infiammazione e passerà tutta quest’euforia. Vado un po’ fuori di testa con il mal di denti, lo so. Magari è stata solo l’emozione di una sera, o magari quella gioia di vivere che riaffiora quando meno ce l’aspettiamo. Sa trovare le strade più impensate e si fa largo, percorre tutte le tue vene per arrivare al cervello. Non è il cervello che la rilascia, questa adrenalina, è lei che risale dalle viscere del tuo corpo. È un piccolo vulcano che giace sepolto da qualche parte e ogni tanto ti risveglia e ti fa sentire viva.

Solo perché non ne posso fare a meno, vi posto Io senza te di Gianna. E il testo, ovviamente, è splendido.


coccola5

martedì 1 maggio 2012

Limitless - Infiniti, noi


Non voglio recensire Limitless, anche perchè non so una mazza di inquadrature, registi e attori, a malapena la mia testa ricorda chi è George Clooney e in ogni caso guardo solo storie vere o verosimili, commedie all’italiana e film adolescenziali americani. Del film, come storia, voglio solo dire due cose: la prima, che prendono sempre attori con gli occhi azzurri e sta diventando una mania, la seconda, che non capisco perché ogni fighetto americano deve per forza essere un genio dell’alta finanza. È un’altra mania! Personalmente io trovo che siano fighissimi gli autisti di bus: con la mia parlantina, ho conosciuto tutti quelli di Verona e uno mi ha anche riaccompagnata a casa una sera che mi sono addormentata. E sono fighissimi anche i tipi che fanno le pulizie, soprattutto stranieri: guarda caso, quando lavoravo al Gallo’s i miei migliori amici erano i cingalesi, e al Vinitaly ho conosciuto uno degli ultimi anarchici che spazzava il pavimento del padiglione con gli anfibi.

Detto questo, non capisco perché, anche volendo sfruttare il 100 per cento del nostro cervello con una pillolina, dovremmo per forza imparare libri di medicina a memoria e fare i dr. House della situazione, o diventare, lo ripeto, geni della finanza che puntano tutto su azioni sull’orlo del fallimento. In genere si vede questo nei film: questi ragazzetti saputelli e impavidi, accompagnati da fidanzate disponibili e con la faccia un po’ spaventata, generalmente corrotti e insider trader. Così, io che sono sempre bastian contrario, come dice mia nonna, vi volevo fare una domanda: cosa vorreste fare se poteste sfruttare tutto il vostro cervello?

Io probabilmente sarei una psicologa squattrinata in balia del pervertito di turno, ne sono convinta. Andrebbe più o meno così: comincerei a capire la psiche delle persone, il mio spirito da crocerossina mi farebbe aiutare un malato di mente, che poi però riuscirebbe a farmi pena e alla fine lo giustificherei per ogni cosa, lo aiuterei anche in qualche follia illegale, tipo scappare in Svizzera con una montagna di soldi. Anche se ho sentito che le Seychelles stanno diventando meta ambíta dai truffatori moderni (ero finita in una cosa orribile mesi fa tramite Internet, poi cercando bene ho scoperto che era una truffa e che tanti altri ci erano cascati, poi hanno beccato l’azienda, ma nel frattempo minacciavano di far credito a una certa Giulia Monviso che abitava in quel di Treviso, ossia io che in un momento di scazzataggine mi ero registrata con nomi assolutamente fantasiosi). Ora che mi sono predetta la fine del mondo, veniamo al meglio. Forse farei davvero la psicologa, o forse farei volontariato ventiquattro ore al dì, ma non per spirito di aiuto, semplicemente per capire i rapporti fra le persone, per conoscerle a fondo.

È una cosa che amo da poco tempo, da quest’anno forse. Come ho già detto varie volte a LM per telefono o Skype, sono una persona decisamente antisociale, antipatica come una sveglia alle 4 del mattino (e non dite il contrario!), e proteggo da qualunque cosa la mia solitudine. Vorrei chiarire alcune cose: non sono una psicopatica, né soffro di personalità multipla, come qualche lettore potrebbe pensare leggendo questo post ma, davvero, guardatevi dall’incontrarmi un giorno in cui ho la luna storta. Non sono antipatica perché ce l’ho a morte con qualcuno, lo sono per definizione, per amore del sarcasmo. Il discorso della mia solitudine si spiega abbastanza velocemente, adoro vivere al massimo con poche persone, motivo per cui i miei amici sono gli stessi ormai da qualche anno, li conosco benissimo e viceversa e parliamo di tutto, o meglio, ci capiamo su qualunque cosa. Altrimenti, non sono amici per me. E i miei amici sono quasi degli innamorati per me, degli amori senza sesso. Queste due combinazioni fanno sì che adori stare a guardare, spesso e volentieri, come gli altri si rapportano fra loro, guardarli baciarsi, sorridersi, abbracciarsi, litigare, fare cose stupide o migliori di come le farei io, piangere, ingrassare e invecchiare. Va be’, anche dimagrire, se capita, e arrabbiarsi. (Adoro le tragedie greche, e gli assassini nei film cominciano a farmi ridere, quindi se la gente si incazza e io non centro né ho causato la lite.. mi godo lo spettacolo!) Ma sto a guardare, e forse provo una leggere invidia per ciò che non so fare, ossia metà delle cose suddette. Forse. Solo a volte, solo certi giorni. So che sono nata come una ciambella senza il buco (in campo sociale, intendo), e adesso sono riuscita a farlo col coltello: è un buco artigianale, più piccolo e brutto degli altri, ma è un buco.

Comunque sia, vorrei migliorare le relazioni tra le persone. Sono una cosa meravigliosa, anche quando ci si accapiglia, e meritano di essere vissute fino in fondo, comprese fino nelle viscere. Sono la nostra luce, sono il nostro specchio e il nostro punto di riferimento, e ogni tanto vorremmo prenderci a pugni. Ma non perché l’essere umano è così da sempre, solo perché l’altro non è noi, non è come lo vorremmo. Come ce lo aspettavamo.

Non credo, francamente, che abbiamo bisogno di una pillola trasparente per questo. Dobbiamo solo stare fra la gente, imparare a stupirci di tutto e di niente, imparare che siamo diversi – e a volte anche cretini, anzi spesso – e dobbiamo abbassarci, per poi rialzarci. Raccogliere l’altro, per innalzarci insieme.

coccola5
ps. a quanto pare non riesco a evitare di concludere cristianamente, eh?! :p
pps. lo risottolineo: non chiamate la neuro!

mercoledì 20 ottobre 2010

Clocky e progetti

Vagando qua e là per la rete, ho ritrovato un oggetto di cui avevo sentito parlare tempo fa: Clocky. In realtà lo conoscevo soltanto come “la sveglia che scorrazza per la tua camera da letto”, ma dargli questo nome lo rende più sopportabile!
È costruitto ad hoc per i dormiglioni come me, che spengono la sveglia e non si alzano nemmeno con le cannonate. Appena suona, scende dal comodino e comincia a correre per la stanza aumentando il volume, finchè non la si spegne. Premesso che non so quanto tempo resisterei senza defenestrare la suddetta, potrebbe essere una sveglia efficace. Premesso anche che sveglierebbe tutta la casa e che mia madre mi ucciderebbe dopo pochi giorni. Dal momento che è di fattura americana, spero di riuscire ad acquistarla a New York. Con i miei abbiamo programmato questo viaggio per fine novembre, resteremo cinque giorni a N.Y.C. dopo una deviazione in America centrale. Dovete scusare la mia vaghezza, purtroppo della prima destinazione non posso parlare: mio padre ha un importante lavoro là, e vorrei evitare di esporlo. Non abbiatemene a male.

Ieri sono stata da Tranquipsycho. La scorsa settimana mi aveva lasciato un indirizzo e-mail, cosicchè potessi scrivergli qualche mia riflessione in generale. Finora non gli ho inviato nulla, eppure ne avrei di cose da scrivere. Penso di dover maturare l’idea che una persona che conosco in carne ed ossa legga i miei pensieri. Ho tenuto sempre un diario, da quando avevo otto anni. Gli ultimi diari sono stati i miei blog, questo, Plurali di me e Pensieri svogliati. Raccolgono almeno tre anni della mia vita, e con Rock my world siamo a cinque. Quest’ultimo è stato impostato diversamente dagli altri: raccoglie notizie di attualità, di cui ogni tanto parlo, qualche breve confronto storico, impressioni sui libri che leggo e le famose scenette. Per i nuovi adepti, le scenette sono minuscoli stralci di vita che ho osservato e ritenuto interessanti. Inizialmente il blog era nato al solo fine di raccontare queste e poco altro, poi si è un po’ trasformato.

Progetti futuri. Dal momento che siamo in tema. Mi piacerebbe aprire una sezione di attualità, probabilmente spostandola su Sweet writin’ lab, il mio blog di poesia creativa. Mi piacerebbe che fosse una sezione costruita a più mani, che propone delle riflessioni originali e fuori dagli schemi su ciò che accade nel mondo. Una sezione che non si occupi del Nano o di quanto avviene in primo piano, per lo meno non principalmente, ma di notizie laterali, quelle di cui pochi parlano. Chiunque volesse partecipare, mi scriva un commento o lasci un pvt, così ne potremo parlare meglio.

Per il resto, vi aggiorno oggi con i documenti di Google. Buona giornata a tutti!

coccola5

mercoledì 29 settembre 2010

Non ti muovere


Quello della morte è un argomento che ho sempre evitato nel blog. Mi fa paura, quando penso che potrebbe accadere anche a me ritengo sempre di non essere pronta, che ho ancora tanto da dare, che devo rivoluzionare la mia vita con Psycho, Tranquipsycho e con me stessa.
 


Eppure oggi mi è inevitabile non accennarne nemmeno. Mia madre è rientrata da lavoro verso le 13 e, entrando in cortile con l'auto, ha investito la mia micia. Al momento è ancora viva, ma la vedo così debole... Non ha neppure miagolato, ha solo zoppicato fino all'entrata con la zampa ferita e, senza un fiato, ha vomitato e avuto un'emorragia anale. L'ho guardata spaventata, con la mano alla bocca e il cuore a pezzi. Quella gatta è l'animale di casa cui, dopo JW, sono maggiormente affezionata. JW ovviamente non posso vederlo tutti i giorni, ma lei ha sempre una carezza in serbo per me, ultimamente veniva spesso a cenare e fare colazione con me. Saliva sulla sedia, mi saltava in braccio e si accoccolava lì fino a quando non terminavo di mangiare. E' una gatta stupenda, completamente bianca con gli occhi azzurri. L'abbiamo presa da piccolissima, inizialmente aveva dei piccoli problemi di salute che abbiamo risolto nel tempo.



Il pensiero di perderla mi fa impazzire. Questa primavera è morto il mio gatto rosso, quello ciccione di 8kg antipatico. 



Vorrei che chi mi sta accanto, animali o persone che siano, potessero restare con me per sempre. Vederli andare via è orrendo. Fortunatamente, non ho perso parenti stretti da quando sono nata, ma c'è una sorta di egoismo in questo mio pensiero. Mi domando, ogni tanto, quando accadrà e rabbrividisco. Penso che sarà tragico anche solo se dovesse trattarsi della cugina cui sono meno legata, quella di secondo grado che non vedo da non so quanto. 



E' un ragionamento che faccio anche in amicizia. E., A., F. e D., le persone che frequento (e che non vengono a cavallo con me), sono importantissime. Insostituibili. Il pensiero che si allontanino da me, che possano farsi del male, che possano trasferirsi lontano da me, mi manda davvero in crisi. Specialmente E. Ho già specificato che non ne sono innamorata, ma sono tanto legata a lui da non riuscire a immaginare la mia vita senza la nostra amicizia. 


 


It's clear


we don't understand,


but the last thing on my mind


is to leave you.



Don't scream.


There are so many roads left.


Mika - Relax, take it easy 



- A mio giudizio è una splendida definizione di amicizia.



Resta con me, piccolina. Nel mio egoismo ti voglio qui, e voglio che tu ce la faccia, anche per tornare a coccolarmi, a stenderti dentro la valigia, a dormire sul mio petto e sul mio fianco, a lamentarti quando non posso stare con te, a piangere quando devo partire. Ti voglio bene.



coccola5

sabato 25 settembre 2010

Se sono comunista

Finalmente cambio di template! 
Ne sentivo il bisogno, e su Fucker Graphic, dove solitamente mi rifornisco, non ho trovato molto. Infine mi sono affidata al grande mago grafico della rete: Deviantart! E' costantemente rifornito, le immagini sono stupende e cercando si trovano un sacco di template carini.

A parte questo. [Che bello mettere i punti dove non andrebbero! Non prendetemi per Moccia, vi prego!] Oggi è stata una giornata intensa: stamattina full immersion di Dr. House - M.D., pranzo da mia nonna che ha parlato per un'ora di non so bene cosa, partenza per Verona.. much money for TranquiPsycho, con cui ho parlato del lavoro, della scuola, della mia ansia... Lui ascolta e ascolta, spero di trovare delle risposte efficaci alla mia ansia, al mio perfezionismo. Soprattutto spero che un giorno saprò rilassarmi senza colpevolizzarmi, fare una battuta sul sesso senza pensare oddio ho detto una volgarità, oddio avrò esagerato? 

Lo scopo di tutte queste sedute è, almeno per come la vedo io, arrivare ad essere me stessa. Già, pare che la coccola5 che in genere presento agli altri non sia la vera me. Non che dica bugie, non ne sono capace, ma racconto una parte della verità, ometto le parti che non voglio gli altri sappiano, rifuggo i convenevoli, dico quel minimo minimo che serve.
Il blog è uno dei pochi luoghi esente dalla mia maschera. E' uno spazio franco, ecco.

Musicalmente. Ho ascoltato e riascoltato Telephone e Alejandro di Lady Gaga, sono davvero allucinata, non posso fare a meno di queste canzoni. La voce della cantante ha qualcosa di magnetico, che ha a che fare con la droga, davvero: la ascolti una volta e vuoi risentirla di nuovo! Sta diventando un'ossessione!!!! XD
Ah, ho ascoltato anche Generale di De Gregori e Il cielo è sempre più blu nella versione di Giusy Ferreri e anche, già, Matti di Renato Zero (la sigla di Ciao Darwin).

Parentesi di rimpianto-rimorso: spero che FX dia nuovamente Biancaneve, il documentario sul consumo di cocaina in Italia. Il punto è che ho bisogno di storie simili. Ho bisogno che i personaggi delle mie storie siano infelici, di leggere libri dove la gente soffre per vederla stare meglio, per piangere con loro. 

Lo scopo della nostra esistenza non è eliminare l'infelicità, ma mantenere il grado di infelicità al minimo. Sempre Dr. House, ma mi pare funzioni.

Questo mi riporta a TranquiPsycho. La mia paura più grossa? Che queste sedute costruiscano una coccola5 con la villetta a schiera, l'italiano in giro e il dialetto a casa, la bella macchinina per essere borghese, il cane (magnifico) da portare a spasso per essere sempre più borghese. Un po' come Radiofreccia, l'ispirazione è quella. Vi lascio il video del discorso di Boris che, a mio avviso, rappresenta bene le mie paure e dice delle grandi verità. Il discorso di Boris

C'è una ragione se sono comunista. Ops, solo di sinistra.

Pensiero choc. Piove tantissimo, c'è un temporale furibondo. Cosa mi renderebbe felice stasera? Stare nuda alla pioggia. Magari a cavallo.



coccola5
ps. c'è un sacco di corsivo nel post di oggi, ma sono solo le cose che importano o quelle sarcastiche, come "giornata intensa". La scenetta di oggi? Un vecchio seduto fuori un bar, nella panchina della veranda. Assolato, spensierato mentre fuori impazzavano il caos e il traffico. Per un momento l'ho invidiato. Per un bel po' ho ammirato l'intima bellezza di quell'immagine. Qualcosa di lirico.