Per qualche motivo, da quando ho
conosciuto E., ho cominciato a pensare una cosa stranissima: non troverò mai
più un’altra persona come te. I rapporti con lui, come ho raccontato spesso qui
sul blog, hanno sempre avuto un che di magico,
lui è una persona per la quale provo un fortissimo affetto – oserei dire amore –
e, davvero, ho sempre pensato, e penso tuttora, di aver incontrato qualcuno di meraviglioso. Meraviglioso perché con
lui, pur con tutti i problemi e gli ostacoli del caso, è riuscita una cosa che
raramente mi è capitata in amicizia: imparare ad accettarsi l’un l’altro per
come si è, abbandonare ogni pretesa di cambiamento sull’altro. È un difetto da
cui nemmeno io sono immune, forse perché alle volte non vedi solo l’altro, ma
anche come potrebbe essere se.
È quel se a porre fine alle relazioni, di qualunque tipo, ma so che
rinunciare a quell’immagine, a quell’Idea che abbiamo di lui, è una tra le cose
più complicate nei rapporti interpersonali. Ma riuscire ad accogliere davvero qualcuno per com’è e non perchè lo vorremmo diversamente, è meraviglioso. Quando lo fai e
senti che anche l’altro è arrivato allo stesso punto, sai di aver trovato un
amico vero e che non lo perderai, nonostante i capricciosi sentieri che la vita
ci riserva. You’re not alone anymore.
E il fatto che in inglese si dica alone,
qui, nasconde un’altra parola usata per indicare la solitudine, lonely. Alone lo è chi, fisicamente, non si trova in compagnia di nessuno; lonely lo sono quelle persone tristi per
la mancanza di amici. Strana lingua, l’inglese.
Ma, ecco, pensavo che E. sarebbe
stato una sorta di vetta, in fatto di
amicizie, di non poter pretendere di meglio, che forse ero già stata molto
fortunata. Fortunata, sì, perché per un’ex sfigata come me, chiedersi perché le
persone scelgono di frequentarti è la norma. Lo faccio sempre, ogni volta che
qualcuno mi fa un complimento o mi invita da qualche parte. Che cosa avrà visto
in quella lì di tanto interessante? Non ho mai parlato con nessuno di questo
mio interrogativo interiore, se non alla mia Psycho, ma credo che forse non
troverò mai una risposta, e credo sia la cosa migliore.
Invece, ci sono serate belle,
tanto che ti fanno completamente dimenticare questi tuoi dogmi, come quella di
ieri sera. Serate che dovevano essere noiose, perché andiamo per la seconda
volta in un mese a mangiare il risotto a una sagra di paese, perché la nuova
ragazza in compagnia con te, del tuo paese, ti fa capire che di guidare non ne
vuole sapere, perché hai litigato con tua madre, perché il tipo di ripetizioni
viene puntualmente con 50 euro manco fossi una banca e, siccome tu non hai 35
euro di resto da dargli, ti dice ti pago la prossima volta e tu lo mandi mentalmente
a quel paese. Le pensi tutte, queste cose, quando accendi il motore e ti viene
da piangere, un attimo di scoramento. E invece poi parti e la tua amica che non
guida è comunque simpatica e ti paga la benzina, i ragazzi sono su di giri e
ridono tanto, tantissimo.
E la testa vola, sembra che tutti
quei pensieri la faranno decollare, da tanti che sono. Alzarsi da tavola dopo
cena sembra quasi un delitto, tanto avete riso insieme. Finalmente ti senti
parte di un gruppo, ma non perché hai paura di rimanere sola e allora esci,
come mi capitava i primi tempi, ma perché quelle persone fanno per te, non ti guardano la maglia scollata, non dicono
nemmeno una parola quando scherzi sul fatto che provare a stare
con una ragazza, oltre che con un ragazzo, per te potrebbe essere un'idea, quando cominci con le tue storie sul
fatto che tu e la vita di coppia siete comunque universi paralleli.
E A. che mi sorride così tanto,
che non ce la a fare un sorriso più grande di così. A. che ha una luce
indescrivibile negli occhi e quando ti appoggi alla sua spalla con la testa
rimane fermo e rigido, ma senti che vorrebbe appoggiarsi a te. E poi,
a un certo punto, ti chiede quando ti laurei perché vorrebbe che tu andassi in
California con lui e un altro tuo amico, ma sai che l’invito te lo sta facendo
solo lui, o quasi. Ti spaventa perché caratterialmente assomiglia a tuo padre,
nel turbinio di emozioni pensi perfino di non essere ancora uscita dal
complesso di Elettra, ma fisicamente ti piace e un sacco di vostri gusti
combaciano e la cosa ti piace ma ti atterrisce al contempo.
Io che pensavo di aver trovato
con te i limiti dell’universo. Io che adoro sbagliarmi, che voglio essere
sempre contraddetta e adoro contraddire. Io che adesso sono un po’ sfasata, mi
sembra di non capire più bene il mio posto nel mondo, non è che mi hai tolto la
sedia da sotto?
Magari domani andrò dal dentista
e mi sistemerà l’infiammazione e passerà tutta quest’euforia. Vado un po’ fuori
di testa con il mal di denti, lo so. Magari è stata solo l’emozione di una
sera, o magari quella gioia di vivere che riaffiora quando meno ce l’aspettiamo.
Sa trovare le strade più impensate e si fa largo, percorre tutte le tue vene
per arrivare al cervello. Non è il cervello che la rilascia, questa adrenalina,
è lei che risale dalle viscere del tuo corpo. È un piccolo vulcano che giace
sepolto da qualche parte e ogni tanto ti risveglia e ti fa sentire viva.
Solo perché non ne posso fare a
meno, vi posto Io senza te di Gianna.
E il testo, ovviamente, è splendido.
coccola5
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