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sabato 2 luglio 2011

Mi lascio sopraffare


Qualche giorno di assenza. Mercoledì, subito dopo gli esami, ho sistemato due magliette e il pigiama in una borsa e sono corsa da mia nonna Giovine a Verona. Volevo fuggire un poco dal clima di tensione di casa mia, che recentemente mal sopportavo. Mia madre si sta agitando come una matta perchè la prossima settimana andiamo in vacanza una settimana. Continua a pensare che non deve lasciare nulla a casa, che deve fare le pulizie e che deve preparare le valigie, chiamare l'albergo, confermare prenotazioni a destra e a manca.
In tutto questo io salvo il salvabile, vale a dire la pazienza. 

Da mia nonna sto benissimo. Giochiamo a carte, la aiuto in qualche faccenda, le faccio la spesa e lei mi insegna qualche cosa a uncinetto. Mi dai soddisfazione, dice, perchè tu impari velocemente

Ho deciso di lasciarmi stare in questi giorni. Di non continuare a scandagliarmi tutta meticolosamente cercando il perchè di ogni millimetro. Almeno per qualche giorno mi do tregua. Pare che questo meccanismo porti velocemente a un esaurimento precoce dei nervi e non voglio. Mi riempio dei buoni pensieri della mia nonna Giovine, che alcuni ricordo e altri meno. Mi riempio dei commenti al tg di mio zio, del caffè nel latte la mattina assieme ai biscotti, gli stessi che da mia nonna mangio sin da quando sono piccina. Gli stessi pavimenti, gli stessi respiri e gli stessi sorrisi. Ripercorro qui il mio essere piccola, mi lascio un poco sopraffare dai ricordi. Lo so che male non fa, per una volta.

coccola5

domenica 28 novembre 2010

Spezzoni di giornate

Rientrata alle 17 da Verona. Anche 17.15, che fino a due minuti prima ero fuori con E., tanto per dovere di cronaca. Fatto la valigia per il viaggio in meno di un’ora, doccia e poi a cena da mia nonna. Per gli smemorandi, i nuovi adepti al blog e quelli abituali, domani parto per…, dove resterò una settimana, e mi trasferirò poi a New York, un’altra settimana. La prima destinazione, cosa che avevo spiegato anche tempo fa, non la scrivo perché è dove mio padre sta lavorando, e vorrei evitare di esporlo. Il lavoro, questa volta, è un po’ grosso, e così vi svelerò la destinazione una volta tornata. Comunque sono in America Centrale, e non tirate a indovinare.

Il bello è quando torni a casa e trovi gente incavolata con te per motivi che tu nemmeno nell’anticamera del cervello. “Avresti potuto portare tuo fratello all’OpenDay della scuola superiore!”, mi fa mia mamma. Che ci fosse l’OpenDay di quella scuola l’ho scoperto soltanto in quel momento. E poi un via vai di attacchi e contrattacchi, di piccoli schiaffi e ferite e di sale sulle ferite. Ho pensato che alcune persone, in casa e in una situazione come la mia, ammutoliscono. Si rifiutano di proferire parola. Io no, sono tenace. Penso che questo sia un bene. Non dire nulla significa accettare e contribuire a che le cose vadano a puttane. Come scrivo a fine ottobre, in “Contro tutti e tutto” (il post sulla mia fine del mondo familiare), il rapporto con i miei, particolarmente con mia madre, è deceduto. E anche sepolto, direi. E nessuna ha grande interesse a ricostruirlo. O forse siamo semplicemente stanche di combattere l’una contro l’altra, l’una per l’altra. Non c’è un’alleanza, non ci sarà mai.
Neanche fra dieci anni. Mia madre allontana da sé le persone. Con il suo carattere troppo schietto, finisce per trovare buona ogni occasione per scansare gli altri. È una di quelle persone che non hanno filtri fra pensiero e parola. Io non voglio adoperarmi per cambiarla, non spetta a me. Ha 40 e più anni, ha sufficiente maturità per decidere da sé cosa modificare.

E per il resto io sto bene così. In mattinata avevo visto F. Un’agonia soltanto partire, con le portiere dell’auto ghiacciate. Quattro porchi (non bestemmie, soltanto “porco giuda, porca eva, porca troia…” e stimolate la fantasia!) ben assestati, un nonno affettuoso e acqua bollente e la macchina si è aperta, ed è poi partita. Sono arrivata con quasi un’ora di ritardo… odio quando succede, specie con persone che vedo poco. Poi abbiamo tante di quelle cazzate da non avere nemmeno più la forza di ridere. Quando ci siamo risentite stasera, mia madre mi fa: "ma non vi eravate viste oggi?". E' la mia migliore amica. E significa che, anche se vi siete viste cinque ore oggi, se ti senti dopo cinque minuti, puoi parlare per altre tre. Io non vado a compartimenti stagni: F., come E., come D., come A., è sempre nella mia mente. Come tutte le persone cui tengo. E' lì e non va via. Ci siamo sempre l'una per l'altra. Questa è la parte migliore. Ma il suo concetto di amicizia è diverso dal mio, non lo capisce tutto questo.

E prima di rientrare con E. per due chiacchere in macchina con lui. Non ci siamo trovati a un bar, soltanto lì, in macchina da lui, vicino al mio vecchio ristorante. A mezza strada, sospesi tra un bar e uno spazio all’aperto. Tra la libertà di dire “adesso vado, scappo” e quella di scambiarsi l’ennesima confidenza. Quel rapporto mi va bene così com’è adesso, non lo cambierei in niente di più o di meno per niente al mondo. Baci sulle guance quando ci siamo lasciati. Lo riporto soltanto perché è stata la prima volta dopo un anno che ci conosciamo. Abbiamo chiacchierato con le teste vicine, appoggiate allo schienale. Ogni volta c’è qualcosa di più, aumenta un’intesa molto forte. Questo mi spaventa quasi.

Un’ultima immagine prima di lasciarvi. Di venerdì sera, alla stazione aspettando il bus per tornare a casa. Un signore vicino a me si lamenta degli extracomunitari in sala d’aspetto con noi, che fondamentalmente bivaccano. Dormono lì fino a quando la stazione non chiude, verso mezzanotte. C’è qualche barbone, qualche drogato, qualcuno che semplicemente non ha altri posti dove andare. Ormai, stando lì quaranta minuti ogni sera, li conosco quasi tutti di vista. Ricordo i loro visi, conservo qualche suono nella mente delle loro lingue strane, ignote. “Ecco, guarda che roba”, mi dice, “dormono tutti qua, si conoscono tutti. Che stazione.” Stizzita per l’inutilità dell’affermazione, rispondo: “Scusi, ma cosa si aspetta di trovare in una stazione controllata 24/24 a vista dalla Polizia Ferroviaria?”. Di sicuro l’ha notata, è all’entrata e spesso anche ai binari. “Ah, sì sì, io non volevo dire, no no, non volevo dire niente..” Poi parliamo d’altro, della mia università, dei libri che leggiamo, della collega che lo ha accompagnato in stazione ora accanto a lui. Fanno discorsi borghesi, facciamo discorsi borghesi, inutili e di circostanza, cerco di tornare alla mia lettura, gli almeno si sprecano. Se non fanno questo, almeno... almeno cosa? Almeno non esiste al mondo. Se non ti danno una prima cosa, difficilmente recupereranno con una seconda. Vale in generale, non solo per i ritardi dei treni.

Lui e la collega sono un misto di vecchio e nuovo, di tristezza e allegria. Lui con dei pantaloni vecchi ma ben curati, di un tessuto caldo ma brutto a vedersi, con lo zaino nuovissimo e con le cinghiette tutte giuste, non facciamoci mancare niente. Lei con una giacca bordeaux, di un tessuto che ne spegne il colore. I capelli neri tagliati di vecchio, una piega che le inantichisce (questo verbo lo invento io, vi piace?) il volto, dei braccialetti nuovi di argento al polso e il polso e la mano con le macchioline di chi ha già una certa età.

Quando esco dalla stazione, una ragazza aspetta di poter attraversare la strada. Di altezza media, è una figura stretta. Gli stivali mettono in mostra le gambe magrissime, il viso non è meno smunto. Non si illumina. Non ricordo particolarmente il suo volto. Ricordo soltanto la sensazione di spavento davanti a tanta sottigliezza fisica. E poi il paninaro. Ciao cucciola. Ciao, eccomi, sono tornata a me.

Adesso sto bene. Sto meglio. Scrivere migliora il mio umore.

coccola5

lunedì 18 ottobre 2010

Torino

Sono tornata, e non solo su Splinder. Nel weekend sono stata a Torino con mia madre, già là per lavoro. Ne abbiamo approfittato per visitare un po’ la città e dare un’occhiata a qualche mostra. Inutile dire che la storia della città riguarda particolarmente i Savoia e Vittorio Emanuele II, cui era stata dedicata una mostra a Palazzo Reale.

Ha fatto per tre giorni un freddo assurdo, io avevo un felpone e la giacca di pelle e avrei desiderato avere il mio Woolrich. E Torino è diventata grigia, opaca, un amore difficile. Non riuscivo ad orientarmi in quelle vie tutte simili, in quei negozi tutti carini e sobri, in quelle piazze tutte composte e chiuse. Verona è diversa, è più accogliente: piazza Bra si apre sull’Arena e la Gran Guardia, e ha tutti i palazzi sul giallo, sul rosso, il Liston con i toni del verde. D’estate è fantastica, ci sono i giardinetti con la fontana e si può sedersi un po’. Torino viaggia sul grigio, il giallino chiaro, talvolta un rosa sbiadito dal tempo e dallo smog. Guardandola, si ha l’impressione che si sia fermata agli anni ’70-’80, e anche i trasporti pubblici, benché puntuali e funzionanti, danno quest’impressione.

Sabato si sono riuniti dei giovani per un concerto a scopi benefici, e la città ha preso vita. Attraversando la strada e piazza Castello, si vedeva la gente sorridere a canticchiare con le labbra le canzoni. Le persone ti rivolgono una cortesia semplice e pacata, parlano stringendo le vocali e quelle del posto si riconoscono per la loro compostezza, la loro eleganza sobria. Non ho visto molti stranieri, di cui invece è colma Verona. Al più qualche cinese, qualche signora dai Paesi dell’Est, forse dalle zone della Repubblica Ceca, della Russia, dell’Ungheria. Le persone di colore erano rarissime, quasi nulle.

Abbiamo visitato una splendida Mole Antonelliana, Palazzo Reale, il Museo Egizio e la Reggia di Venarìa, davvero stupendi. Ogni cosa molto curata, guide turistiche preparate e coinvolgenti che ci hanno raccontato aneddoti, particolari, cenni storici accurati. E buonissimi anche i pasti: più o meno ovunque si mangia ottimamente, anche senza spendere troppo.

C’è stato un pensiero che mi ha accompagnato in tutto il fine settimana: una città molto bella, di cui però non ci si innamora. Il ricordo più bello è la mostra su Vittorio Emanuele II, ma non saprei dire perché. Ho letto tutti i cartelli, guardato ogni dettaglio, apprezzato l’opera del monarca e la sua vita familiare. L’amore per la patria.

coccola5
 

venerdì 1 ottobre 2010

Le nostre anime


Quando conosco qualcuno, prima o poi mi farà delle confidenze pesanti, è automatico. C'è chi, come me, impiega molto tempo, e chi invece mi racconta molto il giorno che ci siamo conosciuti. In treno, quest'anno, ho parlato con tantissime persone per condividere lamentele, per chiedere informazioni, semplicemente aspettando di scendere. Una signora di Brescia mi ha raccontato una volta di essere a Verona per il processo contro l'ex della figlia, che aveva tentato di accoltellare quest'ultima. 
 


Io sono come un grande vaso, una vecchia anfora; raccolgo i dati, li memorizzo e non li scordo per tantissimo tempo. Mi piace questo modo di vivere, questo prendere con me dei momenti e trasformarli in cose uniche. Delle persone conosciute sul momento, non mi sono mai domandata se mi avessero raccontato delle bugie, ma non avrebbe nemmeno senso farlo. A che pro? E se anche fosse, cosa cambierebbe?



E. si è molto aperto stasera. Mi ha raccontato tanto di sè, dei rapporti con i suoi un po' malandati, perchè sono delle teste di cazzo, mi ha detto, di un sua storia complicata finita nel dolore. Non sanno che sono gay, mi ha detto. Bella cosa, hanno un figlio e non sanno neanche chi sono. Ci sono rimasta male, per un attimo mi è venuto da vomitare. L'ho ascoltato aprirmi il suo cuore, dirmi tu non sai come per bloccare un mio eventuale giudizio, come difesa personale. Non ho detto niente, gli ho solo fatto qualche domanda quando non capivo, mi sono soffermata sulle parole, le ho soppesate mentalmente una ad una, ho contato la sua sofferenza. 
 


Di fondo sono anch'io come lui. Mi lascio trascinare dalle persone, quando mi affeziono ad una persona carismatica come E., ad esempio. Alle medie c'era stata una compagna alla quale mi ero particolarmente affezionata, Melania, avrei fatto qualunque cosa per lei. Mia mamma una volta mi ha detto: te te cavaressi le braghe se la te domandesse de nar fora ("ti caleresti i pantaloni se ti chiedesse di uscire", come a dire che ero troppo sottomessa). Poi abbiamo litigato, alla fine della terza media, non mi sembrava vero di aver trovato le parole. Quello che ometto sempre di questa storia è che il giorno dopo le ho rivolto una scusa di superficie. Lei l'ha accettata, l'ha presa per quella che era. Un rapporto ormai infranto. Poi c'è stata A. Viene a cavallo con noi, la vedo sempre anche adesso ma il nostro rapporto si è molto ridimensionato. All'epoca penso che in molti abbiano creduto che fossi lesbica. Ci davamo la mano, ci abbracciavamo a lungo, qualche volta le telefonavo, in passeggiata parlavo quasi soltanto con lei. Che per lungo tempo ha fatto lo stesso. 
 


C'è qualcosa che va oltre la semplice amicizia per le persone cui mi affeziono così. Non è amore, ma è un affetto fortissimo, qualcosa di irrinunciabile e, ultimamente, di drammatico (nel senso buono del termine). Quando devo vedere E. sto male fisicamente: la mia gastroenterite si riprende tutti i giorni che è stata lì buona buona e mi impedisce la digestione, devo bere piano e mangiare poco. Gli ultimi giorni che ho lavorato con lui è stata una tragedia; una sera il mio capo mi ha persino chiesto se volessi andare a casa. Però è così. So che quelle persone non mi deluderanno, so che mi capiscono perfettamente e al volo, un po', come dicevo post fa, come Wilson con House. E. per me è davvero una sorta di Wilson, forse proprio perchè sa ascoltare. Perchè non mi nasconde le cose, perchè lascia che gli rompa le scatole per quella sigaretta in più che ha fumato.



Al mio ritorno, ho trovato la mia micia (ah, si chiama Foxy, ma credo ritenga di chiamarsi "micia", noi del resto la chiamiamo solo così) sul mio letto. Si è voltata quando sono entrata in camera, poi ha ripreso a dormire. Non dice nulla, probabilmente mi è solo riconoscente per averla carezzata, per averle preparato un trasportino comodo e pulito, per averla lavata e spinta a mangiare, per averla accompagnata a pranzo con me da mia nonna e poi dal veterinario con mia madre. Mi domando perchè non mi sono iscritta a Scienze Infermieristiche. Prendermi cura degli altri mi fa bene, mi fa tralasciare quella noiosa me stessa che leggete sempre


Sembra quasi la felicità,
sembra quasi l'anima che va.

Malinconia



coccola5
Appendice d'obbligo (o forse no, solo aggiuntiva). Sono lesbica? Forse qualcuno se lo starà chiedendo. No, solo bisessuale. Penso che certi miei rapporti con le donne, come quello con Melania e A. possano definirsi quasi degli innamoramenti, ma non in senso proprio. Ma c'è stata una compagna di università, Vanessa, cui ero molto legata. Ho pensato e penso spesso, quando mi capita, che sarebbe bellissimo baciarla e fare l'amore con lei. Di sicuro fare l'amore con una donna è più bello che non con un uomo. Almeno secondo me.

venerdì 13 agosto 2010

Fino in fondo al cuore



You ever loved
somebody so much
you can barely breath 
when you're with 'em?

(Eminem - Love The Way You Lie)

I only did once. I had loved so much
I used to get a strong stomachache, 
I loved so much
I once vomited. 

But I could never
do less of love.
But I never regretted.
-Parole mie-

 



Solo poche parole oggi, una breve risposta a queste rime della nuova canzone di Eminem. Ho amato (in senso lato, non esattamente di innamoramento) qualcuno da star male fisicamente. Ho amato al punto da piangere per ore, ho amato al punto da tenere tutto dentro e sfogare, poco alla volta, tutto in un blog (il mio caro vecchio Plurali di me, ora chiuso e privato). L'amore colpisce in modo preciso, come un coltello affonda fino in fondo al cuore. Non solo quando si tratta di un fidanzato/a. Ci sono persone mie amiche che ho amato e protetto tanto da somatizzare l'affetto. Ma non rimpiango nulla. Non mi pento di nulla.



coccola5


mercoledì 11 agosto 2010

Stasera sento nostalgia della mia prosa etica, malinconica, idealista. Ci sono sere in cui ho un preciso bisogno di poesia, quella lirica aggraziata e musicale che non riesco a fare uscire, e altre in cui la prosa mi colpisce al petto, come una fitta, come un dardo lanciato e perfettamente mirato. Come questa sera.

Ci sono giorni in cui mi odio terribilmente, avevo scritto qualche tempo fa in merito all’incontro con E. e altri, aggiungerei ora, un po’ meno. Semplicemente non mi sopporto. Lo avete capito, ho rivisto E. Per chi non conoscesse la storia, rileggete i vecchi post, dovrei ripetermi odiosamente. È stata un’altra bella serata, molto confidenziale, come al solito. Ogni volta che ci vediamo non posso fare a meno di raccontargli tutto quanto, più o meno. Ci sono parti della mia vita che nessuno, nemmeno la mia migliore amica (F.), conosce. Il punto è che semplicemente ci sono cose, pensieri o fatti che semplicemente non racconto mai. Il blog, ad esempio, è una di queste. Non voglio che i miei amici pensino di essere condannati od elogiati su Internet (ma non è quello che qui accade, del resto). Quando qualcuno dice di conoscermi perfettamente, il che succede raramente, non posso fare a meno di guardarlo scettica e di pensare “temo proprio di no”.

Tornando a noi, abbiamo parlato esattamente di tutto, anche dello psicologo (da ora in poi sarà chiamato Psycho, semplicemente perché come abbreviativo mi sembra suoni meglio di “psic” o “psico”!) che da un po’ di tempo a questa parte sto frequentando. È stata la parte più bella di tutta la serata, paradossalmente. E. mi ha detto tutto quello che avevo immaginato nella mia testa, e anche di più. In parte, che è anche merito suo se mi sono decisa, il che è assolutamente vero. Il lavoro al Gallo’s dello scorso anno è stato importante anche per questo: è stato l’unico a volermi bene davvero, a dirmi sempre e puntualmente le cose in faccia, a non avere pietà delle mie forti insicurezze e del mio masochismo (più avanti vi racconterò ogni cosa per bene, prometto, ora ne verrebbe fuori un post troppo lungo e complicato), a non dire “poverina, bisogna inserirla” - quello che, in diverse misure, da zero fino a troppo, è successo negli ultimi tempi. E. è una persona che ringrazio e che ringrazierò sempre, per tantissimi motivi. Il primo è proprio quello di cui sopra. E’ stata la prima persona, esterna alla mia famiglia, si intende, a mettermi di fronte al mio problema e a non sopravvalutarmi, a non vedermi, come fanno gli altri, un gradino più in su di tutti.

Quest’ultima riga necessita, per essere compresa, di una spiegazione. Il mio prof di Filosofia delle superiori, Fingerle, mi ha detto una volta che gli altri si allontanano da me perché mi vedono “un gradino sopra a loro”, in altre parole, come se io li snobbassi. Il che è parzialmente vero. Ciò che gioca spesso a mio sfavore è la mia lite continua con me stessa, da cui deriva una critica (che faccio internamente) spesso impietosa nei confronti di chi ho davanti. L’altro verbo che ho usato è sopravvalutare: una mia amica mi disse una volta, prima degli esami di maturità: “Sei preoccupata per gli esami? Tanto prenderai sicuramente 100!”. È la mia “maschera”: quando racconto la mia vita agli altri, tralascio i problemi, le discussioni di casa, le cose negative.. Risultato: gli altri, quelli che mi conoscono, mi vedono esteriormente perfetta. Il che non corrisponde al vero, proprio per niente. Voi che mi leggete lo sapete bene.

E., tornando a noi, è stata anche la persona che ci ha tenuto tanto a farmi aprire caratterialmente. Non si è mai dato, non si dà, per vinto. Alle volte mi sembra un istruttore con i suoi allievi: cerca sempre di più da loro.

E poi ci sono altre cose, di carattere confidenziale, che Rock My World non è il luogo adatto per ospitare.
Sii vanitosa, mi ha detto E. questa sera, devi volerti vedere figa per una sera, pensare ‘io sono più figa di quella là.’ Devi tagliare i capelli, rinnovare il tuo look. Devi credere in te stessa. È il principale motivo per cui ho questo rapporto straordinario (da intendersi come ‘fuori dall’ordinario’) con lui. È per questo che sono disposta a mentire ai miei pur di vederci. È un’amicizia che vale.

Non sono una persona facile, questo è chiaro. Spero di non aver dato in questo post l’impressione di essere una malata mentale o una persona con problemi psichici. Mi sono rivolta a Psycho perché è tempo di riordinare la mia vita, di rinascere. È tempo di tornare a me stessa, di scoprire quanto bella potrei essere. È tempo di grazia per noi, è tempo di tornare a Dio, di mostrare all’anima la speranza che c’è salvezza per l’umanità, diceva una canzone di chiesa che cantavo da piccola. È proprio quello che
spero succeda, tutto qui.

Potrei continuare ad essere come sono adesso?, ci si potrebbe chiedere. Lo potrei. Ma perderei i miei vent’anni, perderei un sacco di tempo. E francamente, non so proprio come potrebbe finire né voglio saperlo.

coccola5
ps. non avevo detto nulla a nessuno, ma la scorsa settimana sono stata in Egitto. Ve ne parlerò nel prossimo post. Questo semplicemente perchè il blog non ha funzione di diario cronologico, ma di semplice sfogo dell'anima. Pazientate, dunque, e non abbiatemene a male.

giovedì 29 luglio 2010

JW - Tutto per te

Prima che tutto svanisca dalla mia mente, prima che i ricordi delle sensazioni se ne vadano, scrivo. Non avevo detto nulla qui su Rock My World, ma nel week-end, tra venerdì e domenica, ho fatto un trekking a cavallo sul monte Baldo, vicino a Verona.
Per la prima volta, ho affrontato tre giorni di equitazione non stop con JW (leggi Geidabliu, per i nuovi lettori), il puledro di mio padre che attualmente cavalco io. Ha 6 anni, ne compirà 7 il 28 ottobre, ma si può dire che sia ancora un puledro. Non è mai stato addestrato veramente: di lui si sono occupati un amico di mio padre, presso il quale JW era nato, e in seguito mio padre stesso. Per questo motivo, nonostante il cavallo sia eccezionale (per la sua età e per il suo carattere), ha una piccola fobia, quella di perdere il gruppo. In generale rimane quasi appiccicato al cavallo davanti, vizio che fatico a togliergli e che gli rischia qualche calcio e al galoppo, se sente che il cavallo che lo precede si allontana, accelera furiosamente fino a raggiungerlo e talvolta a sorpassarlo. Immaginate l’ansia, alle volte.

A ogni modo, venerdì mattina siamo partiti verso le 8 per arrivare vicino a Caprino Veronese verso le 9.30. Il tempo di far scendere i cavalli, sellarli in pochi minuti e partire. I sentieri bianchi, ma anche gli altri, sono magnifici, le visuali sono proprio stupende, in più abbiamo optato per il “Giro delle Malghe”, panoramico e non troppo lungo. Peccato che la pioggia e il maltempo dei giorni precedenti abbiano rovinato parte dei sentieri e siamo quindi costretti a fare delle piccole deviazioni. Arriviamo in un ristorante, dove avremmo dovuto mangiare qualcosa, verso le 14.30, ma ci dicono che la cucina è chiusa, al massimo ci fanno dei panini. Affamati, non ci pensiamo due volte! A proposito, siamo arrivati poco prima di prendere un temporale pazzesco, che scroscia mentre noi mangiamo qualcosa nella terrazzina coperta. Il proprietario, vedendoci, ci aveva suggerito di legare i cavalli ad un filo appeso tra gli alberi. Mia madre ci pensa su, io guardo il tipo e penso: “Neanche per sogno”. Non è giusto che le nostre cavalcature debbano rimanere proprio sotto le intemperie, almeno possono restare riparati dagli alberi.

Facciamo alcuni sentieri stretti il secondo giorno. In alcuni casi è necessario fidarsi del cavallo, fissare le redini alla sella e lasciarlo andare. Io fatico un po’ e vengo aiutata. Non conosco ancora JW alla perfezione, non me la sento di guidarlo. Non vorrei mai che ci facessimo del male. Sono momenti straordinari: il cuore batte a mille, sei più agitata tu del tuo piccolo e lo coccoli dicendogli “non ti preoccupare” o “non avere paura” come se lo dicessi a te stessa. Ma JW si dimostra impeccabile: avanza con passo sicuro, non inciampa, non fa cabaret rifiutandosi o facendo back e girandosi, come talvolta accade. Si lascia guidare, mi aspetta poi e mi riserva una carezza sulla schiena, come io a lui un bacio sul musetto di appaloosa.
Il terzo giorno andiamo al santuario di Madonna della Neve, e poi a mangiare qualcosa. JW è sempre tranquillo, mi ascolta, fa del suo meglio nonostante la sua amazzone non sia perfetta, mi coccola prima di partire e, al ritorno, prima di salire sul trailer. Devo confessare che è l’unico cavallo che si appoggiava alla mia schiena anche dopo essere stato sellato.  L’unico che mi dia, in senso letterale, il bacio del buongiorno e della buonanotte (quando arrivavo, lo salutavo e, prima di iniziare a pulirlo, lo baciavo sul muso. Lui ricambiava appoggiando la bocca sulla guancia!). E’ stupendo, e fra noi c’è sintonia. Questo mi dà molta sicurezza, anche se dovrò cambiargli il morso: il suo non è abbastanza “cattivo”, nel senso che devo tirare troppo, mentre se avessi un morso più sottile non avrei lo stesso problema. Devo anche prendere un paio di speroncini, di quelli a punte tonde, per dargli più ritmo quando cammina.

Forse mi ripeto, ma sono stati tre giorni stupendi. C’è che quando il sentiero è stretto e non osi nemmeno voltarti per rivedere la strada che hai percorso, i nostri piccoli sono più coraggiosi di noi. C’è che quando ti senti stanca, un po’ giù di morale, loro hanno una carezza per te, un gesto delicato del muso per farti sentire meglio. Grazie JW, piccolo mio.


coccola5

mercoledì 9 giugno 2010

Nomi amati

Piccola pausa dallo studio. [Per inciso, sono sempre su melanomi, pericoli del turismo per l'ambiente.. quelle cose lì] La mia disperazione cresce con il passare delle ore. AAA tisana alla camomilla cercasi. O forse anche una canna, non che importi poi più di tanto.

E anche mia sorella è di esami. Doppia ansia. Help! Qui è lo sclero!

Mi viene in mente una poesia che ci aveva regalato il nostro prof di Latino e Greco alla fine dello scorso anno, prima della maturità, Itaca. Sono convinta di avervene già parlato. E' stupenda, fluida. E ogni tanto torna alla mente. Mi lego alle poesie e ai libri quasi come alle persone. Ogni tanto li rileggo, o ne rileggo solo dei capitoli. Scrivo qualche noticina a margine della pagina.

Allo stesso modo, anche se ora non centra poi molto,mi lego anche ai nomi delle persone. Ci sono dei nomi che amo particolarmente per il semplice fatto di aver conosciuto persone meravigliose che si chiamano così. [Antonella, Flavia, Emanuele, Davide, Elisabetta, Chiara] E degli altri che mi fanno sempre un effetto strano. [Elena, Anna, Francesca, Bruno, Daniela] Nomi che non riuscirò mai ad amare.

Mi sa tanto che questo è proprio lo sclero di cui sopra! Vi aggiorno in serata, spero.

coccola5

sabato 1 maggio 2010

Statistiche del passato

Scene in città. Prima E., poi A., e poi infine anche K. Due ricordi brutti su tre. Tre ricordi su tre che chiudono lo stomaco. Balzi e battiti che mancano. Sorrisi accennati, di convenienza in due casi su tre.

Quando si dice che le disgrazie non vengono mai sole. Qui i trascorsi.

coccola5
ps. la cosa bella (o almeno divertente) di oggi: una moto in pieno centro attorniata da uno sciame di vespe. E i pompieri. C'erano tantissime persone che si fermavano per fotografare!

domenica 22 novembre 2009

Questioni banali

Vorrei commentare con voi qualche fatto di attualità ed esprimere tutto il mio disappunto verso l'Italia. Sto parlando della questione del crocifisso nelle aule e nei tribunali. Non mi va proprio di dire che sono a sostegno o contro tutta questa polemica, perchè semplicemente la trovo del tutto inutile. Pur essendo cattolica, credo che il crocifisso si potrebbe anche togliere, per un motivo molto banale: non siamo quello che ostentiamo, piuttosto le nostre parole e le nostre azioni. Un cristiano non è tale perchè nelle sue aule vi è un crocifisso o perchè porta al collo una croce, lo è perchè è tollerante, perchè ha rispetto e amore per gli altri. Tutta questa storia mi sembra una crociata moderna, da 21esimo secolo, e soprattutto una grande presa in giro. Nessuno pensa che ci sono problemi più grandi e importanti di questo, nessuno pensa che l'Italia è in ginocchio e si prodiga per trovare una soluzione ai suoi molti problemi.


E' possibile che nessuno si accorga di quale governo di buffoni ci rappresenta? Sia a destra che a sinistra, senza esclusioni. All'estero si dimettono per aver comprato un DVD porno con i soldi del governo, da noi vanno tutti tranquillamente a donne (per non essere volgare) e nessuno sciopera, o dice una parola che non sia pettegolezzo. E' una riflessione amara, ma, come sempre si dice, chi è causa del suo mal pianga sè stesso. 


Comunque sia... E' domenica, una come tante, una pioggerellina che scende leggera, e un pomeriggio che ha già aria di sera. L'inverno mi è sempre piaciuto come stagione, ma quest'anno mi lascia dentro una forte malinconia. Mi fa ricordare le belle sere estive, seduta al tavolo del giardino a chiacchierare con i miei, o talvolta con qualche amico. Mi piaceva un sacco guardare il tramonto, godermi questo sole che lento ci dava il suo arrivederci.


Adesso mi sembra quasi di vivere fuori casa. Durante la settima mi alzo presto e la sera torno tardi, il weekend, benchè dopo lavoro non esca molto (al massimo un'oretta), passo il resto delle ore a copiare appunti o a fare traduzioni. Con mia madre parlo davvero poco, per mancanza di tempo, e le notizie famigliari mi arrivano sempre in ritardo.


Forse aver ripreso così tardi la scuola mi ha fatto dimenticare i tempi del liceo, quando tornavo alle 18 e poi, stanca o no, moribonda o meno, ero sui libri fino alle 22. Mi sento quasi più debole a pensarci. So che ce la farò, devo solo tenere duro.


Bacioni,
coccola5

domenica 15 novembre 2009

Ho perso le parole

Servirebbero le parole, tante parole. Eppure com'è che in questi momenti si nascondono giù, in un angolo del cuore? E tutto resta dentro. La gioia, la tachicardia, l'inquietudine, i moti più violenti dell'anima. Ma se almeno non provo a scrivere, so già che mi ci vorrà un'ora abbondante prima di addormentarmi.

Scrivere è fondamentalmente un bisogno per me, anche se poi non posto parecchio. Fino a qualche tempo fa tenevo un diario, che mi sforzavo di aggiornare con una certa periodicità. Poi mi sono resa conto della sua ordinarietà: raccontare di essere andati a scuola, aver studiato fino all'esaurimento delle forze e dei nervi, essere andata a letto stanca e con il terrore della sveglia alle 6.. Ho comprato allora un quaderno, in un viaggio a Firenze, che aggiorno anche a distanza di un mese e mezzo dalle ultime righe, senza impegno, e senza dover per forza raccontare la mia giornata. In circa un anno ho scritto quasi ottanta pagine, quindi effettivamente non molto, ma tant'è.

Credo che i "racconti di vita" siano cose sporadiche, anche se tutti i giorni ci capita una scena curiosa o strana per qualche motivo. Ricordo, ad esempio, un piccolo episodio di qualche giorno fa, alla stazione dei treni di Verona. Sto aspettando il treno per Mantova, dove adesso frequento l'università, e accanto a me ci sono una mamma e una bambina. La piccola nota un paio di scarpe nere fra i binari, e chiede alla madre perchè queste si trovino lì, dove proprio non dovrebbero stare. La madre le risponde, con un mezzo sorriso, che forse qualcuno ha dormito lì, fra i binari, la notte precedente. Traete le vostre conclusioni. Io credo che l'ingenuità e la felicità dei bambini non vada turbata con racconti, o anche battute, tanto crude. Non hanno la capacità di discernere fra la battuta e la cosa detta con serietà, quindi finiscono per impressionarsi con moltà più facilità..

Ma, tornando a noi, i racconti degni di essere annotati e ricordati sono pochi, molto pochi. Molte delle persone che vediamo o delle cose che facciamo sono banali o comunque superficiali, nel senso che non generano moti dell'anima. Quando lo fanno, quando lasciano il segno, per un motivo o per l'altro, allora vanno raccontati, per non essere persi nella memoria. Mi ritengo una freudiana piuttosto convinta, nel senso che, a mio giudizio, la nostra mente tende a rimuovere quei particolari che potrebbero turbarci molto.

Di qui la necessità, il bisogno impellente di scrivere. Scrivere vuol dire fermare il tempo, in qualche modo, fermare la propria vita e darle un ordine mentale, fare il punto della situazione, mettere dei paletti. Quando sono agitata, anche fare un elenco delle cose da fare mi aiuta molto. Mi fa sentire organizzata, convinta di potercela fare. Scrivere come un dovere, il più importante. Fra diari, poesie e blog, scrivo da quando avevo dodici anni, nel terrore che arriverò a quarant'anni senza molti ricordi. Ma non credo sarà così.

Ci sono persone, fatti, luoghi, che entrano nella nostra vita e rimangono impressi nell'anima. Tra questi, per esempio, la mia prima ed unica cavalla, Beauty, una persona molto dolce a cui tuttora sono legata, Antonella, un ragazzo per me importante, E. (di cui non metto il nome per intero per un discorso di privacy), una mia "amica" delle scuole medie, Melania... Resteranno sempre con me.
Bacioni,

coccola5

ps. riguardo al post "Bilinguismo", non commentate, è una traduzione che avevo iniziato all'università e, non sapendo come spedirmela, l'ho postata qui, quindi sarà rimossa in settimana. Ri-baci.

domenica 8 novembre 2009

Pensieri

Voglio svegliarmi quando voglio
da tutti i miei sogni,
voglio trovarti sempre qui,
ogni volta che io ne ho bisogno.
Voglio volere tutto così,
voglio riuscire a non crescere.
Luciano Ligabue, Voglio volere


Questa di Ligabue è una canzone che adoro. Non sono mai stata una sua grandissima fan, in verità gli ho sempre preferito Vasco, ma devo dire che molte canzoni sono piuttosto belle, e fanno riflettere. Voglio riuscire a non crescere. Sì, lo voglio davvero.

Sapete, mia madre dice spesso che sono "ingenua". Questo in senso buono, perchè tendo a vedere sempre la parte migliore delle persone. L'ho detto più volte qui, credo nell'intima bontà dell'uomo. I miei, forse perchè ormai sulla soglia dei cinquanta, tendono ad essere più diffidenti, a ragione o a torto non lo so. A me non piace criticare le persone, o dare loro un giudizio sull'aspetto esteriore, o su qualche raccontìno. Preferisco conoscerle bene e, generalmente, comunque esse siano.

Ho conosciuto tantissime persone in 19 anni. Sembrano pochi, eppure, le esperienze che finora ho fatto mi hanno portata in ambienti diversi. La mia fortuna, nel periodo adolescenziale, è stata quella di crescere in una classe comunista (e non si fa per dire), affiancata da un gruppo simile all'Azione Cattolica, e uscire a cavallo tra persone molto più grandi di me. Questo mi ha aiutata ad avere una prospettiva più aperta possibile sul mondo.

Voglio riuscire a non crescere perchè, in fin dei conti, mi piaccio così. A giorni antipatica da morire, forse per difendermi dal mondo, a giorni scherzosa e allegra. Ma sempre sincera, il più possibile oggettiva e analitica, anche quando si tratta di essere dura nei miei confronti, anche quando ci sono mille problemi. Mia madre dice che così non imparerò mai a "difendermi" dalla vita, ma a me va bene anche così. Come se la vita ci dovesse poi sempre ferire. Qualche volta succede, ma l'importante è prenderla con filosofia, senza drammatizzare. Non che io lo sappia poi fare sempre, qualche volta sono anch'io un'attrice teatrale di grande talento, ma.. ci si prova.


Lunedì inizio l'uni. Guida alle 8, bus alle 10, treno alle 12.30. Casa alle 22. Aiuto!! Tra autobus e treni ho davvero un sacco di ore buche, quindi credo che quest'anno passerò un sacco di tempo in biblioteca qui o a Mantova. A patto di scoprire dov'è. Tuttavia sono contenta di iniziare, di conoscere persone nuove, di studiare cose interessanti. Finalmente niente più Matematica, Educazione Fisica, Fisica! Ho tre ore di Letteratura Italiana la settimana, qualcosa mi dice che saranno le mie preferite!
A proposito, lunedì passo anche a trovare i vecchi professori del liceo, i miei amatissimi prof. Troverò quello di Lettere, che mi chiamava sempre signorina e mi dava del lei, e mi minacciava di mettermi 3 per la calligrafia minuscola. (Credetemi, leggere quello che scrivo a mano è davvero difficile. Pochi dei miei compagni mi chiedevano gli appunti, perchè incomprensibili, o al massimo volevano le fotocopie ingrandite.. fate voi!) Troverò quello di Biologia, che mi ha appassionata tantissimo alla sua materia, e troverò.. un sacco di dolcissimi ricordi. Voglio la mia vecchia classe!

coccola5
 

 

sabato 7 febbraio 2009

Ritorni


Riprovo su Splinder. Sto cercando una buona community, qualche commento dolce ogni tanto per la mia gioia di scrivere. Scrivere è gioia e sfogo per me. Null'altro. E l'unica cosa che mi propongo è di lasciar andare qualche ricordo, qualche scenetta, come le chiamo io. Minuscoli pezzettini di vita.



Ad esempio, Chad prima mi ha fatto sentire confusa un po' per tutto. Spero che fosse ubriaco: mi ha ritirato in mezzo alla sua vita, quando ne sono fuori da tre anni.



E prima ho visto un film, Il club di Jane Austen. La letteratura influisce sulla vita delle persone, in un modo o nell'altro. Anche nella mia.



coccola5