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venerdì 11 ottobre 2013

Not a special day

Le cose belle si infilano nella normalità, vi si insinuano e la trasformano. Mi piace dirlo così, le cose belle, con un aggettivo semplice e genuino. Io sono un po' un'estremista e le definisco sempre meravigliose, fantastiche oppure assurde, tristi, bruttissime. Ma oggi non voglio strafare, e allora le cose sono solo belle.

E' stata una settimana qualunque. Da lunedì sino a stasera alle 18 ho avuto lezione in università, soliti rapporti striminziti e un po’ faticosi con le mie compagne ma fa niente recupero in collegio. E lì i sorrisi delle ragazze, le chiacchiere buone della cena e della tisana, ritrovare lo stesso ambiente che l’anno scorso mi ha reso fiera di avere scelto un collegio. Ecco, niente di particolare. Più di qualche mattina mi sono svegliata in ritardo e ho sgambettato per arrivare a lezione in orario.

La cosa bella è stata la riscoperta di Mika. Come cantante non l'ho mai conosciuto a fondo, ne ascolto i successi in radio, li canto come tutti gli altri e, a tormentone passato, li ripongo nel dimenticatoio pensando “alla prossima”. Ne ho qualcuno sull’iPod, punto e a capo. Un paio di settimane fa guardo X-Factor con mia sorella: su Sky è possibile rivedere le puntate delle audizioni, che a me piacciono per farmi un’idea della varietà di umanità che c’è soltanto in Italia, ma in generale un po’ dappertutto. Non sapevo che avrebbe partecipato come giudice, l’ho scoperto accendendo la tv quel giorno, ma confesso che è stata una bella sorpresa: l’ho trovato simpatico e dolce, e al tempo stesso competente, per quanto lo si possa essere in un talent show. Così, penso bene di riascoltare qualche sua canzone e scopro che l’anno scorso ha pubblicato un disco, The Origin Of Love, e lo scarico.

I like it, I like it, I damn like it. È geniale, davvero. Le canzoni hanno un’energia unica, sono dinamiche e la voce acuta e insieme morbida di Mika ti porta in un altro mondo. Considerando che scrive da solo i testi, sono davvero strabilianti. Ricamano immagini dolci, caserecce a volte. Step With Me, ad esempio, canta: this love is delicious like home-cooked dishes, I’m tasting mischievously, creando l’immagine di casa con una mamma che prepara manicaretti e un bimbo che, mischievously, da birichino, li assaggia di soppiatto. Immagini belle, ecco, ma soprattutto ben curate, che funzionano per la loro dolcezza.

E poi posso dirvela una cosa? Mi piace il suo buonumore, il suo ottimismo. Sono stanca di sentire gente che canta di amori finiti, di com’era bello con lui o lei, o di cosa si perde adesso il o la sua ex. L’amore è bello, al di là di tutto. Ovviamente può comportare anche sofferenza, ma innanzitutto è bellezza, gioia di vivere, è luce negli occhi. È quella stessa euforia che torna in ogni canzone di Mika. Quello che voglio dire è che abbiamo tremendamente bisogno di sentirci coccolati quando ascoltiamo musica. C’è una parola perfetta in inglese per descrivere come voglio sentirmi quando indosso le cuffiette: high, fatta, anzi strafatta. Voglio sentirmi su, alta, cinque metri sopra terra. Voglio che la musica mi faccia dimenticare perfino il mio nome. Ma voglio anche trovare qualcuno che sappia giocare con le parole, costruire immagini e portarle avanti, che sappia pronunciare una parolaccia senza farla sembrare volgare. Vuoi l’erba voglio, direbbe mia madre, e perdonate il gioco di parole e l’asfittica ripetizione di “voglio” delle ultime righe.

Ecco, con il tempo ho abbandonato il tentativo di ascoltare musica rock o di generi particolari. Mi piace la musica pop, mi piace davvero, forse proprio per la sua esuberanza. Al contempo, sempre tra le cose belle, mi sono scoperta accanita fan delle Nozze di Figaro di Mozart che, fra l’altro, sono – vergognosamente – la prima opera che ho ascoltato, sempre lo scorso weekend. Le arie, le voci dei cantanti, le parole, tutte ti trascinano in un’altra dimensione. Sabato sera ne ho visto un pezzo del secondo atto per caso su Sky Arte, mentre tentavo di scaricare un film. Pur essendo cominciata da un pezzo, sono rimasta comunque ad ascoltarne una buona mezz’ora, incantata dalla limpidità delle voci dei soprani. Come raccontavo alle ragazze in collegio questa settimana (giusto per non perdere la nomea di quella strana), ne sono rimasta folgorata. Mi si è aperto un mondo.

La cosa migliore è che tutte queste scoperte le ho fatte proprio adesso che ho un’infiammazione gengivale che mi sta  mandando letteralmente fuori di testa.

coccola5

giovedì 23 giugno 2011

Estate di sangue

Il mio cervellino è intasato dal tedesco (di nuovo). Martedì ho l'ultimo esame: Mediazione orale di lingua tedesca. La prof parla in tedesco e io traduco. Mi sto rimpinzando di siti di hotel tedeschi, articoli di giornale, sto leggendo il vocabolario monolingue con l'aiuto di un bilingue. E mi sto sforzando di avere pazienza.
I docenti ci hanno suggerito di acquistare il monolingue, ma mi servirà un po' di tempo per abituarmi al linguaggio formale che utilizza. In ogni caso è davvero completo. Caro buon Duden! Più avanti vedrò di acquistarlo anche in versione tascabile: entro la fine dell'estate vorrei poterlo sostituire al bilingue.

Tolto questo, non ci sono grandi novità. Il mio fratellino ha concluso gli esami di terza media: quando li ho fatti io, ero agitatissima, lui li ha affrontati con molta calma. O meglio, non l'ho mai visto aprire i libri, ma sembra che tutto sia andato bene comunque, e meglio così.

Sto ascoltando un po' di musica nuova, nel tentativo riuscito a metà di non nanninizzarmi troppo. Mi sto godendo qualche pezzo classico tra un Maledetto Ciao e un Fotoromanza, qualche brano degli anni '80 e.. quello che capita.
Fortunatamente guardo molti video della Deutsche Welle: fanno servizi fantastici e sto imparando qualche nome nuovo di musicisti. L'altro giorno ho sentito Sol Gabetta suonare Haydn. Peccato che in Italia non propongano artisti nuovi, programmi culturali: l'unica soluzione è farsi un mazzo quadro per capire cosa dice lo speaker tedesco.
Ho ascoltato un'intervista newyorkese di Gianna in inglese e poi doppiata in tedesco: un casino unico, ma il mio tedesco sta migliorando.

E, ultima novità, mi si prospetta un'estate sanguinosa! Su consiglio della mia prof di Tedesco sto guardando qualche serie della ZDF, che offre polizieschi o serie come ER, Dr. House.. Un solo film alla settimana, la domenica sera, che viene sottotitolato il giorno seguente! Fatemi gli auguri!

coccola5

sabato 4 giugno 2011

Elencazioni

Stanotte assolutamente non mi va di fare grosse riflessioni, no. Non per via dell’orario, eh, che comunque a quest’ora sono sempre tranquillamente sveglia, ma è il cervello che si oppone! Stasera ha detto ferie, grazie!
Vi propongo dunque un breve (vedremo!, ormai mi conoscete!) elenco in stile Vieni via con me. Il titoletto è: per tutti quelli che… oh yeah! e ci infilo le cose degli ultimi giorni! Quindi.. pronti, partenza, via!

Per tutti quelli che… hanno un tale mal di testa da non riuscire nemmeno a fare le scale (ed è la terza volta in una settimana!)… oh yeah!

Ptqc… (perdonatemi, abbrevio se no poi sclero!) stanno facendo fare i miliardi alle case farmaceutiche (anche se li fanno ugualmente)… oh yeah!
Ptqc… tutti lo sanno che… siamo uno scandalo io e te (G.N.)! E lo cantano da GIORNI!! … oh my God!

Ptqc… hanno una famiglia impazzita come la mia dove: il padre crede di avere gli occhi azzurri benché essi siano castani; il fratello deve leggere una preghiera alla Messa ma non si ricorda dove ha messo la preghiera, in quale momento della Messa deve alzarsi a leggere e a quale Messa deve leggerla; una sorella che passa ore al telefono e prima di riattaccare precisa all’amica “ma dopo ti richiamo!” … oh yeah!

Ptqc… non possono sopportare la nuova canzone di Vasco e, porca la miseria, non riescono comunque a smettere di cantarla perché ha un ritmo che inevitabilmente prende… oh GRRR!

Ptqc… si maledicono mentre cantano la canzone sopracitata! … oh yeah!

Ptqc… non riescono a studiare nemmeno una paginetta e nemmeno sotto tortura… oh yeah!

Ptqc… la madre chiede “ma questi esami, sei pronta?” … oh, basta!

Ptqc… mangiano palline su palline di gelato e intanto pregano di non ingrassare… oh yeah!

Ptqc… ascoltano senza fine la stessa cantante e non riescono a non trovarla unica.. (ah sì, e frattanto impazziscono!) oh yeah!

Ptqc… un’emozione che scorre fortissima dentro come una corsa inarrestabile… OH YEAH!

Ptqc… nemmeno portare le gambe al petto basta a raccogliere tutto il brivido! … oh wonderful!

Ptqc… tutti quelli maledetti con i sogni in gola, quelli che vivranno una volta sola (G.N.) … OH YEAH!!

Prima di lasciarvi, perché i post lunghi sono ormai una mia peculiarità, vi lascio con un altro elenco, quello delle notizie più assurde che ho sentito negli ultimi giorni:
l’applicazione per iPhone i-Silvio… oh my God!! O.O!

una tipa in treno che parla per ben 16 ore di viaggio (e complimenti per la resistenza delle corde vocali, chè anch’io son logorroica ma dopo un po’ sarei schiattata!)

un falsario dell’800 che componeva lettere di Lazzaro, prima e dopo la risurrezione dai morti!

I cartelli di Penny Lane che, dopo il successo dell’omonima canzone dei Beatles, spariscono tuttora dalla via e le autorità inglesi ne hanno ormai due scatole così!

Un uomo che fa l’amore perfino con una panchina.. la disperazione, brutta bestia! E non vi dico com’è andata a finire, vedete la puntata della Littizzetto da Fazio! ;-)

Il concerto di Vasco a Messina rimandato per dei cedimenti del muro dello stadio.. e poi vogliono fare il nucleare!

coccola5
ps. dimenticavo di dirvi una cosa: se  a qualcuno andasse, io giro il gioco dell'elencazione. Kissss! :-)

martedì 22 febbraio 2011

Un brivido

Poco fa ho ascoltato l'Ave Maria cantata da Luciano Pavarotti. Un brivido mi ha percorso per tutti i cinque minuti dell'inno. Una voce di tenore splendida, un vero inno cantato con grazia ed eleganza.

Per me quest'Ave Maria vale molto, specie poi in questo momento. Vorrei pubblicare il link del video: per chi non crede sarà comunque una dolcissima nota musicale nella giornata.

Luciano Pavarootti - Ave Maria

Cantare mi piace molto. Di qui anche tutto il mio amore per la musica. Mi piacerebbe avvicinarmi di più alla musica lirica in generale, e magari andare a vedere qualche opera ques'estate a Verona. Dal momento che ho quest'opportunità così vicina, perchè non sfruttarla?
Buona giornata a tutti!

coccola5

venerdì 26 novembre 2010

Qui non si cambia musica

Il mio post demenziale barra semiserio è una cosa decisamente lunga. Ma è tutto filtrato con un po' di ironia e ilarità, spero non me ne vorrete e troverete il coraggio di leggermi sino alla fine!

Dire che i pazzi mi siano sempre piaciuti è vero, ma nel caso specifico corrisponde a un’esagerazione. Gli schizzati, i nevrotici e gli isterici mi destano curiosità e, a scuola, sono i miei insegnanti preferiti. Gli eccentrici sono un caso a parte: in alcuni casi lo sono in maniera positiva, in (molti) altri sprofondano nella stupidità. Io ora vi racconto, e poi giudicate voi.

Alle scuole medie io e mio fratelllo più piccolo abbiamo avuto lo stesso prof di Musica. L’ho sempre trovato un elemento strano: non ci ha mai risparmiato parole come “voi siete un branco di stupidi che non vogliono saperne di prestare attenzione alla lezione” e simili. D’altra parte, aveva un certo che ad ispirarmi, a farmi desiderare di “compiacerlo”, di prendere buoni voti per sentirmi fare i complimenti. [Che, ammettiamolo, è bello anche quando un prof ci dice uau, non me l’aspettavo, magari in Matematica, croce di ogni studente che si rispetti!] A me ha sempre fatto ridere, o almeno fino a un episodio di cui vi racconterò poche righe oltre, il fatto che i suoi voti avessero qualcosa di comico: con lui non si prendeva buono o distinto, o al massimo più che….

Con lui si prendeva gravemente insufficiente più o più che buono meno e altre amenità similari. Ricordo quando un mio compagno lo ha preso davvero, quel tanto decantato gravemente insufficiente più. Si è messo a ridere come un matto, sembrava però che avesse conquistato un trofeo, piuttosto che fosse dispiaciuto per una nuova materia insufficiente – raramente un ragazzino delle scuole medie ha voti che possano, facendo media con un 4 o un 3, far risultare la media sufficiente (mi scuso per la ripetizione). Il fatto era, e questo forse ci inquietava un poco, che questi voti venissero dati con assoluta serietà, senza sprecare nemmeno un sorriso. Con mio fratello la cosa si è ripetuta con i numeri, vedi cose come 6- - o 3+, valutazioni che fanno impazzire i genitori (cosa vuol dire 6- -??) e dubitare della sanità mentale del soggetto.

Ancor più strani, in verità, erano i pensi che ci venivano assegnati quando facevamo casino durante la lezione. Scrivi 400 volte ‘non devo chiacchierare in classe’, e occhio che se fiati ancora si moltiplicano per due. Ricordo che i miei erano particolarmente strani, e in genere dovevamo svolgerli perché la classe in generale faceva tanto casino che metà sarebbe bastato e avanzato, non necessariamente per mio demerito personale. Qualche nota l’ho presa anch’io, in verità, in quinta elementare ne ho collezionate ben dodici per dimenticanze di compiti e quaderni! Quelli di mio fratello, che ho ora sotto mano, non differiscono molto da quelli assegnatemi un lustro e più fa. Ve ne stilo un breve elenco (tutto vero, signori!). Perché ridacchio e mi scompiscio coi miei complici in classe? Ma quanto chiacchierone mi ritrovo ad essere... ma cosa mi frulla per il capo? Non devo chiacchericciare, scherzettare, parlottare o bofonchiare durante la lezione. Per il momento le perle sono queste tre, ma non è detto che in futuro non ve ne siano delle altre. Mi impegno dunque solennemente a riportarvele.

Dicevo che questo mio eccentrico insegnante mi divertiva assai ai tempi delle scuole medie. Più tardi seppi che aveva divorziato dalla moglie e che, per tal ragione, era diventato ancor più strano; correva voce che avesse avuto una qualche sorta di esaurimento nervoso. D’improvviso me lo ritrovai a girare per la mia cittadina con un vecchio marsupio portato al fianco, come andava di moda qualche tempo fa (con la variante che i marsupi erano dell’Eastpack!), con i jeans da ragazzotto e i capelli agghindati strani. Lo incrociai un paio di volte per la strada, sempre con l’orgoglio chiuso tra i bottoni della giacca. La cosa mi preoccupò, devo dire. I suoi voti iniziarono ad apparirmi non più divertenti, bensì deviati, non normali. I suoi castighi come una sorta di vendetta contro produttiva sui ragazzi.

Non è che poi, per quanto riguarda le materie cui è destinato un numero limitato di ore, io abbia mai trovato insegnanti del tutto a posto. La mia prof di Diritto del quarto anno di liceo ci lasciava fare lezione con le tapparelle abbassate, seduti accanto al termosifone e con gli occhiali da sole, con quella dell’ultimo anno andò ancora peggio. Una volta ho dovuto richiedere il permesso per uscire solo due ore da scuola, per recarmi ad un OpenDay (Facoltà di Lettere di Verona). Incautamente ho lasciato a scuola il mio capello bianco con pon pon di pelo bianco, che i miei compagni chiamavano Bianconiglio, che nel corso di quelle due ore è stato riutilizzato per costruire un pupazzo che mi rappresentava – e sostituiva – nelle ore di assenza. Al mio ritorno mi sono quasi spaventata, dopo è seguita una lunga risata euforica e quasi di esasperazione. Notare che il pupazzo, tramite giacca, guanti, sciarpe che formavano la faccia, penne e colori per occhi, naso e bocca, era davvero completo e quasi verosimile.

Ma non è finita. Il mio prof di Letteratura Inglese degli ultimi tre anni portava i capelli rasati e aveva due grandi sopracciglia nere e occhi altrettanto neri, con i quali ci scrutava seriamente e che usava per indottrinarci sui complotti delle Torri Gemelle, sui committenti di guerre... Una volta ci portò nel parco della scuola con il testo di The Howl, la poesia di Allen Ginsberg, che ci fece leggere ad altri studenti mollemente appollaiati sulle panchine o accoccolati sul campo da tennis o da calcio. Nella stessa ora di lezione ci dispose a coro e ci fece leggere la poesia urlandola a canone. E non uno che ridesse, in realtà. Guardammo film di ogni tipo fuorchè riguardanti la letteratura inglese, di cui tuttora non so assolutamente nulla.

E, infine, la pazza. Così soprannominata – e non è difficile immaginarne il motivo – perché in classe si comportava come tale. Ma, cosa molto politically uncorrect da dire, noi supponevamo nel nostro subconscio che tale fosse il suo atteggiamento anche al di fuori dell’edificio scolastico. Urlava di colpo e senza motivo, un mattino ci confessò di aver ingerito nella notte precedente trenta gocce di Xanax (un potente ansiolitico, per chi non lo sapesse). Ci raccontò di aver soprannominato la figlia Adolfina – in ricordo di Hitler – perché la rimproverava rigidamente del disordine che lasciava per casa. Il problema è che, tra tutte le sue urla, avremmo dovuto fare Letteratura Tedesca.. che fortunatamente abbiamo ripreso con un’altra insegnante l’anno dopo.

Questa è l’italica scuola, che non intendo qui minimamente condannare. Non intendo condannarla perché, se gli insegnanti non sono sempre il massimo, gli studenti possono comunque approfondire, leggere per conto proprio gli argomenti che li interessano. È vero anche che un insegnante dovrebbe per lo meno fornire una base, se la voglia di spiegare gli manca a tal punto, dare qualche rudimento ai discenti, ma dobbiamo sviluppare la nostra cultura anche leggendo e informandoci. Questi professori, che dopo tutto mi hanno sempre divertita, hanno lasciato un ilare ricordo dei tempi scolastici in me. Ho la fortuna di poter dire, se non altro, che non sono stati tredici anni infinitamente noiosi. Vorrei infine mettere un puntino sulle i, come suolsi dire: la cultura personale non è tanto quello che meccanicamente ci insegnano a scuola, ma quello che facciamo degli insegnamenti ricevuti, se ne traiamo un metro di misura nuovo per analizzare il mondo. Metro di misura, per altro, che non deve per forza essere conforme alla “dottrina”, ha la sola prerogativa di dover essere nostro.

Leggere Allen Ginsberg davanti a studenti più imbarazzati di noi e recitare in modo convinto Ozzy Ousborne ci ha fatto comprendere nel profondo quegli autori, ci ha fatti mescolare nel loro grido e nel loro messaggio. Certo non abbiamo imparato molto sulle caratteristiche teoriche degli autori, ma li abbiamo vissuti. Ed è questa forse la quintessenza della scuola: imparare a vivere ciò che si studia.

coccola5
ps. solo una massima studentesca sulle riforme e sui tagli alla ricerca. Era uno striscione di questa primavera, e lo ricordo ancora. Silvio, ricordati che se hai i capelli è soltanto grazie alla ricerca.

mercoledì 29 settembre 2010

La mia musica


Spesse volte, mentre traduco dall'inglese verso l'italiano, mi ritrovo intenta a ricercare un particolare termine nella mia mente. Altre volte immagino, conosco già il significato di parole che non ho mai incontrato prima: prefiguro nella mia testa quello che possono significare, le ripeto ad alta voce per non scordarne il significato. E poi ci sono momenti in cui so cosa vorrei esprimere tramite le parole, ma non riesco a trovarle. Quando si dice "ce l'ho sulla punta della lingua".
 


Un po' come stamane o ieri sera. Sento forte la voglia di scrivere, vorrei abbozzare qualcosa di lirico, e mi vengono in mente solo versi di canzoni che amo, che mi hanno accompagnata durante i periodi della mia vita. Sono rimasta sola a lungo in tempi diversi, la musica mi ha sempre tenuto buona compagnia. Gli autori che ascoltavo qualche anno fa non sono troppo diversi da quelli che mi appassionano tuttora. Ho gusti piuttosto classici, non evado troppo: Vasco Rossi, Ligabue, Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Marco Ferradini (Teorema), Max Pezzali e gli 883, Lady GaGa, Dido... i più conosciuti, insomma. Ma ho sempre pensato che, pur essendo molto conosciuti, siano tutti artisti che hanno sempre qualcosa da raccontare, che non sprechino canzoni. 



C'è un cantante che accompagna i miei momenti di empatia: Eminem. Lo ascolto dai tempi di "The Eminem Show", precisamente dal 2004. Le sue canzoni sono piene di rabbia, ti fanno pensare, ti ricordano che non esistono solo situazioni fortunate come la tua o la mia. E' adatto a quando penso a qualcuno che amo e che si trova in un particolare periodo della sua vita.



Poi ci sono i Simple Plan, perfetti per i momenti di rabbia: Welcome to my life e Shut up hanno veramente una potenza insita pazzesca. Prima ti caricano, poi ti calmano, ti fanno vendicare mentalmente.



I Nickelback, che prima, come i Simple Plan, non ho citato, sono adatti ai miei innamoramenti. Far away è la canzone dell'estate 2006, quando mi ero innamorata di un ragazzo stranissimo, Chad. Ho trascorso quell'estate in Canada ed è stata tra le migliori della mia vita: c'è stato quel ragazzo, l'inglese che ho imparato, le mie vicine di casa simpaticissime, due amicizie via Internet che si sono protratte nel tempo... La ricordo in particolare perchè sono stata davvero bene, farmi conoscere in un posto nuovo mi ha permesso di togliere quelle etichette che mi affibbiano quando sono nella mia cittadina.



C'è Lady GaGa, che si addice perfettamente ad E. Poker face ha ormai la sua storia, ma mi fa rabbrividire ancora ogni volta che la ascolto sull'iPod. Quella canzone non aveva niente di speciale prima di andare la prima volta allo Sky con E. Lì mi ha fatta ballare, si è preso cura di me, mi ha toccato i capelli. Quella canzone l'ho ballata con i suoi fianchi pressati sulla schiena e le sue mani intorno alla vita. Non lo dimenticherò mai. E' un ricordo stupendo.



Ci sono le canzoni degli YMCA e di altri gruppetti stile country-folk che ricordano il mio periodo nel vecchio ristorante. A fine serata accendevamo la musica a palla e pulivamo, e poi mangiavamo insieme il dolce. Qualche sera siamo rimasti fino alle 2, abiamo riso, scherzato. Sono state sere magnifiche, a modo loro, mi hanno cambiata, dopo tutto.



E infine c'è Vasco. Lo cito per ultimo perchè è il più importante. Di Vasco non saprei scegliere una canzone: in certi momenti ho amato Vivere, in altri Stupido Hotel o Hai mai. Vasco mi è sempre piaciuto per la sua semplicità di parole, per la sua schiettezza. Nascondersi dietro a un dito, dietro a un "sono cambiato" non fa per me. Coca Cola rappresenta perfettamente quello che sto dicendo. Non ho mai amato Albachiara, ci ho visto sempre e soltanto l'immagine di una ragazza che si tocca, sola in una stanza. Null'altro. L'immagine della brava ragazza che poi. Vasco ha sempre rappresentato la libertà, quella che tutti noi cerchiamo disperatamente e che non sappiamo trovare, quel senso di infinito che solo la musica e la poesia ci danno. Qualunque cosa vogliamo essere, non sarà mai quello che siamo. Siamo così, imperfetti e perfetti a modo nostro, e va bene. Non cambieremo mai perchè non credo nei cambiamenti, credo soltanto che avvengano per necessità. Ma almeno siamo noi stessi.



coccola5