Estremo, feroce bisogno di scrivere. Ma cosa? E per chi, poi, se non per me stessa? Per svuotare la mente, per dormire sonni tranquilli. Esattamente per questo, anche se è l'una passata e domani ho lezione e ho passato la giornata al pc e sono stanca. Solo per questo.
Ho scattato delle fotografie al palazzo della Regione tra ieri mattina e stanotte. Mi piaceva l'idea di conservarne un ricordo notturno, e in ogni caso di pensare che sto vivendo questa città. Perché comincio ad amarla, di un amore odioso e di un odio innamorato. Perchè è un posto libero, una zona franca. Perché qui sono me stessa... o quantomeno ci provo più che a casa.
Lì mi sforzo come non mai di compiacere i miei genitori per evitare degli scontri. Non li reggo, gli scontri e a volte nemmeno loro. Mi fanno schizzare, gli scontri e a volte loro. Quando litigo con qualcuno, quasi sempre significa che sto tagliando i ponti, ed infatti stava per finire così anche lunedì con mia madre. Le ho detto che poteva evitare di parlarmi e di considerare del tutto la mia esistenza, che volevo solo essere lasciata in pace. Costruire un rapporto con lei - con loro - è come tessere la tela di Penelope: una settimana costruiamo e poi in due ore annientiamo tutto. Siamo come i bombardamenti sulle città, e al contempo chi sgancia la bomba non esegue mai solo un ordine militare. E' il principio che sta dietro ad ogni azione malvagia: non la compiamo solo così, per ferire l'altro, ma nel farla proviamo una gioia data dalla distruzione. Schadenfreude, si chiama in tedesco; ora finalmente comprendo a fondo questa parola. Godiamo nel fare del male, proviamo piacere. Come il vigile quando ci fa la multa e noi lo supplichiamo di passare sopra alla nostra trasgressione. O come implorare qualcuno che ci punta una pistola alla testa: alle volte lo convinciamo a sparare, gli facciamo pregustare la gioia dell'uccidere.
E pensare che domenica notte, il giorno prima della bufera, avevo sognato di prendere un 27 e che mia madre mi dava il tormento. Voleva che lo rifiutassi, mi avrebbe rovinato la media (!), e poi in quella materia avrei potuto sicuramente prendere un voto più alto. E io volevo soltanto non sentire la sua voce, essere lasciata stare.
Poi lunedì pomeriggio abbiamo litigato per praticamente tre ore di fila. Buffo, no? O spaventoso, dipende dalle interpretazioni. Sono ancora arrabbiata nera con lei, non so se mi passerà tanto presto questa volta. Invece di idealizzarla come faccio sempre a Milano, la sto odiando ferocemente. Ieri sera ha chiamato la suora perché non avevo risposto al telefono e gliene avevo dette tante quando l'avevo richiamata, sia prima che dopo cena. E questa sera avevo lasciato di proposito il cellulare in camera, speravo di trovare una chiamata persa solo per insultarla ancora.
Vorrei dirle tutte le parolacce che conosco in italiano, inglese e tedesco, ma anche francese, spagnolo e greco antico. Vorrei affibbiarle gli epiteti peggiori dell'universo e dirle che è la persona più stronza sulla faccia della terra, che si cura solo di non fare brutta figura per causa mia, che le importa solo che io non sia una pazza o eccessivamente strana. Che mi ha resa insicura come neanche un pesce in una giungla potrebbe esserlo, vorrei dirle che la odio almeno quanto la amo. E che in questo momento si meriterebbe solo un gigantesco dito medio sul cellulare, come avevo fatto in Egitto, e un altro in cortile, come aveva fatto l'ex marito di quella tizia in America. Vorrei che sapesse che se davvero pensa che io sia fatta come diceva, allora non ha capito un cazzo di niente, della vita e della sua prima figlia. Vorrei chiederle se non si vergogna ad avere una figlia di 23 anni e a non conoscerla ancora. Vorrei che si riprendesse tutti i regali che mi ha fatto e che testimoniano che se ne frega dei miei gusti o non li conosce, e tanto peggio per lei.
Vorrei dirle che tentare di compiacerla mi sta sfibrando, mi sta annientando come persona.
Vorrei che ogni tanto tentasse di vedermi davvero, invece di guardarmi e basta.
coccola5
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