domenica 16 agosto 2009

Rimini 2009 - Gli altri

Ieri si è concluso l'ultimo campo-scuola della mia vita. Quante cose stanno finendo in questo periodo! Liceo, Biennio della Fede... mi sento un po' abbandonata! =)


Ho avuto modo di riflettere venerdì pomeriggio, quando abbiamo fatto un momento di "deserto". Ci sono state date due ore da passare in solitudine con Dio e la nostra vita, e penso di aver fatto un lavoro carino. Ma vi spiego tutto per bene.


Quest'anno abbiamo fatto il campo a Igea Marina, un paese dopo Rimini. Il tema scelto era il servizio, visto come un mettersi a disposizione per gli altri in vari modi: attraverso l'ascolto, una mensa, un centro di recupero per tossicodipendenti, il dono dell'affetto attraverso la casa-famiglia. Siamo passati da una realtà all'altra: abbiamo parlato con i volontari dell'associazione Papa Giovanni XXIII, che aiuta attraverso piccole comunità i drogati, abbiamo visto S. Patrignano, e abbiamo ascoltato la testimonianza di Simone, che vive in casa-famiglia con cinque persone portatrici di disagio mentale.


Non riflettere è stato per me proprio impossibile. Ho cercato di osservare le situazioni, di dare forma a visi ed espressioni, di interrogarmi a lungo. Ho scoperto una piccolezza, un'ovvietà che prima sfuggiva al mio punto di osservazione: tutte le persone possono essere il mio prossimo e avere bisogno del mio aiuto, indipendentemente dalla loro condizione e dal loro essere. E' un'ottica che è scaturita dal notare la normalità degli ex drogati, dei visi di quanti si presentavano alla mensa dei poveri. Se non le avessi conosciute in tali circostanze, avrei detto che fossero universitari o normali lavoratori, gente che conduce una vita del tutto tranquilla, conformista.


Invece mi hanno stupita. Mi hanno raccontato le loro storie, la gioia del rinascere e del risollevarsi, il sollievo della liberazione da una dipendenza, la riscoperta dei valori. Non avevano paura. Avevano affrontato tutto il loro passato, e, pur non parlandone nel dettaglio, si intuiva che erano riusciti a perdonarselo.


Di qui l'esigenza di realizzare qualcosa di grande. So di dover cominciare dalle piccole cose, ma ho delle idee in mente. Cominciare, a tempo debito, con il volontariato. Leggere la Parola. Trattare ognuno con la massima gentilezza, proprio come se in quel momento avessi davanti Gesù in carne ed ossa. Ascoltare. Rivolgere la parola a chiunque voglia dirmi qualcosa. Un amico, tempo fa, mi ha detto che ho il diritto ed il dovere di fare della mia vita un'armonia, un'opera d'arte. E' qualcosa che mi si è incollato dentro, come un precetto. Vivere, dice il mio personalissimo mito, è come un comandamento. Non ha senso vivere se non si vive alla grande, ogni giorno come se fosse il migliore.


Due citazioni bibliche mi sono rimaste nella mente per tutto il campo, tratte da s. Paolo: dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia (Rm 5,20) e ti basta la mia grazia (2Cor 12,9).


coccola5

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