mercoledì 2 aprile 2014

Happy

Come stai? Questa settimana ti vedo più in gamba del solito, mi dice I., una mia compagna di collegio. È vero, le confermo, oggi è stata una bella giornata. E io non lo dico spesso, sono più una da come va? Non male. Sì, mi risponde lei, sembra quasi che tu abbia paura di essere felice.

A dire la verità, non sono abituata a parlare di felicità con tanta naturalezza. In effetti credo di non ritenere possibile il raggiungimento di uno stato d’animo perpetuo a cui diamo il nome di ‘felicità’. Credo piuttosto che nella vita attraversiamo periodi felici, che sono stati tali grazie alle circostanze o alle persone. Mi è sempre sembrato più ragionevole pensare alla gioia, sentimento più passeggero e al contempo più esplosivo. Uno scoppio di gioia, un urlo, un’espressione di gioia. Tutte espressioni che descrivono il sentimento di un attimo, eppure talmente pregno di chimica ed emozione da rimanerci impresso.

Il ricordo che ricollego più spontaneamente alla gioia sono i galoppi a cavallo. Per chi non pratica questo sport, è davvero difficile descrivere la sensazione che dà quest’andatura. È a metà tra il volo e l’unione perfetta con un animale che, a dispetto del suo aspetto, ci è più vicino di quanto immaginiamo. Scriveva la Yourcenar, per bocca di Adriano nelle Memorie, che tra il cane e il cavallo sceglierebbe senza indugio quest’ultimo. Credo che probabilmente, anche per il fatto di star loro in groppa, essi si accorgano dei nostri attimi di nervoso o di timore. Se ne fanno poi spesso trascinare: per quanto possa sembrare paradossale, deriva dalla nostra. È l’uomo a guidare il cavallo, in tutti i sensi, a spiegargli di cosa avere paura e di cosa no, a regolare la sua andatura a seconda del sentiero e del terreno.

Il cavallo mi ha sempre portato gioia, dicevo. Da qualche anno non vado quasi più, principalmente per una serie di coincidenze più che per scelta, e quest’attività mi manca tantissimo. Sembra essere scomparso quell’universo magico, parallelo e… felice, sì, davvero felice che ha salvato la mia vita. Quando la mia adolescenza non era altro che una serie di disastri, Beauty, le passeggiate a cavallo, quella compagnia di adulti che accettavano una ragazzina dalla mentalità più adulta senza giudicare, tutto questo mi ha salvata, e forse nell’unico modo possibile. Se nella preghiera gridavo la mia disperazione e la mia solitudine, a cavallo avevo l’occasione di rinascere come mascotte, come voce presa davvero in considerazione e al tempo stesso come bimba di tutti.

Ad ogni modo, il fatto di non credere davvero a quella felicità di cui oggi si parla tanto, che oggi molti vogliono insegnarci a raggiungere, non mi rende insoddisfatta della mia vita. So che mi ‘mancano’ diverse cose, come le esperienze sessuali che la maggior parte dei miei coetanei ha già fatto, ma per quanto mi riguarda è solo una questione di punti su un elenco che non ho ancora spuntato. Non mi interessa davvero avere un ragazzo, forse sperimentare i baci, le coccole e il sesso sì, ma solo come esperimenti, appunto. Nulla più. La vita matrimoniale non mi ha mai attirata e non credo succederà nemmeno in futuro. Comprendo l’istituzione del matrimonio e la appoggio, ma non credo faccia per me. E in ogni caso, credo che il 90% degli uomini su questa terra mi farebbe impazzire.

Ma nel complesso sto bene. Non basta questo? Forse tra lo stare bene e la felicità ci sono un gradino o due, ma francamente non credo importi poi molto. Nel momento in cui riconosciamo che la nostra vita ci piace, che stiamo facendo o abbiamo fatto le cose che volevamo, che abbiamo accanto persone che ci capiscono e ci amano esattamente per come siamo, esistono tutte le condizioni per essere felici.

È stata una bella giornata, dicevo.

coccola5

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