Che rabbia. Che indignazione. E che forte senso di vuoto, di caduta.
Questo, questo soltanto provo di fronte ad una nazione indifferente e frenetica, troppo presa a raccontare le vacue e stupide vicende dei propri politici per accorgersi dei propri cittadini, dei propri morti, in particolare.
Nella giornata di martedì scorso, il 1^ Dicembre, una ragazza di S. Bonifacio, in provincia di Verona, si è tolta la vita gettandosi sotto un treno. Nessun giornale, nessuna televisione ha dedicato a questo fatto più di qualche parola. Nessuno ha dato ai suoi genitori un briciolo di attenzione e di conforto. Anzi. Trenitalia ha chiesto, freddamente e burocraticamente, il pagamento di una multa di 250.000 euro alla famiglia per i disagi causati. Con che coraggio non lo so proprio.
Sempre più spesso mi sembra che il mondo giri alla rovescia, che le cose non vadano come dovrebbero proprio per niente. Nessuno si interroga sulla motivazione di un gesto tanto estremo, ciò che importa è solo il lato tecnico della questione, i ritardi. Nessuno si preoccupa di onorare, anche minimamente, i propri morti. Questa ragazza, Alice B., aveva la mia età, 19 anni. Il fiore della vita. L'età in cui una ragazza dovrebbe essere spensierata, con tanta voglia di vivere e pronta a spaccare il mondo. Eppure... non si è salvata.
Dico così ricordando la poesia di apertura della raccolta Porto sepolto di Ungaretti, "In memoria". L'amico di cui parla Ungaretti nella poesia, Mohammed, non sapeva sciogliere con la scrittura le sue emozioni e questo, probabilmente più di ogni altra cosa, l'ha ucciso. Alice non si è salvata, quindi, perchè nella vita di ognuno, a ogni età, ci deve essere qualcosa che salvi da sè stessi e dal mondo, la musica, la poesia, la religione.. qualsiasi cosa possa servire. Lei probabilmente non aveva trovato il suo punto di risalita.
Quanto mi fa male. Non la conoscevo personalmente, ma com'è che mi scendono le lacrime agli occhi comunque? Forse è sapere, il prendere consapevolezza che c'è un punto in cui non ci si dà un'altra possibilità. Forse è il prendere coscienza, amaramente, che non ci rendiamo conto di quanta sofferenza le persone trascinino con sè nella propria vita. Di quanto questo possa squarciare dentro. Vorrei che ci potesse essere sempre un'altra possibilità, un altro secondo di stop..
Vorrei che chi di dovere, chi può, si occupasse di più di queste cose. E vorrei che non ci fosse tanta freddezza nelle cose. Come si può chiedere il pagamento di una simile somma dopo che tua figlia si è suicidata?? Che poi, scusatemi tanto, con tutti i ritardi che fanno loro.. in un mese ho perso diverse volte coincidenze o autobus per andare o tornare dall'università.. forse sarebbe il caso di un esame di coscienza. Davvero.
coccola5
ps. a titolo di correttezza, avevo pubblicato questo post l'altro ieri sul mio blog su IoBloggo, blog che non credo aggiornerò ancora, dal momento che il mio conflitto con Splinder sembra essere terminato. Avete avuto anche voi dei problemi con la piattaforma?
Nessun commento:
Posta un commento