giovedì 18 novembre 2010

Uggiose mattine di novembre

Le uggiose mattine di novembre. Raccolgono intorno a sé un grande silenzio. Al di fuori dei rumori lunghi e monotoni delle auto, non si sente molto. In autobus la gente non parla, non si conosce. L’autobus delle 21, che prendo al ritorno, porta con sé un vociare diverso: sono gli stranieri che confabulano tra loro, parlano al telefono, si incazzano.

Qualche volta mi è capitato di fermarmi ad aspettare l’autobus dal paninaro di fronte alla mia fermata, un tipo molto strano, in realtà. Avrà cinquant’anni o poco più, la carnagione molto chiara e gli occhi azzurri del cielo, e sul viso un intreccio di segni, di piccole rughe senza profondità. Ho tre mogli e tre figlie, mi ha detto. La più grande va al liceo. Sono sempre molto cauto con lei, qua in stazione non si sa mai cosa potrebbe succedere. In effetti è vero: girano sempre un sacco di brutti ceffi la sera, così mi piazzo vicino all’autista e faccio due parole. Anche perché rischierei di addormentarmi e risvegliarmi la mattina dopo!

Ad ogni modo, capita sempre che quell’uomo, il paninaro, quando sono là, dica ma si, tu resta qua dal nonno (o da papà) finchè ne hai bisogno. Tutte cose abbastanza strane o fuori luogo, che una volta non sopportavo minimamente. Adesso non mi interessa poi molto. Resto lì tranquilla, senza dover per forza parlare, in attesa.
Preferisco arrabbiarmi per la signora che mi tratta male in treno perché sono giovane e vestita semplicemente (come molti mi ha scambiato per una quindicenne). Cose dell’altro giorno. Salgo sull’intercity e guardo il numero di posto: sono quelli a quattro con il tavolino. Di fianco a me c’è una borsa e una giacca, che penso appartengano alla signora di fronte a me. Essendoci molto spazio, appoggio lo zainetto sul sedile, ma quella, rapida, mi aggredisce: “Guardi che il posto è occupato!”, mi dice con tono rabbioso. Ho spostato le cose e ho cominciato a mangiare il mio menuu di McDonald’s.. quando si dimentica a casa il panino, come oggi!

Ecco, quella gente non posso proprio sopportarla. Avercela con il mondo per partito preso mi sembra stupido e, francamente, una grande perdita di tempo. Sarà che mi hanno cresciuta secondo il detto vivi e lascia vivere.

Intanto forse cade il governo. Lasciatemi sognare – non che la sinistra, se mai andrà su, dovesse fare cose più intelligenti, ma sperarci rasserena l’anima.

coccola5
ps. tre nuovi prestiti in biblioteca: Gli intellettuali giovani e tristi, Via Kalin e Autori del New England: la guida del piromane. Magnifici! Stasera vi racconto le storie.

2 commenti:

  1. Ormai il voto è alle porte! Speriamo bene... io, come te, non ho grandi aspettative per i successori... mah...
    Le persone acide si incontrano sempre, che ci vuoi fare? Io a volte mi calmo pensando che forse gli è capitato qualcosa di negativo che le ha portate a comportarsi in un certo modo (anche se spesso e volentieri sono acide e basta!)

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  2. Ricordo un viaggio, notturno, di molti anni fa.
    Un viaggio in cui fui io a rompere le palle ai miei compagni di viaggio. Che si rivelarono poi un chitarrista jazz e una laureata in russo.
    (E lì io, majakovskijano di nascita, scoprii Anna Andreevna Achmatova)
    Peccato non si riescano più a fare viaggi così.

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