Si dice, a volte, che amare qualcuno significa lasciarlo andare. So che questo è incontrovertibile e innegabile, ma ammetterlo significa inchinarsi a questa verità. Nulla è più difficile di guardare dentro sé e riconoscere che qualcuno o qualcosa non fa per noi, anche se ce ne siamo innamorati, e dobbiamo lasciare che prenda la sua strada.
Che si tratti di una persona o di un cavallo, per me la difficoltà è eguale. Il grado è sommo, lo è sempre stato per una qualche logica ragione. Non avrebbe potuto essere più difficile trattandosi di JW, un amore grandissimo e malato. Non so quanto ho pianto, lottato e scalpitato, non saprei misurare in quanta parte mi sono data. Eppure doveva essere nell’anima, e lì ti lascio per sempre, sospeso immobile, fermo immagine, un fermo che non passa mai.
È così, con questo spirito, che questa mattina sono uscita a cavallo dopo tre mesi abbondanti di inattività. Ma non è lui che ho sellato, piuttosto Carrie, quella cavalla di cui vi avevo narrato qualche post or’è. Una passeggiata innamorante, anche se dall’inizio dubbioso, perché la piccola è morbida alla mano (leggi: la si guida facilmente), forse perché non esce spesso, ubbidiente e molto serena d’animo. Cammina come voglio e dove voglio, va da sola se glielo chiedo, sta davanti e dietro, non impazza per la strada al galoppo né si impenna dallo spavento. Ha il cuore forte, a voler usare una metafora.
Ha un cuore uso alle abitudini di molti cavalieri, più o meno rispettosi della sua indole così docile, della sua avanzata età, del suo carattere. Ci siamo conosciute lentamente, noi due. Stranamente, e inaspettatamente, ha compreso la mia difficoltà nel risalire a cavallo dopo tanto. Ancor più particolarmente, in qualche maniera affettuosa è “entrata” nel mio dolore, nel mio malinconico sentimento di abbandono per JW, e ha camminato per tutto il tempo vicino a lui, concedendomi di toccargli le orecchie e di carezzare più lui che lei.
A pranzo ci siamo fermati in un ristorantino molto carino. Dopo che abbiamo legato i cavalli, i miei sono andati a sedersi a tavola e io, forte del fatto che dall’interno non mi vedevano, mi sono coccolata JW. È stato straziante, un disperato baciarsi e carezzarsi di chi ha compreso che un amore è fallito e finito e, come negarlo?, ho infine pianto. Appoggiata alla sua criniera con la testa, con la voce completamente strozzata e le guance rigate, gli mormoravo la mia nostalgia. Mi manchi tanto, mi manchi tanto, ho ripetuto per due o tre minuti. Quando mi sono accoccolata vicino a lui, mi ha baciato un paio di volte e poi si è voltato, come un amante che se ne vada tristemente senza più guardare dietro sé.
È stato emozionante, dopo tutto. Bello e meraviglioso infine. Cantavo Pazienza di Gianna Nannini anche a Carrie, mentre i pensieri si disperdevano nell’aria. Nel pomeriggio il bosco mi ha soccorsa. Come se dai rami potesse parlare il divino, le fronde degli alberi sussurravano piano, il cielo azzurrissimo mai si è rannuvolato od oscurato, mai i sentieri mi sono parsi ardui e impervi. E quand’anche lo siano stati, Carrie ascoltava la mia voce canterina.
E infine Franco, compagno nelle nostre passeggiate da una vita, che mi ha portata lontano al galoppo. Un galoppo dietro l’altro, ad occhi chiusi, un orgasmo sempre più grande ed innamorante, un sentimento di dolcissimo oblio e accettazione. Rinascere al galoppo, a cavallo, ecco perché non posso accantonare l’equitazione per via di un amore fallito. Se non fossi sempre e comunque salvata dai galoppi, non so che altro potrebbe ridarmi la vita e la gioia di vivere.
Qui c’è tutto quello che volevo scrivere di oggi, tutti i miei contrastanti sentimenti. La giornata di oggi è stata poesia e musica, è stata dolore e gioia, serenità nuova e ritrovata. È vero, è tempo che le cose cambino per me, e io ho iniziato così. A cavallo, come sempre.
Ti bacio, JW, ti auguro di essere sereno, ti auguro che la tua paura venga sventrata dalla forza del tuo galoppo. Fa come se fosse un muro nero di cartongesso: saltale dentro e divorala. Distruggila con le tue zampe forti, con le macchie bianche della tua schiena. Verrà un giorno in cui staremo ancora insieme, ma non è ora quel tempo. Dobbiamo avere pazienza, come dice Gianna, mio adorato JW. Ti stringo forte al petto, lì dove ti strofini sempre. Se c’è una tua strada, seguila con forza, con le falcate dei galoppi. Ti prometto che ti salveranno sempre.
coccola5
Senza parole.
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