Premessa.
Mi sembrava giusto inserire una breve premessa a questo post. Questa sera ho voluto scrivere di un argomento, quello della fede, che mi è più caro di tutti gli altri. Giunta a questo punto, all’inizio di un cammino di animatrice, mi sembrava giusto farlo. Anche qui sul blog, non posso fingere che il Grande Capo sia un aspetto marginale della mia vita. Significherebbe mentire a me stessa e, dopo tutto, anche a voi. Naturalmente ciò che vi racconto ha valenza per me, è un’esperienza personale e bella. Ma, in fin dei conti, innamorarsi del Grande Capo vale davvero la pena.
Negli ultimi tempi, come avrete notato, ho inserito qualche pensiero legato alla fede, e in settimana ho aggiunto alla colonnina laterale del template la preghiera del mattino. Questo di fine estate è stato, ed è ancora, un periodo di cambiamento, di trapasso, per essere esatti. Di trapasso, lento e difficile, da una condizione ad un’altra. Per me, che fatico particolarmente ad affrontare cambiamenti di qualunque genere, avere iniziato tutta questa ‘cosa’ è già un passo avanti.
Si tratta di rimettere a posto la mia vita. So che in genere questa viene classificata come un’odiosa frase fatta ma, credetemi, I mean it. Negli ultimi mesi ho assistito al lento ed inesorabile naufragio di una barca – la mia – nelle acque profonde e spaventose di un immenso oceano. Ci sono stati dei momenti difficili, perché a volte mi sembrava di non riuscire a modificare tutto questo ma, a quanto pare, mai dire mai. Diciamolo, i bei voti all’università, ottenere ciò che voglio quasi senza sforzo, godere di una libertà pressoché illimitata, non mi danno la felicità. Sono piccoli istanti che paiono soddisfarci, ma poco dopo già li abbiamo dimenticati.
L’anno scorso la nostra parrocchia ha accolto don D., il nuovo curato. Io l’ho conosciuto in una serata organizzata dagli scout cui era presente come ospite. Siamo entrati subito in sintonia: abbiamo una certa affinità di carattere, il che, essendo io in linea generale un’antisociale, facilita parecchio le cose. Inizialmente ci incontravamo sporadicamente, per caso, poi ci siamo accordati per vederci più di frequente. Un tacito accordo fra noi stabiliva, in sostanza, che io mi lasciassi guidare. Durante i primi incontri ero io a condurre la conversazione, a parlargli dei miei cavalli che mi ‘distraevano’ dall’Eucarestia domenicale, delle mie rade amicizie e dei miei rapporti a casa e con ‘quello là in alto’. Poi, di punto in bianco, mi sono ritrovata a dover rispondere a delle domande semplici, dirette: “ma tu glielo lasci un posticino a Gesù Cristo nella tua vita?”, “ogni tanto riesci a pregare?”, e una domanda tira l’altra. Mi sono ritrovata a un incontro per animatori di adolescenti mercoledì sera, coinvolta da una persona che stimo e, amo pensarlo, trascinata – a forza, direi! – dall’amore di Quello là in alto, del Grande Capo. E nemmeno due giorni dopo, don D. mi chiede se non vorrei diventare animatrice. Chi, io? Vedi qualcun altro qui? Allora proprio io. Sì, cosa ne pensi? Penso che la cosa mi elettrizza e mi spaventa. È normale avere paura. Dici? Dico. Accetto la “sfida”. Bene, si comincia stasera. Sei libera, no? Sono libera, sì.
Parlavo del mio rapporto con il Grande Capo – chiamiamolo così il mio Gesù Cristo, almeno per il momento – con F. giusto sabato scorso. E anche a lei ho fatto lo discorso che ho fatto con altri, e che è il punto focale di questo post.
Non è che non si possa vivere senza Gesù Cristo. Ce ne sono di persone che vivono senza, e anch’io ho avuto dei momenti di lontananza. La differenza sta nel modo in cui si vive, e io senza di Lui faccio una fatica bestiale. Quando sto con Lui faccio fatica, ma questa sensazione così grave si tramuta in sollievo e serenità. Io non sono convinta, a differenza di quanto diceva il mio amico LM qualche post fa, che la felicità sia questione di un attimo fugace. La felicità è uno stato che perdura nella misura in cui vogliamo che questo momento si prolunghi.
E, per quanto io ci giri intorno, è con Gesù Cristo, con il Grande Capo, che sono felice. Sono esageratamente felice, perché conosco la portata del dono che mi è stato fatto, e cioè conoscere Lui. I momenti più belli sono quelli in cui Lui c’è. E non sono felice per un attimo, lo sono, passatemi il tecnicismo, continuativamente.
In altre parole, se altri possono vivere senza di Lui, io non posso. Non l’ho deciso io, l’ha deciso sempre lui, il Grande Capo. Il fatto è che vivere con lui significa ricevere un invito a nozze: e non si può dire no.
coccola5
Nessun commento:
Posta un commento