martedì 1 maggio 2012

Limitless - Infiniti, noi


Non voglio recensire Limitless, anche perchè non so una mazza di inquadrature, registi e attori, a malapena la mia testa ricorda chi è George Clooney e in ogni caso guardo solo storie vere o verosimili, commedie all’italiana e film adolescenziali americani. Del film, come storia, voglio solo dire due cose: la prima, che prendono sempre attori con gli occhi azzurri e sta diventando una mania, la seconda, che non capisco perché ogni fighetto americano deve per forza essere un genio dell’alta finanza. È un’altra mania! Personalmente io trovo che siano fighissimi gli autisti di bus: con la mia parlantina, ho conosciuto tutti quelli di Verona e uno mi ha anche riaccompagnata a casa una sera che mi sono addormentata. E sono fighissimi anche i tipi che fanno le pulizie, soprattutto stranieri: guarda caso, quando lavoravo al Gallo’s i miei migliori amici erano i cingalesi, e al Vinitaly ho conosciuto uno degli ultimi anarchici che spazzava il pavimento del padiglione con gli anfibi.

Detto questo, non capisco perché, anche volendo sfruttare il 100 per cento del nostro cervello con una pillolina, dovremmo per forza imparare libri di medicina a memoria e fare i dr. House della situazione, o diventare, lo ripeto, geni della finanza che puntano tutto su azioni sull’orlo del fallimento. In genere si vede questo nei film: questi ragazzetti saputelli e impavidi, accompagnati da fidanzate disponibili e con la faccia un po’ spaventata, generalmente corrotti e insider trader. Così, io che sono sempre bastian contrario, come dice mia nonna, vi volevo fare una domanda: cosa vorreste fare se poteste sfruttare tutto il vostro cervello?

Io probabilmente sarei una psicologa squattrinata in balia del pervertito di turno, ne sono convinta. Andrebbe più o meno così: comincerei a capire la psiche delle persone, il mio spirito da crocerossina mi farebbe aiutare un malato di mente, che poi però riuscirebbe a farmi pena e alla fine lo giustificherei per ogni cosa, lo aiuterei anche in qualche follia illegale, tipo scappare in Svizzera con una montagna di soldi. Anche se ho sentito che le Seychelles stanno diventando meta ambíta dai truffatori moderni (ero finita in una cosa orribile mesi fa tramite Internet, poi cercando bene ho scoperto che era una truffa e che tanti altri ci erano cascati, poi hanno beccato l’azienda, ma nel frattempo minacciavano di far credito a una certa Giulia Monviso che abitava in quel di Treviso, ossia io che in un momento di scazzataggine mi ero registrata con nomi assolutamente fantasiosi). Ora che mi sono predetta la fine del mondo, veniamo al meglio. Forse farei davvero la psicologa, o forse farei volontariato ventiquattro ore al dì, ma non per spirito di aiuto, semplicemente per capire i rapporti fra le persone, per conoscerle a fondo.

È una cosa che amo da poco tempo, da quest’anno forse. Come ho già detto varie volte a LM per telefono o Skype, sono una persona decisamente antisociale, antipatica come una sveglia alle 4 del mattino (e non dite il contrario!), e proteggo da qualunque cosa la mia solitudine. Vorrei chiarire alcune cose: non sono una psicopatica, né soffro di personalità multipla, come qualche lettore potrebbe pensare leggendo questo post ma, davvero, guardatevi dall’incontrarmi un giorno in cui ho la luna storta. Non sono antipatica perché ce l’ho a morte con qualcuno, lo sono per definizione, per amore del sarcasmo. Il discorso della mia solitudine si spiega abbastanza velocemente, adoro vivere al massimo con poche persone, motivo per cui i miei amici sono gli stessi ormai da qualche anno, li conosco benissimo e viceversa e parliamo di tutto, o meglio, ci capiamo su qualunque cosa. Altrimenti, non sono amici per me. E i miei amici sono quasi degli innamorati per me, degli amori senza sesso. Queste due combinazioni fanno sì che adori stare a guardare, spesso e volentieri, come gli altri si rapportano fra loro, guardarli baciarsi, sorridersi, abbracciarsi, litigare, fare cose stupide o migliori di come le farei io, piangere, ingrassare e invecchiare. Va be’, anche dimagrire, se capita, e arrabbiarsi. (Adoro le tragedie greche, e gli assassini nei film cominciano a farmi ridere, quindi se la gente si incazza e io non centro né ho causato la lite.. mi godo lo spettacolo!) Ma sto a guardare, e forse provo una leggere invidia per ciò che non so fare, ossia metà delle cose suddette. Forse. Solo a volte, solo certi giorni. So che sono nata come una ciambella senza il buco (in campo sociale, intendo), e adesso sono riuscita a farlo col coltello: è un buco artigianale, più piccolo e brutto degli altri, ma è un buco.

Comunque sia, vorrei migliorare le relazioni tra le persone. Sono una cosa meravigliosa, anche quando ci si accapiglia, e meritano di essere vissute fino in fondo, comprese fino nelle viscere. Sono la nostra luce, sono il nostro specchio e il nostro punto di riferimento, e ogni tanto vorremmo prenderci a pugni. Ma non perché l’essere umano è così da sempre, solo perché l’altro non è noi, non è come lo vorremmo. Come ce lo aspettavamo.

Non credo, francamente, che abbiamo bisogno di una pillola trasparente per questo. Dobbiamo solo stare fra la gente, imparare a stupirci di tutto e di niente, imparare che siamo diversi – e a volte anche cretini, anzi spesso – e dobbiamo abbassarci, per poi rialzarci. Raccogliere l’altro, per innalzarci insieme.

coccola5
ps. a quanto pare non riesco a evitare di concludere cristianamente, eh?! :p
pps. lo risottolineo: non chiamate la neuro!

2 commenti:

  1. Altrettanto cristianamente, dirotti che il prete del matrimonio di ieri diceva che, in un certo senso, il tuo dio incarnato ha portato l'importanza delle relazioni (o un qualcosa del genere).
    Tolto ciò, per avere una vita sociale (e non una qualunque ma la tua propria) basta usare più stomaco che cervello: ecco, se esistesse una pillolina così io vorrei che funzionasse più sulla mia pancia e meno sulla mia testa.
    Che ne pensi?

    RispondiElimina
  2. Ne penso bene, caro LM. Dovremmo affidarci maggiormente alla pancia, al senso di calore che ci coglie quando una persona ci colpisce per decidere se accoglierla o meno fra le nostre amicizie. In effetti sì, si parla di una cerchia, di un piccolo "clan", ed è giusto che tale rimanga. Se un amico deve avere accesso ad informazioni e sensazioni private, intime, dobbiamo lasciarci colpire. Lasciare che sia il nostro cuore, il nostro istinto profondamente animale a decidere. Io sono convinta che non sbagli mai.

    coccola5

    RispondiElimina