martedì 21 agosto 2012

Centimetro per centimetro - Skin Puzzles

Non cederò alla notte,
perduta mia illusione. [...]
Non cederò alla notte,
eterna mia ossessione.
Gianna Nannini - Sogno

Da qualche tempo mi sto rendendo tragicamente conto di essere entrata a far parte del club “mi verrà un esaurimento, prima o poi”. In realtà, ho poi fatto caso che si tratta di un gruppo assai folto,  che comprende, a ben vedere, tutte le donne dall’età adolescenziale in avanti. Prima o poi ci ingloba tutte, ecco.

Me ne rendo conto dal mio umore psicopatico, che schizza su e giù come gli pare e piace, irrefrenabile, incontrollato, come lo spread italo-tedesco. E dal mio ciclo mestruale completamente sballato, perverso, indicibilmente doloroso. Che, per la verità, deve aver risvegliato ormoni sepolti da tempo che ora mi stanno facendo impazzire completamente. Parliamoci chiaro: mai sofferto di sindrome premestruale, né in passato né ora, certo è che quando ti ritrovi in cinque minuti cinque a pensare, in ordine, oddio la tesi, oddio che parenti stronzi, oddio l’esame di mio fratello, il mondo è bellissimo, cazzo mi sta venendo l’ansia una domanda te la fai. Diciamo anche due.

Nonostante questa forma di nevrastenia galoppante, due cosette ve le volevo raccontare. Giusto per non annoiare la platea, parliamo di parenti serpenti. Quelli che fan tanto mormorare, sbettegare, spettegolare, dannare e infine dire ma noi siamo meglio. Qui da noi nessuno dice migliori, tanto vale conformarsi. [Nota auto-esplicativa dell’autore che vuole evitare ictus od emiparesi dei già pochi e audaci lettori.]
Ad ogni modo. Succedeva sei anni fa che io rimasi due mesi da una sorella di mia nonna in Canada, per vedere se imparavo l’inglese da quei miei parenti americani libertini, che se aspettiamo la scuola italiana neanche fra cent’anni. Un bel viaggio, mi ero presa anche una cotta per un certo Chad, un accanito bevitore di birre con l’ormone ballerino. Tre anni dopo, mia zia venne a trovarci durante l’estate e, resasi conto che le sue sorelle erano ancora tutte vive e vegete, pensò bene di intensificare le visite italiane. Giusto perché non fossero loro a credere morta lei. Tre anni dopo ancora, e precisamente due settimane fa, è tornata nel Bel Paese portandosi appresso le nipotine sedicenni, biondissime, americanissime e libertinissime. Chiaramente ognuno le vuol vedere e toccare, dire di aver finalmente conosciuto con mano questa parte di famiglia che non si degna di uscire dai confini nordamericani.

E qui veniamo al punto. Allo scopo, ossia di far incontrare la zia e le nipoti agli innumerevoli parenti, s’era organizzata per domenica una bella festa, un rendez vous totale, di quelli che quando lo annunci in famiglia ti senti rispondere “non vedevo l’ora!”, e quando hai pagato il conto del ristorante qualcuno sussurra “e anche questa è fatta! Adesso saluti a tutti!” e sparisce nei due minuti immediatamente successivi. Queste ragazze, nel frattempo, dopo essere state dalle varie sorelle di mia nonna, erano finite dai parenti del defunto marito di mia zia canadese, desiderosi di scorrazzarle per il lago di Garda, e Verona e Venezia e il mare Adriatico. Comunque sia, domenica a mezzogiorno in punto eravamo tutti nel parcheggio del ristorante tra i saluti e le facce di chi ti guarda pensando, limpido come il cielo di giugno, e questa chi è?, per poi rimediare avvicinandoti e chiedendoti l’albero genealogico (galeotta fu la frase: ma tu sei figlia di…?) e infine, dato che non ci si vede da quando ero alta così e la memoria non torna, concludere con ma sei diventata grandissima! Passa in fretta il tempo... ed eravamo dicevo, tra baci e abbracci, e le canadesine non le vedo arrivare. Embè? Sta a vedere che tra la gita a Venezia e quella al lago ci han tirato il pero. E infatti è proprio così!
Ecco, in quel momento, il mio umore baldanzoso ha fatto spazio a un caldo nervoso, e a stento mi sono trattenuta dal dire chi me l’ha fatto fare di venire fin qui con quaranta gradi all’ombra, un cugino più antipatico dell’altro a un pranzo che andrà avanti, se va bene, fino alle 4 di questo pomeriggio?

A dirvela tutta, le ragazze le avevo già viste. Ero andata con mia madre a prenderle in aeroporto, ed erano rimaste da noi i primi due giorni. Ciò non toglie che se sei l’ospite d’onore a una festa pensata apposta per te, forse, ma solo forse, sarebbe carino presentarsi. Non che sia colpa loro. Probabilmente nemmeno lo sapevano e chi le ospitava si è ben guardato dall’accollarsi una simile rottura di scatole, quindi non voglio addossare la colpa a loro. Non è giusto. Però, lasciatemelo dire, una cosa simile qualcosa sulle persone che ti stanno intorno te la dice.

Nulla vi vorrei dire delle sorelle di mia nonna, per la maggior parte antipatiche come gli anni che si portano dietro. Sì, perché ti fanno un complimento ma che bel vestito, stai benissimo, e tu per battuta dici grazie, in realtà l’ho preso dall’armadio di mia sorella, l’ho scelto di fretta per sentirti rispondere ma allora sei una ladra! E non era una battuta, sono abbastanza convinta che la zia lo pensasse davvero, ahimè. Per tacere dell’altra comare, sua sorella, che in uno scambio di battute con mia madre, alla quale dicevo che quando me ne andrò sarà in un posto lontano da dove non farò ritorno, lontano principalmente perché non veda l’enorme disordine segnaletico che renderà inutile l’uso di un navigatore satellitare per trovare la strada, si è gettata in una infinita predica specificando come aveva sapientemente risposto a quella ingrata di sua figlia che aveva osato dire la stessa cosa, metti qua le chiavi e vai, prendi e vai, se te ghè corajo e guardala ben la porta. Dopo qualche minuto di tacita sopportazione, ho detto si si, infatti e me ne sono andata dall’unico cugino con cui mi sembra di avere qualcosa a che spartire.

Uno molto paziente, in realtà, per cui mi pare di avere anche avuto una semi- mezza- pseudocotta in età preadolescenziale, e soprattutto prima che lui decidesse di prendere dieci chili e rasarsi i capelli a zero virgola cinque. Di solito lo chiamano il milanese, perché abita là da una quindicina d’anni. Ci siamo riempiti dei discorsi sul mondo bello e giusto, sugli stranieri e i gay finalmente accettati, su noi stessi non portati per il matrimonio e destinati allo zitellaggio perenne, sul mondo che tanto ci piacerebbe, insomma. Lui si porta dietro quel minimo di fascino oratorio che alleggerisce i pranzi di parenti, tratta i troppi vecchi come se fossero dei quarantenni rompiscatole e lagnosi e ha un sorriso per tutti. Un mezzo alternativo, come me. Mi chiedo se gli “alternativi” stiano solo nelle grandi città, perché abbiamo bisogno di un’importazione massiccia nelle provinciuole venete.

Poi stasera ho ripensato a quel discorso che tutti, dopo aver visto i più antipatici e meno saltuari parenti, fanno – o sicuramente almeno pensano: noi siamo migliori, non siamo così, ci salviamo. Forse non è questione di meglio o peggio, ammesso che esista un modo di esistere e di co-esistere migliore di un altro, e non è nemmeno questione di essersi salvati dallo tsunami della mediocrità piccolo-borghese. Quella è sempre in agguato e basta poco a scivolarci dentro. È solo una questione di conti: il bilancio delle ragioni di vita che abbiamo conservato, di sogni che abbiamo coltivato e di quelli cui abbiamo rinunciato perché stonavano nel palco della nostra vita, o perché alla fine erano sbagliati per noi, non ci si conformavano. Sono loro però a costruirci centimetro per centimetro: le nostre ali mozzate, i nostri occhi chiusi, i nostri uteri ricuciti, le nostre albe e le nostre stelle mancate. Sono loro a crearci, a renderci così intollerabili agli occhi della nostra stessa famiglia, perché alla fine abbiamo lasciato indietro tutti le stesse cose. E pensiamo di averlo mascherato bene, che nessuno se ne sia accorto. Ma nessuno pensa mai che a ridere di sé stessi è tutto guadagnato.
Ti aspetterò la notte, eterna mia ossessione. - G.N. 
coccola5

2 commenti:

  1. Tesoro mio <3
    Purtroppo noi donne siamo molto sensibili, e anche le più forti finiscono nel tunnel dell'ansia, prima o poi. E' vero, come dici tu basterebbe riderci sopra e la vita sarebbe più leggera. Purtroppo, è una bella teoria, ma la pratica è più che mai difficile. Bentornata sul blog <3

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  2. In realtà, mi riferivo alle "aciditudini" che ritroviamo in certi parenti, spesso anche un po' attempati, che sembrano incapaci di riservare agli altri commensali una parola gentile od un sorriso. Ecco, temo che in quel momento si possano contare le ragioni di vita rimaste. C'est ca. :)

    coccola5

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