mercoledì 8 agosto 2012

Let your soul gravitate to the love

Una settimana fa, più o meno. Sono alla cassa del supermercato, quando incontro Massimo. Non è un amico di famiglia, ma qualche anno fa era venuto a un campo-scuola in veste di ‘cuoco’, e mi era piaciuto come persona. Mi chiede come sto, i miei, niente vacanze?, l’università e poi mi chiede perché non sono al campo. Ho litigato con don D. Non che sia un evento epocale, e poi vi dirò perché. Ah, pure io. Non possiamo portare Alice con noi., mi spiega velocemente. Mi spiace, ma che è successo?, cerco di indagare. Pare che non sia gradita… a quel punto me ne resto in silenzio, tra il dispiaciuto e l’atterrito. Già, perché se Alice non può venire nemmeno con i suoi genitori, non è un gran segno.
La ragazzina è lì con il padre, lo aiuta a mettere la spesa nei sacchetti, ogni tanto mi dice qualcosa mentre aspetto di appoggiare la spesa sul nastro. È bellissima, e tiene in mano un vecchio modellino di SailorMoon. Ha gli occhi blu, e i capelli ricci e selvaggi. A fine spesa ci salutiamo, speriamo di vederci presto, ma sì dai.
Alice è autistica, ma saluta sempre la cassiera al supermercato. Sorride a tutti e quando non ha una crisi di rabbia è dolcissima. Sempre lì, nel corridoio stretto fra una cassa e l’altra, tra la fretta della gente che deve andare, Massimo mi dice: “La gente si accorge che ha dei problemi perché saluta sempre tutti.” Ce ne fossero di più di persone come Alice.

E poi questa settimana. Mercoledì scorso è sparito Mario, il mio micio nero. Lo avevamo preso solo tre settimane fa, aveva cinque mesi, e mi saliva sulla schiena, le gambe, dormiva attaccato alla mia testa. Dopo i primi due giorni di lutto, e dopo aver sentito i vicini per sapere se è caduto nuovamente nel loro giardino, metto fuori degli avvisi. Tanto non li leggeranno neanche, penso. Nel frattempo continuo le ricerche e lascio il mio numero di cellulare a destra e a manca. Stamattina mi chiama una signora per dirmi che ha visto il gatto nel nostro quartiere, su un tetto, e che non è riuscita a prenderlo. Poi esco per prendere il pane, il latte e la gente mi chiede se ho ritrovato il gatto, che hanno letto l’annuncio, che gli dispiace.

Allora mi viene da pensare che non è tutto perduto. Forse si può salvare qualcosa di quest’Italia un po’ marcia, un po’ allo scatafascio. Forse non siamo tutti egoisti e opportunisti come ci dipingono i giornali. Chi lo sa, magari è solo una mia illusione, ma mi piace. Me la voglio tenere stretta. Me le stringo forte queste persone che sanno convivere con i loro problemi, non se ne vergognano e non li chiudono fra le mura di casa a doppia mandata. Questa gente che si preoccupa per il mio gatto. Questi miei parenti stranieri che, venuti dal Canada, hanno portato tanta gioia. Sapete cosa mi ha detto mia zia (la sorella di mia nonna) appena scesa dall’aereo? Come stai? Ah, sto fin troppo bene. A 73 anni.

In questi momenti ritorno in rotta con il mondo, compenso tutti quei momenti di stanchezza, di rabbia, di gente che non ha capito (o che non ho capito io). Me ne frego se questo post fa tanto hippy (i miei amici pensano che lo sia tutto il tempo, so no problem). Qualche anno fa ero stata a un incontro di Patch Adams, ci ha fatto fare un gioco. Cominciava così: I’m grateful for… (sono grata per…)
Sono grata per questi momenti, ecco.

coccola5
ps. titolo da Where is the love? dei Black Eyed Peas.

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