La ragazzina è lì con il padre, lo aiuta a mettere la spesa nei sacchetti, ogni
tanto mi dice qualcosa mentre aspetto di appoggiare la spesa sul nastro. È bellissima,
e tiene in mano un vecchio modellino di SailorMoon. Ha gli occhi blu, e i
capelli ricci e selvaggi. A fine spesa ci salutiamo, speriamo di vederci presto, ma sì dai.
Alice è autistica, ma saluta sempre la cassiera al supermercato. Sorride a tutti e quando non ha una crisi di rabbia è dolcissima. Sempre lì, nel corridoio stretto fra una cassa e l’altra, tra la fretta della gente che deve andare, Massimo mi dice: “La gente si accorge che ha dei problemi perché saluta sempre tutti.” Ce ne fossero di più di persone come Alice.
Alice è autistica, ma saluta sempre la cassiera al supermercato. Sorride a tutti e quando non ha una crisi di rabbia è dolcissima. Sempre lì, nel corridoio stretto fra una cassa e l’altra, tra la fretta della gente che deve andare, Massimo mi dice: “La gente si accorge che ha dei problemi perché saluta sempre tutti.” Ce ne fossero di più di persone come Alice.
E poi questa
settimana. Mercoledì scorso è sparito Mario, il mio micio nero. Lo avevamo
preso solo tre settimane fa, aveva cinque mesi, e mi saliva sulla schiena, le
gambe, dormiva attaccato alla mia testa. Dopo i primi due giorni di lutto, e
dopo aver sentito i vicini per sapere se è caduto nuovamente nel loro giardino,
metto fuori degli avvisi. Tanto non li
leggeranno neanche, penso. Nel frattempo continuo le ricerche e lascio il
mio numero di cellulare a destra e a manca. Stamattina mi chiama una signora
per dirmi che ha visto il gatto nel nostro quartiere, su un tetto, e che non è
riuscita a prenderlo. Poi esco per prendere il pane, il latte e la gente mi
chiede se ho ritrovato il gatto, che hanno letto l’annuncio, che gli dispiace.
Allora mi
viene da pensare che non è tutto perduto. Forse si può salvare qualcosa di
quest’Italia un po’ marcia, un po’ allo scatafascio. Forse non siamo tutti
egoisti e opportunisti come ci dipingono i giornali. Chi lo sa, magari è solo
una mia illusione, ma mi piace. Me la voglio tenere stretta. Me le stringo
forte queste persone che sanno convivere con i loro problemi, non se ne
vergognano e non li chiudono fra le mura di casa a doppia mandata. Questa gente
che si preoccupa per il mio gatto. Questi miei parenti stranieri che, venuti
dal Canada, hanno portato tanta gioia. Sapete cosa mi ha detto mia zia (la
sorella di mia nonna) appena scesa dall’aereo? Come stai? Ah, sto fin troppo bene. A 73 anni.
In questi
momenti ritorno in rotta con il mondo, compenso tutti quei momenti di
stanchezza, di rabbia, di gente che non ha capito (o che non ho capito io). Me ne
frego se questo post fa tanto hippy (i miei amici pensano che lo sia tutto il
tempo, so no problem). Qualche anno
fa ero stata a un incontro di Patch Adams, ci ha fatto fare un gioco. Cominciava
così: I’m grateful for… (sono grata per…)
Sono grata per questi momenti, ecco.
coccola5
ps. titolo da Where is the love? dei Black Eyed Peas.
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