Le sue
dita viaggiano sul pianoforte, scalano le montagne. Spalmano burro la mattina
su un toast.
E le mie cugine canadesi, in Italia da tre settimane, che
ancora mi guardano stupite quando sorrido preparando la pasta e la tavola
lavando i piatti e asciugandoli. Quando ripiego parlo in inglese ascolto mia
madre che interrompe. L’America è una cosa alla volta, è andare piano, è il
caos a casa, è la moquette sporca, ma tu non lo saprai mai. Mi guardano quando
ascolto paziente i miei di cinquant’anni, mia nonna, chiacchiero e le asciugo i
piatti, e solo di rado mi irrito davvero. Credo che lo trovino assurdo,
inconcepibile.
Siamo state a vedere il castello della mia cittadina e mi hanno detto solo “che bella vista”. Un castello di quasi 900 anni con la cinta muraria completamente intatta. E hanno camminato tra le strade di Venezia senza sapere che fra cinquant’anni niente di tutto ciò potrebbe essere scomparso, sommerso dall’Adriatico. Senza sapere delle maree che la sconvolgono, dei panchetti alti solo trenta centimetri e i piedi comunque fradici.
Siamo state a vedere il castello della mia cittadina e mi hanno detto solo “che bella vista”. Un castello di quasi 900 anni con la cinta muraria completamente intatta. E hanno camminato tra le strade di Venezia senza sapere che fra cinquant’anni niente di tutto ciò potrebbe essere scomparso, sommerso dall’Adriatico. Senza sapere delle maree che la sconvolgono, dei panchetti alti solo trenta centimetri e i piedi comunque fradici.
L’Italia
si inantichisce senza che la gente se ne accorga. A volte si crepa un filo, ma
quasi nessuno lo sa.
I nostri monumenti non sono ‘vecchi’, sono ‘antichi’. Ci avete
mai pensato? In quest’ondata di nuovo, di frivolezza portata dalle mie cugine,
mi sono posta una domanda stupida: cos’è che stiamo diventando? Antichi o
semplicemente vecchi? E se siamo così pazienti, se tolleriamo che i vecchi
schiaccino noi giovani, non siamo forse un po’ vecchi anche noi? O siamo antichi come le mura del mio
castello, come il Colosseo?
I monumenti sono ‘antichi’ perché hanno un valore storico e culturale. Ma noi non siamo solo vecchi, non ci portiamo solo dietro anni e anni di ‘taci!’, di tabù, di tradizioni e di proverbi? Al contrario dell’italiano, l’inglese non ha quasi proverbi: ha espressioni idiomatiche, ma non proverbi autoctoni. Anche nazioni come la Cina e il Giappone abbondano di proverbi, proprio come noi, e vivono la nostra stessa contrapposizione tra vecchi e giovani. Solo che i giovani orientali stanno trovando una propria strada, e dunque vecchio e nuovo convivono, mentre ho l’impressione che in Italia il primo abbia fagocitato il secondo, lo abbia strangolato senza pietà.
I monumenti sono ‘antichi’ perché hanno un valore storico e culturale. Ma noi non siamo solo vecchi, non ci portiamo solo dietro anni e anni di ‘taci!’, di tabù, di tradizioni e di proverbi? Al contrario dell’italiano, l’inglese non ha quasi proverbi: ha espressioni idiomatiche, ma non proverbi autoctoni. Anche nazioni come la Cina e il Giappone abbondano di proverbi, proprio come noi, e vivono la nostra stessa contrapposizione tra vecchi e giovani. Solo che i giovani orientali stanno trovando una propria strada, e dunque vecchio e nuovo convivono, mentre ho l’impressione che in Italia il primo abbia fagocitato il secondo, lo abbia strangolato senza pietà.
Forse è per questo che la visita delle mie cugine, così
leggere e spensierate, così bambine, i loro modi incuranti della nostra cara italianità, del nostro caffè pasta pizza
polenta, mi hanno quasi irritato. Mi ha messo di fronte al fatto compiuto, all’italico
vecchiume. Sembra quasi un vecchio mobile, talmente vecchio che il legno è
buono solo come legna da ardere, e intanto manda odore di stantío.
Ma mi ha anche fatto capire che, per quanto mi ostini ad
ostentare il contrario, per molti versi sono italiana fin nelle viscere. Non potrei
mai rinunciare alle nostre chiacchiere continuamente interrotte, spettegolate e urlate, a questo nostro
farci sentire. Non potrei mai rinunciare al nostro caffè pasta pizza polenta. Lasciatemelo
dire, non saprei rinunciare nemmeno a mia madre sempre così italianamente preoccupata, così
premurosa, così quasi agenda personale.
Non potrei
rinunciare a visitare la storia solo camminando tra le vie di Verona, ad
immaginare i gladiatori dentro al Colosseo, gli attori tragici che urlano all’Arena,
e li si sentiva fino all’ultima gradinata. È probabile, infine, che nonostante
tutti i nostri ‘io ai mondiali non tifo l’Italia perché non mi sento italiano’
e ‘la bandiera non la appendo neanche se mi pagano’, io sia una tipicissima
italiana, né più né meno di tanti altri che fanno tutte queste scene
esattamente come me.
E non che questo sia un elogio dell’Italia, è anzi un elogio del viaggio. È il bello di volersi altro da sé, di partire verso l’altro senza lasciare a casa l’io. È il bello di mescolare due culture tanto diverse, ma diverse, non migliori o peggiori.
E non che questo sia un elogio dell’Italia, è anzi un elogio del viaggio. È il bello di volersi altro da sé, di partire verso l’altro senza lasciare a casa l’io. È il bello di mescolare due culture tanto diverse, ma diverse, non migliori o peggiori.
coccola5
Nonostante cerchi di allontanarmi il più possibile dall'essere "Italiana", una cosa mi resta dentro, indelebile: l'amore per la cultura. L'orgoglio di poter pensare "hey, saremo anche dei mangiaspaghetti, ma la cultura è nata qui". E la speranza è sempre la stessa: quella che prima o poi anche l'italiano medio impari ad apprezzare e rispettare le bellezze artistiche del suo paese, di curarle e di trarne beneficio senza sciuparle...
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