giovedì 24 gennaio 2013

Beffardi


Apro la pagina di Repubblica e la prima notizia che mi balza all’occhio riporta “Cronache dell’Italia in crisi – così siamo diventati indigenti”. Leggo le storie di cinque, sei persone che non arrivano a fine mese, o ci arrivano a filo, per miracolo. Una cassiera, un’operatrice di call center, un panettiere, un padre divorziato. Non sono più casi a parte, isolati, sono la normalità. Ci dicono che siamo regrediti di ventisette anni, e non si può dire il contrario.

Mi viene da piangere leggendo quelle notizie, e nel frattempo mi sento stupida come la Fornero quando annunciava l’aumento delle tasse. Non si può piangere, si può solo resistere. Non possiamo permetterci di crollare, scrivevo poco fa su Fb a Tizy. Possiamo solo continuare a camminare, evitando di volgere indietro lo sguardo nella speranza che, prima o poi, le cose miglioreranno.

Mi viene da piangere anche perché, leggendo queste storie, mi vedo fra un paio d’anni. Mi aspetta lo stesso futuro, la stessa miseria, se rimango in Italia. Come abbiamo potuto cadere tanto in basso, mia cara Italia? Come abbiamo potuto guardare indifferenti l’avanzare, lento e inesorabile, di questo sfacelo? Ma soprattutto, come possiamo ignorarlo ancora, fingere che non esista? Non c’era bisogno che Repubblica raccontasse queste storie, mi basta andare in paese per sentirne altrettante, forse anche peggiori. L’anno scorso, quando il Tramigna ci ha allagato il centro storico, sono andata a prendermi un paio di infradito al negozietto di scarpe. C’era odore di muffa, di stantío, dopo due mesi, e la proprietaria è scoppiata a piangere davanti a me. “Come facciamo adesso, con centomila euro di danni?”, mi ha detto.

Come faremo? È la domanda che mi pongo più spesso ultimamente. Se non facciamo niente nemmeno per chi non ce la fa, se non abbiamo un briciolo di sensibilità… come faremo? Che razza di Paese siamo che trascura i propri cittadini, che li prende in giro, la cui classe politica siede beffarda sui propri troni voltando la faccia?

coccola5

fonte: Repubblica

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