Questa settimana è cominciata
in modo orribile, quasi ironico. Lunedì mattina, tornando a casa, un ragazzo mi
è venuto addosso in macchina. Io dovevo svoltare a sinistra, e complice anche
il fatto che avevo messo tardi la freccia, la prima auto dietro di me mi ha
suonato e mi ha schivata, mentre la seconda mi ha presa. La parte peggiore è
stata il rumore delle lamiere che si scontravano frangendosi. In qualche modo
ho accostato appena all’ingresso del parcheggio, poi sono scesa dalla macchina
e per un paio di minuti buoni sono rimasta confusa e spaventata a guardare la
strada, incapace di attraversarla. Nel frattempo si erano fermati anche i
carabinieri, che erano dietro di noi, per capire cosa fosse successo. Io e il
ragazzo abbiamo compilato la constatazione amichevole, poi abbiamo staccato un
pezzetto del mio paraurti che grattava contro la ruota e sono tornata a casa. Per
tutta la settimana non sono riuscita a togliermi dalla testa la sensazione che,
se fossi stata più attenta, avrei potuto evitare l’incidente.
Come se non bastasse, ieri
sera mia madre si è messa a dire strane cose su F. e il suo ragazzo. Quando fa
così, mi da sui nervi in un modo pazzesco. Inizia sempre con ma non è normale che... e io mi sento
prudere le mani. Non riesco a sopportare questi discorsi assurdi, che partono
dal presupposto che solo il suo mondo sia normale, mentre tutti quelli che
sfuggono ai suoi parametri siano strani, e quindi necessariamente sbagliati. Che ve lo dico a fare, è una
concezione del mondo che non mi appartiene, sono troppo abituata a vederne di
cotte e di crude per pensare di essere nel giusto, di avere tra le mani una
qualche verità su come si debba o dovrebbe vivere. A me basta che mi sta
intorno sia felice, o per lo meno stia bene, e se è così vuol dire che non sta
sbagliando. Ognuno a suo modo. È la
mia unica filosofia, o per lo meno l’unica
cosa che mi sembra di aver compreso in 22 anni che sono al mondo.Il tutto mi ha particolarmente infastidito perché si tratta di F., la mia più
cara amica, e vorrei evitare che le spietate critiche di casa mia toccassero
anche lei. Sono così selettiva, e lei è una delle poche a cui ho trovato meno
difetti che agli altri, o ne ho visti di trascurabili. Mi spaventa la
possibilità di ritrovarmi a pensare che, sotto sotto, ha ragione mia madre, di
lasciarmi condizionare da lei. Mi spaventa il fatto che, se le dessi ragione,
potrei escludere F. dalla mia vita. Per me è questione di un attimo allontanare
le persone.
Alle volte mi faccio paura. Questo
mio selezionare, questa mia insoddisfazione nei confronti delle persone e della
vita, questo mio sentirmi su un binario diverso da quello di tutte le altre
persone. Mi ritrovo a pensare, e mi odio per questo, che se fossi normale, più conformista e conforme le
cose sarebbero più semplici. E forse è vero, ma sarebbero anche più
superficiali. Alla fine, sensibilità significa anche sofferenza, accettare che
sarà difficile trovare qualcuno all’altezza delle tue aspettative, dei tuoi
standard troppo elevati. E che, se lo troverai, sarà stata un’immensa fortuna,
sarà probabilmente l’unica persona, o quasi.
Accendo Gianna, allora. Quando
mi ritrovo in questo sconfinato vortice di pensieri, nel circolo vizioso delle
mie ansie, quando la mia testa esce dall’orbita. Accendo il suo disco intanto
che stiro, e la sua musica, la sua bellissima voce si portano via tutti i
pensieri. Ancora una volta, la sua poesia compie miracoli. Altro che i santi.
Pendo
dai tuoi sogni,
veglio su di te.
G. N. – Meravigliosa creatura
veglio su di te.
G. N. – Meravigliosa creatura
coccola5
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