venerdì 25 gennaio 2013

Pendo dai tuoi sogni

In questi giorni ho riscoperto la musica di Gianna. Non che l’avessi ripudiata, ma avevo temporaneamente scordato il suo potere balsamico. Su di me, almeno.

Questa settimana è cominciata in modo orribile, quasi ironico. Lunedì mattina, tornando a casa, un ragazzo mi è venuto addosso in macchina. Io dovevo svoltare a sinistra, e complice anche il fatto che avevo messo tardi la freccia, la prima auto dietro di me mi ha suonato e mi ha schivata, mentre la seconda mi ha presa. La parte peggiore è stata il rumore delle lamiere che si scontravano frangendosi. In qualche modo ho accostato appena all’ingresso del parcheggio, poi sono scesa dalla macchina e per un paio di minuti buoni sono rimasta confusa e spaventata a guardare la strada, incapace di attraversarla. Nel frattempo si erano fermati anche i carabinieri, che erano dietro di noi, per capire cosa fosse successo. Io e il ragazzo abbiamo compilato la constatazione amichevole, poi abbiamo staccato un pezzetto del mio paraurti che grattava contro la ruota e sono tornata a casa. Per tutta la settimana non sono riuscita a togliermi dalla testa la sensazione che, se fossi stata più attenta, avrei potuto evitare l’incidente.

Come se non bastasse, ieri sera mia madre si è messa a dire strane cose su F. e il suo ragazzo. Quando fa 
così, mi da sui nervi in un modo pazzesco. Inizia sempre con ma non è normale che... e io mi sento prudere le mani. Non riesco a sopportare questi discorsi assurdi, che partono dal presupposto che solo il suo mondo sia normale, mentre tutti quelli che sfuggono ai suoi parametri siano strani, e quindi necessariamente sbagliati. Che ve lo dico a fare, è una concezione del mondo che non mi appartiene, sono troppo abituata a vederne di cotte e di crude per pensare di essere nel giusto, di avere tra le mani una qualche verità su come si debba o dovrebbe vivere. A me basta che mi sta intorno sia felice, o per lo meno stia bene, e se è così vuol dire che non sta sbagliando. Ognuno a suo modo. È la mia unica filosofia, o per lo meno l’unica cosa che mi sembra di aver compreso in 22 anni che sono al mondo.Il tutto mi ha particolarmente infastidito perché si tratta di F., la mia più cara amica, e vorrei evitare che le spietate critiche di casa mia toccassero anche lei. Sono così selettiva, e lei è una delle poche a cui ho trovato meno difetti che agli altri, o ne ho visti di trascurabili. Mi spaventa la possibilità di ritrovarmi a pensare che, sotto sotto, ha ragione mia madre, di lasciarmi condizionare da lei. Mi spaventa il fatto che, se le dessi ragione, potrei escludere F. dalla mia vita. Per me è questione di un attimo allontanare le persone.

Alle volte mi faccio paura. Questo mio selezionare, questa mia insoddisfazione nei confronti delle persone e della vita, questo mio sentirmi su un binario diverso da quello di tutte le altre persone. Mi ritrovo a pensare, e mi odio per questo, che se fossi normale, più conformista e conforme le cose sarebbero più semplici. E forse è vero, ma sarebbero anche più superficiali. Alla fine, sensibilità significa anche sofferenza, accettare che sarà difficile trovare qualcuno all’altezza delle tue aspettative, dei tuoi standard troppo elevati. E che, se lo troverai, sarà stata un’immensa fortuna, sarà probabilmente l’unica persona, o quasi.

Accendo Gianna, allora. Quando mi ritrovo in questo sconfinato vortice di pensieri, nel circolo vizioso delle mie ansie, quando la mia testa esce dall’orbita. Accendo il suo disco intanto che stiro, e la sua musica, la sua bellissima voce si portano via tutti i pensieri. Ancora una volta, la sua poesia compie miracoli. Altro che i santi.
Pendo dai tuoi sogni,
veglio su di te.
G. N. – Meravigliosa creatura

coccola5

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