Strano
come la vita alle volte ci trasformi. O assopisca, anche solo per un periodo, chi
siamo e sogniamo di essere. Ho cominciato a pensarci tempo fa, quando mia
sorella ha confermato alcune mie impressioni sul suo fidanzato, S. Spesso e
volentieri la vedevo nervosa a causa sua, e tuttavia mi era sempre parso che
fossero una coppia affiatata, che non avessero quasi discussioni. Lui, in
effetti, era un po’ appiccicoso, le
era sempre accanto, e lei stessa mi aveva raccontato, con quella punta di
orgoglio tipica dei primi tempi di un amore, che si sentivano spesso, che si
tenevano costantemente aggiornati sull’andamento della loro giornata. La cosa
mi sembrava eccessiva, ma non avevo detto niente. Mia sorella, più giovane di
me, è di quella generazione che usa il cellulare molto più di me, in maniera
quasi ossessivo-compulsiva. E invece, poco tempo fa mi racconta che
effettivamente lui è molto geloso, non le lascia i suoi spazi. Una sera, io e
lei usciamo per andare a teatro a Verona. Strada facendo, mi spiega che nel
pomeriggio ha avuto una discussione con lui, che preferiva lei rimanesse a
casa. Lo stesso era successo la scorsa estate, quando i miei genitori le
avevano suggerito di passare un paio di mesi all’estero per migliorare il suo
inglese. Alla fine, onde evitare scenate, le abbiamo consigliato di parlarne
con S. solo a biglietti aerei già acquistati. E grazie a dio.
Il
punto è che mia sorella è sempre stata una ragazza che teneva alle sue libertà,
ai suoi spazi. Ricordo ancora le lotte, effettivamente recenti e aspre, per
poter uscire quasi tutte le sere. In sostanza, per fare ciò che voleva. Io domani
sera ho gli scout, la sera dopo gli adolescenti, e quella dopo ancora voglio
uscire con i miei amici. In tutto quest’anno mi ha fatto un certo effetto
vederla così al guinzaglio, legata e
trascinata dai desideri e umori del suo ragazzo, decisamente condizionata da ciò
che lui riteneva lei potesse o non potesse fare. Uscire stasera sì, a quella
festa sabato no, con lei no, lui meglio che non lo vedi.
A
Sanremo, Luciana Littizzetto parlava di uomini che amano male. È forse questo il caso? Sicuro di amarmi se desideri
soffocarmi, costringermi in un angolo di vita? Se tu questa sera non esci e
allora vuoi che io faccia altrettanto?
Gelosia che ti porta
via, cantava Gianna
Nannini in una vecchia canzone. Non ti fa
dormir, la gelosia. Sapete, a mia sorella io parlo tanto di libertà, le
ripeto come un mantra di essere il più libera possibile, almeno adesso, almeno
a vent’anni. È questo il tempo. Quando avremo quarant’anni e qualche grinza,
saremo donne irrigidite dal tempo, dall’età e dalla vita, e sarà tardi per
essere libere. Non è pessimismo, è puro e semplice realismo. Eppure, eppure ho
una terribile paura che un giorno ci sarà qualcuno al mio fianco e mi lascerò
condizionare anch’io, lascerò assopire la mia libertà.
Non
è questo un inno alla libertà, piuttosto a non dimenticarci di noi. A risorgere
sempre dalle nostre ceneri come l’araba fenice. Non si tratta di avere delle
pretese, piuttosto di rivendicare un nostro sacrosanto diritto, quello di
ricordare che siamo donne ed eguali a loro.
Anche migliori.
coccola5
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