lunedì 16 agosto 2010

Libera le nostre parole

Vi capitano mai dei giorni in cui non ne potete più di parlare d’amore, di etica, di che cosa è giusto o sbagliato?  A me ogni tanto sì. Con la mia indole un po’ da maestrina, sebbene cerchi di dissimulare, capitano non troppo spesso, ma sono liberatori. Sono giorni in cui semplicemente non hai la minima intenzione di illuderti che il mondo sia anche solo un grammo migliore di quanto in realtà non sia. In pratica?
 
In pratica oggi sono andata disastrosamente al supermercato: prima di partire non riuscivo a trovare le chiavi dell’auto che poi, guarda caso, erano sotto ai miei occhi. Sono partita e ho lasciato a casa la lista della spesa. Troia!, ho esclamato a voce alta (il “porca” lo ometto da un po’!), ho cercato di ricordarmi e di prendere tutto quello che mi ricordavo. Poi ho chiamato a casa. Ciao mamma, sono io.- dico senza illudermi che non se ne sia già accorta. E infatti. Hai lasciato la lista a casa. Tono canzonatorio che difficilmente non mi dà ai nervi, ma oggi non è così. Mi fa un breve elenco delle cose, scopro di aver preso quasi tutto. Meglio di quanto non pensassi, mi dico. E filo a pagare.
Ora, nessuno cerchi di giustificare le cassiere. Fuori dal supermercato saranno anche le persone più interessanti e intelligenti di questo pianeta, ma le chiacchere alla cassa mi irritano maggiormente dei discorsi delle malelingue di un paese di quarantasette abitanti. Non ce l’ha un euro?, mi dice.[ E già lì. Porca eva, non puoi dire in bell’italiano, che male non fa, scusi, non ha per caso un euro?. È gentile, bello da sentire e mette di buon umore, anche per il fatto che si scusa per averti rotto le scatole.] Guardi, neanche mezzo. (devo aver risposto comunque qualcosa di similmente antipatico) [e se anche lo avessi avuto, non telo avrei dato neanche morta, perché mi hai irritato con il tuo italiano] Ah, allora è messa come me. Non abbiamo mai manco uno spicciolo qui. [e chissenefrega?!, direte voi e francamente l’ho detto anch’io] Sorrisetto di circostanza, per me cosa più unica che rara. Già. [chiudiamo il discorso, che dice?!] Mi dà il resto. Beh dai, adesso ce l’ha. [Controffensiva antipatica e, in fondo, comprensibile]. Un unico pensiero: ma vaffanculo, stronza.
 
Ecco, questi confronti tra la parola e il pensiero mi danno un senso di libertà assoluta. Conosco un sacco di commesse e cassiere, (E. fa il commesso, per esempio, e per me è una persona fondamentale) simpaticissime, bravissime, adorabili. Però la chiacchera sui centesimi alla cassa proprio no. Che poi mi ero svegliata mezz’ora prima, avevo degli occhi struccati osceni e si vedeva. E poi E. non li fa questi discorsi, anche quando lavorava in ristorante difficilmente l’ho sentito usare i convenevoli. Non li uso mai nemmeno io, sono troppo schietta e “burbera” per queste cose. Per me sono un’arte da imparare, o meglio, come la matematica che non mi entra in testa.
 
E poi a pranzo da mia nonna. La mia cara nonnina. Davvero. Ho mangiato da lei quasi tutta la settimana, ma tanto è più contenta così, altrimenti ci chiama tutti i giorni due volte al dì (non scherzo). Un bel pranzo, tante parole vere e tante risate, come piace a me, poi prima di andare via, la ragguaglio sull’incontro al supermercato (mi aveva dato una mano a trovare il cioccolato, come vi dissi sono peggio degli uomini più scansafatiche!): Nonna, ti devo proprio dire una cosa: quel vestito nero a fiorellini che avevi stamattina proprio no, eh?! Fa molto vecchia vedova triste e sconsolata. E lei ride con noi. Quando le dico queste cose si diverte, che non vuole andare in giro vestita da vecchia, lei. E mia cugina: ah, quel vestito?!?! Eh no, nonna, proprio no. È troppo da vecchia. Mia nonna ride e finge di correrci dietro, come quando litigavamo quando eravamo piccoli. Discutevamo un sacco, a riprova della nostra linguaccia e del nostro bellissimo rapporto di ora.
 
E dopotutto, ti adoro, mondo.

coccola5
Ps. Checchè se ne dica, noi non siamo i nostri genitori. Le loro colpe (e i loro difetti) non ricadono copiosamente su di noi. Ogni individuo ha una propria testa e la possibilità di scegliere.
 
La libertà è come l'aria: si vive nell'aria; se l'aria è viziata, si soffre; se l'aria è insufficiente, si soffoca; se l'aria manca si muore. don Luigi Sturzo. -Per una volta non sono parole mie. Sono stanca di scrivere teorie che raramente metto in pratica. Come quasi tutti gli altri, del resto, no?-
 
Pensieri disordinati di una ragazza un po’ acida.
 
Pps. La mia nuova collega C. (ho trovato un lavoro! Ma vi racconterò qualcosa prossimamente) mi sta proprio sul cazzo. Così si dice, mica mi sta antipatica oppure non ci si può proprio convivere, oppure non la reggo affatto. E vi spiegherò perché. Ma sappiate solo che lì dentro hanno tutti un’autostima di molto superiore alla mia. 


Ps3 (okay, mi arrendo!). Il post l'ho scritto ieri, buona lettura!

2 commenti:

  1. beh cavolo penso che questo villaggio sia di molto sotto la media.. quindi ora mi sto abituando al peggio in modo da poter dire, al prossimo lavoro, "finalmente un posto decente"!hai un bellissimo rapporto con tua nonna, anche io ce l'ho, e la cosa più bella, quella su cui hai proprio ragione, è che siamo persone diverse dai nostri genitori, che qualunque cosa abbiano fatto è giusto che si prescinda da loro nei rapporti in famiglia..per quanto riguarda la cassiera, no, non è il lavoro che più mi irrita... sai cosa mi da davvero fastidio?? le chiacchiere inutili delle parrucchiere che parlano tra loro quando ti tagliano i capelli e tu a far finta di niente.. ODIO!

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  2. guarda, non è tanto il lavoro della commessa quanto le chiacchere idiote e inutili che ti costringono a fare.. comunque le parrucchiere sono qualcosa che odio anch'io! L'ultima volta mi fa: "Ma non diverti quando vieni qui??" io non ho nemmeno risposto ("si... come no!")coccola5

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