mercoledì 1 dicembre 2010

Pensa che ogni cosa è un miracolo


Ci sono due modi per vivere la tua vita. Uno è pensare che niente è un miracolo,
l'altro è pensare che ogni cosa è un miracolo. 

  (Albert Einstein)
 



Ieri, in centro a … . Patrimonio dell’Unesco, leggiamo. In realtà non sono moltissime le cose da vedere nel centro storico, in una mattinata si visita ogni cosa. Scoviamo un venditore di pollo arrosto sulla strada, come una volta, dei ragazzini di una scuola in visita a Palazzo Bolìvar con le insegnanti, tanti visi felici.

In questi Paesi la gente è sempre felice, o per lo meno ha il sorriso sulle labbra. È il loro biglietto da visita, nonostante tutto. È pur vero che qui, Paese più sviluppato di altri del Centroamerica, la gente è un poco più “musona”, come ha detto mio padre. Un poco più triste, di quella tristezza radicata, quasi genetica, dei Paesi ricchi. Sembra quasi un segno che contraddistingue l’industrializzazione.



Per tornare all’albergo ci siamo fatti accompagnare da un taxi. In macchina non andava l’aria condizionata a proteggerci dall’umidità, abbiamo viaggiato con i finestrini aperti e la radio che cantava viva la revolucìon! Il taxista ha scambiato qualche parola con noi, anche se con fatica perché io non parlo particolarmente bene lo spagnolo e non capivo bene la sua pronuncia stretta. Intorno a noi, scene di povertà a due minuti dal centro. E i muri delle case, i murdi verdi, i muri rossi, i muri azzurro acqua, i muri gialli. I muri a testimoniare la forza e l’allegria. A testimoniare la speranza. Li guardavo ascoltando la musica, guardavo il paralitico avvicinarsi a noi tra le macchine ferme al semaforo. Sensazioni di una città.

Sapete qual è la cosa comica, strana? La parte storica della città coincide, bene o male, con quella povera. Quella che porta i segni della dominazione spagnola è decaduta, vive e prospera la parte nuova, costellata di grattacieli. Quasi che questo popolo voglia, tramite quest’inusuale spartizione dei quartieri, dire che di essere dominato, comandato non ne può più. Che vuole l’indipendenza.

Quella sopra è una frase di Einstein che ho sul profilo di Facebook da parecchio tempo. L’avevo scovata non mi ricordo bene come, ma ho sempre condiviso pienamente queste parole.
Si adattano perfettamente al documento As normal as you che avevo lasciato con link a GoogleDocs, alla mia vacanza dall’altra parte del mondo, a tantissime altre cose.

Io non credo che Einstein volesse semplicemente differenziare chi crede da chi no. Pensare alla propria vita come ad un miracolo continuo è un modus vivendi, un pensiero ricorrente che ci portiamo dentro per tutta la vita. I miracoli non sono soltanto quando un paralitico si alza e cammina come Lazzaro, sono anche la gratitudine per le piccole cose, il buon pensiero, il sole quando ci si alza la mattina. Svegliarsi sorridendo, pensando che sarà sempre meglio, come dice il buon Vasco.

coccola5

10 commenti:

  1. Leggendo le tue parole mi è venuta in mente una frase di Sant'Agostino che dice : " L'uomo ammira tante bellezze nella natura, ma egli stesso è un grande miracolo  " .

    Un saluto

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  2. Bello questo post,ha un non so chè di tranquillo e sereno nonostante tutto.
    La frase l'avevo già sentita,ma lipperlì non mi aveva entusiasmato troppo.
    Forse non ne avevo colto a pieno il significato,chissà..
    Riguardo al commento:grazie,davvero.
    Mi piacciono i commenti piuttosto oggettivi,i tuoi commenti mi servono parecchio perchè ultimamente sono talmente dentro le cose che ci vado a sbattere contro ogni volta che mi muovo di un cm.
    Riguardo e. beh...non posso che dirti che il tempo parlerà.
    Magari va e va pure bene,altrimenti resta comunque una bellissima amicizia no? :)
    Un abbraccio ;D

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  3. Sarìa un miracolo si tu scrivessi massa grande!

    Grazie!

    Saluti,
    Bak

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  4. L'ho notato anch'io, spesso, come il benessere porti il malessere.
    Laddove la società è sostanzialmente povera e quindi non c'è una guerra continua per la scalata sociale, per il posto di lavoro, per la casa più bella, per le vacanze più cool, quando insomma la realtà intorno a te è tutto sommato come te, a questo punto si sta bene. Cioè, non si ha una lira, si guadagnerà l'equivalente di un dollaro in un mese, però non gliene frega niente a nessuno.
    E a te in primis.
    Penso a Cuba, per esempio, che benché sotto dittatura è sempre piena di vitalità. Penso anche ad alcune rarissime zone del nostro (maledetto) Occidente dove, nonostante quasi due secoli di dominazione industriale, piccole comunità sono sopravvissute alla follia contemporanea.
    Per questo, ogni tanto, grido anch'io che un altro mondo è possibile.
    Respira più aria che puoi.

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  5. A me la sintesi piace poco,ti dirò.
    Perchè non è detto che sintetizzandoli i pensieri possano essere più chiari o migliori,anzi.
    Quindi per me è meglio se continui con i tuoi lunghissimi post xD
    Riguardo al giochino se vuoi ti passo tutte le domande,così non stai neppure dietro a me,no? :)
    I trucchi e i vestiti,come il resto,mi piacciono molto.
    Anche se mi ricordo che un tempo me ne fregavo tantissimo,adesso lo considero quasi un esprimere me stessa.
    Del resto però certi giorni che sono proprio stanca ecc, mi verrebbe voglia di prendere e buttare tutto nel cesso uscendo così come sono.
    Salvo poi non avere proprio il coraggio di farlo XD
    La mia faccia truccata mi ha creato una certa dipendenza,aborro quella senza fondotinta,come minimo. -.-
    L'opzione di diventare lesbica da una parte mi risolverebbe davvero tantissimi problemi,il punto è che davvero non riesco a farmele piacere le donne,non in quel senso almeno :(
    E i brodini e le pillole me le ha date la dietista,dopo avermi detto che dovrei avere il vitino alla audrey hepburn,che chiaramente non ho -.-

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  6. mai sentita quella frase ma è davvero molto bella e dovremmo un pò tutti affrontare la vita così, ricordando queste parole... a volte si vive come un danno, ma se ci si riflette è un dono meraviglioso...
    baci

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  7. Proprio un bel post. Ed è vero, se guardiamo alle popolazioni meno fortunate di noi a livello economico, notiamo che paradossalmente sono molto più sorridenti... forse perchè chi ha tanto non riesce ad apprezzare le cose fino in fondo? Troppi stimoli e nulla su cui soffermarsi in profondità?
    Baci

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  8. @ mrLoto: molto vero, secondo me. Ma vale anche il contrario: l'uomo spesso ammira più sè stesso che la natura.
    @ susy1990: grazie, bellissima. E perdona la mia latitanza dal tuo blog. =)
    @ candylovesme: riguardo E., mi basta (e desidero) che resti una bellissima amicizia. Tra l'altro in questi giorni me lo sono un poco tolto dalla testa. Non che faccia male, ogni tanto. Riguardo il commento, ma figurati. Dovere di blogfriend.
    @ bakbakunin: questione di estetica del blog. Tutti i post sono scritti così, e non so come fare per impostare Georgia (grandezza 10) come font per tutti i post.. sono un po' arretrata in realtà, quanto a Splinder! =)
    @ Fabiano: perdona la mancanza di pazienza per scrivere il tuo nome con minuscole, maiuscole e numeri, ho semplificato! =)) Comunque grazie a te per la visita! =)
    @ LogorroicaMente: concordo in ogni parola. Non che il benessere, ma la felicità da noi è quasi un'eccezione. E sempre contornata di se.
    @ RamyRamy: grazie mille del tuo commento. Perdona la latitanza dal tuo blog. =)
    @ pequenaeva: sono fondamentalmente d'accordo, anche se non trovo sia semplicemente una questione di avere tutto e, di conseguenza, troppi stimoli. Credo che dipenda anche (e soprattutto) dal fatto che, in un Paese povero, la gente cerca le cose perchè ne ha bisogno, in quelli ricchi li cerca perchè, pur non avendone bisogno, li divinizza. Diventano potenziali tramite per la felicità. Sarebbe più semplice se li comprassimo senza illuderci. =)

    coccola5

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