martedì 25 gennaio 2011

Scuola e co.

Tra quattordici minuti prenderò il treno per andare in università. Ho quattro ore di lezione, ma non ho voglia di andare.
Incontrerò la mia prof di Lingua Tedesca in treno, che mi racconterà delle stranezze delle scuola italiana.. Sai che voglia di ascoltare. Non tanto per lei, quanto perchè non mi sembra possibile trovare qualcuno contento dell'Italia.

Io non sono ministro e probabilmente non sono la persona adatta per giudicare una riforma. Mi sono sempre opposta ai tagli alla cultura e all'istruzione. All'epoca c'era anche qualche coraggioso felice della riforma. Degli insegnanti con cui ho parlato sinora, non ce n'è uno soddisfatto. Mi sembra un giudizio più eloquente, competente e adatto del mio.

Ad ogni modo, tagliamo ancora. E ancora. E ancora. Quando poi gli studenti non sapranno più che Roma è la capitale italiana e che Trento non è in Piemonte (qualcuno di mia conoscenza lo crede davvero), quando non avranno la più pallida idea di chi fosse Manzoni, allora forse faremo qualcosa in merito. O forse taglieremo ancora. Anzi, chiudiamole queste scuole, no? Tanto pare che non freghi niente a nessuno.

Vi lascio con un ultimo pensiero, condiviso con mio padre. Non mi convincono i partiti di destra nè quelli di sinistra, anche se reputo questi ultimi il male minore. Ma perchè, trattandosi del futuro del mio Paese, mi trovo costretta a scegliere il male minore e non il bene migliore?

coccola5 - Ci sentiamo questa sera, tempo libero permettendo.

8 commenti:

  1. Che dirti... sono d'accordo con te!

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  2. :) Grazie. Mi sento così impotente, e la cosa mi fa male. Uffa.

    coccola5

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  3. Condivido il tuo pensiero, e aggiungo che un popolo ignorante crea meno problemi al governo. Purtroppo, siamo arrivati a questi punti.

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  4. E se qualcuno lo proponesse realmente, di chiudere le scuole, forse non ci sarebbe nemmeno quella levata di scudi che sarebbe logico immaginare.
    Noi, un Paese così, ce lo meritiamo. Questa è la verità.

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  5. Decisamente concorde. Lo meritiamo, punto e stop. Mi ripeto che perfino i tunisini sono più attenti alla loro democrazia di noi: almeno loro, quando non ne hanno potuto più, sono scesi a manifestare contro il loro premier. Noi, con tutto questo, lo difendiamo ancora...

    coccola5

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  6. Hai centrato il punto, esattamente.
    Noi si è qui a lamentarci, ad indignarci, a domandarci.
    Ma qualcuno che s'incazza dov'è?

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  7. a proposito, ho trovato un errore nel mio commento. Quel perfino suona decisamente di stereotipo. Come se i tunisini o gli egiziani ne fossero incapaci. Perdonami, consideralo come non scritto.

    coccola5

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  8. Io l'avevo interpretato come un "perfino loro che non hanno vissuto il Sessantotto, che non hanno storicamente grandi movimenti democratici come li abbiamo avuti noi". Niente di razzista, tranquilla! 

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