lunedì 23 maggio 2011

Un violento sentimento che mi ucciderà

L’amore uccide per davvero. (O quasi?)

La domanda che tutti, continuamente, ci poniamo è sempre la stessa: andrà tutto bene? E pur non sapendo trovare una risposta, segretamente e scaramanticamente, ci convinciamo che tutto andrà per il meglio.

Unite queste due frasi e slegate la seconda dal contesto dell’amore. Pensate alla seconda in maniera autonoma e indipendente. E immaginate di essere appena usciti dal concerto di Gianna Nannini, cui siete stati con degli amici, e di iniziare a parlare di una ragazza di 16 anni appena lasciata dal fidanzato. Ragazza che, per altro, ha successivamente tentato il suicidio. Non è riuscita in questo tentativo praticamente per puro caso, e al momento è imbottita di psicofarmaci fino al midollo. La diagnosi dei medici è stata semplicissima: fobia dell’abbandono, concretizzatasi dopo la fine della storia d’amore. Ma aggiungete a questo il fatto che fino ai cinque anni la bimba piangeva tutte le mattine per andare all’asilo, aggiungete che il padre si è scopato l’amica di lei, aggiungete di essere bella bellissima e comunque priva di forza interiore. Un bel dilemma, eh?

Andrà tutto bene? O la domanda giusta è questa: è andato tutto bene? Io non so rispondere, davvero. Lo vorrei ma non so rispondere a queste domande quando riguardano altre persone. Non posso farlo: ci vorrebbe un bel pelo sullo stomaco, che dite? Ma resta il fatto che l’amore uccide davvero. L’amore non scherza, ci violenta la vita e diventa come un maniaco sessuale che non ci dà tregua e ci pedina per le strade.

La prima volta che ho sentito questa frase sull’amore pensavo fosse soltanto una frase fatta, ero ben lungi dal realizzare quanto fosse vera. Ma poi.. al racconto su questa ragazza mi sono venute le lacrime agli occhi. Siamo abituati a sentire cantare, parlare, scrivere d’amore, ma a chiedersi se questo sentimento uccide sono in pochi.

L’amore ha quasi ucciso anche me. Come scrivevo nell’ultimo post, è stata Pazienza di Gianna a salvarmi la vita. Mi riferisco a JW: stava diventando un amore disperato, violento. Lui era terrorizzato dal mondo e alzava le zampe anteriori, si impennava e camminava all’indietro come un gambero. Non finivo a terra con una gamba rotta per poco, poco davvero. Quando si è imbizzarrito per strada è stato culo, come si dice, che non sia passata un’auto che avrebbe potuto travolgerci. Ma mi ha ucciso in senso metaforico, più che altro, sono fuggita prima.

Il fatto poi che vada tutto bene è qualcosa d’altro, di leggermente diverso. Ce lo chiediamo sempre, ce lo auguriamo giustamente. E però non riusciamo ad accettare che alle volte le cose non vadano bene affatto. Le cose che non vanno bene le chiamiamo errori di percorso, giornate storte, fate voi… Facciamo di tutto per non dirlo: non è andato tutto bene? Fermo! Aspetta, non devi dirlo, non si fa! Scusa, che hai detto? E pensare che ammetterlo sarebbe la cosa più semplice. Ripetete con me: è andato tutto a puttane, è andato tutto a puttane.

E poi? Poi cosa? No, dico poi, dopo averlo ammesso, che ce ne facciamo di questo mea culpa? Se può consolarvi, non lo so bene neanch’io. Mica mi hanno dato la palla di cristallo o il libro Verità Assoluta: una risposta ad ogni domanda. Mi dispiace, avevano venduto tutte le copie prima che potessi comprarlo. Conosco un sacco di gente che ce l’ha. Quindi non so bene che si fa, e allora vado per esclusione delle ipotesi.

Ricominciare dagli errori e chiedere scusa a quanti abbiamo ferito. Si può fare, ma c’è un problema: il fatto che una persona ci perdoni, accetti che tutto è andato a puttane, non vuol dire che se lo dimentichi. Nel vostro rapporto, resterete tu, lei e quello che è andato male. Malgrado tutta la sua buona volontà.

Resettare tutto. Formattare la mente, le persone. È l’ipotesi che preferisco. Abbiamo mandato a puttane la famiglia con il divorzio, per esempio? Ok, non si piange sul latte versato. Ma possiamo bere il latte, ossia espiare la colpa, e riempire la tazza di nuovo, ma di thè, questa volta o di succo d’arancia. Cercare poi qualcun altro, cambiare le proprie priorità e mettersi alla ricerca di un altro compagno/a. Ripartire da zero assoluto. Fermare il motore per un po’, andare dal meccanico e poi riaccendere l’auto. Quando la riaccendi, quando inizi a versare e bere il thè, ha tutto un sapore nuovo, un sapore di gioia.

È vero, le persone non vanno a motore, non si fermano e accendono come macchine, ma ragionateci su: se io e una persona non andiamo d’accordo, che senso ha che ci logoriamo di litigate al puro scopo di continuare a vederci e tentare inutilmente di aggiustare i rapporti? Gli altri non dimenticano quello che è andato a puttane. Tanto vale lasciare perdere, risparmiare energie preziose e cercare qualcun altro.

Una piccola nota, solo una alla fine di questo post lunghissimo. (Ma se siete arrivati fin qui una riga in più non farà differenza.) Non versate il thè, non andate dal meccanico da soli. Prendete ciò che di buono è rimasto, un amico, il castoro ventriloco di Mr. Beaver, un animaletto, qualunque cosa non vi faccia sentire soli. Andateci con lui e resettate tutto. Non rimanete da soli, non espiate in solitudine.

E non confondete resettare con ricominciare.

Post ispirato da: “L’amore è un corridoio senza porte. È un violento sentimento che mi ucciderà.” (Gianna Nannini, Rock 2)

coccola5

domenica 22 maggio 2011

Musica ovunque andrai - Giannata 20 maggio 2011

E al microfono: Gianna Nannini.

20 maggio 2011, venerdì

È tanta e tale l’emozione nel ricordare questo fantastico concerto che fatico a iniziare a scrivere il post. Ma devo farlo e presto, altrimenti le parole mi tormenteranno nel sonno come ieri notte e trascineranno al mattino sonnambula sul divano.
Sono stata giannata. Ho finalmente ricevuto questo meraviglioso battesimo al rock e alla mia Gianna Nannini. Ma mica la sera del concerto il 20,ma  meno di un’ora fa in auto. L’iPod suona Scandalo, Scusa e poi parte Meravigliosa Creatura nella nuova versione rock. Ho un brivido: la voce inizia a cantare da sola e meravigliosamente canta. Meravigliosa creatura, sei sola al mondo. Meravigliosa paura di averti accanto.Finalmente sono riuscita a scandagliarne il senso e, come dice Gianna, ho capito perché la canzone non è dedicata ad altri, ma a sé stessa. E io cantando la dedico a me, a quella me che sono e che nasce ogni momento di sorriso, ma anche a quella me sempre migliore che ci sarà. Non so quando ma ci sarà. Eccola, la mia meravigliosa creatura.

E questo per tornare adesso alla cronaca di un concerto-amore. L’Arena di Verona è pregna di questa musica giannata e innamorata, l’Arena grida continuamente GIANNA! GIANNA! GIANNA! GIANNA! GIANNA!!! Per due ore di concerto c’è sempre qualcuno a gridare il suo nome, tra le luci dei gradoni di marmo illuminati di rosa e di blu. E Gianna c’è continuamente in ogni singola parola delle sue canzoni e in tutti i suoi movimenti sul palco. Grido anch’io il suo nome spesso, mi unisco alla folla urlante e innamorante.

Mi innamoro di Rock 2 con cui apre il concerto: la libertà è un gioco da bambini, ed ecco Gianna, puoi prendere e buttare all’aria tutto quel che c’è. … l’amore è un corridoio senza porte, è un violento sentimento che mi ucciderà. Che l’amore davvero uccide, l’ho scoperto solo mezz’ora dopo il concerto.

Ma poi il motore parte, come un diesel. Non romba subito, inizialmente Ogni tanto non infiamma l’Arena, bisogna aspettare Io e a quel punto il toro vede rosso. Gianna che fra ritornello e strofa si finge svenuta e io ho un infarto, poi corre alle ringhiere delle tribune, le scavalca e si fa tenere per i piedi dalla gente mentre canta. È tutto così reale, finalmente. Dopo tre mesi di attesa l’emozione mi scavalca: non riesco a stare zitta e ferma e sono euforica ubriaca di emozione. L’emozione mi distrugge come sempre lo stomaco, ma stavolta è dolcemente crudele. E poi ritorna, Contaminata per spiegare che non sono mica facile!! Finalmente un cantante che lo dice anche per me! Non sono mica facile! L’Arena di Verona canta impazzita tutta giannata. E poi c’è Scandalo, la mia figura di merda. L’ho cantato a squarciagola qualche giorno fa tornando a casa, scoprendo poi che c’erano dei tipi che mi guardavano allucinati. Sei più bella nuda e senza fiato, lecca lecca il gelato!! Finalmente Scandalo non è più uno scandalo. E menomale.

Le chitarre e l’orchestra e la batteria e la voce procedono vorticosamente verso America e Meravigliosa Creatura. Solo che America è uno spettacolo incredibile. Gianna che torna sul palco con la giacca con le borchie e il violino in mano. Suona il rock sulle borchie della giacca, gode Gianna e gode il pubblico. Il violino indubbiamente sulle borchie gode meno. E poi il violino finisce sotto la fica di Gianna fra le sue gambe coperte dai leggins di pelle neri. E intona le prime note di America: più esplicito di così! Gianna simula un orgasmo davanti a 15000 persone che applaudono e ancora urlano GIANNA! ma chissenefrega, l’orgasmo simulato è fighissimo, meglio di uno dei miei veri.

Solo che poi Meravigliosa Creatura arriva. Meravigliosa Creatura è la fine, the end, poi Gianna sparisce via. Questa sera Meravigliosa Creatura ha tantissime strofe, sembra andare all’infinito per non lasciarci, ma ovviamente succede. Sembra quasi quando abbiamo cantato Sei nell’anima a fare nanananana tantissime volte perché Sei nell’anima non scappi via. In fondo è una canzone che vuol dire sei qui in fondo al cuore, un segno che non passa mai. E allora resta, resta di più.

Quando Gianna compare all'inizio del concerto mi viene quasi da piangere. La sua Pazienza, che al concerto non c’è, mi ha salvata tante volte ultimamente. Mi ha salvata dal troppo amore per JW. Mi ha salvata da un amore pericoloso. JW mio, resti in fondo all’anima, ma non sotto le mie gambe. Non posso farlo più.

Queste canzoni sono state la colonna sonora degli ultimi tre mesi. E mi stanno abituando ad accettare come sono e come sarò. Probabilmente sempre alternativa, senza trucco né smalto alle unghie, senza moroso o morosa, probabilmente sempre pregna di parole e di prosa. Anche perché quando c’ho la prosa mi dà il tormento se non scrivo. Probabilmente sempre a cavallo.

Gianna, finalmente forse, questo concerto, è la prima cosa bella con mia madre. Dopo tanto tempo ci siamo riabbracciate al ritmo di Meravigliosa creatura. Non ci abbracciavamo da ere. E pensavo ridendo che se qualcuno mi dedicherà questa canzone, non potrò mai più lasciarglielo fare. È già presa da un’altra persona, sorry.

C’è la musica a riempire il cielo e la mia vita. C’è la musica nelle scarpe e nei vestiti, nel sole e nella pioggia e nel galoppo velocissimo quasi volo via. C’è dappertutto, davvero.

C’è musica ovunque andrai,
e il buio che sembra inverno
si ridipingerà.


[…]

Sei musica ovunque andrai,
e il buio che sembra eterno
non ci spaventerà.
 
Gianna Nannini, Dimentica

venerdì 20 maggio 2011

Silenzio

Non dormo, vi è evidente.

Così mi alzo, stufa della mia insonnia, e vado in cucina. Guardo il balcocino di casa mia: vorrei salirci in punta di piedi e volare di sotto. Iniziare un salto e spiegare poi le ali. Apro la finestra, ho bisogno della frescura notturna, del vero silenzio della notte. Da ragazzini ci abituiamo a vedere rompere il silenzio da qualche spavaldo che ci inserisce una battuta. Io conservo questi ricordi dai miei gruppi giovani e dai campi scuola: c’era sempre qualcuno che scoppiava a ridere, faceva un rumore inaspettato e metteva fine a tutto. Aspetto anche ora, per riflesso, che qualcosa rompa questo silenzio esterno e perfetto.

Imploro da tantissimo tempo questo silenzio. Non sopporto quando i miei movimenti fanno rumore, quando finiscono per essere notati da qualcuno. Alle volte faccio in modo che gli altri notino qualcosa perché, in un certo senso, do forma ai loro pensieri: sì, sono strana. Ma di norma odio il rumore di me. Inizialmente non sopportavo che gli altri parlassero di me, ora anche il suono. Desidero un grandissimo silenzio.

coccola5

giovedì 19 maggio 2011

Mattina veronese

Le assurdità verosimili mi spaventano particolarmente. Un articolo di Repubblica titola: "Usa, un piano di aiuti per il mondo arabo".. mah, fino all'altro giorno li bombardavano, oggi sostengono i rivoltosi del Maghreb? Puzza parecchio.

Ad ogni modo, devo riconoscere che trovo stimolante lo studio in Biblioteca Civica. Qui da noi hanno messo a disposizione grandi tavoli per chi vuole studiare, c'è una connessione wireless perfettamente funzionante ed è possibile ricaricare il pc. Adoro questo ambiente, trovo sempre tantissimi libri interessanti e riesco a concentrarmi molto bene. Soltanto, il più delle volte è un'impresa trovare un posticino a sedere!

Poco fa ho acceso un po' di musica da YouTube. L'atmosfera così accademica che c'era qui ha acquisito un altro sapore, più semplice e stimolante. La musica mi aiuta sempre a scrivere. E nel frattempo mi godo una Gianna che guida come un uomo, nel video di Bello e impossibile. I videoclip più recenti sono decisamente più apprezzabili, ma ovviamenti quelli più "datati" sono in linea con le mode degli anni '80 e '90.

Questa mattina è cominciata bene, con qualche sorriso. Sveglia alle 8.20 e colazione veloce, preparazione per l'uni e via! in bus. Ho ritrovato un autista che ormai conosco bene. E' un ragazzo semplice, ancora giovane, dal sorriso facile. Di un'ora di viaggio abbiamo chiacchierato tutto il tempo senza annoiarci o ripeterci. Ci siamo fatti qualche risata. Quando sono scesa mi dispiaceva che non ci rivedremo per un bel po' di tempo..

Hanno un loro sapore particolarissimo queste mattine. Portano con sè la frescura della giornata che svanisce verso mezzogiorno, che però ci si gode benissimo. Alle volte spengo l'iPod per ascoltare il rumore del vento, delle persone e del traffico. Questa Verona è davvero imperdibile. Cammino piano, cammino piano..

coccola5

lunedì 16 maggio 2011

L'idea di me

Tempo fa, girovagando su Fb, ho rivisto delle foto ormai parecchio datate (!). Le aveva postate una mia compagna di classe delle scuole medie e riguardavano uno scambio culturale francese, con dei ragazzi che abitavano vicino a Parigi. Cerca che ti cerca, alla fine avevo trovato, dopo le risate per il modo in cui ci conciavamo all’epoca, qualche foto di David (naturalmente con l’accento sulla i, alla francese!), il ragazzo per cui mi ero presa una cotta pazzesca. Dopo aver appurato che il ragazzo in questione è iscritto a Faccialibro, clicco sul suo nome: pura curiosità, volevo vedere come si era trasformato quel ragazzo bello e decisamente propenso a non aprire libro fino al termine della scuola.

La foto mi ha lasciata a bocca aperta: ha messo su una bella pancetta, porta dei maglioncini che neanche mio nonno e gira con una bicicletta da scampagnata, una cosa che dovrebbe essere sul vintage, più o meno. I lineamenti del suo bel viso si sono tutti riempiti e adesso sono ornati da una barba incolta, porta i capelli lunghi..

È strano come le persone cambino alle volte, no? Ci sono persone che restano identiche nel corso degli anni, e quando le rivedi corrispondono perfettamente all’immagine di loro che ti è rimasta impressa, e altre che invece diventano irriconoscibili, altro. Io non sono una di quelle che si trasforma: i cambiamenti non fanno troppo per me, in un certo senso mi spaventano. Ho paura che la nuova immagine di me non corrisponda perfettamente a quella che ho nella mente. Seguo un po’ la Teoria delle Idee di Platone.

La parola idea ha una radice affascinante: deriva dal verbo greco eidéo, vedo, mi raffiguro qualche cosa nella mente e a questo faccio corrispondere il reale.

Voi riuscite a corrispondere all’idea di voi stessi? Io ci provo continuamente. Alcuni giorni la cosa riesce, altri meno. Mi rendo conto che spesso dipende da quanta pazienza riesco ad avere nei confronti dell’altro, da quanto sono bendisposta, e spesso, la sera, da quanto sono riuscita a combinare durante la giornata. Per il momento non c’è niente di completo.
È tutto in divenire.

coccola5

martedì 10 maggio 2011

Ore nove e diciannove minuti

Ore nove e diciannove.
Vocabolario di tedesco aperto a pagina 1778, cerco "fino a quindici anni fa". Ricerco fino, leggo le varie accezioni del termine, trovo qualcosa che fa al caso mio, digito sul foglio di Word, compongo la frase pezzo per pezzo.
Mi piace costruire un testo in lingua tedesca. Alle volte mi sembra un'operazione complicata, quasi un gioco ad incastro. Prima il soggetto, il verbo sempre al secondo posto, non dimenticare.

Cerco di insegnare questa operazione anche ai miei ragazzini di ripetizioni. Loro niente, il soggetto si salta sistematicamente, che senso ha metterlo? Gehe in die Schule. Sì, ma chi è che va a scuola? Ieri avevo lezione con loro alle 17. Il più oggi ha compito di Inglese, e quindi avrei dovuto dargli una mano. Viene su in camera dopo dieci minuti senza la minima voglia di pronunciare una parola di inglese. Apre il libro, in mezz'ora traduciamo soltanto quattro o cinque righe del minuscolo testo di pagina 63. Il testo, per intenderci, è una cosa del tipo: Hi, I'm Mary. I live in New York and I have got a sister. Capiti? A metà esercizio si stanca, non ne ha più voglia, mi chiede di andare in bagno e ci va con dei disegni, torna e mi dice che l'esercizio era da fare a metà e non tutto. Cerco di farlo proseguire mentre i nervi ballano la tarantella. Dopo cinque minuti, all'ennesimo "prof, non ne ho voglia" gli chiudo i quaderni con un colpo secco. Non ne hai voglia? Benissimo, non è un problema mio la verifica di domani. Non mi va di perdere tempo se tu non vuoi fare qualcosa. Mi guarda un attimo in viso, ma è solo un secondo. Se ti va di lavorare puoi restare, e facciamo le cose seriamente, altrimenti vai a chiamare tuo fratello, così faccio i compiti con lui. Va di sopra.

Sarebbe stupido dire che ci sono rimasta male, o meglio inesatto. Infatti la madre mi chiama: Ma scusa, coccola, hai già finito con A.? La guardo un attimo, prima di risponderle. No, non ho già finito, ma lui non ha la minima intenzione di fare lezione, continua a distrarsi, a giocare con la penna, a distruggere il quaderno. Che senso ha che io lo richiami ogni tre secondi? Chiama il ragazzino, ma questi ci mette un po' prima di presentarsi alla madre. Quand'è così, se non si tratta di mia madre, un genitore perde "verve", per così dire, passa il momento di nervoso a mille necessario per dare una bella sgridata al malcapitato. E infatti così è. Quando A. finalmente arriva, lei lo guarda e non dice una parola, torna di sopra a stirare. E lui l'ha fatta franca, nuovamente. Mi chiedo cosa ne "verrà fuori" da questi ragazzi, che come hobby edificante hanno guardare i cartoni animati o le serie televisive il pomeriggio e anche la sera. Questi che vanno senza vergogna a scuola con i compiti non fatti, senza quaderni e libri. Nessuno ha insegnato loro ad amare lo studio, o per lo meno gli ha detto che studiare è un dovere, almeno sino al termine della scuola dell'obbligo.

Il guaio delle ripetizioni è spesso questo: i ragazzi non solo non capiscono, ma non hanno voglia di provarci. Non hanno curiosità di nessun tipo, non accennano ad aprire i libri nemmeno per sbaglio. E i genitori li appoggiano nella maggioranza dei casi. Ottimo. Chi mi sostiene nel tentativo di farli studiare un pochino?

coccola5

lunedì 9 maggio 2011

Le correzioni

Un paio di settimane fa i miei sono stati in Slovenia con mio fratello. Aveva un torneo di basket lì e l’hanno accompagnato. Mio padre, onde evitare di passare il tragitto in bus nella noia più completa, mi ha chiesto di passargli un libro. Avevo Le correzioni di Jonathan Franzen, e credevo potesse piacergli. Al loro ritorno me l’ha restituito praticamente intonso: “non mi va di leggere storie sconclusionate”, mi ha detto. Ho iniziato a leggerlo (avevo acquistato il libro qualche anno fa ma non lo avevo ancora preso in mano) sperando di capire la motivazione di mio padre.

È vero, il libro non è il migliore che abbia letto finora. Lo stile ricco, esuberante di aggettivi rende il romanzo poco scorrevole in certi punti e alle volte non si capiscono i passaggi, ma qualcosa mi spinge a leggere una pagina dopo l’altra. In tre giorni, soprattutto sfruttando i Grandi Spostamenti da casa mia sino all’università, ne ho letto 229 pagine.

Le correzioni  tratta la storia di una famiglia: Enid e Alfred, genitori ormai anziani di tre figli sulla trentina, decidono di riunire tutta la famiglia insieme per un ultimo Natale. I figli non vanno particolarmente d’accordo tra loro e con i genitori, in misura diversa a seconda del carattere e delle motivazioni di ciascuno ma, quello che si avverte di più nel libro, è la disapprovazione dei genitori per la vita che conducono i loro figli, così diversa dalla loro. Le storie di Gary, Chip e Denise sono tre storie strane, che alle volte perdono il filo, tutte egualmente crude nella loro inesorabile verità, tutte senza sconti, proprio come la vita vera.

Credo che, anche allora, avessi scelto Le correzioni per questo: lo avevo acquistato prima che diventasse un “libro campione d’incassi”, quando ancora era del tutto sconosciuto e lo sto leggendo adesso che Franzen ha pubblicato Libertà. Volevo dire, comunque: lo avevo acquistato per le storie di vita che conteneva.
Non voglio leggere romanzi che raccontino storie zuccherate o zuccherose, non ne ho bisogno né voglia: non è questa la realtà e non voglio credere che potrebbe esserlo quando non lo sarà mai. Non ho fede nelle favole e credo si avverino solo per i privilegiati. Sono abituata a credere nelle cose piccole, minuscole: gli amici che si rivedono con sincerità e un forte abbraccio dopo molto tempo, amicizie che a volte non nascono per una nota stonata e altre che invece proseguono nonostante le note stonate. È questa la vita, almeno la mia, e non va sempre tutto bene.

Nemmeno casa mia è una favola: ho una madre con una sensibilità decisamente bassa e che non si fa il minimo problema a dirmi come persona fai schifo, il che risale soltanto a sabato. Salvo poi, qualche ora dopo, atteggiarsi come se niente fosse accaduto. Mi sono sentita sminuzzata tutto il giorno in lamelle di ghiaccio e di fuoco, tagliata fra quello che dovevo fingere di essere con le amiche e quello che sentivo. Approfittavo nei secondi di silenzio all’interno di un dialogo per pensare a tutto questo.

Fai schifo. Fai schifo. Fai schifo. Fai schifo.
Questa frase mi ha rintronato il cervello tutta la giornata. Mi ha battuto nelle vene tutto il giorno come un martello pneumatico. Un’infinita e sorda stanchezza ancora prima di fine giornata.

Storia di vita. La mia.

coccola5

mercoledì 4 maggio 2011

E' Lui che cercate


C'è il mio secondo tempo
e non voglio perderlo,
perchè io un po' mi sento
come all'inizio dello show.
Però è il mio secondo tempo
e io voglio godermelo,
perchè io spero che sia splendido!

Max Pezzali - Il mio secondo tempo



Eccoci, domani si ricomincia, dopo un weekend decisamente lungo. Oggi ero a casa a causa delle assenze di alcuni insegnanti, e quindi mi sono un po' riposata.
Solite notizie, solite cose accadute: un principe che si sposa, Bin Laden ucciso... Una cosa però davvero la volevo ricordare: la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. Mi manca questo papa sempre con lo sguardo rivolto verso i giovani, questo papa che diceva:


E' Gesù che cercate quando sognate la felicità;
è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate;
è Lui la bellezza che tanto vi attrae;
è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso;
è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita;
è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare.
E' Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.


Solo adesso capisco con intensità quanto avesse ragione, o meglio, quanto tuttora abbia ragione. Ti voglio bene, caro Papa. Sapessi quanto mi manchi..

coccola5