L’amore uccide per davvero. (O quasi?)
La domanda che tutti, continuamente, ci poniamo è sempre la stessa: andrà tutto bene? E pur non sapendo trovare una risposta, segretamente e scaramanticamente, ci convinciamo che tutto andrà per il meglio.
Unite queste due frasi e slegate la seconda dal contesto dell’amore. Pensate alla seconda in maniera autonoma e indipendente. E immaginate di essere appena usciti dal concerto di Gianna Nannini, cui siete stati con degli amici, e di iniziare a parlare di una ragazza di 16 anni appena lasciata dal fidanzato. Ragazza che, per altro, ha successivamente tentato il suicidio. Non è riuscita in questo tentativo praticamente per puro caso, e al momento è imbottita di psicofarmaci fino al midollo. La diagnosi dei medici è stata semplicissima: fobia dell’abbandono, concretizzatasi dopo la fine della storia d’amore. Ma aggiungete a questo il fatto che fino ai cinque anni la bimba piangeva tutte le mattine per andare all’asilo, aggiungete che il padre si è scopato l’amica di lei, aggiungete di essere bella bellissima e comunque priva di forza interiore. Un bel dilemma, eh?
Andrà tutto bene? O la domanda giusta è questa: è andato tutto bene? Io non so rispondere, davvero. Lo vorrei ma non so rispondere a queste domande quando riguardano altre persone. Non posso farlo: ci vorrebbe un bel pelo sullo stomaco, che dite? Ma resta il fatto che l’amore uccide davvero. L’amore non scherza, ci violenta la vita e diventa come un maniaco sessuale che non ci dà tregua e ci pedina per le strade.
La prima volta che ho sentito questa frase sull’amore pensavo fosse soltanto una frase fatta, ero ben lungi dal realizzare quanto fosse vera. Ma poi.. al racconto su questa ragazza mi sono venute le lacrime agli occhi. Siamo abituati a sentire cantare, parlare, scrivere d’amore, ma a chiedersi se questo sentimento uccide sono in pochi.
L’amore ha quasi ucciso anche me. Come scrivevo nell’ultimo post, è stata Pazienza di Gianna a salvarmi la vita. Mi riferisco a JW: stava diventando un amore disperato, violento. Lui era terrorizzato dal mondo e alzava le zampe anteriori, si impennava e camminava all’indietro come un gambero. Non finivo a terra con una gamba rotta per poco, poco davvero. Quando si è imbizzarrito per strada è stato culo, come si dice, che non sia passata un’auto che avrebbe potuto travolgerci. Ma mi ha ucciso in senso metaforico, più che altro, sono fuggita prima.
Il fatto poi che vada tutto bene è qualcosa d’altro, di leggermente diverso. Ce lo chiediamo sempre, ce lo auguriamo giustamente. E però non riusciamo ad accettare che alle volte le cose non vadano bene affatto. Le cose che non vanno bene le chiamiamo errori di percorso, giornate storte, fate voi… Facciamo di tutto per non dirlo: non è andato tutto bene? Fermo! Aspetta, non devi dirlo, non si fa! Scusa, che hai detto? E pensare che ammetterlo sarebbe la cosa più semplice. Ripetete con me: è andato tutto a puttane, è andato tutto a puttane.
E poi? Poi cosa? No, dico poi, dopo averlo ammesso, che ce ne facciamo di questo mea culpa? Se può consolarvi, non lo so bene neanch’io. Mica mi hanno dato la palla di cristallo o il libro Verità Assoluta: una risposta ad ogni domanda. Mi dispiace, avevano venduto tutte le copie prima che potessi comprarlo. Conosco un sacco di gente che ce l’ha. Quindi non so bene che si fa, e allora vado per esclusione delle ipotesi.
Ricominciare dagli errori e chiedere scusa a quanti abbiamo ferito. Si può fare, ma c’è un problema: il fatto che una persona ci perdoni, accetti che tutto è andato a puttane, non vuol dire che se lo dimentichi. Nel vostro rapporto, resterete tu, lei e quello che è andato male. Malgrado tutta la sua buona volontà.
Resettare tutto. Formattare la mente, le persone. È l’ipotesi che preferisco. Abbiamo mandato a puttane la famiglia con il divorzio, per esempio? Ok, non si piange sul latte versato. Ma possiamo bere il latte, ossia espiare la colpa, e riempire la tazza di nuovo, ma di thè, questa volta o di succo d’arancia. Cercare poi qualcun altro, cambiare le proprie priorità e mettersi alla ricerca di un altro compagno/a. Ripartire da zero assoluto. Fermare il motore per un po’, andare dal meccanico e poi riaccendere l’auto. Quando la riaccendi, quando inizi a versare e bere il thè, ha tutto un sapore nuovo, un sapore di gioia.
È vero, le persone non vanno a motore, non si fermano e accendono come macchine, ma ragionateci su: se io e una persona non andiamo d’accordo, che senso ha che ci logoriamo di litigate al puro scopo di continuare a vederci e tentare inutilmente di aggiustare i rapporti? Gli altri non dimenticano quello che è andato a puttane. Tanto vale lasciare perdere, risparmiare energie preziose e cercare qualcun altro.
Una piccola nota, solo una alla fine di questo post lunghissimo. (Ma se siete arrivati fin qui una riga in più non farà differenza.) Non versate il thè, non andate dal meccanico da soli. Prendete ciò che di buono è rimasto, un amico, il castoro ventriloco di Mr. Beaver, un animaletto, qualunque cosa non vi faccia sentire soli. Andateci con lui e resettate tutto. Non rimanete da soli, non espiate in solitudine.
E non confondete resettare con ricominciare.
Post ispirato da: “L’amore è un corridoio senza porte. È un violento sentimento che mi ucciderà.” (Gianna Nannini, Rock 2)
coccola5
Sai, questo post lo farò leggere ad un mio amico che è appena uscito da una storia d'amore complicata. Racchiude tutte le cose che avrei voluto dirgli, ma che non ho saputo esprimere.
RispondiEliminaTesoro, al solito i tuoi post sono meravigliosi ed illuminanti. Grazie per ogni tuo post..
kiss!
E io sono quell'amico...
RispondiEliminaHai detto tutto. Gran bel post, e devo dire che mi ha aiutato ad aprire gli occhi.
Grazie.
@ daygum89 ed amico: Il ringraziamento fa quasi sentire in debito, responsabile! XD
RispondiEliminaNon credo che serva ringraziare, piuttosto guardarsi dentro. Il prossimo post è in scrittura ed è inscindibilmente collegato a questo. Quando ho visto Mr. Beaver ho cominciato a psicanalizzarmi in modo assurdo. Mi sono torturata (e ho torturato la mia amica F.) per mezz'ora di viaggio!
Ma le ho raccontato, e racconterò a voi, delle cose che pensavo segrete e scandalose. E ho finalmente capito che dove sono arrivata oggi è veramente tanto per me. Che, rispetto a quando ero più piccola, va egregiamente bene così.
Non abolite la tortura! XD
coccla5
Sai, a volte penso che dovresti fare la psicologa. Sei veramente una persona saggia e matura! =)
RispondiEliminaMr. Beaver è anche qui. Giuro che mi fa immensamente piacere trovare un tuo commento ai miei post.
RispondiEliminaIo comunque, più che altro, mi auguro di poter sopportare ogni cosa mi accada. Trovo che augurarsi che vada tutto bene sia come foderarsi gli occhi con due fette di prosciutto. (Beh, paragone piuttosto insolito, sarà l'ora.)
Oh, insomma, siamo realisti, non andrà mai tutto bene, eppure continuiamo a ripetercelo; perchè siamo talmente masochisti?
Siamo gli artefici delle nostre stesse delusioni.
E poi io guardo dritto al sole senza lenti scure.
@ BrokenDown: ma.. piccola obiezione.. augurarsi di sopportare ogni cosa significa prenderla male in partenza, anche se capisco lo spirito ironico della frase.
RispondiEliminaNon sempre le cose vanno male per colpa nostra, alle volte è anche sfortuna. Se io oggi, ad esempio, avessi perso il treno per via del traffico in autostrada, sarebbe stata colpa del traffico!! :-P
Ad ogni modo concordo: meglio guardare in faccia il sole che coprirsi gli occhi.
Kiss
coccola5
Ovviamente non mi sono espressa al meglio. Per "sopportare ogni cosa", intendo appunto il fare fronte ad ogni difficoltà, ma ovviamente qualora se ne presenti una :)
RispondiEliminaComunque il pessimismo è una mia caratteristica da sempre, per quanto tenti di celarlo con l'ironia.
Un bacio.