sabato 11 giugno 2011

Invincibile - Ho scelto di morire

Invincibile. Agg. che non può essere vinto.

Mi piace tantissimo questa parola: non è vincente e non è trionfante, ma non è nemmeno imbattibile. È semplicemente invincibile, non vinto.

Avevo seguito il programma di Marco Berry lo scorso anno: lo avevo trovato fantastico. Storie formidabili e conduzione perfetta: un ottimo mix. Quest’anno forse ancora meglio.

Una tra le storie mi ha veramente colpito, quella di Hannah Jones. Una ragazzina inglese di tredici anni che nel 2008 decide di lasciarsi morire. Dopo aver sofferto di leucemia da piccola, le chemioterapie le hanno sfondato il cuore, che ora rischia di cedere. Le viene proposto un trapianto, ma lei rifiuta. Ne ha abbastanza di medici, ospedali, aghi, terapie, medicine. Va bene così, ha dato il meglio che ha potuto, adesso basta. Hannah vive con il suo cuore ancora un altro anno, poi le sue condizioni di salute peggiorano rapidamente. I medici, preoccupati, le propongono nuovamente il trapianto. In un anno è successo di tutto: l’Inghilterra si è commossa, alcuni hanno criticato la sua scelta e il suo oltraggio alla vita, si è perfino tentato di togliere la custodia di Hannah ai genitori, fortunatamente senza successo.

Questa volta Hannah accetta il trapianto. Ha voglia di vivere, voglia di scoprire cosa le riserva il futuro. Si sottopone a un intervento di sei ore e mezzo che le dà un cuore nuovo, che funziona al 100% e che le regala altri venticinque anni di vita. Invincibile Hannah.
Inizialmente non capivo il motivo di questa “invincibilità”. Capivo però, e rispettavo, il fatto che una ragazzina dica basta, sono stanca di lottare. È un momento di down, e credo che nessuno dovrebbe giudicare il dolore degli altri.

Non so se questa storia abbia un qualche senso, una morale, qualsiasi cosa. Mi piaceva però l’idea di raccontarla. È una di quelle cose che sanno di vita, quella vita che cerco nei libri che leggo, nelle storie che voglio vivere. Non la tragedia, s’intende. È qualcosa di inspiegabile: un istinto forte, primordiale che ci consente di lottare per le cose importanti, sentirci abbattuti, desiderare a volte di lasciar perdere, di avere forza a volte e nessuna forza altre. Non so bene cosa sia, questo sapore di vita, ma lo percepisco perfettamente e lo riconosco.

Vi lascio con un brano di Ligabue, tratto dal suo libro “La neve se ne frega”. Non amo Ligabue, ma questa frase vale davvero una piccola citazione. Se sono tutti congiuntivi esortativi, io sono d’accordo.

Ridiamo come le montagne non appena gli voltiamo le spalle, ogni volta che sono sicure che nessuno le veda. Come il mare che si ostinano a chiamare furioso mentre le tempeste non sono che i suoi sghignazzi. Come le nuvole che se piangono pioggia è solo per il gran ridere. Come il vento che non fa che sganasciarsi e soffia soltanto perché deve riposare il respiro. Ridiamo come il cielo che deve avere tutti i motivi per ridere di noi ma anche con noi. Ridiamo come non potranno mai fare gli animali che non sanno cosa si perdono. Ridiamo come solo i più fortunati riescono a fare. Ridiamo di cuore.

coccola5

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