A volte non succede niente di importante per giorni. Con "importante" non intendo matrimoni, traslochi, o cose del genere, intendo accadimenti che lasciano un segno, anche piccolo, nel tuo cuore.
Quei giorni passano un po' nell'inattività, nell'apatia. Non vedi l'ora che sia sera per andare a dormire, sperando che farai un sogno memorabile. E quando la mattina dopo ti svegli, sei consapevole del fatto che le cose non cambieranno per magia.
Stasera ho visto un film, Stanno tutti bene. Niente di speciale, a mio avviso, semplicemente una piccola lezione per quei genitori che pretendono troppo dai loro figli, ma i film mi lasciano un pizzico di buonumore, e alle volte mi danno la spinta per riguardare dentro me stessa.
Non ci ho pensato troppo: ho spento la tv mentre scorrevano sullo schermo i titoli di coda e mi sono inginocchiata sul marmo. Ho promesso a Dio, ma soprattutto a me stessa, che quei giorni apatici e vacui sono terminati. Ci sono tante cose che posso fare, e ho tanto tempo da spendere bene, soprattutto ora che posso disporne come meglio posso. Ho un'infinità di ore per leggere, studiare, ascoltare musica, migliorare il mio tedesco e lo spagnolo. Ho chiesto scusa perchè non posso permettermi di sprecare i miei talenti, davvero.
Eccola qui la mia promessa. E' una cosa grande, ma non così tanto. Croce sul cuore.
coccola5
venerdì 30 settembre 2011
mercoledì 28 settembre 2011
No guasti, no party!
Da qualche giorno io e mia sorella abbiamo casa libera: i miei genitori si sono concessi un’ultima vacanza prima dell’inizio vero e proprio dell’anno scolastico e lavorativo. Così, lunedì ne ho approfittato per invitare F. qui da me, anche per avere un po’ di allegra e sana compagnia. Ci siamo trovate nel pomeriggio, dato che la mattina dovevo recarmi in uni per farmi dare degli appunti per un esame, e abbiamo preso il bus insieme. F. è, in un certo senso, una novellina delle zone di provincia: abita in città e, a quanto ne so, raramente si reca nei “dintorni”. Di conseguenza, mi fa sempre un po’ tenerezza quando viene da me: mi sembra di essere una vera e propria donna di mondo, abituata come sono a prendere mille autobus e treni, a destreggiarmi fra coincidenze, autostrade e mille avversità.
La sera ci siamo fatte una pasta alla carbonara per cena e abbiamo visto un paio di film, ma la vera sorpresa l’abbiamo trovata il mattino dopo. Alzatami, sento la voce di mio nonno che mi chiama (erano quasi le undici!) e mi spiega concitato che l’impianto elettrico è.. puff! svanito. Non eccessivamente sconvolta, avverto mio papà per telefono: mi dice che mi manda l’elettricista che lavora da lui a dare un’occhiata e di fargli sapere più tardi. Dopo un paio d’ore di lavoro, emerge il guasto e si riesce a sistemare e, soprattutto, a far tornare la corrente.
A dirla tutta, sono abituata a questo genere di inconvenienti. Quando i miei vanno da qualche parte, anche la casa si prende qualche giorno di ferie. L’ultima volta il fornello aveva deciso di scioperare e per qualche giorno siamo andati da mia nonna per tutti i pasti, quella precedente è saltato il telefono e con lui Internet, quella prima ancora Spirit, il mio gattone, è morto e.. mettiamo la ciliegina sulla torta? Un paio di anni fa, i miei si sono assentati per qualche giorno. Avevamo appena preso una gattina bianca, come quella che ho ora, e una sera, dopo cena, non l’abbiamo più trovata. Quindi, ne dedurrete, casa libera non equivale a grandi feste.
Per il momento speriamo di arrivare a fine settimana senza altri problemi.
coccola5
La sera ci siamo fatte una pasta alla carbonara per cena e abbiamo visto un paio di film, ma la vera sorpresa l’abbiamo trovata il mattino dopo. Alzatami, sento la voce di mio nonno che mi chiama (erano quasi le undici!) e mi spiega concitato che l’impianto elettrico è.. puff! svanito. Non eccessivamente sconvolta, avverto mio papà per telefono: mi dice che mi manda l’elettricista che lavora da lui a dare un’occhiata e di fargli sapere più tardi. Dopo un paio d’ore di lavoro, emerge il guasto e si riesce a sistemare e, soprattutto, a far tornare la corrente.
A dirla tutta, sono abituata a questo genere di inconvenienti. Quando i miei vanno da qualche parte, anche la casa si prende qualche giorno di ferie. L’ultima volta il fornello aveva deciso di scioperare e per qualche giorno siamo andati da mia nonna per tutti i pasti, quella precedente è saltato il telefono e con lui Internet, quella prima ancora Spirit, il mio gattone, è morto e.. mettiamo la ciliegina sulla torta? Un paio di anni fa, i miei si sono assentati per qualche giorno. Avevamo appena preso una gattina bianca, come quella che ho ora, e una sera, dopo cena, non l’abbiamo più trovata. Quindi, ne dedurrete, casa libera non equivale a grandi feste.
Per il momento speriamo di arrivare a fine settimana senza altri problemi.
coccola5
mercoledì 14 settembre 2011
Mina e la mia voglia di studiare
Dove se n'è andata la mia voglia di studiare? La sto cercando disperatamente.
In compenso ascolto musica. Ascolto, Mina per la precisione. Vi lascio con Parole, parole, parole che io... beh, semplicemente amo.
coccola5
http://www.youtube.com/watch?v=wrlew2G6nvA
In compenso ascolto musica. Ascolto, Mina per la precisione. Vi lascio con Parole, parole, parole che io... beh, semplicemente amo.
coccola5
http://www.youtube.com/watch?v=wrlew2G6nvA
lunedì 12 settembre 2011
Senza godermi ancora (Tributo - anche - a Gianna Nannini)
Si dice, a volte, che amare qualcuno significa lasciarlo andare. So che questo è incontrovertibile e innegabile, ma ammetterlo significa inchinarsi a questa verità. Nulla è più difficile di guardare dentro sé e riconoscere che qualcuno o qualcosa non fa per noi, anche se ce ne siamo innamorati, e dobbiamo lasciare che prenda la sua strada.
Che si tratti di una persona o di un cavallo, per me la difficoltà è eguale. Il grado è sommo, lo è sempre stato per una qualche logica ragione. Non avrebbe potuto essere più difficile trattandosi di JW, un amore grandissimo e malato. Non so quanto ho pianto, lottato e scalpitato, non saprei misurare in quanta parte mi sono data. Eppure doveva essere nell’anima, e lì ti lascio per sempre, sospeso immobile, fermo immagine, un fermo che non passa mai.
È così, con questo spirito, che questa mattina sono uscita a cavallo dopo tre mesi abbondanti di inattività. Ma non è lui che ho sellato, piuttosto Carrie, quella cavalla di cui vi avevo narrato qualche post or’è. Una passeggiata innamorante, anche se dall’inizio dubbioso, perché la piccola è morbida alla mano (leggi: la si guida facilmente), forse perché non esce spesso, ubbidiente e molto serena d’animo. Cammina come voglio e dove voglio, va da sola se glielo chiedo, sta davanti e dietro, non impazza per la strada al galoppo né si impenna dallo spavento. Ha il cuore forte, a voler usare una metafora.
Ha un cuore uso alle abitudini di molti cavalieri, più o meno rispettosi della sua indole così docile, della sua avanzata età, del suo carattere. Ci siamo conosciute lentamente, noi due. Stranamente, e inaspettatamente, ha compreso la mia difficoltà nel risalire a cavallo dopo tanto. Ancor più particolarmente, in qualche maniera affettuosa è “entrata” nel mio dolore, nel mio malinconico sentimento di abbandono per JW, e ha camminato per tutto il tempo vicino a lui, concedendomi di toccargli le orecchie e di carezzare più lui che lei.
A pranzo ci siamo fermati in un ristorantino molto carino. Dopo che abbiamo legato i cavalli, i miei sono andati a sedersi a tavola e io, forte del fatto che dall’interno non mi vedevano, mi sono coccolata JW. È stato straziante, un disperato baciarsi e carezzarsi di chi ha compreso che un amore è fallito e finito e, come negarlo?, ho infine pianto. Appoggiata alla sua criniera con la testa, con la voce completamente strozzata e le guance rigate, gli mormoravo la mia nostalgia. Mi manchi tanto, mi manchi tanto, ho ripetuto per due o tre minuti. Quando mi sono accoccolata vicino a lui, mi ha baciato un paio di volte e poi si è voltato, come un amante che se ne vada tristemente senza più guardare dietro sé.
È stato emozionante, dopo tutto. Bello e meraviglioso infine. Cantavo Pazienza di Gianna Nannini anche a Carrie, mentre i pensieri si disperdevano nell’aria. Nel pomeriggio il bosco mi ha soccorsa. Come se dai rami potesse parlare il divino, le fronde degli alberi sussurravano piano, il cielo azzurrissimo mai si è rannuvolato od oscurato, mai i sentieri mi sono parsi ardui e impervi. E quand’anche lo siano stati, Carrie ascoltava la mia voce canterina.
E infine Franco, compagno nelle nostre passeggiate da una vita, che mi ha portata lontano al galoppo. Un galoppo dietro l’altro, ad occhi chiusi, un orgasmo sempre più grande ed innamorante, un sentimento di dolcissimo oblio e accettazione. Rinascere al galoppo, a cavallo, ecco perché non posso accantonare l’equitazione per via di un amore fallito. Se non fossi sempre e comunque salvata dai galoppi, non so che altro potrebbe ridarmi la vita e la gioia di vivere.
Qui c’è tutto quello che volevo scrivere di oggi, tutti i miei contrastanti sentimenti. La giornata di oggi è stata poesia e musica, è stata dolore e gioia, serenità nuova e ritrovata. È vero, è tempo che le cose cambino per me, e io ho iniziato così. A cavallo, come sempre.
Ti bacio, JW, ti auguro di essere sereno, ti auguro che la tua paura venga sventrata dalla forza del tuo galoppo. Fa come se fosse un muro nero di cartongesso: saltale dentro e divorala. Distruggila con le tue zampe forti, con le macchie bianche della tua schiena. Verrà un giorno in cui staremo ancora insieme, ma non è ora quel tempo. Dobbiamo avere pazienza, come dice Gianna, mio adorato JW. Ti stringo forte al petto, lì dove ti strofini sempre. Se c’è una tua strada, seguila con forza, con le falcate dei galoppi. Ti prometto che ti salveranno sempre.
coccola5
Che si tratti di una persona o di un cavallo, per me la difficoltà è eguale. Il grado è sommo, lo è sempre stato per una qualche logica ragione. Non avrebbe potuto essere più difficile trattandosi di JW, un amore grandissimo e malato. Non so quanto ho pianto, lottato e scalpitato, non saprei misurare in quanta parte mi sono data. Eppure doveva essere nell’anima, e lì ti lascio per sempre, sospeso immobile, fermo immagine, un fermo che non passa mai.
È così, con questo spirito, che questa mattina sono uscita a cavallo dopo tre mesi abbondanti di inattività. Ma non è lui che ho sellato, piuttosto Carrie, quella cavalla di cui vi avevo narrato qualche post or’è. Una passeggiata innamorante, anche se dall’inizio dubbioso, perché la piccola è morbida alla mano (leggi: la si guida facilmente), forse perché non esce spesso, ubbidiente e molto serena d’animo. Cammina come voglio e dove voglio, va da sola se glielo chiedo, sta davanti e dietro, non impazza per la strada al galoppo né si impenna dallo spavento. Ha il cuore forte, a voler usare una metafora.
Ha un cuore uso alle abitudini di molti cavalieri, più o meno rispettosi della sua indole così docile, della sua avanzata età, del suo carattere. Ci siamo conosciute lentamente, noi due. Stranamente, e inaspettatamente, ha compreso la mia difficoltà nel risalire a cavallo dopo tanto. Ancor più particolarmente, in qualche maniera affettuosa è “entrata” nel mio dolore, nel mio malinconico sentimento di abbandono per JW, e ha camminato per tutto il tempo vicino a lui, concedendomi di toccargli le orecchie e di carezzare più lui che lei.
A pranzo ci siamo fermati in un ristorantino molto carino. Dopo che abbiamo legato i cavalli, i miei sono andati a sedersi a tavola e io, forte del fatto che dall’interno non mi vedevano, mi sono coccolata JW. È stato straziante, un disperato baciarsi e carezzarsi di chi ha compreso che un amore è fallito e finito e, come negarlo?, ho infine pianto. Appoggiata alla sua criniera con la testa, con la voce completamente strozzata e le guance rigate, gli mormoravo la mia nostalgia. Mi manchi tanto, mi manchi tanto, ho ripetuto per due o tre minuti. Quando mi sono accoccolata vicino a lui, mi ha baciato un paio di volte e poi si è voltato, come un amante che se ne vada tristemente senza più guardare dietro sé.
È stato emozionante, dopo tutto. Bello e meraviglioso infine. Cantavo Pazienza di Gianna Nannini anche a Carrie, mentre i pensieri si disperdevano nell’aria. Nel pomeriggio il bosco mi ha soccorsa. Come se dai rami potesse parlare il divino, le fronde degli alberi sussurravano piano, il cielo azzurrissimo mai si è rannuvolato od oscurato, mai i sentieri mi sono parsi ardui e impervi. E quand’anche lo siano stati, Carrie ascoltava la mia voce canterina.
E infine Franco, compagno nelle nostre passeggiate da una vita, che mi ha portata lontano al galoppo. Un galoppo dietro l’altro, ad occhi chiusi, un orgasmo sempre più grande ed innamorante, un sentimento di dolcissimo oblio e accettazione. Rinascere al galoppo, a cavallo, ecco perché non posso accantonare l’equitazione per via di un amore fallito. Se non fossi sempre e comunque salvata dai galoppi, non so che altro potrebbe ridarmi la vita e la gioia di vivere.
Qui c’è tutto quello che volevo scrivere di oggi, tutti i miei contrastanti sentimenti. La giornata di oggi è stata poesia e musica, è stata dolore e gioia, serenità nuova e ritrovata. È vero, è tempo che le cose cambino per me, e io ho iniziato così. A cavallo, come sempre.
Ti bacio, JW, ti auguro di essere sereno, ti auguro che la tua paura venga sventrata dalla forza del tuo galoppo. Fa come se fosse un muro nero di cartongesso: saltale dentro e divorala. Distruggila con le tue zampe forti, con le macchie bianche della tua schiena. Verrà un giorno in cui staremo ancora insieme, ma non è ora quel tempo. Dobbiamo avere pazienza, come dice Gianna, mio adorato JW. Ti stringo forte al petto, lì dove ti strofini sempre. Se c’è una tua strada, seguila con forza, con le falcate dei galoppi. Ti prometto che ti salveranno sempre.
coccola5
venerdì 9 settembre 2011
Tre righe di tempo
Ho qualche riga di tempo. Ho qualche riga da scrivere – e di libri, grazie al cielo.
L’unica libreria di Verona che rimane aperta in orari serali è in pieno centro, vicino la chiesa di S. Anastasia. Non è particolarmente vasta, ma compro lì la maggioranza dei libri e dei vocabolari che mi servono, e poi l’atmosfera è piacevole.
Una sezione di dimensioni accettabili è dedicata ai classici greci e latini, e ogni tanto si trova qualche nuova edizione, una traduzione rivista dell’Iliade o di Sallustio, uno sconticino su quei libri che a nessuno – tranne a me e pochi altri, suppongo – viene in mente di leggere. È così che stasera, destreggiandomi fra novità editoriali, libri in lingua e classici BUR in sconto, noto un’edizione in due volumi di lirica greca, edita da Bompiani. La carta è ottima, vi sono note e testo a fronte in greco, mi accingo a guardare il prezzo sperando che sia abbordabile. E... 18 euro! Lirici greci sarà mio la prossima settimana, non appena avrò ricevuto lo stipendio di questo mese.
Per il momento mi “accontento” di Umberto Eco: ho finalmente acquistato un libro che mi ha sempre incuriosita, Dire quasi la stessa cosa. Per una maniaca della lingua e della grammatica come me, è un vero calmante dell’anima (dopo Gianna Nannini, è ovvio). Non vedo l’ora di iniziare a leggerlo e di raccontarvi qualche cosina.
Si si, e poi? Passa ad altri lidi narrativi, la grammatica nuoce alla salute psichica..*
Davide? Il lavoro? F.? E. è morto? Orbene, risponderò a puntate. Oggi, in tre righe, vi dirò di Davide.
L’ho rivisto oggi a fine turno. Come sapete, è ora in un altro bar della G.A. Faceva il figherrimo (dai, me lo concedete invece che “superfigo”?!) con i suoi amici, e mi ha chiesto di aspettarlo per fare due chiacchiere. Dopo dieci minuti mi accompagna alla macchina e intanto parliamo. Davide è uno dei pochi colleghi con i quali eludo perfettamente l’argomento lavoro. Inevitabilmente ci ritroviamo sempre a parlare d’altro: masturbazione (!), gusti musicali, famiglie ammattite.. c’è una buona sintonia fra noi, e a me – come negarlo? – fa davvero bene una compagnia così positiva.
Nel prossimo episodio vi racconterò del lavoro: ce n’è da scrivere, ma devo calibrare una giusta dose di ironia per voi.
coccola5
L’unica libreria di Verona che rimane aperta in orari serali è in pieno centro, vicino la chiesa di S. Anastasia. Non è particolarmente vasta, ma compro lì la maggioranza dei libri e dei vocabolari che mi servono, e poi l’atmosfera è piacevole.
Una sezione di dimensioni accettabili è dedicata ai classici greci e latini, e ogni tanto si trova qualche nuova edizione, una traduzione rivista dell’Iliade o di Sallustio, uno sconticino su quei libri che a nessuno – tranne a me e pochi altri, suppongo – viene in mente di leggere. È così che stasera, destreggiandomi fra novità editoriali, libri in lingua e classici BUR in sconto, noto un’edizione in due volumi di lirica greca, edita da Bompiani. La carta è ottima, vi sono note e testo a fronte in greco, mi accingo a guardare il prezzo sperando che sia abbordabile. E... 18 euro! Lirici greci sarà mio la prossima settimana, non appena avrò ricevuto lo stipendio di questo mese.
Per il momento mi “accontento” di Umberto Eco: ho finalmente acquistato un libro che mi ha sempre incuriosita, Dire quasi la stessa cosa. Per una maniaca della lingua e della grammatica come me, è un vero calmante dell’anima (dopo Gianna Nannini, è ovvio). Non vedo l’ora di iniziare a leggerlo e di raccontarvi qualche cosina.
Si si, e poi? Passa ad altri lidi narrativi, la grammatica nuoce alla salute psichica..*
Davide? Il lavoro? F.? E. è morto? Orbene, risponderò a puntate. Oggi, in tre righe, vi dirò di Davide.
L’ho rivisto oggi a fine turno. Come sapete, è ora in un altro bar della G.A. Faceva il figherrimo (dai, me lo concedete invece che “superfigo”?!) con i suoi amici, e mi ha chiesto di aspettarlo per fare due chiacchiere. Dopo dieci minuti mi accompagna alla macchina e intanto parliamo. Davide è uno dei pochi colleghi con i quali eludo perfettamente l’argomento lavoro. Inevitabilmente ci ritroviamo sempre a parlare d’altro: masturbazione (!), gusti musicali, famiglie ammattite.. c’è una buona sintonia fra noi, e a me – come negarlo? – fa davvero bene una compagnia così positiva.
Nel prossimo episodio vi racconterò del lavoro: ce n’è da scrivere, ma devo calibrare una giusta dose di ironia per voi.
coccola5
lunedì 5 settembre 2011
11 agosto
Quest’anno ho completamente dimenticato l’11 agosto, la festività di S. Chiara d’Assisi. Dall’estate del 2008 sono particolarmente legata a s. Chiara: quell’anno il campo-scuola si svolse ad Assisi, cittadina che ho amato tantissimo, e ricordo quanto mi legai ai luoghi della santa, alla sua vicenda biografica e alla sua vocazione così strana e – solo – apparentemente assurda. Assieme agli animatori visitammo tutte le chiese di Assisi, fra cui quella dedicata a lei, e lì scoppiai a piangere come una bambina. Ero entrata con due amiche e decidemmo di inginocchiarci a pregare. Non c’era tantissima gente all’interno della chiesa e l’inginocchiatoio davanti al crocifisso era libero. Lì trovai una preghiera che conservo tuttora a casa. La cosa davvero strana di quel momento fu che la preghiera si impresse nella mia mente in modo indelebile alla prima lettura: la ricordo perfettamente, e la recito abbastanza spesso quando ne sento il bisogno.
S. Chiara mi ha sempre un po’ “salvata”: non voglio dire che esaudisce tutte le mie preghiere, ma sento vivida la sua presenza nella mia vita. È a lei che torno spesso col pensiero quando sento il bisogno di semplicità, di stabilità o di una certezza. Lei c’è, in altre parole.
Queste poche righe sono una pubblica ammenda per essermi dimenticata del suo giorno, nonostante lei mi abbia aiutata in così tante circostanze. Il mio pensiero dunque va a lei questa sera.
Non ho mai raccontato l’episodio di Assisi apertamente. Lo conoscono poche persone: oltre alle due compagne che erano con me quel giorno, soltanto mia mamma e la mia nonna paterna. Di queste, solo mia nonna ha compreso appieno l’importanza per me di quella vicenda e, francamente, in pochi sanno qualcosa della mia vita spirituale, per non dire nessuno.
Che cosa voglio dire? Voglio dire che spero mi perdonerete anche voi se non vi racconto dei 30.000 ospiti di sabato a Gardaland, se non vi racconto dei leggeri e passeggeri alterchi fra colleghe o della mia giornata di oggi. Abbiate pazienza, ogni tanto le necessità mi sovrastano e questa è una di quelle.
coccola5
S. Chiara mi ha sempre un po’ “salvata”: non voglio dire che esaudisce tutte le mie preghiere, ma sento vivida la sua presenza nella mia vita. È a lei che torno spesso col pensiero quando sento il bisogno di semplicità, di stabilità o di una certezza. Lei c’è, in altre parole.
Queste poche righe sono una pubblica ammenda per essermi dimenticata del suo giorno, nonostante lei mi abbia aiutata in così tante circostanze. Il mio pensiero dunque va a lei questa sera.
Non ho mai raccontato l’episodio di Assisi apertamente. Lo conoscono poche persone: oltre alle due compagne che erano con me quel giorno, soltanto mia mamma e la mia nonna paterna. Di queste, solo mia nonna ha compreso appieno l’importanza per me di quella vicenda e, francamente, in pochi sanno qualcosa della mia vita spirituale, per non dire nessuno.
Che cosa voglio dire? Voglio dire che spero mi perdonerete anche voi se non vi racconto dei 30.000 ospiti di sabato a Gardaland, se non vi racconto dei leggeri e passeggeri alterchi fra colleghe o della mia giornata di oggi. Abbiate pazienza, ogni tanto le necessità mi sovrastano e questa è una di quelle.
coccola5
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