Stasera ho preso il bus delle 21 per rientrare alla mia cittadina. Ne ho approfittato per guardarmi Verona, le sue splendide visuali serali e le luci che, l'una dopo l'altra, si susseguivano veloci. Nel cielo blu scurissimo erano ricomparse le stelle, le stesse che ieri sera non riuscivo a vedere. Mi piace stare a guardarle, mi danno un senso di sicurezza.
Ce n'è una in particolare che cerco ogni sera. Non conosco il suo nome o la sua collocazione, ma la riconosco perchè ai miei occhi è più luminosa di tutte le altre. Sta sempre un passo indietro a me quando cammino, eppure non posso fare a meno di sorridere quando volgo gli occhi al cielo. Ho l'impressione che mi faccia da guida, da accompagnatrice silenziosa e discreta dei miei passi.
Ogni sera, tornando a casa, non riesco a fare a meno di pensare che vorrei che ogni luogo fosse Verona. Che, uscita dal quartiere di Borgo Venezia, il più periferico prima dei paesi della provincia, quell'atmosfera cittadina si rinnovi. Ancora una volta, e poi una terza, una quarta, finché non giunga a casa. Non riesco a negare a me stessa che Verona sarà sempre un'amante per me, una bella signora ingioiellata e preziosa, con le prime eleganti rughe sul viso, ma sempre in ordine.
Ci sono cose della mia vita cui non rinuncerò mai: scrivere, andare a cavallo, la mia città e Dio. Senza una di queste impazzirei sicuramente. Sono linfa dei miei giorni e dei miei respiri e il fatto è che, quando ho provato ad allontanarmene, mi hanno rincorsa piangendo come amanti gelosi, furibondi. Mi hanno tormentata di Sehnsucht fino a farmi tornare con un sorriso. E con un sentimento di commozione in gola.
coccola5
La tua prosa è sempre disarmante, bellissima. E limpida, cristallina come il cielo delle notti d'inverno quando le stelle brillano ciacolando tra di loro.
RispondiElimina(E potresti leggerti, intonato col tuo post, quel che diceva il mio adorato Volodja a proposito delle stelle qui: http://www.rinascita.eu/index.php?action=media&idv=102)