Mi piacerebbe sentirmi accettata, coinvolta, nella mia famiglia, ma la verità è ben diversa. In qualche modo, sono cresciuta con dei valori diversi, delle opinioni e una storia completamente diversi rispetto a quella di mia madre, mio padre e i miei fratelli.
Un po' intellettualoide, un po' di sinistra-alternativa, e questo non si combina affatto bene con tutto il resto.
A volte mi sento solo un inutile peso, mi sembra che, se potessero, mi lascerebbero indietro e proseguirebbero per la loro strada. Un po' come fa mia madre se andiamo in giro insieme. Non aspetta che finisca di mettermi la giacca, esce dal negozio e comincia a camminare senza nemmeno voltarsi. Come hanno fatto tanti altri, e io restavo indietro gridando "aspettatemi!"
Mi piacerebbe fare come mia sorella, che se ne frega e vive tranquilla e felice. Io non ci riesco per niente, e non a caso vado da una psicologa. Che mi dice che ho paura dell'abbandono. E come potrei non averne, quando tutti gli altri mi hanno scaricata con la più miserabile delle scuse? Certo che, almeno a casa, spero che qualcuno mi tenda la mano, mi guardi con maggiore comprensione.
Weird, si dice in inglese. Che è un po' come freak, strano e non accettato, in fin dei conti un po' inetto. E' da quando ho letto "La coscienza di Zeno" che non smetto di applicarmi questo aggettivo e di sentirmi così ogni secondo, in ogni luogo e con chiunque mi sia accanto.
Certo che siete migliori di me. Avete trovato una strategia di sopravvivenza, una piccola bugia per scendere a patti con il mondo. Io lo vedo ancora in bianco e nero, non riesco a percepire le sfumature di grigio.
Certo che farete strada, mentre io farò soltanto una fatica bestiale. Li avrete dei rimpianti, certo che sì, ma li avrò comunque anch'io.
Non è che vorrei essere come gli altri, vorrei soltanto trovare un compromesso che compromesso non sia. Vorrei sentirmi normale. Vorrei non dover ostentare le mie particolarità per sentirmi almeno vista, se non guardata.
Mia madre, alla fine, è solo lo specchio del resto del mondo. Con la differenza che gli altri mi lasciano solo percepire che non gliene frega niente dei miei interessi, mentre lei me lo sbatte in faccia. Dovrei imparare la lezione, invece mi sto rendendo conto che a me la testa piace sbatterla dieci, venti, cinquanta volte. Però, consentimelo, cara mamma, è troppo comodo dire che conosci i miei amici quando non sai nemmeno che libri leggo, che film guardo, di cosa parlo con chi. Chi se ne frega del cosa, l'importante è il perchè. Perchè lo leggi, lo guardi? Ma dubito fortemente che arriveremo mai a questo. Quel salto in più forse è doloroso, forse ti sembra solo insensato...
Più che di una psicologa, avresti bisogno di un gatto (che, tra l'altro, hai già).
RispondiEliminaPerché la tua non è tanto sindrome dell'abbandono quanto sindrome del cane bastonato: pur di farti accettare cerchi in tutti i modi la mano del padrone, specie quando ti si presenta sotto forma di schiaffo (morale). Il gatto, invece, se ne frega se il padrone lo ama o meno: prende quello che vuole, si mette dove vuole e costringe il padrone in qualche modo sottile ad amarlo. Principalmente, ci riesce perché non gliene frega nulla: tutto l'opposto del cane che invece, per una carezza, si venderebbe tutto quello che ha.
Sai qual è il punto? Che tu giochi secondo le regole degli altri quando invece è la tua partita. Tu andresti mai a giocare a tennis vestita da cavallerizza? Certo che no. E accetteresti che qualcuno venisse con le bardature da rugby a farsi una cavalcata con te? Idem con patate. E allora non toglierti gli stivali ma obbliga chi è vicino a te a infilarseli. Perché questo è il punto centrale: non devi elemosinare attenzioni ma devi concederne. Fa' una rivoluzione kantiana della tua prospettiva: inverti drasticamente i ruoli.
Se tua madre vuole uscir dai negozi senza di te, che lo faccia: tu te ne andrai per la tua strada. A quel punto sarete in rotta e una delle due dovrà cedere: toccherà solo a te decidere chi.
E vediamo di parlarne domani su Skype ;)
thank you, doc.! :)
RispondiEliminaps. splendido commento.