giovedì 13 dicembre 2012

Milanesità

Me ne rendo conto lentamente, forse è Milano ciò che ho sempre voluto. Sotto sotto, in fondo al cuore e ai miei desideri. Una città grande, tanto enorme che ieri mi sono quasi persa per una via sbagliata. Una sola. Eppur mi ritrovo sempre.
Non so come, ma qui non ho mai avuto problemi di orientamento. La prima volta che ho preso l'autobus ho avuto fortuna, c'era l'altoparlante ad annunciare ogni fermata e ho capito quando scendere per fare il cambio. E poi basta chiedere, mi dico sempre. Ma mi sento nuova, diversa. Non ho mai sbagliato a prendere la metro, il che mi sembra una gran cosa. Anzi, adoro stare in metro. C'è un'atmosfera diversa che nella Milano di sopra, la gente non si guarda, tiene gli occhi fissi sul pavimento e smanetta col cellulare. Quasi ogni giorno sale qualche musicista e suona uno o due pezzi col violino, la fisarmonica, un paio di volte qualcuno ha anche cantato.

La metropolitana ti da un'idea di quanto Milano sia frenetica. Non si fa niente di corsa, ma nessuno si ferma mai. Quando il venerdì riparto con la valigia, la sollevo già prima di scendere, o se piove apro l'ombrello quando ancora sono sulla scala mobile. Un paio di volte mi è capitato di fermarmi per prendere la tessera all'uscita (in alcune fermate c'è questo controllo aggiuntivo): hai la sensazione che la gente ti venga addosso, che non abbia notato che ti sei fermata, o che lo trovi fastidioso. E' molto strano vedere questo movimento continuo, mai fermo della città. Le fermate della metro si riempiono continuamente, di tre minuti in tre minuti continua a rinnovarsi una folla di persone che aspettano, che devono andare.
Quando sono qui, non riesco a "passeggiare", anche se sono in orario: cammino velocemente, forse solo perché gli spazi sono grandi e mi devo ancora abituare a percorrerli, ad abitarli con i piedi, in un certo senso.

Scarsi sprizzi di milanesità, che si dileguano come scintille non appena torno a Verona. Ma mi capita di non sentirmi più parte di niente, alle volte: non milanese, non veronese. Mi sento in viaggio, continuamente in transito. Dal collegio all'università, dalla Stazione Centrale a Verona e da Verona a casa, e da casa a Verona nuovamente per uscire il sabato sera. La cosa ogni tanto mi inquieta, altre volte invece mi fa sentire più viva.

Ma mi sto innamorando di Milano. E' la città della seconda opportunità, sembra una grande mamma che accoglie tutti, e che però non si preoccupa di piacere a nessuno. Una città che pare indifferente, ma basta parlare con chiunque per accorgersi del contrario. Una città che ogni tanto regala piccole cose inaspettate, come il pupazzetto di neve che ho visto lunedì, nascosto dalla recinzione in ferro di una casa, piccolo e rotondo, con il suo naso fatto di una semplice carotina. Era strano che ci fosse ancora, intatto, perché qui la neve si è ritirata timidamente, già domenica sera ce n'era solo sui tetti, come se non volesse frenare la gente dai suoi affari quotidiani.

Vi assicuro una cosa: da quando sono qui, andare in piazza Duomo, anche solo per un attimo, è il migliore ansiolitico.

coccola5

Nessun commento:

Posta un commento