sabato 17 luglio 2010

Venezia, piccoli sogni

Venezia è una città stupenda, che per altro ho visto e rivisto in diverse occasioni, con compagnie diverse. Non ricordo esattamente la prima volta che l’ho visitata: per me è una sorta di presenza continua, un luogo molto caro. In effetti, le città che ho visitato equivalgono per me quasi a delle “amicizie”: per quanto belle possano essere oggettivamente, desidero tornarvi solo se vi ho vissuto un’esperienza piacevole, solo se lì sono stata bene.

Non ho ancora raccontato nulla, e qui si apre la seconda premessa del post, di G., un ragazzo in corso con me all’università (come se fossimo in 120! In realtà siamo una ventina, e da noi è ancora molto come al liceo), che ho iniziato a conoscere meglio questa primavera. Ci siamo scambiati gli indirizzi Skype e più tardi i numeri di cellulare, e ne è nata una splendida amicizia in cui credo molto. G. ha un’autentica passione per gli aerei e il volo: da cinque-sei anni studia per diventare pilota, fa esercitazioni pratiche con piccoli aerei e via dicendo. A maggio ha ottenuto il brevetto di pilota, che ha completato recentemente. Vi dicevo comunque che, conoscendoci, mi ha raccontato di quanto gli sarebbe piaciuto portarmi da qualche parte in aereo e, dopo aver per tanto tempo sfiorato l’idea, ci eravamo decisi per la data di ieri e per andare a Venezia.

 A ogni modo, queste brevi premesse per introdurvi la giornata di ieri, di cui non ho raccontato iersera perché fisicamente distrutta, ma psicologicamente... felicissima, in estasi! È stata una giornata magnifica, davvero fuori dall’ordinario, e devo confessare che, dopo la Svizzera, ne avevo proprio bisogno. Siamo partiti verso le 10 dall’aeroporto Boscomantico di Verona (dall’aeroclub, per chi avesse un attimo di confidenza con la mia città), e siamo arrivati all’aeroporto Nicelli di Venezia verso le 10.40. Non avevo affatto paura ma, a onor del vero, quando siamo arrivati in aeroporto ho avuto un breve momento di defaillance: andrà tutto bene?, devo avere paura? Il volo comunque è stato bellissimo: dall’alto si ha una percezione completamente diversa delle cose e sembra tutto così piccolo e minuscolo. Si apprezzano intere colline nella loro forma effettiva, ci si rende conto di quanto l’uomo abbia modificato l’ambiente, di quanto abbia costruito, della sua maestria. Ci sono città stupende anche viste dall’alto, come Venezia e Verona, altre, come Padova, perdono a mio giudizio parte della loro bellezza. Sembrano soltanto enormi agglomerati di unità abitative, per usare dei termini tecnici.

L’aeroporto di Venezia dove siamo atterrati è molto piccolo e ha i suoi anni (è dell’epoca fascista), ma è decisamente ben tenuto. Porta ancora i segni, soprattutto artistici, dell’epoca in cui è nato, e vi si apprezza qualche quadro futurista, a conferma. È un luogo un po’ in
, e mi sono divertita a mostrarmi una brava signorina, che resta un passo indietro rispetto al suo uomo, che ascolta silenziosa e con aria compiacente le sue conversazioni, e al massimo scambia due parole gentili e posate con gli operatori locale. Ma con me dura solo un giorno. Poi ci siamo diretti verso il centro. Abbiamo percorso le strade lungo cui ho camminato tante volte, abbiamo chiacchierato tantissimo di ogni cosa, abbiamo guardato le vetrine, guardato ammirevolmente le maschere e gli oggetti in vetro di Murano. Mi ha sorpreso come mi abbia ascoltata mentre gli raccontavo di E., un'altra presenza nella mia vita fondamentale, come avrete capito. Mi ha nuovamente colpita la sua versatilità, la sua gentilezza e affabilità con gli operatori degli aeroporti e la sua schiettezza, il suo "mettersi a nudo" con me. E abbiamo osservato cortili e case che non avevamo notato prima, ci siamo meravigliati per il fatto che resistano, come palafitte solo un po’ più nuove, nonostante tutta l’acqua e tutte le maree veneziane. Non siamo entrati a San Marco: un po’ perché l’avevamo già vista, un po’ per la fila e il troppo caldo. Bypassata.

Verso le 12.30 ci siamo decisi a mangiare qualcosa. Io avevo portato dei panini, ma G. non aveva nulla con sé e ci siamo fermati in un piccolo bar. Ecco, io non sono una cameriera modella, vista anche l’esperienza svizzera, ma ho un po’ di esperienza e riconosco il minimo sindacale che dev’essere fatto in quanto servizio al cliente. Per esempio, ricordare cosa si può portare al cliente da mangiare, e magari anche ricordarsi di portare caffè e conto e non fare aspettare la gente venti minuti. Ma a parte questo, siamo stati bene. Ci hanno lasciati in pace, e così abbiamo potuto parlare un po’. Nel pomeriggio siamo andati a vedere due esposizioni dell’Accademia di Belle Arti: si potevano apprezzare opere della Bourgeois e di Vedova, due artisti moderni di un certo valore. G. ha una buona cultura in proposito, e mi ha spiegato molte opere che ho visto.

E poi il ritorno. Siamo decollati poco prima delle 18, e alla fine sono rientrata a casa intorno alle 20. In volo ci siamo fatti delle foto: non abbiamo parlato molto, io ero stanca e volevo lasciarlo guidare tranquillo. Ne ho approfittato per ripassare il paesaggio fuori e i lineamenti delicati del suo viso. Una volta a Verona, mi ha riaccompagnato in stazione e ci siamo salutati. Neanche a dirlo, in bus già mi mancava. Neanche a dirlo, la sera mi ha chiamata e abbiamo parlato un’altra mezz’ora. Abbiamo bisogno l’uno dell’altra. We need each other.


coccola5
ps. oggi riposo praticamente assoluto. Ho dormito fino alle 9, e poi anche nel pomeriggio, che avevo ancora sonno, fino alle 17. Domani piscina. Menomale, chissà che non prenda un po’ di colorito? Tanto per la cronaca, sono ancora cadaverica! Baci. 

1 commento:

  1. Quanto sono rimasta indietro!! mi spiace che sia andata male l'esperienza hotel ma non ti preoccupare, non tutto il male vien per nuocere.. ti si aprirà un portone...anzi, una porticina mi sa che si sta già aprendo.... è quella del tuo cuore... io romantica 

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