Il Tramigna, il fiume della mia cittadina, ha esondato e sommerso circa metà del mio paese la scorsa notte. È uscito dagli argini con forza, ha invaso le cantine delle case, e poi ha allagato le vie, la piazza dei portici, metà via Roma. Ha completamente distrutto un albergo, portando via le vetrate, i tavoli, le sedie, centinaia di fogli.
Quell’acqua marroncina, forzuta, quell’acqua crudele che ha rovinato tanta parte della mia cittadina, che è penetrata fin nelle case della gente, quell’acqua che amo tanto. Due anni fa ho riscoperto la passione per il nuoto, che da piccola ero costretta a praticare come sport. Mi piace immergermi, pensare che l’acqua stenda una leggera coperta tra la parte del mio corpo immersa e quella “asciutta”, fuori dall’acqua. Mi piace osservare i miei movimenti lenti quando nuoto a rana, curiosare tra le curve del mio corpo, analizzarne ogni centimetro.
Il fatto è che l’acqua, così crudele, la vediamo solo ai telegiornali, quando ci dicono che ha allagato questo o quel paese, ma non pensiamo che potrebbe toccare anche a noi. Vediamo la cosa come un’eventualità remota e impossibile. E quando poi succede, la cosa ci ferisce nel profondo.
Alla S. Messa eravamo circa una quarantina di persone, sparse tra i banchi della chiesa, ad ascoltare il prete che parlava dell’esondazione del fiume Uruguay, della comunità che aveva aiutato tutti attraverso la canonica. Io intanto pensavo agli anfibi, alle macchine della Croce Rossa e alle ambulanze, ai vigili del fuoco appena fuori dalla chiesa, all’acqua che aveva invaso i negozi e le case. L’Italia non è l’Uruguay, o qualunque fosse il paese in cui il mio parroco si trovava. Qui ci sono le autorità, la gente si dà poco una mano, ci si ritrova poi nella disperazione dell’evacuazione. Verso sera hanno evacuato gli anziani della parte centrale del paese, la protezione civile ha disposto delle brande al Palazzetto dello Sport e per questa notte dormiranno lì, poi si vedrà. Le scuole resteranno chiuse.
Continua a piovere, drammaticamente. Piove violentemente, come se tutto quanto sta accadendo fosse giusto. Forse ce lo meritiamo davvero, non lo so. Ho pensato che vorrei non sentire la nostalgia del mio Dio, quel Dio in cui fatico a credere, adesso. Quando apro l’acqua del rubinetto, non riesco a non pensare al mio paese rovinato, all’acqua demente che scorre nella mia cittadina, alle auto che vagavano senza guidatori, alla rotonda sommersa fino alla piccola aiuola che le hanno costruito sopra a mo’ di decorazione. Una rotonda sul mare, parrebbe.
Per una settimana non ho scritto perché non avevo nulla di interessante da raccontare, ecco tutto. D’altra parte vorrei che il blog rimanesse un luogo di riflessione più che un semplice diario, una semplice cronaca delle mie vicende. Ci sarebbe la quotidianità noiosa da raccontare, certo, ma non mi va nemmeno di mettere in piazza le storie della mia famiglia. Preferisco utilizzarle come spunto per riflettere.
Ho sentito E. sabato, dopo averlo chiamato per una settimana. La parola richiamare, questa sconosciuta. Ma a me va bene così, scrivevo recentemente. Solo mi sono accorta di quanto il mio umore dipenda dal suo rispondere al telefono, dalla sua voce, dalle sue serate libere. Dovrei almeno tentare di distaccarmi un po’ da tutto questo. So che se mai dovesse succedere qualcosa di grave, ne soffrirei terribilmente. Mi odio solo, perché vivo nella certezza che le cose si sistemeranno, che penso che non potrebbe capitarmi di rompere definitivamente con E. o con qualcun’altro. Ho quella dose minima di culo che, in fin dei conti, mi preserva dalle grandi disgrazie. Mia madre ha voluto dimenticare, o almeno accantonare, quanto accaduto, ed E. anche. Io ci sto provando, a rimediare. A ricostruire le cose. Ma quanta pazienza ci vuole.
coccola5
purtroppo non ci sono parole per commentare :(
RispondiEliminaMi dispiace...spero si risolva tutto...
Concordo: ti auguro che si risolva tutto..
RispondiEliminaun bacio!
@ candylovesme e daygum89: io abito un po' in salita, quindi non sono stata sommersa.. però la cosa è grave lo stesso. Più tardi aggiorno, c'è stata una seconda piena e un'altra parte del paese è stata evacuata. Sono stanca di tutto questo.
RispondiEliminacoccola5
Oddio! mi dispiace molto, dev'essere inquietante =(
RispondiEliminaspero le cose si aggiustino + in fretta possibile!
Spero che smetta presto di piovere e che la situazione torni alla normalità! un bacio
RispondiEliminaSai,anch'io vivo con la certezza che prima o poi le cose si aggiusteranno.Non so se sia positivo,ma penso di no..perchè in questo modo finisco sempre per non ''agire'' e lasciare che tutto scorra.Spero che tu riesca a mettere un pò di ordine nella tua vita,a quanto pare uno spiraglio di luce si è accesso[il perdono di tua madre e di E.].
RispondiElimina@ pequenaeva: Sull'ultima tua frase.. un post in arrivo! Ieri sera ho incontrato E. e.. come dico sempre, se scelgo una persona un motivo c'è!
RispondiEliminacoccola5
Tutto sommato la calamità (la frana, la slavina, l'alluvione, l'esondazione, il terremoto, quello che vuoi) è l'unico modo in cui, per qualche momento, ci ricordiamo di essere ospiti e non padroni di questo pianeta.
RispondiEliminaNon sono né un ambientalista né un ecologista: la mia è una riflessione di tutt'altro stampo.
Sarà che quando, due anni fa, qui a Roma il (non più biondo) Tevere ha frantumato la barca contro il ponte, ha allagato le campagne intorno che ti aspettavi di vederci le modine e per giorni è rimasto in stato d'allerta con il telegiornale che ti aggiornava momento per momento in attesa della piena... be', io facevo il tifo per lui. Per il Dio Tevere, sì.
Certo, sono dispiaciuto per i problemi e i danni e gli spaventi e sono sollevato che questo macello non ti abbia riguardato, però tutto sommato anche il fiume c'ha i suoi diritti.
Non hai tutti i torti. Spesso dimentichiamo di portare rispetto alla terra che per secoli ci ha servito, ci ha lasciati fare. Io credo anche che, come diceva un sindaco al tg, queste vicende dovrebbero farci riflettere su quanti si oppongono alle pulizie dei fiumi e affini. Non che poi i disastri siano colpa loro, però se evitiamo di polemizzare inutilmente..
RispondiEliminacoccola5