Il mio post demenziale barra semiserio è una cosa decisamente lunga. Ma è tutto filtrato con un po' di ironia e ilarità, spero non me ne vorrete e troverete il coraggio di leggermi sino alla fine!
Dire che i pazzi mi siano sempre piaciuti è vero, ma nel caso specifico corrisponde a un’esagerazione. Gli schizzati, i nevrotici e gli isterici mi destano curiosità e, a scuola, sono i miei insegnanti preferiti. Gli eccentrici sono un caso a parte: in alcuni casi lo sono in maniera positiva, in (molti) altri sprofondano nella stupidità. Io ora vi racconto, e poi giudicate voi.
Alle scuole medie io e mio fratelllo più piccolo abbiamo avuto lo stesso prof di Musica. L’ho sempre trovato un elemento strano: non ci ha mai risparmiato parole come “voi siete un branco di stupidi che non vogliono saperne di prestare attenzione alla lezione” e simili. D’altra parte, aveva un certo che ad ispirarmi, a farmi desiderare di “compiacerlo”, di prendere buoni voti per sentirmi fare i complimenti. [Che, ammettiamolo, è bello anche quando un prof ci dice uau, non me l’aspettavo, magari in Matematica, croce di ogni studente che si rispetti!] A me ha sempre fatto ridere, o almeno fino a un episodio di cui vi racconterò poche righe oltre, il fatto che i suoi voti avessero qualcosa di comico: con lui non si prendeva buono o distinto, o al massimo più che….
Con lui si prendeva gravemente insufficiente più o più che buono meno e altre amenità similari. Ricordo quando un mio compagno lo ha preso davvero, quel tanto decantato gravemente insufficiente più. Si è messo a ridere come un matto, sembrava però che avesse conquistato un trofeo, piuttosto che fosse dispiaciuto per una nuova materia insufficiente – raramente un ragazzino delle scuole medie ha voti che possano, facendo media con un 4 o un 3, far risultare la media sufficiente (mi scuso per la ripetizione). Il fatto era, e questo forse ci inquietava un poco, che questi voti venissero dati con assoluta serietà, senza sprecare nemmeno un sorriso. Con mio fratello la cosa si è ripetuta con i numeri, vedi cose come 6- - o 3+, valutazioni che fanno impazzire i genitori (cosa vuol dire 6- -??) e dubitare della sanità mentale del soggetto.
Ancor più strani, in verità, erano i pensi che ci venivano assegnati quando facevamo casino durante la lezione. Scrivi 400 volte ‘non devo chiacchierare in classe’, e occhio che se fiati ancora si moltiplicano per due. Ricordo che i miei erano particolarmente strani, e in genere dovevamo svolgerli perché la classe in generale faceva tanto casino che metà sarebbe bastato e avanzato, non necessariamente per mio demerito personale. Qualche nota l’ho presa anch’io, in verità, in quinta elementare ne ho collezionate ben dodici per dimenticanze di compiti e quaderni! Quelli di mio fratello, che ho ora sotto mano, non differiscono molto da quelli assegnatemi un lustro e più fa. Ve ne stilo un breve elenco (tutto vero, signori!). Perché ridacchio e mi scompiscio coi miei complici in classe? Ma quanto chiacchierone mi ritrovo ad essere... ma cosa mi frulla per il capo? Non devo chiacchericciare, scherzettare, parlottare o bofonchiare durante la lezione. Per il momento le perle sono queste tre, ma non è detto che in futuro non ve ne siano delle altre. Mi impegno dunque solennemente a riportarvele.
Dicevo che questo mio eccentrico insegnante mi divertiva assai ai tempi delle scuole medie. Più tardi seppi che aveva divorziato dalla moglie e che, per tal ragione, era diventato ancor più strano; correva voce che avesse avuto una qualche sorta di esaurimento nervoso. D’improvviso me lo ritrovai a girare per la mia cittadina con un vecchio marsupio portato al fianco, come andava di moda qualche tempo fa (con la variante che i marsupi erano dell’Eastpack!), con i jeans da ragazzotto e i capelli agghindati strani. Lo incrociai un paio di volte per la strada, sempre con l’orgoglio chiuso tra i bottoni della giacca. La cosa mi preoccupò, devo dire. I suoi voti iniziarono ad apparirmi non più divertenti, bensì deviati, non normali. I suoi castighi come una sorta di vendetta contro produttiva sui ragazzi.
Non è che poi, per quanto riguarda le materie cui è destinato un numero limitato di ore, io abbia mai trovato insegnanti del tutto a posto. La mia prof di Diritto del quarto anno di liceo ci lasciava fare lezione con le tapparelle abbassate, seduti accanto al termosifone e con gli occhiali da sole, con quella dell’ultimo anno andò ancora peggio. Una volta ho dovuto richiedere il permesso per uscire solo due ore da scuola, per recarmi ad un OpenDay (Facoltà di Lettere di Verona). Incautamente ho lasciato a scuola il mio capello bianco con pon pon di pelo bianco, che i miei compagni chiamavano Bianconiglio, che nel corso di quelle due ore è stato riutilizzato per costruire un pupazzo che mi rappresentava – e sostituiva – nelle ore di assenza. Al mio ritorno mi sono quasi spaventata, dopo è seguita una lunga risata euforica e quasi di esasperazione. Notare che il pupazzo, tramite giacca, guanti, sciarpe che formavano la faccia, penne e colori per occhi, naso e bocca, era davvero completo e quasi verosimile.
Ma non è finita. Il mio prof di Letteratura Inglese degli ultimi tre anni portava i capelli rasati e aveva due grandi sopracciglia nere e occhi altrettanto neri, con i quali ci scrutava seriamente e che usava per indottrinarci sui complotti delle Torri Gemelle, sui committenti di guerre... Una volta ci portò nel parco della scuola con il testo di The Howl, la poesia di Allen Ginsberg, che ci fece leggere ad altri studenti mollemente appollaiati sulle panchine o accoccolati sul campo da tennis o da calcio. Nella stessa ora di lezione ci dispose a coro e ci fece leggere la poesia urlandola a canone. E non uno che ridesse, in realtà. Guardammo film di ogni tipo fuorchè riguardanti la letteratura inglese, di cui tuttora non so assolutamente nulla.
E, infine, la pazza. Così soprannominata – e non è difficile immaginarne il motivo – perché in classe si comportava come tale. Ma, cosa molto politically uncorrect da dire, noi supponevamo nel nostro subconscio che tale fosse il suo atteggiamento anche al di fuori dell’edificio scolastico. Urlava di colpo e senza motivo, un mattino ci confessò di aver ingerito nella notte precedente trenta gocce di Xanax (un potente ansiolitico, per chi non lo sapesse). Ci raccontò di aver soprannominato la figlia Adolfina – in ricordo di Hitler – perché la rimproverava rigidamente del disordine che lasciava per casa. Il problema è che, tra tutte le sue urla, avremmo dovuto fare Letteratura Tedesca.. che fortunatamente abbiamo ripreso con un’altra insegnante l’anno dopo.
Questa è l’italica scuola, che non intendo qui minimamente condannare. Non intendo condannarla perché, se gli insegnanti non sono sempre il massimo, gli studenti possono comunque approfondire, leggere per conto proprio gli argomenti che li interessano. È vero anche che un insegnante dovrebbe per lo meno fornire una base, se la voglia di spiegare gli manca a tal punto, dare qualche rudimento ai discenti, ma dobbiamo sviluppare la nostra cultura anche leggendo e informandoci. Questi professori, che dopo tutto mi hanno sempre divertita, hanno lasciato un ilare ricordo dei tempi scolastici in me. Ho la fortuna di poter dire, se non altro, che non sono stati tredici anni infinitamente noiosi. Vorrei infine mettere un puntino sulle i, come suolsi dire: la cultura personale non è tanto quello che meccanicamente ci insegnano a scuola, ma quello che facciamo degli insegnamenti ricevuti, se ne traiamo un metro di misura nuovo per analizzare il mondo. Metro di misura, per altro, che non deve per forza essere conforme alla “dottrina”, ha la sola prerogativa di dover essere nostro.
Leggere Allen Ginsberg davanti a studenti più imbarazzati di noi e recitare in modo convinto Ozzy Ousborne ci ha fatto comprendere nel profondo quegli autori, ci ha fatti mescolare nel loro grido e nel loro messaggio. Certo non abbiamo imparato molto sulle caratteristiche teoriche degli autori, ma li abbiamo vissuti. Ed è questa forse la quintessenza della scuola: imparare a vivere ciò che si studia.
coccola5
ps. solo una massima studentesca sulle riforme e sui tagli alla ricerca. Era uno striscione di questa primavera, e lo ricordo ancora. Silvio, ricordati che se hai i capelli è soltanto grazie alla ricerca.
AHAHHAHAHAHHAH!!! oddio, allora non avevo solo io degli insegnanti che sembravano essere usciti dal manicomio! Mi sa che ti ruberò l'idea, e scriverò pure io un post su quest'argomento: descriverteli in un commento risulterebbe alquanto lunghino!
RispondiEliminaDevo dire che pure io, come te, sono attratta dalle persone non del tutto "normali": infatti, la maggior parte dei miei amici è piuttosto pazza. Me compresa.
madonna, piccolo come post :S
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