Un paio di settimane fa i miei sono stati in Slovenia con mio fratello. Aveva un torneo di basket lì e l’hanno accompagnato. Mio padre, onde evitare di passare il tragitto in bus nella noia più completa, mi ha chiesto di passargli un libro. Avevo Le correzioni di Jonathan Franzen, e credevo potesse piacergli. Al loro ritorno me l’ha restituito praticamente intonso: “non mi va di leggere storie sconclusionate”, mi ha detto. Ho iniziato a leggerlo (avevo acquistato il libro qualche anno fa ma non lo avevo ancora preso in mano) sperando di capire la motivazione di mio padre.
È vero, il libro non è il migliore che abbia letto finora. Lo stile ricco, esuberante di aggettivi rende il romanzo poco scorrevole in certi punti e alle volte non si capiscono i passaggi, ma qualcosa mi spinge a leggere una pagina dopo l’altra. In tre giorni, soprattutto sfruttando i Grandi Spostamenti da casa mia sino all’università, ne ho letto 229 pagine.
Le correzioni tratta la storia di una famiglia: Enid e Alfred, genitori ormai anziani di tre figli sulla trentina, decidono di riunire tutta la famiglia insieme per un ultimo Natale. I figli non vanno particolarmente d’accordo tra loro e con i genitori, in misura diversa a seconda del carattere e delle motivazioni di ciascuno ma, quello che si avverte di più nel libro, è la disapprovazione dei genitori per la vita che conducono i loro figli, così diversa dalla loro. Le storie di Gary, Chip e Denise sono tre storie strane, che alle volte perdono il filo, tutte egualmente crude nella loro inesorabile verità, tutte senza sconti, proprio come la vita vera.
Credo che, anche allora, avessi scelto Le correzioni per questo: lo avevo acquistato prima che diventasse un “libro campione d’incassi”, quando ancora era del tutto sconosciuto e lo sto leggendo adesso che Franzen ha pubblicato Libertà. Volevo dire, comunque: lo avevo acquistato per le storie di vita che conteneva.
Non voglio leggere romanzi che raccontino storie zuccherate o zuccherose, non ne ho bisogno né voglia: non è questa la realtà e non voglio credere che potrebbe esserlo quando non lo sarà mai. Non ho fede nelle favole e credo si avverino solo per i privilegiati. Sono abituata a credere nelle cose piccole, minuscole: gli amici che si rivedono con sincerità e un forte abbraccio dopo molto tempo, amicizie che a volte non nascono per una nota stonata e altre che invece proseguono nonostante le note stonate. È questa la vita, almeno la mia, e non va sempre tutto bene.
Nemmeno casa mia è una favola: ho una madre con una sensibilità decisamente bassa e che non si fa il minimo problema a dirmi come persona fai schifo, il che risale soltanto a sabato. Salvo poi, qualche ora dopo, atteggiarsi come se niente fosse accaduto. Mi sono sentita sminuzzata tutto il giorno in lamelle di ghiaccio e di fuoco, tagliata fra quello che dovevo fingere di essere con le amiche e quello che sentivo. Approfittavo nei secondi di silenzio all’interno di un dialogo per pensare a tutto questo.
Fai schifo. Fai schifo. Fai schifo. Fai schifo.
Questa frase mi ha rintronato il cervello tutta la giornata. Mi ha battuto nelle vene tutto il giorno come un martello pneumatico. Un’infinita e sorda stanchezza ancora prima di fine giornata.
Storia di vita. La mia.
coccola5
Tesoro, tu non fai affatto schifo. Sei una splendida persona, molto dolce, sensibile e colta..
RispondiEliminaLa penso come te: nemmeno a me piacciono le storie smielate, le trovo un po' insulse. Proprio oggi ho iniziato "Portami tante rose" di Tenera Valse: la storia (vera ed autobiografica) di una professoressa di latino e greco che abbandona l'insegnamento per fare la escort. E recentemente ho finito "Il mondo di ieri", di Stefan Zweig: una sorta di autobiografia in cui l'autore racconta la vita in Austria alla fine dell'Ottocento, per confrontarla a quella dalla prima guerra mondiale alla seconda fatta di morte, disperazione e senso d'impotenza. Te li consiglio entrambi!
Un bacio grande!
Grazie mille per l'appoggio! :) Ad ogni modo le cose sono un po' passate: probabilmente mia madre non pensa realmente tutto questo, ma ha l'abitudine ad usare con rapidità certi vocaboli ed espressioni.. il che, come puoi immaginare, mi infastidisce parecchio.
RispondiEliminaTi ringrazio per i consigli sulle letture. Ne ho davvero bisogno: sto terminando alcuni libri che ho a casa, ma poi volevo leggere qualcosa che vada oltre le mielense pubblicazioni Mondadori o simili. E la Mazzantini costa troppo: 19 euro per un libretto di duecento pagine (praticamente paghi la bella copertina) mi sembrano esagerati.. Spero di fare presto un giro in libreria! :)
Un bacio,
coccola5
Io amo molto le edizioni Bur e quelle dell'Adelphi: queste ultime però son davvero care! Ho messo gli occhi su "Leopardi" di Piero Citati, ma 22 euro sono davvero tanti!
RispondiEliminaUn bacio!
Mi domando cos'è che cerchi.
RispondiEliminaNon ti piacciono le favole eppure, nonostante quanto scrivi, le vivi: i nostri famosi amici, in fondo, cos'hanno di meno rispetto a principesse narcolettiche e principi dai colori improbabili? Credi che le favole si avverino solo per i privilegiati, in questo modo impedendoti di scoprire se anche tu fai parte di questa cerchia.
Mi domando cosa intendi per storie zuccherate o zuccherose. Un lieto fine? La narrativa di ogni tempo ne è piena, come è piena di finali tragici. Di situazioni buoniste tipo conflitti che si risolvono sempre magari con dovizia di lacrime?
Mi domando cosa vogliano dire per te quelle parole, proprio come la vita vera, e cosa tu stia cercando in questa tipologia di libri (e mentre me lo chiedo penso di aver anche trovato una risposta).
Riguardo il penultimo paragrafo, le favole son piene di madri (o matrigne) angarianti e figlie angariate: come capire se la tua vita è o meno un favola, quindi? (In realtà potresti chiedere un aiuto a JW: se sparisce lasciando il suo sorriso a mezz'aria avrai ricevuto una chiara risposta dal celeberrimo cavallo del Cheshire )
Su quanto poi tu faccia realmente schifo (e cioè zero, o giù di lì) penso che tu ne sia sempre più consapevole. Anche se dolorosamente.
(E non confondere mai le tue esperienze con le Esperienze.)
Nemmeno io so bene di cosa vado in cerca. Resta il fatto che, almeno per quanto riguarda i libri, cerco sempre storie "vere", che abbiano un sapore forte. Sono storie che non hanno per forza una morale, che non hanno necessariamente un lieto fine, che non propongono personaggi che cambiano per magia. Sembrano storie assurde, eppure sono quelle in cui mi ritrovo, ecco.
RispondiEliminaLa mia vita? Di favoloso ha ben poco, in realtà. Almeno credo. Alle volte suona abbastanza noiosa, devo dire.. ma è contornata da qualche amico un po' improbabile, o forse probabilissimo, che resta sempre al mio fianco. E' la nota bella. Di favoloso nella mia vita ci sono solo i cavalli, ecco. :) Sono la parte migliore.
coccola5