Senza scrivere non riesco proprio a stare. Vorrei parlarvi di tantissime cose, ma due mi premono in particolare. Sono due brevi riflessioni, due pareri, niente di più o di meno. Mi piace l’idea di mettervene a parte, ecco.
Innanzitutto avevo promesso di scrivere qualche riga sul libro che ho letto, Da qui vedo la luna di Maud Lethielleux. Si può sicuramente dire che lo stile del libro è molto semplice per chi è abituato al “gergo della strada”, o comunque a leggere libri di autori come Irvine Welsh, che trattano argomenti legati alla strada. Un po’ più difficile da comprendere potrebbe risultare se non ne capite niente, ma ci si abitua comunque in cinque o sei pagine. Il libro racconta la storia di Moon, una ragazza di 18 anni che vive per strada già da due anni, ed è innamorata della semplicissima vita che conduce. Fra gli altri senzatetto ha trovato un fidanzato, Fidji, che la accompagna in ogni giornata. Ma Moon ha una marcia in più rispetto agli altri suoi amici: decide di scrivere un libro di memorie per Fidij, libro che presto prenderà una piega più che altro fantasiosa. Frega un bloc notes e qualche penna in edicola e inizia a scrivere. Le sue parole e i suoi pensieri, che dapprima escono con fatica, iniziano poi a uscire spontaneamente, scrivere diventa per Moon un autentico bisogno fisiologico. Quando Slam apprende del suo libro, decide di rivolgersi, tramite un’amica presso cui vive, a delle case editrici e con uno scherzo fa in modo che Moon possa essere contattata dagli editori. Il che accade: due case editrici sono interessate al libro e la ragazza si presenta da loro, ripulita grazie a Slam. Ma quando sceglie l’editore, questi inizia a chiedere dei tagli e delle modifiche a quel testo giudicato inizialmente ottimo, poi addirittura la riscrittura dell’intero manoscritto. Per Moon il colpo è talmente grosso che tenta il suicidio. Ma poi, cullata fino al risveglio dal coma proprio dai personaggi della sua storia, decide di provare a rivolgersi nuovamente all’altro editore, che sceglie di pubblicare il suo libro.
Quello che del libro mi ha veramente colpita è stato l’amore per le parole da parte della scrittrice, usate con precisione, parsimonia e sapienza. Sotto questo aspetto, un lavoro molto ben fatto. Va anche detto che alcuni passaggi non sono chiarissimi, anche se con un pizzico di immaginazione si capiscono, e questo è un piccolo neo (o forse un pregio, non saprei dire..) del libro. Interessante anche il fatto che il libro sia frutto dell’esperienza personale della scrittrice, che aveva vissuto ella stessa per due anni sulla strada. Direi davvero un 8, se dovessi votare questo libro.
Il secondo pensiero è di tutt’altra natura, e perdonate il brusco cambio di argomento. Rientrando a casa questa sera, ho visto ancora una bandiera alzata al balcone di un appartamento. Una bandierina triste e isolata, a dire il vero. E con il brutto tempo di oggi, non dava un’impressione migliore, poverella. Mi ha fatto un poco ripensare al 17 marzo e a tutti gli eventi collegati. Francamente, non ho mai visto tante bandiere come in quel giorno e anche noi, benché io fossi contraria, l’avevamo alzata al balcone. Dopo due mesi, il 2 giugno precisi come la scadenza di una cambiale, l’abbiamo riposta e ripiegata. Fine della festa, fine dell’unità.. o sbaglio?
Il motivo per cui sono fortemente contraria all’alzabandiera in balcone o a casa è molto semplice. Il mio essere italiana, il mio sentirmi unita come cittadina e il mio sentimento nazionale non vengono dal tricolore appeso pochi giorni. Al contrario, vengono dal mio modo di comportarmi come cittadina: pagare le tasse regolarmente, impegnarmi per lo Stato nel modo che posso (scrutinatrice alle elezioni, volontariato, comportamento solidale con gli altri cittadini) e non tradire mai la mia italianità. In che senso? Nel senso che non predico bene e razzolo male: mi lamento sempre di come vanno le cose e non faccio nulla per migliorarle.
Piuttosto mi informo su quanto accade, partecipo attivamente al dibattito, partecipo a manifestazioni o eventi laddove lo ritenga necessario e utile per migliorare le cose. Credo che informarmi (e informarsi in generale) sia fondamentale: l’ho già scritto qui tante volte e non voglio ripetermi, ma ribadisco che, a parer mio, partecipare alla vita politica dello Stato, anche solo essendo informati sulle notizie del giorno, sia il modo migliore di essere italiani. Sapere cosa succede, andare a votare informati e coscienti e non a caso (o non andarci affatto, che reputo orribile). Trovo che sia uno dei pochi modi davvero validi, oltre a un atteggiamento che viene da sé stessi, per combattere quello che non troviamo giusto.
+Prima di chiudere volevo raccontare qualcosa di leggero e bello. Non so se l’ho già scritto, ma ho ritrovato un amore per le canzoni dello Zecchino d’Oro, della mia infanzia quindi. Le trovo piene di spirito costruttivo e non eccessivamente infantili (nel senso negativo del termine, perché si trovano parole “difficili” per l’infanzia, come sirtaki, ciuco ed espressioni che magari un bambino non conosce). Fra l’altro spesso hanno una o due strofe in lingua straniera (una addirittura in islandese).
Adoro questo atteggiamento costruttivo delle canzoni, mentre non sopporto il buonismo (qui intendo il pensare che tutto vada sempre bene, cosa che odio sconfinatamente), il compromesso come modello di vita, le parole belle senza letteratura. Per chi non l’avesse capito, parlo di Jovanotti e Ligabue. Proprio non riesco a soffrire i messaggi delle loro canzoni. E l’ultima canzone di Jovanotti, Il più grande spettacolo dopo il big bang, è una continua sfinente anafora.. dove sta l’amore per le parole?
Ditemi cosa ne pensate! ;-)
Ribadisco, come scritto nei riquadri a sinistra del template del blog, l’invito a scrivermi, se lo voleste. Il mio indirizzo e-mail è il seguente: princeton_girl23@hotmail.it. Parlatemi di qualunque cosa, in semplice amicizia e scambio di pensieri, e sarò lieta di rispondervi appena avrò un minuto libero, quindi a breve.
Ricordo, tuttavia, l’uso preferenziale dei commenti e degli mp: se dovete comunicarmi link mancanti o errati, mancanza dei credits per qualcosa o altre cose di questo genere lasciatemi un MP, per brevi pensieri sui post lasciate un commento. Portate pazienza se insisto su questo aspetto, ma è una questione gestionale del blog, per così dire.
Un abbraccio a tutti i lettori,
coccola5
Un post ricco, non c'è che dire :)
RispondiEliminaSe ti è tanto piaciuto questo libro te ne consiglio un altro che, se non lo conosci già, sono pronto a giurare che ti piacerà moltissimo: Gli effetti secondari dei sogni, di Delphine de Vigan. Cercalo e poi parliamone ;)
Per Jovanotti e Ligabue... come non concordare? Il primo, poi, è diventato patetico: non che prima mi piacesse ma ora, a furia di urlare a tutto il mondo che il suo amore è quello più bello e perfetto, mi ha veramente rotto i coglioni. Un po' come sto facendo io (che ormai parlo solo di Smielino) a voi lettori