Berlino è vetro. È una città che rifulge come un pezzo di vetro lucidato, e si ritrova trasparente nella sua semplicità, nella sua atmosfera di nordica accoglienza, pacata e gentile. Berlino non vi accoglierà mai come farebbe Roma, in pompa magna e a grandi parole, lo farà mostrando sé stessa con i suoi pezzetti di muro, con le sue contraddizioni e fragilità, con la sua anima un poco frammentata e silenziosa. Ma è un’anima ben lucida e tiepida. La sua gente rivela nelle cose più piccole la propria beltà e delicatezza, come quella ragazza piccola, dai capelli finemente intrecciati incontrata nel metrò, che socchiudeva gli occhi chiari come se tirasse piano una tenda. E poi è inutile dirlo: Berlino è organizzata, efficiente… tedesca!
Le preghiere che vi si sono svolte hanno portato pace nella pace, non saprei bene come spiegarlo. E si componevano di mille sfaccettature diverse e luccicanti, sembravano salire e scendere da Dio in una frazione di secondo. Le letture che non capivo trasmettevano un velato senso di confusione e la curiosità di comprendere assieme, il desiderio di rileggere, di scandagliare fra le parole. Al pomeriggio partecipavamo a dei workshop, di cultura o di spiritualità, una piccola benedizione per l’anima, un ritaglio nel tempo.
Un tempo che, ad essere sincera, si è bruciato in una strana maniera. Forse anche per via del nostro don, ho vissuto dei momenti di confusione assoluta. Mi riferisco a quando giravamo per la città, perché mi pareva una mina vagante, incerta, un po’ come quei videogiochi in cui pare impossibile controllare la direzione dell’automa. Di qua, di là, aspetta, muoviti, coraggio, ehi!, euforico o stanco... non vi nascondo che in alcuni momenti mi sembrava di non potere reggere questo eccessivo dinamismo. Ma i viaggi insegnano a conoscere le persone più di quanto si creda, scandagliano, senza che l’altro lo voglia, l’anima e la mettono brutalmente a nudo. E io ho capito quanto sono leggibile, quanto gli altri possano raccontarmi con destrezza e precisione. Questo, sì, mi affascina e spaventa al contempo.
Diceva l’imperatrice Elisabetta d’Austria che il bello di viaggiare non è tanto arrivare, conoscere il posto nuovo, l’atmosfera, ma il momento del viaggio, inteso come transito da un luogo ad un altro. Ed io, per quanto non lo voglia, non riesco a non darle torto. Per qualche motivo preferisco il transito alla stasi dell’arrivo, perché è luogo privilegiato per parlare con le persone, scoprire gli interessi che ci accomunano, provare e contraddire tesi e ipotesi.
Ad ogni modo, grazie a tutto e nonostante tutto, è la bellezza che ci viene incontro. Mi ripeto questa frase da un po’ di tempo, e non riesco a contraddirla. Ella ci commuove spesso, a volte spossa e sfinisce, ed è una bellezza per cui dobbiamo lottare sempre, in ogni istante. Non tanto perché non ci abbandoni dopo che l’abbiamo scoperta, quanto perché la Bellezza non ci appartiene, ma dobbiamo sforzarci di ritrovarla in ogni molecola. Per un credente la Bellezza è Dio, per un non credente questa bellezza è quel senso di sacro che ci fa da guida, che accompagna la nostra spasmodica ricerca di verità, serenità e di noi stessi in questo mondo a pezzettini. Ed è una lotta interiore, continua e incessante, che non si ferma neanche mentre sogniamo la notte.
Ho scoperto però una cosa, negli ultimi giorni: se non lottassimo, se non ci lasciassimo incontrare e al contempo ricercassimo la Bellezza, non avrebbe senso il nostro vivere e il nostro inferno quotidiano. La nostra esistenza perderebbe immediatamente di verità. Concludo con una frase che mi si è formata nella mente proprio durante il viaggio di ritorno, e che vi auguro accompagni voi come me in questo novello 2012.
Sii come una roccia di cui il vento cesella le forme, scolpisce per fare più bella, ma che rimane fedele alla sua essenza. Quella di roccia. – Berlino 2011
coccola5
E poi è inutile dirlo: Berlino è organizzata, efficiente… tedesca!
RispondiEliminaE sarebbe un complimento?
Eri un'esaltata prima e parli da maggior esaltata ora. Bah, che tempi.
Ti confesso che Berlino mi ha anche abituata ad avere a che fare con persone intrattabili durante le prime ore del mattino. Tanto per. :-P
RispondiEliminacoccola5 - che ti abbraccia in modo assolutamente fondamentalista e fondamentale!
Berlino. Ho imparato ad amarla lentamente. La prima volta che l'ho visitata ero in gita scolastica, e i professori si comportavano un po' come il tuo don: sempre a correre a destra e a manca, "Guardate questo, guardate quello, visto che bello? Bene. Andiamo là.". Insomma: non c'è stato verso di godersi la città. Inoltre era marzo, il tempo era uggioso e Berlino non rifulgeva di sicuro della sua luce migliore. Poi, l'anno scorso, mi sono lasciata convincere dal mio migliore amico a passarci 8 giorni, a luglio. Ebbene, lì è scoppiato l'amore per quella città. Ho potuto visitare con i miei ritmi tutti i musei, senza la fretta di dover prendere un pullman o di dover rientrare in hotel, ma solo con una gran voglia di conoscere, di divertirsi. E ho scoperto posticini che la volta precedente non avevo notato: la cioccolateria più antica di Berlino, la fabbrica della ritter sport, il duomo, il museo del sesso (Ci ho fatto di quelle risate là dentro!XD).
RispondiEliminaBerlino, come dici tu, è "organizzata, efficiente… tedesca!": quando sono ritornata in Italia, pensavo di esser finita in una campagna Medioevale, completamente fuori dalla civiltà.
Elisabetta d'Austria diceva di preferire i viaggi alle visite vere e proprie delle città perchè, da brava inquieta qual'era, viaggiare su un mezzo in movimento le dava la sensazione di libertà, l'impressione di fuggire dalla gabbia dorata in cui si sentiva rinchiusa. Più che intrattenersi con qualcuno durante un viaggio, preferiva girovagare in incognito per le città facendo amicizia con persone strambe, molto diverse da lei. Scusami, ho fatto un po' la pignola..XD
Un bacio tesoro!