Acqua vera è ogni incontro. Se poi l'incontro è con Dio, con Gesù, è acqua che zampilla.
Ma se non c'è incontro, anche la religione, la religione stessa, diventa piatto moralismo, etica arida, senz'anima.
"Di che torrente sei?", chiedeva sempre il patriarca di Gerusalemme ai monaci che dal deserto salivano alla città santa. Di che torrente sei? Perchè presso ogni torrente era fiorita una laura o un cenobio.
Di che torrente sei? E se sei del torrente di Cristo? L'acqua ti fa fiorire, l'acqua che zampilla per la vita eterna. Ti fa fiorire. Tu vedi nel vangelo la samaritana fiorire.
Non meravigliarti allora del deserto. La nostra vita poco o tanto conoscerà sempre questo essere aridi, questo essere riarsi. E dunque il problema non è poi tanto quello di avere sete, perchè nella vita avremo sempre sete, quanta! Preoccupiamoci invece dell'acqua e che sia dolce e chiara e non quella delle cisterne screpolate e stagnanti. Come avvertono i profeti.
[...]
Il problema, anche quello religioso, non è quello di spegnere la sete con le nostre facili, troppo facili risposte. C'è già tutta una mentalità, già lo ricordavamo, tesa a ottundere, a spegnere, c'è tutta una società di pompieri. Il problema è il pozzo a cui ti disseti, il torrente a cui ti disseti. Di che torrente sei?
don Angelo Casati, Incontri con Gesù
lunedì 21 maggio 2012
Lascia che mi inganni
Ti è piaciuto il film?
Un po' sì. Lo dici sorridendo, le labbra un poco piegate all'insù, gli occhi che si staccano dallo schermo e mi guardano, cosa che fai raramente. Piccola perla che si incastona nel mio cuore, nel ricordo di te.
E lo so che è solo un caso, che domani tornerai a dirmi che a tutto sei indifferente, non mi dovrei lasciare ingannare. Però decido di fare finta che sarà così anche nei giorni a venire.
Tu sorridi, e io mi commuovo.
Spero sempre di sorprendermi per cose grandi, e mai per quelle piccole. Devo abituarmi al contrario. Ti voglio bene, fratellino.
coccola5
ps. mi viene in mente - e forse la cosa ha un senso - quello che diceva Enzo Bianchi in un'omelia che ho sentito a Bose, poco prima di Pasqua. Diceva che pensiamo sepre di essere noi a pregare Dio, mentre ci dimentichiamo sempre che è Lui a rincorrerci continuamente, a pregare noi. I momenti più belli, allora, sono quelli in cui diamo ascolto alle sue suppliche, a quel suo filo di voce che ci dice fermati un momento, lascia che ti spieghi!
fonte: Omelia di Venerdì Santo, Enzo Bianchi
Un po' sì. Lo dici sorridendo, le labbra un poco piegate all'insù, gli occhi che si staccano dallo schermo e mi guardano, cosa che fai raramente. Piccola perla che si incastona nel mio cuore, nel ricordo di te.
E lo so che è solo un caso, che domani tornerai a dirmi che a tutto sei indifferente, non mi dovrei lasciare ingannare. Però decido di fare finta che sarà così anche nei giorni a venire.
Tu sorridi, e io mi commuovo.
Spero sempre di sorprendermi per cose grandi, e mai per quelle piccole. Devo abituarmi al contrario. Ti voglio bene, fratellino.
coccola5
ps. mi viene in mente - e forse la cosa ha un senso - quello che diceva Enzo Bianchi in un'omelia che ho sentito a Bose, poco prima di Pasqua. Diceva che pensiamo sepre di essere noi a pregare Dio, mentre ci dimentichiamo sempre che è Lui a rincorrerci continuamente, a pregare noi. I momenti più belli, allora, sono quelli in cui diamo ascolto alle sue suppliche, a quel suo filo di voce che ci dice fermati un momento, lascia che ti spieghi!
fonte: Omelia di Venerdì Santo, Enzo Bianchi
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sabato 19 maggio 2012
La furia compratrice di mia madre
Scritto così, fa un po' manuale di istruzioni. Che però, diciamocelo, ci vorrebbero sempre, per un matrimonio. Mi raccontava LM per telefono, e io puntualmente confermavo, che questi eventi possono essere delle piacevolissime occasioni di passare qualche ora con parenti e conoscenti, ma possono anche trasformarsi nella fiera del cattivo gusto. Quindi sì, un manualetto ci vorrebbe eccome! Ma, a dire la verità, volevo raccontarvi del mio matrimonio, quello cui devo andare oggi. A cui mi tocca andare, vorrei sottolineare.
A casa mia vige la regola che per ogni matrimonio serve un vestito nuovo. O per lo meno, finora a me è sempre andata così. Le ricerche iniziano con un mese abbondante d'anticipo, e precisamente quando mia madre inizia ad agitarsi e accende il disco: "Ma con i tuoi orari a scuola avremo pochissimo per cercare il vestito! Guarda che non è detto che ne trovi subito uno adatto!". In generale, una settimana o due dopo, io perdo la pazienza e acconsento a farmi accompagnare in grandissimi centri commerciali, dove naturalmente le ricerche non vertono solo sull'abito matrimoniale, ma anche su otto miliardi di altre scarpe, borse, maglie e pantaloni.
Come prevedibile, in capo a un pomeriggio ne ho fin sopra ai capelli di negozi, commesse invadenti e continui togli e metti di abiti. Di conseguenza, io e mia madre abbiamo messo a punto un modo per fare acquisti che consenta a me di non perdere la calma, e a lei di girare quarantaseimila negozi: il primo sabato cerchiamo - e a furia di girare, troviamo - l'abito, quello successivo le scarpe, il terzo borsa o eventuali accessori. Ne converrete, la più avvantaggiata è ancora lei.
Questa volta le cose sono andate un po' diversamente. In una giornata avevamo trovato abito e blusa da mettere sopra, e qualche giorno dopo abbiamo acquistato anche i sandali - ho ceduto per quelli col tacco -, quindi fondamentalmente ero a posto. Avendo deciso di non mettere orecchini per via dell'allergia e avendo adocchiato a casa una collanina perfetta, non avevo in programma ulteriori scampagnate nei centri commerciali. Di fatto, sono riuscita a evitarli, ma non la furia compratrice di mia madre che in mia assenza mi ha preso un altro paio di scarpe (chiuse, e ovviamente sempre con tacco) e una stoletta per coprire le spalle in chiesa. La cosa, onestamente, mi ha sconvolto non poco: mi manca solo un secondo vestito!
Parlandone un po', ci abbiamo riso su: il tutto si è rivelato quantomeno buffo, in effetti. Non mi era mai capitato di avere "due di tutto" per una sola occasione, fra l'altro con il vantaggio di evitare di acquistare di persona metà degli oggetti!
Lo avrete capito, in fatto di vestiti sono molto maschile. La mia semplicità rasenta quella dei monaci, ed è raro che decida spontaneamente un suicidio commerciale (mio neologismo per "suicidio conseguente a ore e ore trascorse in un centro commerciale"). Odio accompagnare chiunque a provare vestiti, scarpe, orecchini o collane e, se avrò in futuro un compagno, credo che non odierà questo mio lato. In caso di compagna, dovrò un po' smussarlo!
Non sento il bisogno di essere sempre trendy, chic, glamour, cool o come diavolo si dice. Preferisco un abbigliamento semplice e funzionale alle varie occasioni, e la cosa turbava, ai gloriosi tempi del liceo, le mie compagne che dicevano di impiegare mezz'ora la mattina per scegliere cosa indossare. Per me, che mi alzavo alle 6.20 e avevo il bus alle 6.48, sarebbe stato impossibile, anche solo per una questione di tempi. In genere aprivo l'armadio, sceglievo un paio di jeans, e siccome insieme ci sta bene tutto, una maglia qualunque andava benissimo. Le mie abitudini in questo senso non sono ancora cambiate.
Uno degli ultimi complimenti di mia madre è stato: sembri una muratrice lesbica! Non sa che sull'ultima parola, si sbaglia solo a metà. ;-)
coccola5
A casa mia vige la regola che per ogni matrimonio serve un vestito nuovo. O per lo meno, finora a me è sempre andata così. Le ricerche iniziano con un mese abbondante d'anticipo, e precisamente quando mia madre inizia ad agitarsi e accende il disco: "Ma con i tuoi orari a scuola avremo pochissimo per cercare il vestito! Guarda che non è detto che ne trovi subito uno adatto!". In generale, una settimana o due dopo, io perdo la pazienza e acconsento a farmi accompagnare in grandissimi centri commerciali, dove naturalmente le ricerche non vertono solo sull'abito matrimoniale, ma anche su otto miliardi di altre scarpe, borse, maglie e pantaloni.
Come prevedibile, in capo a un pomeriggio ne ho fin sopra ai capelli di negozi, commesse invadenti e continui togli e metti di abiti. Di conseguenza, io e mia madre abbiamo messo a punto un modo per fare acquisti che consenta a me di non perdere la calma, e a lei di girare quarantaseimila negozi: il primo sabato cerchiamo - e a furia di girare, troviamo - l'abito, quello successivo le scarpe, il terzo borsa o eventuali accessori. Ne converrete, la più avvantaggiata è ancora lei.
Questa volta le cose sono andate un po' diversamente. In una giornata avevamo trovato abito e blusa da mettere sopra, e qualche giorno dopo abbiamo acquistato anche i sandali - ho ceduto per quelli col tacco -, quindi fondamentalmente ero a posto. Avendo deciso di non mettere orecchini per via dell'allergia e avendo adocchiato a casa una collanina perfetta, non avevo in programma ulteriori scampagnate nei centri commerciali. Di fatto, sono riuscita a evitarli, ma non la furia compratrice di mia madre che in mia assenza mi ha preso un altro paio di scarpe (chiuse, e ovviamente sempre con tacco) e una stoletta per coprire le spalle in chiesa. La cosa, onestamente, mi ha sconvolto non poco: mi manca solo un secondo vestito!
Parlandone un po', ci abbiamo riso su: il tutto si è rivelato quantomeno buffo, in effetti. Non mi era mai capitato di avere "due di tutto" per una sola occasione, fra l'altro con il vantaggio di evitare di acquistare di persona metà degli oggetti!
Lo avrete capito, in fatto di vestiti sono molto maschile. La mia semplicità rasenta quella dei monaci, ed è raro che decida spontaneamente un suicidio commerciale (mio neologismo per "suicidio conseguente a ore e ore trascorse in un centro commerciale"). Odio accompagnare chiunque a provare vestiti, scarpe, orecchini o collane e, se avrò in futuro un compagno, credo che non odierà questo mio lato. In caso di compagna, dovrò un po' smussarlo!
Non sento il bisogno di essere sempre trendy, chic, glamour, cool o come diavolo si dice. Preferisco un abbigliamento semplice e funzionale alle varie occasioni, e la cosa turbava, ai gloriosi tempi del liceo, le mie compagne che dicevano di impiegare mezz'ora la mattina per scegliere cosa indossare. Per me, che mi alzavo alle 6.20 e avevo il bus alle 6.48, sarebbe stato impossibile, anche solo per una questione di tempi. In genere aprivo l'armadio, sceglievo un paio di jeans, e siccome insieme ci sta bene tutto, una maglia qualunque andava benissimo. Le mie abitudini in questo senso non sono ancora cambiate.
Uno degli ultimi complimenti di mia madre è stato: sembri una muratrice lesbica! Non sa che sull'ultima parola, si sbaglia solo a metà. ;-)
coccola5
venerdì 18 maggio 2012
"Gay invalidi? Dateci la pensione!"
Visto che dei giornali italiani il solo a farne menzione è il Fatto Quotidiano, volevo diffondere anch'io questa sconcertante notizia.
A quanto pare, i prontuari dell'Inps classificano ancora l'omosessualità come una malattia invalidante. Di conseguenza, alcuni attivisti della comunità Lgbt si sono recati presso una sede dell'Inps di Torino per depositare la richiesta di una pensione d'invalidità. Mi viene da dire che hanno fatto benissimo!
Vi linko qui sotto il video pubblicato dal quotidiano.
Evidentemente, siamo nel 2012 solo temporalmente.
coccola5, allibitissima
ps. fonte: Fatto Quotidiano
A quanto pare, i prontuari dell'Inps classificano ancora l'omosessualità come una malattia invalidante. Di conseguenza, alcuni attivisti della comunità Lgbt si sono recati presso una sede dell'Inps di Torino per depositare la richiesta di una pensione d'invalidità. Mi viene da dire che hanno fatto benissimo!
Vi linko qui sotto il video pubblicato dal quotidiano.
Evidentemente, siamo nel 2012 solo temporalmente.
coccola5, allibitissima
ps. fonte: Fatto Quotidiano
giovedì 17 maggio 2012
Se saprei
Ci voleva Lady Oscar, e un po' di sana scrittura autocostretta, a farmi riprendere la grinta. Mi diceva un caro amico, tempo fa, sei granitica. Voglio dimostrargli che non ha torto, quindi gambe in spalla e si riprende la marcia.
Al momento, perdonerete l'assoluta mancanza di fantasia scrittoria, la mia mente ha stilato solo un elenco di cose assurde, ironiche o decisamente fastidiose, a seconda del caso.
Il numero impressionante di ragazzini che fuma, per esempio. E non sono stordita, non me ne sono accorta solo ora, ma la cosa mi lascia comunque attonita. Faccio una fatica bestiale ad abituarmi alla vista di ragazzini che prima di scendere dal bus, preparano accendino e sigaretta fra le dita.
Una trattoria che porta il nome "al Senato". Non ho la più pallida idea di cosa aspettarmi.
La scrittura di Isabel Allende che ogni tanto mi fa ridere. Non so come, mi sono innamorata di un'autrice spagnola.
Decisamente fastidiosa, invece, è la volgarità dei quindici anni che usano termini delicati come "cazzo" o "figa", per tacere dei peggiori, come sopraffini intercalari. Non sopporto questa scurrilità gratuita e, concedetemelo, assolutamente immotivata.
Mi lasciano comunque massimamente inorridita frasi del tipo "se saprei come aiutarti, lo farei sicuramente". Se avrei, e fortunatamente mi manca, una grammatica pronta all'uso, te la darei in testa.
Non cambierò mai, questo è poco ma sicuro.
coccola5
Al momento, perdonerete l'assoluta mancanza di fantasia scrittoria, la mia mente ha stilato solo un elenco di cose assurde, ironiche o decisamente fastidiose, a seconda del caso.
Il numero impressionante di ragazzini che fuma, per esempio. E non sono stordita, non me ne sono accorta solo ora, ma la cosa mi lascia comunque attonita. Faccio una fatica bestiale ad abituarmi alla vista di ragazzini che prima di scendere dal bus, preparano accendino e sigaretta fra le dita.
Una trattoria che porta il nome "al Senato". Non ho la più pallida idea di cosa aspettarmi.
La scrittura di Isabel Allende che ogni tanto mi fa ridere. Non so come, mi sono innamorata di un'autrice spagnola.
Decisamente fastidiosa, invece, è la volgarità dei quindici anni che usano termini delicati come "cazzo" o "figa", per tacere dei peggiori, come sopraffini intercalari. Non sopporto questa scurrilità gratuita e, concedetemelo, assolutamente immotivata.
Mi lasciano comunque massimamente inorridita frasi del tipo "se saprei come aiutarti, lo farei sicuramente". Se avrei, e fortunatamente mi manca, una grammatica pronta all'uso, te la darei in testa.
Non cambierò mai, questo è poco ma sicuro.
coccola5
sabato 5 maggio 2012
Maledetta primavera
Lasciami fare
come se non fosse amore,
ma per errore
chiudi gli occhi e pensa a me.
Loretta Goggi - Maledetta primavera
Portate pazienza, non scrivo molto di nuovo. Se scrivessi, non ne uscirebbe niente di positivo e anzi, ogni volta che mi fermo a pensare, mi salgono le lacrime agli occhi.Ogni tanto dimentichiamo che abbiamo il dovere di fare di tutta la nostra vita un capolavoro, e ci immergiamo fino al collo in tante brutture.
Non è tempo di guardarsi troppo indietro, ora proprio non me lo posso permettere. Posso solo andare avanti, e aiutare gli altri a farlo al meglio delle loro possibilità. Questo mi si chiede, e questo sia. Nessuno me lo ha chiesto esplicitamente, solo il mio cuore lo sente come un dovere inappellabile. E non scambiate questo per servilismo, anzi. In questi giorni avrei voglia - e probabilmente bisogno - di trasferirmi per un poco da chiunque mi offra ospitalità, ma non sarebbe giusto. E' qui il mio posto, almeno per un altro po'.
coccola5
ps. non abbandono il blog, ci mancherebbe. Nemmeno mi prendo una pausa, ma è giusto che sappiate che se qualche post sarà laconico, vagamente intriso di malinconia, non ci posso fare niente. Farò il possibile per scrivere, e scrivere molto. Vi abbraccio. Portate pazienza se non vi spiego tutto esplicitamente, non posso farlo. Non su un blog, pubblico o privato che sia. Converrete con me che la rete di Internet, proprio perchè pubblica e a tutti accessibile, non è la sede adatta a contenere informazioni che per loro stessa natura devono rimanere riservate.
come se non fosse amore,
ma per errore
chiudi gli occhi e pensa a me.
Loretta Goggi - Maledetta primavera
Portate pazienza, non scrivo molto di nuovo. Se scrivessi, non ne uscirebbe niente di positivo e anzi, ogni volta che mi fermo a pensare, mi salgono le lacrime agli occhi.Ogni tanto dimentichiamo che abbiamo il dovere di fare di tutta la nostra vita un capolavoro, e ci immergiamo fino al collo in tante brutture.
Non è tempo di guardarsi troppo indietro, ora proprio non me lo posso permettere. Posso solo andare avanti, e aiutare gli altri a farlo al meglio delle loro possibilità. Questo mi si chiede, e questo sia. Nessuno me lo ha chiesto esplicitamente, solo il mio cuore lo sente come un dovere inappellabile. E non scambiate questo per servilismo, anzi. In questi giorni avrei voglia - e probabilmente bisogno - di trasferirmi per un poco da chiunque mi offra ospitalità, ma non sarebbe giusto. E' qui il mio posto, almeno per un altro po'.
coccola5
ps. non abbandono il blog, ci mancherebbe. Nemmeno mi prendo una pausa, ma è giusto che sappiate che se qualche post sarà laconico, vagamente intriso di malinconia, non ci posso fare niente. Farò il possibile per scrivere, e scrivere molto. Vi abbraccio. Portate pazienza se non vi spiego tutto esplicitamente, non posso farlo. Non su un blog, pubblico o privato che sia. Converrete con me che la rete di Internet, proprio perchè pubblica e a tutti accessibile, non è la sede adatta a contenere informazioni che per loro stessa natura devono rimanere riservate.
martedì 1 maggio 2012
Limitless - Infiniti, noi
Non voglio
recensire Limitless, anche perchè non
so una mazza di inquadrature, registi e attori, a malapena la mia testa ricorda
chi è George Clooney e in ogni caso guardo solo storie vere o verosimili, commedie
all’italiana e film adolescenziali americani. Del film, come storia, voglio
solo dire due cose: la prima, che prendono sempre attori con gli occhi azzurri
e sta diventando una mania, la seconda, che non capisco perché ogni fighetto
americano deve per forza essere un genio dell’alta finanza. È un’altra mania! Personalmente
io trovo che siano fighissimi gli autisti di bus: con la mia parlantina, ho
conosciuto tutti quelli di Verona e uno mi ha anche riaccompagnata a casa una
sera che mi sono addormentata. E sono fighissimi anche i tipi che fanno le
pulizie, soprattutto stranieri: guarda caso, quando lavoravo al Gallo’s i miei
migliori amici erano i cingalesi, e al Vinitaly ho conosciuto uno degli ultimi
anarchici che spazzava il pavimento del padiglione con gli anfibi.
Detto questo,
non capisco perché, anche volendo sfruttare il 100 per cento del nostro
cervello con una pillolina, dovremmo per forza imparare libri di medicina a
memoria e fare i dr. House della situazione, o diventare, lo ripeto, geni della
finanza che puntano tutto su azioni sull’orlo del fallimento. In genere si vede
questo nei film: questi ragazzetti saputelli e impavidi, accompagnati da
fidanzate disponibili e con la faccia un po’ spaventata, generalmente corrotti
e insider trader. Così, io che sono sempre bastian
contrario, come dice mia nonna, vi volevo fare una domanda: cosa vorreste
fare se poteste sfruttare tutto il vostro cervello?
Io probabilmente
sarei una psicologa squattrinata in balia del pervertito di turno, ne sono
convinta. Andrebbe più o meno così: comincerei a capire la psiche delle
persone, il mio spirito da crocerossina mi farebbe aiutare un malato di mente,
che poi però riuscirebbe a farmi pena e alla fine lo giustificherei per ogni
cosa, lo aiuterei anche in qualche follia illegale, tipo scappare in Svizzera
con una montagna di soldi. Anche se ho sentito che le Seychelles stanno
diventando meta ambíta dai truffatori moderni (ero finita in una cosa orribile
mesi fa tramite Internet, poi cercando bene ho scoperto che era una truffa e
che tanti altri ci erano cascati, poi hanno beccato l’azienda, ma nel frattempo
minacciavano di far credito a una certa Giulia Monviso che abitava in quel di
Treviso, ossia io che in un momento di scazzataggine mi ero registrata con nomi
assolutamente fantasiosi). Ora che mi sono predetta la fine del mondo, veniamo
al meglio. Forse farei davvero la psicologa, o forse farei volontariato
ventiquattro ore al dì, ma non per spirito di aiuto, semplicemente per capire i
rapporti fra le persone, per conoscerle a fondo.
È una cosa
che amo da poco tempo, da quest’anno forse. Come ho già detto varie volte a LM per telefono o Skype, sono una
persona decisamente antisociale, antipatica come una sveglia alle 4 del mattino
(e non dite il contrario!), e proteggo da qualunque cosa la mia solitudine. Vorrei
chiarire alcune cose: non sono una psicopatica, né soffro di personalità
multipla, come qualche lettore potrebbe pensare leggendo questo post ma,
davvero, guardatevi dall’incontrarmi un giorno in cui ho la luna storta. Non sono
antipatica perché ce l’ho a morte con qualcuno, lo sono per definizione, per
amore del sarcasmo. Il discorso della mia solitudine si spiega abbastanza
velocemente, adoro vivere al massimo con poche persone, motivo per cui i miei
amici sono gli stessi ormai da qualche anno, li conosco benissimo e viceversa e
parliamo di tutto, o meglio, ci capiamo su qualunque cosa. Altrimenti, non sono
amici per me. E i miei amici sono quasi degli innamorati per me, degli amori
senza sesso. Queste due combinazioni fanno sì che adori stare a guardare,
spesso e volentieri, come gli altri si rapportano fra loro, guardarli baciarsi,
sorridersi, abbracciarsi, litigare, fare cose stupide o migliori di come le
farei io, piangere, ingrassare e invecchiare. Va be’, anche dimagrire, se
capita, e arrabbiarsi. (Adoro le tragedie greche, e gli assassini nei film
cominciano a farmi ridere, quindi se la gente si incazza e io non centro né ho
causato la lite.. mi godo lo spettacolo!) Ma sto a guardare, e forse provo una
leggere invidia per ciò che non so fare, ossia metà delle cose suddette. Forse.
Solo a volte, solo certi giorni. So che sono nata come una ciambella senza il
buco (in campo sociale, intendo), e adesso sono riuscita a farlo col coltello:
è un buco artigianale, più piccolo e brutto degli altri, ma è un buco.
Comunque sia,
vorrei migliorare le relazioni tra le persone. Sono una cosa meravigliosa,
anche quando ci si accapiglia, e meritano di essere vissute fino in fondo,
comprese fino nelle viscere. Sono la nostra luce, sono il nostro specchio e il
nostro punto di riferimento, e ogni tanto vorremmo prenderci a pugni. Ma non perché
l’essere umano è così da sempre, solo perché l’altro non è noi, non è come lo
vorremmo. Come ce lo aspettavamo.
Non credo,
francamente, che abbiamo bisogno di una pillola trasparente per questo. Dobbiamo
solo stare fra la gente, imparare a stupirci di tutto e di niente, imparare che
siamo diversi – e a volte anche cretini, anzi spesso – e dobbiamo abbassarci,
per poi rialzarci. Raccogliere l’altro, per innalzarci insieme.
coccola5
ps. a quanto
pare non riesco a evitare di concludere cristianamente, eh?! :p
pps. lo risottolineo: non chiamate la neuro!
giovedì 26 aprile 2012
Scaramucce aeroportuali
È ormai noto anche ai sassi che RyanAir esige che i
suoi passeggeri facciano check-in online. Il che è cosa santa, più delle reliquie
di S. Antonio da Padova, perché su 150 persone spesso ad avere bagaglio sono in
25-30, 40 quando sono tante. Di conseguenza, carta d’imbarco alla mano, si va
direttamente al gate senza fare troppe code e noi addette al check-in – io
aspirante tale – risparmiamo un sacco di tempo. Il guaio è che c’è sempre
qualche scemo che ignora le mail della compagnia e cosa fa? Indovinato! Va al
gate con il biglietto, e non con la carta d’imbarco...
Fidatevi, non è un problema da poco. Spesso il
controllo delle boarding pass viene fatto a mezz’ora dal decollo, e immaginate
di spedire anche solo tre persone, come oggi, a pagare in biglietteria. Di per sé
la faccenda non sarebbe eterna, ma bisogna fare delle lunghe discussioni con
questa gentaglia, perché il check-in in aeroporto costa circa 70 euro. Fra le altre cose, RyanAir non
accetta passeggeri last, cioè dopo che si spengono i monitor del check-in,
quindi se non avete fatto il check-in online rischiate davvero di perdere l’aereo.
A proposito, una cosina a titolo informativo: una
volta che avete fatto il check-in, questo vale per ogni compagnia, andate al
gate il prima possibile. Se per qualche ragione non partite più, vi trovate
incasinati al punto da rischiare di perdere l’aereo, chiedete a noi di farvi
riavere il bagaglio. È molto più veloce e sicuro. Se avete fatto caso, spesso
in aeroporto si sentono annunci del tipo “il signor XX è pregato di presentarsi
urgentemente ai controlli di sicurezza per imbarco immediato”.. se non vi
presentate, devono riaprire le stive e tirare fuori tutti i bagagli!! Questo non
solo per gentilezza, cioè per ridarvi il vostro, ma anche per ragioni di
sicurezza: se un terrorista avesse fatto spedire il bagaglio con dentro dell’esplosivo?!
Okay, vi ho spaventati abbastanza, buona serata! :p
coccola5
mercoledì 25 aprile 2012
Someone cares about me
Da un po’ di tempo non riuscivo a scrivere, e non
per pigrizia o mancanza di tempo, nemmeno per scarsa voglia. Mi accadevano
cose, eppure mi sembrava che, nella loro normalità, non avessero nulla di
speciale, non fossero degne di nota, e dunque di essere raccontate.
Oggi pomeriggio, in preda a un’ansia che non vi
dico, sono passata dal mio don. Abbiamo fatto due parole, gli ho chiesto di
portarmi un’intera pianta di malva (chissà che almeno così non faccia
effetto?), e prima di andarmene gli ho chiesto di passarmi la sua omelia di
Pasqua. Essendo in monastero a Bose, avevo ascoltato quella del priore, ma gli
avevo già detto che ci tenevo a leggere anche la sua. A casa la leggo prima di
riprendere lo studio: ha ragione lui, è la più bella predica dell’universo. E
non che dica niente di sensazionale, anzi, ma spiega una cosa magnifica:
abbiamo bisogno di un Amore diverso, che ci faccia apprezzare la normalità, la
monotonia della nostra quotidianità.
In fin dei conti è proprio questo il punto: dobbiamo innamorarci della nostra vita, dei piccoli gesti che la compongono e che alle volte paiono non significare proprio niente, ma non narcisisticamente, no. Dobbiamo caricare di significato ogni cosa, riempire tutto della nostra fatica di vivere – perché vivere è faticoso.
In fin dei conti è proprio questo il punto: dobbiamo innamorarci della nostra vita, dei piccoli gesti che la compongono e che alle volte paiono non significare proprio niente, ma non narcisisticamente, no. Dobbiamo caricare di significato ogni cosa, riempire tutto della nostra fatica di vivere – perché vivere è faticoso.
Questo pomeriggio ho inviato una lettera alla monaca
di Bose che mi fa da guida spirituale. Non un’e-mail, ma proprio una lettera
scritta a mano. Non lo facevo dalla prima superiore! E mi ha stupito oggi
scoprire che in tabaccheria vendono le buste, se mai mi servissero, che non mi
ricordavo più dove dovevo andare per imbucarla. Ieri sera mi sono sorpresa a
pensare, come ai vecchi tempi, quanto tempo ci vorrà perché arrivi e alla
bellezza dell’attesa di una risposta, quel guardare eccitata ogni giorno la
posta, scartando infastidita quella che non mi riguarda.Non voglio elogiare le care vecchie lettere. Anzi, francamente non amo
scriverle per tanti motivi: scrivo minuscolo, nonostante tutti i miei sforzi, e
mi preoccupa che chi la riceve non ci capisca un accidente; scrivo molto più
velocemente al pc; scrivendo a mano devo fare tutte le righine per non scrivere
in obliquo; mandare e-mail è più veloce, comodo e soprattutto gratuito. Eppure,
questa volta l’ho scritta volentieri. Ci ho messo due giorni a completarla:
cinque facciate che sembrano ghirigori a uncinetto!
Vi confesso però che quel non ricordarmi bene come
si imbuca una lettera, dove sono le caselle postali rosse mi ha, come dire?,
ridato linfa. Forse è stato il sorriso del tabaccaio che mi ha accolta con la
massima gentilezza e con un sorrisone da qui a là. Forse è stato il don che
continuava a ridere e a dirmi “ciao, vai a casa e riposa!”, forse è stato il
messaggio di stasera di F. che mi ha ricordato che ce la posso fare, anzi, che
è sicura ce la farò.
Penso sempre di non meritarmi niente, e di conseguenza le persone gentili, in mezzo a un mare di stronzi, mi stupiscono sempre, mi fanno allargare il cuore. Non è sentimentalismo, lo dico davvero. Sono talmente abituata all’antipatia che la gentilezza sembra sempre una perla rara e mai meritata. Ma è bello vedere che qualcuno “si prende cura di te” con una parola, un sorriso, con un cenno del capo… con il cuore, dopotutto.
Penso sempre di non meritarmi niente, e di conseguenza le persone gentili, in mezzo a un mare di stronzi, mi stupiscono sempre, mi fanno allargare il cuore. Non è sentimentalismo, lo dico davvero. Sono talmente abituata all’antipatia che la gentilezza sembra sempre una perla rara e mai meritata. Ma è bello vedere che qualcuno “si prende cura di te” con una parola, un sorriso, con un cenno del capo… con il cuore, dopotutto.
coccola5
martedì 10 aprile 2012
Madri e fratelli
Come dico sempre, io vivo in un covo di matti. E, in genere, in questi casi finisce così: o ti accorgi con orrore che tutti accanto a te sono matti da legare e scappi a gambe levate, o entri a far parte del manicomio.
Io sono sempre in bilico fra le due, ma sono sicura che la mia amica F. non sarebbe d'acordo: secondo lei mi sono accasata perfettamente!
In famiglie come la mia, capita di avere un fratello quattordicenne molto intraprendente, il quale invita gli amici a casa per una grigliata di Pasquetta, compra carne, bibite e quant'altro, e finisca poi per preparare uova alla coque in quantità perché non è capace di accendere il fuoco.
E capita anche che, come diceva quel tale, ognuno debba portare la sua croce. Noi, per esempio, abbiamo quella di una madre che non sa usare il computer, vorrebbe imparare a farlo, ma dopo due secondi non solo perde la pazienza sbraitando contro lo schermo maledetto, ma chiama anche tutti noi per risolvere qualunque tipo di problema che lei, e soltanto lei, ha causato premendo mille tasti contemporaneamente. Naturalmente, a parer suo il computer è un emerito cretino che non fa quello che vuole lei.
Se venite a trovarmi, di certo non vi mancherà il divertimento!
coccola5
Io sono sempre in bilico fra le due, ma sono sicura che la mia amica F. non sarebbe d'acordo: secondo lei mi sono accasata perfettamente!
In famiglie come la mia, capita di avere un fratello quattordicenne molto intraprendente, il quale invita gli amici a casa per una grigliata di Pasquetta, compra carne, bibite e quant'altro, e finisca poi per preparare uova alla coque in quantità perché non è capace di accendere il fuoco.
E capita anche che, come diceva quel tale, ognuno debba portare la sua croce. Noi, per esempio, abbiamo quella di una madre che non sa usare il computer, vorrebbe imparare a farlo, ma dopo due secondi non solo perde la pazienza sbraitando contro lo schermo maledetto, ma chiama anche tutti noi per risolvere qualunque tipo di problema che lei, e soltanto lei, ha causato premendo mille tasti contemporaneamente. Naturalmente, a parer suo il computer è un emerito cretino che non fa quello che vuole lei.
Se venite a trovarmi, di certo non vi mancherà il divertimento!
coccola5
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