domenica 29 novembre 2009

Un'emozione

Serata particolare, questa. In ristorante mi aggiravo tra i tavoli con un mezzo sorriso di circostanza. Il mio capo mi ha chiesto se andava tutto bene, ho risposto che sì, è tutto ok. A chi spiegare tutta questa mia apatia, questa mia afasicità? Mi fa stare così male...


Solitamente sono ipersensibile, penso sempre anche alle affermazioni più piccole, quelle più insignificanti. Ho dei cambi repentini di umore, che tuttavia mi fanno sentire viva, che ci sono.


Ora piango e basta. Credo che fumerò una sigaretta veloce, e poi me ne andrò a letto. In fondo, diceva Rossella O'Hara, domani è un altro giorno. Lo spero proprio.


coccola5

venerdì 27 novembre 2009

Still here

Letteralmente sfinita dalla settimana universitaria. AAA cercasi disperatamente week-end. In lettura Che tu sia per me il coltello di David Grossman, ma non so se riuscirò a portarlo a termine. E una voglia matta di Eliot, così, del tutto improvvisa (in particolare di The waste land). Domani puntatina alla biblioteca della mia città.


coccola5


domenica 22 novembre 2009

Questioni banali

Vorrei commentare con voi qualche fatto di attualità ed esprimere tutto il mio disappunto verso l'Italia. Sto parlando della questione del crocifisso nelle aule e nei tribunali. Non mi va proprio di dire che sono a sostegno o contro tutta questa polemica, perchè semplicemente la trovo del tutto inutile. Pur essendo cattolica, credo che il crocifisso si potrebbe anche togliere, per un motivo molto banale: non siamo quello che ostentiamo, piuttosto le nostre parole e le nostre azioni. Un cristiano non è tale perchè nelle sue aule vi è un crocifisso o perchè porta al collo una croce, lo è perchè è tollerante, perchè ha rispetto e amore per gli altri. Tutta questa storia mi sembra una crociata moderna, da 21esimo secolo, e soprattutto una grande presa in giro. Nessuno pensa che ci sono problemi più grandi e importanti di questo, nessuno pensa che l'Italia è in ginocchio e si prodiga per trovare una soluzione ai suoi molti problemi.


E' possibile che nessuno si accorga di quale governo di buffoni ci rappresenta? Sia a destra che a sinistra, senza esclusioni. All'estero si dimettono per aver comprato un DVD porno con i soldi del governo, da noi vanno tutti tranquillamente a donne (per non essere volgare) e nessuno sciopera, o dice una parola che non sia pettegolezzo. E' una riflessione amara, ma, come sempre si dice, chi è causa del suo mal pianga sè stesso. 


Comunque sia... E' domenica, una come tante, una pioggerellina che scende leggera, e un pomeriggio che ha già aria di sera. L'inverno mi è sempre piaciuto come stagione, ma quest'anno mi lascia dentro una forte malinconia. Mi fa ricordare le belle sere estive, seduta al tavolo del giardino a chiacchierare con i miei, o talvolta con qualche amico. Mi piaceva un sacco guardare il tramonto, godermi questo sole che lento ci dava il suo arrivederci.


Adesso mi sembra quasi di vivere fuori casa. Durante la settima mi alzo presto e la sera torno tardi, il weekend, benchè dopo lavoro non esca molto (al massimo un'oretta), passo il resto delle ore a copiare appunti o a fare traduzioni. Con mia madre parlo davvero poco, per mancanza di tempo, e le notizie famigliari mi arrivano sempre in ritardo.


Forse aver ripreso così tardi la scuola mi ha fatto dimenticare i tempi del liceo, quando tornavo alle 18 e poi, stanca o no, moribonda o meno, ero sui libri fino alle 22. Mi sento quasi più debole a pensarci. So che ce la farò, devo solo tenere duro.


Bacioni,
coccola5

sabato 21 novembre 2009

News

Fine della seconda settimana universitaria. Domani mattina dormirò finalmente un'oretta in più. I compiti, le cose da rileggere, gli appunti da copiare non mancano, ma sembra tutto abbastanza interessante e quindi non mi pesa poi troppo. L'unica cosa, questo sì, devo ancora abituarmi perfettamente ai miei nuovi ritmi, perciò la sera, quando rientro verso le 21.30-22.00, sono sempre stanchissima e la voglia di mettermi sui libri è.. stellare, sì.


Ho fatto amicizia con V., una ragazza in corso con me. Ci sediamo quasi sempre vicine, parliamo il necessario (qualche commento durante le lezioni, brevi racconti fra un'ora e l'altra) e ci sfoghiamo riguardo le scemenze di una nostra compagna. Tant'è. In ogni classe c'è sempre quello che spara cazzate, no? L'importante è non dargli troppa corda.


Cambiando argomento, proseguono anche le mie letture. Avendo praticamente quattro ore fra andata e ritorno da trascorrere sui mezzi pubblici, leggo un sacco, soprattutto al ritorno. Ho concluso Venuto al mondo di Margaret Mazzantini e Il petalo cremisi e il bianco di Michael Faber, in Italia praticamente sconosciuto. Sono entrambi due bellissimi libri: la prosa della Mazzantini è sempre emozionante e coinvolgente, trascina sempre in un turbine di emozioni, mentre per il secondo libro.. leggetelo, è davvero fantastico! Mi sono buttata su una lettura un po' a sè stante, per ora: Sono io che me ne vado di Violetta Bellocchio, la storia di una ragazza "cattiva", portata naturalmente per far del male alle persone e per le battute sarcastiche. Che poi incontra Sean, ragazzo strano quanto affascinante, ma il libro devo ancora concluderlo.


E voi? Qualche news?
Ci si risente,


coccola5

venerdì 20 novembre 2009

La storia siamo noi

In realtà non avrei neanche due minuti per pubblicare. Ma ci tenevo a condividere questo video, La storia siamo noi di Fiorella Mannoia, un'artista che personalmente stimo molto, oltre che sul piano musicale, anche per i temi delle canzoni.

Non essendo capace di fare un lavoretto come si deve, ve lascio il link qui. Sì, mi piacerebbe mettere l'immaginetta, che fa più effetto, ma non ci riesco! (E rinnovo le maledizioni contro Splinder!!)


La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
[...]
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.

[...]
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo. [...]


Baci,
coccola5

domenica 15 novembre 2009

Ho perso le parole

Servirebbero le parole, tante parole. Eppure com'è che in questi momenti si nascondono giù, in un angolo del cuore? E tutto resta dentro. La gioia, la tachicardia, l'inquietudine, i moti più violenti dell'anima. Ma se almeno non provo a scrivere, so già che mi ci vorrà un'ora abbondante prima di addormentarmi.

Scrivere è fondamentalmente un bisogno per me, anche se poi non posto parecchio. Fino a qualche tempo fa tenevo un diario, che mi sforzavo di aggiornare con una certa periodicità. Poi mi sono resa conto della sua ordinarietà: raccontare di essere andati a scuola, aver studiato fino all'esaurimento delle forze e dei nervi, essere andata a letto stanca e con il terrore della sveglia alle 6.. Ho comprato allora un quaderno, in un viaggio a Firenze, che aggiorno anche a distanza di un mese e mezzo dalle ultime righe, senza impegno, e senza dover per forza raccontare la mia giornata. In circa un anno ho scritto quasi ottanta pagine, quindi effettivamente non molto, ma tant'è.

Credo che i "racconti di vita" siano cose sporadiche, anche se tutti i giorni ci capita una scena curiosa o strana per qualche motivo. Ricordo, ad esempio, un piccolo episodio di qualche giorno fa, alla stazione dei treni di Verona. Sto aspettando il treno per Mantova, dove adesso frequento l'università, e accanto a me ci sono una mamma e una bambina. La piccola nota un paio di scarpe nere fra i binari, e chiede alla madre perchè queste si trovino lì, dove proprio non dovrebbero stare. La madre le risponde, con un mezzo sorriso, che forse qualcuno ha dormito lì, fra i binari, la notte precedente. Traete le vostre conclusioni. Io credo che l'ingenuità e la felicità dei bambini non vada turbata con racconti, o anche battute, tanto crude. Non hanno la capacità di discernere fra la battuta e la cosa detta con serietà, quindi finiscono per impressionarsi con moltà più facilità..

Ma, tornando a noi, i racconti degni di essere annotati e ricordati sono pochi, molto pochi. Molte delle persone che vediamo o delle cose che facciamo sono banali o comunque superficiali, nel senso che non generano moti dell'anima. Quando lo fanno, quando lasciano il segno, per un motivo o per l'altro, allora vanno raccontati, per non essere persi nella memoria. Mi ritengo una freudiana piuttosto convinta, nel senso che, a mio giudizio, la nostra mente tende a rimuovere quei particolari che potrebbero turbarci molto.

Di qui la necessità, il bisogno impellente di scrivere. Scrivere vuol dire fermare il tempo, in qualche modo, fermare la propria vita e darle un ordine mentale, fare il punto della situazione, mettere dei paletti. Quando sono agitata, anche fare un elenco delle cose da fare mi aiuta molto. Mi fa sentire organizzata, convinta di potercela fare. Scrivere come un dovere, il più importante. Fra diari, poesie e blog, scrivo da quando avevo dodici anni, nel terrore che arriverò a quarant'anni senza molti ricordi. Ma non credo sarà così.

Ci sono persone, fatti, luoghi, che entrano nella nostra vita e rimangono impressi nell'anima. Tra questi, per esempio, la mia prima ed unica cavalla, Beauty, una persona molto dolce a cui tuttora sono legata, Antonella, un ragazzo per me importante, E. (di cui non metto il nome per intero per un discorso di privacy), una mia "amica" delle scuole medie, Melania... Resteranno sempre con me.
Bacioni,

coccola5

ps. riguardo al post "Bilinguismo", non commentate, è una traduzione che avevo iniziato all'università e, non sapendo come spedirmela, l'ho postata qui, quindi sarà rimossa in settimana. Ri-baci.

giovedì 12 novembre 2009

Bilinguismo

Zweisprachigkeit? Ein Vorteil.

Als Kind lernt man besser.

Eine Untersuchung zeigt, dass die Kinder bessere kognitive Fähigkeiten als ihre einsprachigen Altersgenossen entwickeln, wenn die Eltern verschiedene Sprachen mit ihnen sprechen.

 

Aufwachsen in einer Familie, wo man zwei Sprachen spricht, ist vorteilhaft für das Kind, das nicht nur von klein auf lernt, mit der Sprache der Mutter und der des Vaters gut zurecht zukommen, sondern auch ein Plus gewinnt: seine kognitiven Fähigkeiten sind besser als die seiner Altersgenossen die nur eine Sprache lernen.

 
Das ist das Ergebnis einer Untersuchung, die in der Zeitschrift PNAS veröffentlicht wurde. Die Untersuchung wurde vom Professoren Jacques Mehler zusammen mit Agnes Kovacs durchgeführt. Die Kinder, die zwei Sprachen hören (alt: erwerben, lernen), entwickeln von klein auf flexiblere Erlernungsfähigkeiten. Mit einem Jahr können sie schneller und genauer lernen als ihre Altersgenossen, die normalerweise nur eine Sprache hören (alt: im Vergleich zu ihren Altersgenossen, die nur eine Sprache hören, sind sie mit einem Jahr in der Lage, schneller und besser zu leren). Besonders, wenn Kinder bei Mutter und Vater leben, die zum Beispiel englisch und italienisch, oder spanisch und deutsch sind, verbessern sich die executiven Fähigkeiten, die grundlegende Prozesse darstellen,  um nicht nur sprachliche Aufgaben, sondern auch Aufgaben zur Planung der Aktivitäten und zur Koordination der Aktionen auszuführen.

Seit Jahren studiert Professor Mehler, Leiter des Studienprojekts “Sprache, Erwerb und Sprachentwicklung” der SISSA, die Plastizität des Gehirns, durch die wir zwei oder drei Sprachen lernen können.
 

Bei dieser Untersuchung sind Kinder im Alter von 12 Montaten getestet worden. Es handelte sich um sechs zweisprachige und sechs einsprachige Kinder, die mit einer Aufgabe beschäftigt waren, die eine Kontrolle über die executive Fähigkeiten erfordert. Danach wurden die Ergebnisse der zwei Gruppen verglichen. Nachdem die Kinder akustischen Reizen in Form von Wörtern ausgesetz worden waren, sollten sie erkennen, auf welcher Seite des Bildschirmes, die Figur (alt. die Abbildung) einer ihrer aufmerksamkeit anziehende Puppe erscheinen würde. Bei bestimmten Wörtern erschien die Puppe rechts (alt. auf der rechten Seite), bei anderen links. Die zweisprachigen Kinder haben gezeigt, dass sie sofort den Trick erkannten un sie haben schnell und genau geantwortet, während ihre einsprachigen Altersgenossen Schwierigkeiten haben, den Unterschied zwischen den Wörtern, wo die Puppe erschienen war, zu verstehen.

 

Noch bevor die Kinder sprechen lernen, die von Geburt an zwei Sprachen hören, sprechen lernen, können sie die Sprache der Mutter von der Sprache des Vaters unterscheiden.

Sie können schneller als ein einsprachiges Kind linguistische Regeln lernen, erklärt Professor Mehler. Ihr Gehirn “ist flexibler, weil es geübt ist (alt. gewohnt ist), Reize aus den verschiedenen Sprachen zu erkennen, ohne dass sie sich untereinander vermischen.”, aufklärt Professor Mehler.

 

Der Professor und seine Kollegen hatten das Verhalten von den zweisprachigen und einsprachigen Kindern im Alter von sieben Monaten untersucht. Dabei haben sie beobachtet, dass die zweisprachigen bereits in diesem Alter kognitive Kontrollfähigkeiten zeigten. Jetzt beweisen die Untersuchung in der Zeitschrift “Science”, dass das Gehirn eines Kindes, dass zweisprachig aufgewachsen ist, im Alter von einem Jahr bessere executive Funktionen entwickelt.


domenica 8 novembre 2009

Pensieri

Voglio svegliarmi quando voglio
da tutti i miei sogni,
voglio trovarti sempre qui,
ogni volta che io ne ho bisogno.
Voglio volere tutto così,
voglio riuscire a non crescere.
Luciano Ligabue, Voglio volere


Questa di Ligabue è una canzone che adoro. Non sono mai stata una sua grandissima fan, in verità gli ho sempre preferito Vasco, ma devo dire che molte canzoni sono piuttosto belle, e fanno riflettere. Voglio riuscire a non crescere. Sì, lo voglio davvero.

Sapete, mia madre dice spesso che sono "ingenua". Questo in senso buono, perchè tendo a vedere sempre la parte migliore delle persone. L'ho detto più volte qui, credo nell'intima bontà dell'uomo. I miei, forse perchè ormai sulla soglia dei cinquanta, tendono ad essere più diffidenti, a ragione o a torto non lo so. A me non piace criticare le persone, o dare loro un giudizio sull'aspetto esteriore, o su qualche raccontìno. Preferisco conoscerle bene e, generalmente, comunque esse siano.

Ho conosciuto tantissime persone in 19 anni. Sembrano pochi, eppure, le esperienze che finora ho fatto mi hanno portata in ambienti diversi. La mia fortuna, nel periodo adolescenziale, è stata quella di crescere in una classe comunista (e non si fa per dire), affiancata da un gruppo simile all'Azione Cattolica, e uscire a cavallo tra persone molto più grandi di me. Questo mi ha aiutata ad avere una prospettiva più aperta possibile sul mondo.

Voglio riuscire a non crescere perchè, in fin dei conti, mi piaccio così. A giorni antipatica da morire, forse per difendermi dal mondo, a giorni scherzosa e allegra. Ma sempre sincera, il più possibile oggettiva e analitica, anche quando si tratta di essere dura nei miei confronti, anche quando ci sono mille problemi. Mia madre dice che così non imparerò mai a "difendermi" dalla vita, ma a me va bene anche così. Come se la vita ci dovesse poi sempre ferire. Qualche volta succede, ma l'importante è prenderla con filosofia, senza drammatizzare. Non che io lo sappia poi fare sempre, qualche volta sono anch'io un'attrice teatrale di grande talento, ma.. ci si prova.


Lunedì inizio l'uni. Guida alle 8, bus alle 10, treno alle 12.30. Casa alle 22. Aiuto!! Tra autobus e treni ho davvero un sacco di ore buche, quindi credo che quest'anno passerò un sacco di tempo in biblioteca qui o a Mantova. A patto di scoprire dov'è. Tuttavia sono contenta di iniziare, di conoscere persone nuove, di studiare cose interessanti. Finalmente niente più Matematica, Educazione Fisica, Fisica! Ho tre ore di Letteratura Italiana la settimana, qualcosa mi dice che saranno le mie preferite!
A proposito, lunedì passo anche a trovare i vecchi professori del liceo, i miei amatissimi prof. Troverò quello di Lettere, che mi chiamava sempre signorina e mi dava del lei, e mi minacciava di mettermi 3 per la calligrafia minuscola. (Credetemi, leggere quello che scrivo a mano è davvero difficile. Pochi dei miei compagni mi chiedevano gli appunti, perchè incomprensibili, o al massimo volevano le fotocopie ingrandite.. fate voi!) Troverò quello di Biologia, che mi ha appassionata tantissimo alla sua materia, e troverò.. un sacco di dolcissimi ricordi. Voglio la mia vecchia classe!

coccola5
 

 

lunedì 2 novembre 2009

Poesia

"L'argomento della mia poesia (e credo di ogni possibile poesia) è la condizione umana in sé considerata; non questo o quello avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l'essenziale col transitorio. Non sono stato indifferente a quanto è accaduto negli ultimi trent'anni; ma non posso dire che se i fatti fossero stati diversi anche la mia poesia avrebbe avuto un volto totalmente diverso. Un artista porta in sé un particolare atteggiamento di fronte alla vita e una certa attitudine formale a interpretarla secondo schemi che gli sono propri."
Eugenio Montale, tratto da un'intervista


La dichiarazione di Montale che ho qui riportata, è vero, è piuttosto singolare. Singolare perchè, a mio avviso, prende molto le distanze da quella che era la vecchia forma di poesia, sperimentata dagli autori fino ad allora. E' un pensiero che si auto-commenta, e che, al contempo, dà molto più spazio all'io, all'interiorità.

Il problema, a mio avviso, è che spesso è difficile parlare onestamente, senza muri, di sè stessi. Per questo motivo non scrivo poesie da qualche anno. L'ultimo periodo di composizione è stato difficile: schematizzavo le poesie, e riuscivo a rimanere su un verso anche per mezz'ora o un'ora. Alle volte le poesie si bloccavano a metà, una volta non sono riuscita a scrivere l'ultimo verso. Alla fine.. ho odiato tutto quello che ho scritto, e me ne dispiace.

coccola5