martedì 23 novembre 2010

Intercity 621

In viaggio verso Mantova. Intercity 621 diretto a Lecce via Mantova. Si avvisano i gentili clienti che il treno Intercity 621 delle ore 11.31 diretto a Lecce via Mantova partirà dal binario 7 invece che dal binario 1. Conosco tutto questo a memoria.

Don Luigi ieri diceva, durante la Messa delle 11, che è più bello viaggiare che arrivare. Abbiamo l’impressione di inseguire qualcosa, e questo dà un senso alle nostre esistenze. Io cosa inseguo? Superficialmente la risposta sarebbe fin troppo scontata. Andando a scavare, non lo so bene per cosa sto correndo. So solo che, come tutti gli altri, sto correndo.

Forse è questo a rendere così triste la nostra generazione. Corriamo senza una direzione, con i paraocchi, e ci fermiamo quando siamo andati troppo oltre. Dobbiamo toccare il baratro per risalire. Non sono sicura che ci faccia così bene tutto questo.

Osservavo oggi in bus alcuni ragazzi. Posso dire che catalogarli è fin troppo semplice? Quelli di sinistra si riconoscono subito, è come se ce l’avessero scritto in faccia. Kefiah, capelli poco curati e viso non truccato, giacca a mille tasche e necessariamente Converse ai piedi. Poi ci sono quelli di destra che si vestono come se fossero di sinistra: abbigliamento finto sempliciotto, in realtà li trovi nei migliori negozi di via Mazzini con in mano una banconota da 200 euro e nella shopper soltanto una camicia. E poi ci sono quelli smaccatamente di destra. Abbigliamento curato, non necessariamente troppo costoso ma comunque di buona fattura, aspetto curato (a volte con uno strato di fondotinta in più) e l’aria quasi sempre snob.

Decisamente mi colloco a sinistra. In autunno e primavera porto la kefiah, ho una giacca rivestita in pile che ha qualcosa come due secoli e non è nemmeno un granché a vedersi, però è caldissima. E dimenticavo, sandali da tedesca (o da francescano, fate voi) ai piedi durante l’estate. Quando E. li ha visti a giugno stava per prendergli un infarto e mi ha fatto giurare solennemente di non indossarli mai più in sua presenza. Dopo di che ha detto qualcosa del tipo “dobbiamo necessariamente andare a fare shopping insieme”! Francamente penso di farlo disperare parecchio. Sabato sera sembravo anche io un’intellettuale di sinistra degli anni ’70, senza un filo di matita agli occhi. [In realtà avevo fatto una doccia a mo’ di centrifuga, me n’era mancato il tempo.. dettagli!]
Mi aspettano tre ore di Economia Aziendale e due di Spagnolo, che a differenza dei miei degni compari di sinistra non posso sopportare. [Solo Spagnolo, s’intende]

Come scrissi poche settimane orsono, ho un dolce disperato feroce bisogno di una scopata. Ancora una volta con un uomo. Una donna la voglio per dormire, abbracciata a me e intenta a baciare ogni centimetro della mia pelle. Perdonate questo “voglio”, che suona quasi come un ordine. L’italiano è alle volte manchevole di parole esatte ad esprimere quello che vogliamo dire. 
Peccato.

coccola5
ps. Nella giornata di ieri ho scritto un post che inizialmente pensavo di pubblicare, dal titolo As normal as you. Il fatto è che tale scritto tratta un argomento un po' delicato - l'ospedale psichiatrico Cottolengodi Torino e Padova - e, come sapete, non sempre rispetto i cliché e mi permetto spesso di essere scorretta nei termini. In altre parole, per non urtare la sensibilità di alcuno, e per non costringervi a leggerlo, lo pubblicherò come ho fatto in passato tramite GoogleDocs. Se qualcuno avesse problemi di visualizzazione, mi scriva un commento e provvederò a inviarglielo tramite e-mail Buona lettura.

As normal as you, 21-11-2010

5 commenti:

  1. Quanto hai ragione: molti ragazzi pensano di distinguersi dalla massa non indossando un certo tipo di abbigliamento, ma in realtà non sono per niente anticonformisti. Un branco di pecore insomma: pecore fighette da una parte, pecore trasandate dall'altra..Sono pochi quelli che hanno davvero un loro particolare stile! Io non saprei dove collocarmi, sono una trasformista: a volte sono fighetta, a volte sono trasandata (o, per dirlo alla bresciana: scialla). Una cosa non mi manca mai: tanto colore addosso.
    Pure io adoro la Kefiah, che però in questi giorni ho abbandonato, a causa del gelo polare appena arrivato in città, in favore di sciarpone morbidissime e coloratissime..
    A me lo spagnolo piace, se devo esser sincera.Però preferisco il tedesco, mi è più congeniale, e mi suona meglio all'orecchio. 
    Bacio!

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  2. Ah, mi scuso per non essere stata molto presente sul tuo blog..

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  3. Non sono molto presente su splinder ultimamente,o meglio ci sono,ma solo per fare i fatti miei e aggiornare.
    Mi sa che mi ha stancato svuotare i miei pensieri in questo modo :(
    Comunque mi fa piacere che mi segui,sei una ragazza molto intelligente,e poco importa come ti vesti alla fine ;)
    Tanto la moda è talmente volubile che tra un anno andranno di moda i tuoi sandali francescni e li avranno tutti :D
    Comunque forse tutti avremmo bisogno di una scopata,e di tante tante tante sigarette per quel che mi riguarda!
    Un abbraccio ,alla prossima ;*

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  4. @ daygum89: Scusata per l'assenza! XD Io trovo che questa catalogazione politica a seconda dell'abbigliamento risponda anche ad una scala di valori diversa.. mi sono abituata a vedere, benchè come cliché mentale sia sbagliato, quelli di destra come un po' piccoloborghesi, attenti all'apparenza e poco amanti della diversità (in generale). E quelli di sinistra come persone semplici, dal sorriso pronto, forse troppo poco ottimiste, ma amanti di tutto ciò che è altro da noi. Questa è la sinistra cui amo pensare.

    @ candylovesme: Anch'io mi servo di Splinder per svuotare un po' la mente e per riferire qualche pensiero politically incorrect. Spero che questo blog faccia sempre un poco riflettere chi passa di qui. Comunque faccio il tifo per i mie sandali tedeschi!
    Quanto alla scopata concordo, in questo momento anche con una donna!! XD

    Bacio a tutte,
    coccola5 

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  5. Bah.
    Continuo a preferire mille cose ad una scopata, anche se capisco come se ne possa provare il bisogno
    E sul fatto che l'importante è viaggiare e non arrivare (cosa che propugno da anni pur senza essere prete) mi riprometto di scriverci su.
    Grazie in anticipo, quindi, per lo spunto

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