domenica 30 gennaio 2011

Ti voglio bene

Cammina con l’eleganza di un cavallo, conversa e comportati con la grazia di una regina.

Questa frase si è insinuata nella mia mente questa sera, poco prima di vedere E. Il suo compleanno è stato in questi giorni. Non vi dico il giorno esatto semplicemente perché, come ormai avrete capito, sono gelosa di tutto ciò che lo riguarda. Perfino del suo nome. Un mio compagno di corso si chiama in modo simile a lui, ma non riesco ad affibbiargli lo stesso soprannome. Come se conoscessi una ragazza che si chiama Valeria, che abbrevio in “Vale”, e una che si chiama Valentina. Il soprannome sarebbe lo stesso, ma nel caso del mio compagno non riesco a concepire di poter chiamarlo con lo stesso soprannome di E. Okay, discorsi non poco contorti, ma fa niente.

Abbiamo festeggiato allo Skylight Disco. La mia discoteca di sempre. Dove anch’io avevo festeggiato l’anno scorso. Quanto sono stata bene, questa sera, lo so soltanto io. La musica era ottima, la discoteca giustamente affollata e la compagnia superba. Ho conosciuto S., una sua amica di cui mi aveva parlato tempo fa. Una ragazza molto piacevole, che abita molto vicino a me. Ne abbiamo approfittato per farci una bella chiacchierata mentre E. salutava degli amici.
Abbiamo bevuto un aperitivo veloce prima di entrare in discoteca. E. era strafelice, continuava a fare battute, a lavare il silenzio, a ridere di noi tre con noi. Qualche battuta l’ha riservata anche a me, naturalmente (eravamo rimasti a Capodanno, noi! Devi recuperare, eh?, gli ho detto scherzosa), per la mia borsa hippy e multicolor, che, guarda, mi ha proprio rovinato la serata!, e io che lo sapevo, E., lo sapevo.

E lui che mi dice lo sai che ti voglio bene e questo suo “ti voglio bene” arriva così inaspettato, arriva pubblico e per nulla canzonatorio. Arriva fisso e mi colpisce lì, in quel punto imprecisato tra il diaframma, il fegato e lo stomaco. È colpa tua, E., se poi mi viene una gastroenterite infinita, lo sai?! Io che mentalmente elenco una sfilza di cazzo, cazzo, cazzo e intanto rispondo anch’io ti voglio bene, e tanto. E lui adesso non prendiamoci troppa confidenza, eh?!, mi dice ridendo. Ma due minuti dopo porta la mano sulla mia guancia per una carezza veloce. Un altro colpo . Per qualche minuto S. sparisce dalla mia vista, dalle mie parole, mi arresto improvvisamente e involontariamente. Mi sforzo non poco per fingere che ti voglio bene sia nella nostra normalità e continuare la conversazione. E. ci guarda conversare con una faccia che dice “che betoneghe!” (in dialetto veronese ha un significato meno forte e negativo di “pettegola”, alle volte è usato, come in questo caso, in maniera scherzosa per indicare due ragazze che chiacchierano parecchio), ma non mi dice che è orgoglioso di me, di questa brava ragazza, troppo brava ragazza così timida che però parla subito anche con le sue amiche senza farsi nessun problema.

Pure in discoteca mi coinvolge spesso, come suo solito, del resto. Si riserva di toccarmi il seno da sopra la maglia (questo lo spiego dopo, non è un pervertito!) mentre io gli blocco le mani nelle mie. Sono percorsa da un brivido visibile e netto, terzo colpo della serata. Infarto incombente, pare. Perché lui non ritira più le mani come faceva un po’ di tempo fa per evitare il contatto fisico. Perché lo fa con un sorriso ma dentro è serio, e io lo percepisco distintamente. Perché io ho una strafottutissima paura. Vai piano, E. Così mi fai male. Mi fai malissimo, mi terrorizzi. E, cazzo, cazzo, cazzo, ...

Io devo uscire dalla discoteca alle 3. Passando davanti al guardaroba gli mando un bacio in aria, come a dirglielo. Come vai via, coccola??  Mia mamma mi aspetta a casa: dai, coccola, resta ancora un po’; in fondo è il mio compleanno.. mi dice E. Vorrei spiegargli che non è il casso di tirare la corda, che la famiglia è di quelle che non si contrattano gli orari, anzi ringrazia che t’ò lassà ‘nar fora (“ringrazia che ti ho lasciato uscire”). Ma taglio corto, sono già in ritardo, non conosco abbastanza S. per fare discorsi, la musica sovrasta le parole e non voglio urlare. Se vuoi domattina ti passo mia mamma al telefono, gli dico. Va bene, va bene, vai, mi dice con la voce di chi ha capito al volo. Scoppiamo a ridere, ci baciamo davvero, questa volta. La barba di un giorno punge piacevolmente sulle labbra. Ti chiamo in settimana. E poi vado. Recupero il mio cappotto inglese e la borsa hippy pensando che dovrò seriamente procurarmi un’altra borsa, perché ne ho bisogno davvero (quella “normale” nera è troppo piccola e non ci sta dentro molto per una che si porterebbe in giro tutta la camera) e perché vorrei evitargli un infarto. Scherzo! Saluto con grazia L., amica di E. che conosco, quando mi lascia il cappotto e volo a pagare. Andando alla macchina, un padre in suv aspetta la figlia. Sembrano così fuori luogo persino nelle loro auto i cinquantenni, qui. Un gruppo di ragazzi ammiccano, ipotizzano che io non abbia freddo dato che non ho chiuso la giacca, che forse gradirei di andare a pisciare con loro e poi che forse no, dato il mio portamento e la mia borsa snob. Che anche le borse potessero essere snob non lo sapevo, comunque okay. Lo terrò a mente. Ripenso a E., forse aveva ragione. Bah. Li ascolto semplicemente senza nemmeno girarmi, per non dargli modo di fare battute, non desidero nemmeno mandarli a vaffan. Anche l’ultimo pezzetto, un tipo mi suona e un altro mi guarda desideroso. Vado alla macchina, apro e salto dentro in trenta secondi. Non uscire mai più da una discoteca da sola, annoto mentalmente. Avvio il motore e volo a casa. Sono felicissima.

Arrivando dal vicoletto di casa mia, spengo i fari e rallento per non farmi notare (tanto c’è il lampioncino di casa nostra), accosto con calma ed entro misurando ogni passo, sollevando i tacchi perché non facciano rumore. Vado in cucina a prendere un bicchiere di latte. Come fa E. solitamente, anch’io lo prendo freddo. Accendere il microonde farebbe rumore e poi è buonissimo anche freddo, gli lascio qualche minuto per arrivare a temperatura ambiente. Intanto mi accuccio sul pavimento. Alzo le gambe e le stringo contro il petto, tenendole allacciate tramite le braccia. Faccio aderire le mani all’interno dei gomiti, le ginocchia ai seni e me ne sto così per un minuto. Serve a raccogliere i buoni sentimenti, a farli irradiare a tutto il corpo. Poco dopo faccio un ponte. Mi inarco bene come mi avevano insegnato a ginnastica artistica, con una mano mi tocco la maglietta. Mi va leggermente larga. Stringo la minigonna di jeans alla vita per sentire se è larga e quanto. Mi rende felice il fatto di non ingrassare, dopo tutto. Tengo irrimediabilmente alla mia vita stretta, ed è la seconda cosa, dopo le sopracciglia, che guardo in chiunque. Secondo me E. lo sa che osservo queste cose. Scendendo dal ponte porto le mani dietro la testa, resto leggermente alzate con i piedi. Tocco il collo del piede in tensione. Che bello sentirlo attivo, potente. I nostri piedi potrebbero sempre ribellarsi, alla fine. Come i cavalli. Soltanto che i cavalli sono liberi. Liberi come l’aria, liberi come la Vita. Come dovremmo esserlo anche noi.

Mi infilo a letto e sono felice. Sono felice.
Certe cose potrebbero rovinare la giornata, a pensarci, ma sapere di avere degli amici forti che si prendono cura di noi è importante. Io ho E. ed F. Mi è dispiaciuto per D., mamma dice che a non essere un amico vero è E., ma è il solo che si ricordi di chiedermi ogni volta come sta mio papà, a domandarmi perché con mia madre c’è un così cattivo rapporto. È il solo che si prenda cura di me a livello “fisico”, tramite la carezza, i capelli.. D. mi scrive nei messaggi ciao, come stai?, come un’adolescente che non sa a chi spedire un sms. Come vuoi che stia? Tu ti perdi interi pezzi della mia vita e poi pretendi di continuare a leggere dove avevi lasciato il segnalibro. Non ho il tempo e la voglia di spiegarti cos’ho fatto negli ultimi due mesi. Da novembre, quando mi hai detto che per me avresti avuto tempo solo a febbraio. F. ed E. si fanno un mazzo quadro perché ci vediamo, tu neanche un pochino. Tu rimandi, tu te ne freghi. Hai il moroso, lo so. Ma anche F. ce l’ha e divide le serate, e anche E. potrebbe benissimo averlo. Cosa centra? Una settimana, sette giorni. Se non sei un polpo, troveremo un giorno che vada bene a entrambe..
Anche le osservazioni di uno in maneggio sul fatto che non sono risalita dopo l’impennata di JW e malissimo, giovine, malissimo potrebbero innervosirmi. Eppure qualcuno c’è sempre.
Ci siete sempre stati, e allora grazie. Solo grazie. Che altro potrei mai dire?

coccola5
Ps. prima dicevo che E. mi ha toccato il seno. È inesatto.. Avevo una maglia nera larga, con il collo quasi a barchetta, e a livello delle spalle ci sono due catenelle. Credo che volesse prendere queste, ma siccome stavo ballando le mani le ha messe praticamente dappertutto! D’altra parte è la prima volta che concedo la mia fisicità a qualcuno, non fatela tragica!

4 commenti:

  1. perché, come ormai avrete capito, sono gelosa di tutto ciò che lo riguarda. Perfino del suo nome.

    I nomi sono una delle cose più intime che possano esistere.
    Ecco perché, sul mio blog, le persone appaiano sempre con il proprio senhal: non per una (stupida) privacy quanto per un senso di possesso.
    E gelosia, appunto 


    Vai piano, E. Così mi fai male. Mi fai malissimo, mi terrorizzi.

    E che problema c'è?
    Ti ferisce solo chi è capace di entrarti dentro. E sono quei dolori sottili, lancinanti e bellissimi, che pagheresti tutto l'oro del mondo per farti ferire così ogni minuto di tutta la tua vita.

    Tengo irrimediabilmente alla mia vita stretta, ed è la seconda cosa, dopo le sopracciglia, che guardo in chiunque.
    Uhm... mi sto domandando che effetto ti farei, col mio corpaccione da orso e il mio sopracciglio unico 


    D’altra parte è la prima volta che concedo la mia fisicità a qualcuno
    E com'è stato? Sensazioni, emozioni?

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  2. Quoto il tuo commento per risponderti, dal momento che hai colto nel segno. Uno di quei dolori sottili, lancinanti e bellissimi, che pagheresti tutto l'oro del mondo per farti ferire così ogni minuto di tutta la tua vita.

    E' per questo che mi manca terribilmente tutti i giorni, come i miei cavalli. Perchè con lui sto esattamente da Dio.

    coccola5

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  3. Mi associo allo smile di Pequenaeva. E' bello sentir parlare di amicizie così forti, così intense. E mi piace leggere questo tipo di post, dove ti "sento" così felice e serena.

    bacio!
    Daygum

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