domenica 25 dicembre 2011

Verbum caro factum est

Prima del tempo, prima ancora che la terra cominciasse a vivere, il Verbo era presso Dio. Venne nel mondo e per non abbandonarci in questo viaggio ci lasciò tutto se stesso come pane. 
     da "Verbum panis"

Questi sono i miei auguri di Natale 2011. Solo questi, anche perchè, lo dicevo a Lm qualche giorno fa via Skype, la sapete una cosa? Ci sono anche stati momenti di difficoltà in questo periodo, ma... con Lui è tutta un'altra cosa.

coccola5

venerdì 23 dicembre 2011

Titanic - Non tradire i tuoi sogni

Un paio di giorni fa ho ricominciato a vedere Titanic. Penso che chiunque ricordi e abbia visto quel film, anche se uscì nel 1997. Io ricordo che le mie compagne di scuola dicevano di averlo visto al cinema, e che non gli era piaciuto. Noi andavamo al cinema soltanto il giorno di Santo Stefano, il 26 dicembre, e chiaramente questo tormentone di cui tutti parlavano non l’avevo nemmeno intravisto.

Me lo regalò mia nonna quando uscì l’edizione in VHS, per la Comunione, assieme a un orologio dalla fibbietta gialla che ho portato fino all’anno scorso. Me ne innamorai subito: di Rose, di Jack, del loro fare all’amore libero, che non subiva le pressioni di una società come quella inglese di inizio ‘900. Beh, mi dicevo, se un poveraccio può fidanzarsi con una come lei, allora qualunque sogno può realizzarsi a questo mondo! Era l’età dei sogni, dei libri letti in meno di due ore, della tv mai guardata perché mia madre era assolutamente contraria.

Nel corso degli anni ho visto questo film talmente tante volte che lo conosco a memoria: ogni battuta, ogni gesto, sorriso, ogni spruzzo d’acqua dell’Atlantico. Neanche a dirlo, mi ero innamorata di Leonardo di Caprio. Per un po’ di tempo lo sognai spessissimo, e c’è un sogno che ancora ricordo perfettamente [e che non vi racconto per conservare quel poco di reputazione e dignità che mi sono rimaste!]. E invidiavo la bellezza di Kate Winslet, un’attrice che ammiro e seguo tuttora, dal momento che le sue scelte cinematografiche sono davvero interessanti.

Titanic è, per come la vedo io, un po’ un inno al romanticismo come lo intendiamo attualmente. Niente a che vedere con il movimento poetico, sia chiaro, ma un dare spazio ai propri sogni di ragazze di sposare il principe e vivere felici e contente. Il film trasmette quest’impressione anche se di fatto Jack muore, conserva comunque l’atmosfera da lieto fine nonostante la tragedia navale.

E poi... e poi c’è questa vecchina di 102 anni che racconta tutta la propria vita, una vita che di fatto si consuma proprio sulla “nave dei sogni”, sull’inaffondabile Titanic. Insomma, Titanic è il contrario del disincanto.

Dipende tutto da che cosa vogliamo, alla fine. È chiaro che, a meno di non essere Kate Middleton, nessuna di noi sposerà un principe (e di certo io non lo farei mai), ma il punto è: quanta parte della nostra vita rimane fedele ai nostri sogni?

Messa così il caro LM mi prenderà sicuramente a schiaffi, quindi mi affretto a spiegarmi meglio. In che misura siamo “disincantati” riguardo alla vita? Non ci aspettiamo mai niente o continuiamo a sognare ad occhi aperti, camminando a un metro da terra? Non credo sia una domanda da pettegolezzo, anzi. Al liceo, quando abbiamo studiato Freud e le sue teorie sull’interpretazione dei sogni, il nostro prof ci ricordava sempre che, se non sogniamo, muoriamo. Ma non tanto in senso metaforico, proprio in senso fisiologico. I nostri sogni notturni sono il “riposo” del nostro cervello, il momento di follia che si concede mentre noi chiudiamo gli occhi, sono i nostri desideri più reconditi che riemergono quando non possiamo frenarli.

Personalmente, cerco di essere realista, di non mentire troppo a me stessa. Cerco di farmi quotidianamente delle domande, di rimanere libera e fedele a me stessa. Di non tradirmi mai, anche se ogni tanto succede. È inevitabile, tutto qui, ma è comunque peccato (non in senso cristiano).

coccola5

domenica 18 dicembre 2011

Trag alles bei dir*

Alles, was ich habe, trage ich bei mir.
Oder: Alles Meinige trage ich mit mir.

Getragen habe ich alles, was ich hatte. Das Meinige war es nicht. Es war entweder zweckentfremdet oder von jemand anderem. [Herta Müller - Atemschaukel]

Trad: Porto presso di me tutto ciò che ho.
O, per meglio dire, porto con me l'essenziale.
Ho portato tutto quello che avevo. Non era l'essenziale. Era stato frainteso o apparteneva a qualcun'altro.*

In realtà devo ancora iniziare a leggere con calma questo libro. Non so perchè, ma presagisce una bella prosa: sensazioni che non saprei definire meglio di così. Per il momento mi sono letta solo l'incipit che, se me lo concedete, è già un bell'assaggio.

Mi piaceva l'idea di citare anche il testo originale perchè la scrittrice utilizza nelle prime due frasi due preposizioni simili, ma non identiche: bei e mit. Bei è la preposizione della vicinanza, del tocco amico sulla spalla. Darf ich dir dabei helfen? (Posso aiutarti a farlo?) Anche in una frase così semplice, immediata, conserva l'idea di vicinanza, ma mai di invasione dello spazio altrui. La seconda preposizione, mit, è il complemento di unione, di mezzo, talvolta anche di modo. Sembra quasi di fare un viaggio con qualcuno, se dico mit dir, con te.

Chiaramente non voglio scrivere un panegirico sulla lingua tedesca e le sue belle preposizioni, che per certi versi mi sono ancora un poco ostiche, ma mi piaceva sottolineare l'uso differenziato di bei e mit. Fra l'altro, e questo non si riesce a rendere bene nella traduzione italiana, tragen è usato anche con il significato di "indossare un abito", ed effettivamente qui ha il suo perchè.

Comunque sia, alles bei sich tragen, portare tutto con sè, mi sembra un bel post inaugurativo (che non so neanche se si dice, ma chissenefrega!). C'è chi si ascolta Il Barbiere di Siviglia come LM e chi, come me, si mette a leggere libri in tedesco. I casi della vita. Che poi come espressione è bellissima, e fa anche nostalgia: prendi tutto, non lasciare nulla all'oblìo del tempo e, al contempo, tienilo con te. Strana cosa, perchè il tempo lenisce le nostre ferite attraverso l'arte che conosce meglio: dimenticare.

E invece no, tieni tutto. Indossalo, trag es bei dir, su di te e sulle membra stanche. Fa che ti ricopra come un velo, che scenda sulle tue nudità.
E vorrei scrivere queste parole con più leggerezza, visti gli avvenimenti degli ultimi giorni. Un'altalena del respiro, come il libro di Herta Müller. Ma rimango consapevole che verranno giorni migliori, e questo perchè tutto scorre, prima o poi. Il fiume se lo porta via, giù fino al delta e all'incrocio con il mare. Mare nostrum, mare dei nostri abissi.

A Bose i monaci ci hanno insegnato che dobbiamo esercitarci a ringraziare, e allora ringrazio anche io, anche oggi. Ringrazio perchè sono andata a pattinare con F. e il suo ragazzo e ci siamo caduti addosso, uno sopra l'altro, e quando ci siamo visti in quella sorta di piramide umana siamo scoppiati a ridere come tre scemi. E però io ero felice. E lo sono ancora, sempre.

coccola5

* Il titolo del post significa: "porta tutto presso di te", e fa riferimento all'incipit del libro L'altalena del respiro di Herta Müller, edito in Germania dalla casa editrice Fisher con il titolo Atemschaukel (tradotto letteralmente nella versione italiana). Trovate il riferimento qui. La mia traduzione è aderente al testo e letterale: se qualcuno dovesse riferire delle correzioni, mi scriva tramite commento.

 

sabato 17 dicembre 2011

La gioia di vivere - Blog

Qualche giorno fa scrivevo una personalissima invettiva contro quanti parlano di mal di vivere. La partenza da questa prospettiva, che può essere considerata come il manifesto del blog, configura già Luce dell’anima mia come un inno. Un inno alla gioia di vivere, un inno alla Vita vissuta come un imperativo categorico (Kant docet).

Al di là delle proprie convinzioni personali, di una fede religiosa che può accompagnarci, di un credo politico o del proprio orientamento affettivo e sessuale, tutti siamo chiamati a fare una cosa: creare la nostra Sinfonia. Creare un capolavoro armonico, consci che la nostra esistenza subirà alti e bassi, che ci saranno momenti bellissimi e altri di disperazione nera. Ma, diceva Margaret Mazzantini in un suo libro, nessuno si salva da solo e allora abbiamo bisogno di un qualcosa che vada oltre, che sia più forte di ogni altra cosa. Ed è solo quando lo troviamo che iniziamo veramente a vivere.

Non è vero che già dalla nascita sappiamo vivere. Per la verità, vivere è un’arte delicata e complicata, un fragile equilibrio sopra la follia ma, diceva sempre Vasco ai suoi tempi d’oro, è come un comandamento. Io dico sempre che vivere è insieme il primo e l’undicesimo comandamento.

Ecco, allora, come si propone Luce dell’anima mia. E’ un diario personale innanzitutto, il racconto del mio tentativo quotidiano e insistente di Vivere. E poi è una condivisione, e in un certo senso è una convivenza. Forse più la seconda, perchè più che dividere materialmente la mia storia con voi, la vivo con voi attraverso il racconto. Un racconto fragile, forse anche un po’ spaventato, ma mai bloccato.

Non credo che ci sia molto altro da raccontare. Io non so definirmi, se non come una donna innamorata dei propri giorni, del proprio tempo e magari un po’ indifesa, un po’ insicura. Ma una donna coraggiosa. Definitemi voi.

coccola5

venerdì 16 dicembre 2011

Un libro mi ha cambiato la vita

Da un paio di giorni cerco di abituarmi alla guida non proprio ortodossa dell’autista del bus. Operazione che mi sta riuscendo in (minima) parte, visto che ieri sera, dopo che mi ero chinata per raccogliere un libro cadutomi, stavo per rimettere anche l’anima. Vi aggiornerò se ci saranno progressi in merito!

Rimane comunque il fatto che in bus leggo molto: mi tiene compagnia un testo di David Grossman, A un cerbiatto somiglia il mio amore. Grossman è un autore di Gerusalemme, da sempre impegnato a favore di una risoluzione pacifica del conflitto palestinese ma, oltre a questo, lo adoro perché mi ha innamorata di Gerusalemme e di Israele. Il suo stile – e il suo modo di scrivere nel complesso – sono, parlando di autori moderni, tra i migliori che abbia mai visto. Grossman ha un amore per le parole, per le storie e per i suoi personaggi che trasformano ogni sua frase in un capolavoro e in un mondo a sé stante. Niente frasi eccessivamente lunghe, uso ridotto ma sapiente del dialogo (nel libro che sto leggendo quasi mai virgolettato), formidabile uso del presente storico, cosa che, a mio avviso, a molti risulta un poco pesante.

Di lui avevo letto, diversi anni fa, un romanzo, fonte del primo amore, Qualcuno con cui correre. Non lo ricordo perfettamente nonostante lo abbia amato, ma tema fondamentale del testo è la ricerca di ciò che è stato perduto. Pretesto per questa ricerca è l’inseguimento di un cane, affidato al protagonista dal proprietario di un negozio di animali. Il cane, che non possiede guinzaglio, comincia a correre per tutta Gerusalemme e il ragazzo dovrà cercare persone, storie vecchie e nuove per ritrovarlo. Un testo che consiglio, soprattutto per chi vuole fare un viaggio. Lo consiglio a chi vuole mettersi in ricerca di sé, ma anche a chi vuole sfruttare il periodo natalizio per scandagliare un aspetto della sua vita che gli sta a cuore.

Tanti dicono che sono i libri a scegliere noi, sono le loro storie a innamorarci e a riproporci un modello di bellezza recuperata o da recuperare, ma io affermo esattamente il contrario. A chiunque me lo chieda, ricordo che siamo noi – e soltanto noi – a scegliere le nostre letture. Se questo può sembrarvi scontato, ripensateci. I libri che io scelgo definiscono un percorso umano e – possibilmente – di ricerca che intendiamo fare. Non è “lo stesso” leggere l’ultimo di Moccia o di Fabio Volo o leggere Calvino, Grossman (per esempio), Margaret Mazzantini o Dacia Maraini. E non è neanche lo stesso che leggere la Allende, Saviano o Herta Muller.

Ricordo che, quando avevo tredici quattordici anni, leggevo un sacco di libri che raccontavano le storie di tossicodipendenti, prostitute, persone in qualche modo disastrate dalla vita. Questa tendenza a scegliere storie particolari e autori come Irvine Welsh si è chiaramente riflessa anche in seguito. Tuttora scelgo storie particolari, storie di vita, come scrivevo secoli orsono. Verso i diciotto anni, per esempio, ho letto diversi testi di letteratura omosessuale, in seguito all’accettazione della mia bisessualità. L’ultimo che ho letto, parlo a te, LM, il mio vecchietto, è Chiamami col tuo nome, romanzo perfetto per spiegare cosa significhi davvero fare coming out.

Questi libri, e ormai posso dirlo, mi hanno aiutata a sviluppare la mia sensibilità sul piano sociale, hanno tenuta viva – anche in un momento di forte crisi – una spiritualità personale. Lasciate perdere Dio e gli altri, mi riferisco alla nostra vita interiore, che può o meno prescindere dalla religione e dall’osservanza strettamente intesa. Infatti, una cosa che ci hanno ricordato a Bose, è un concetto valido universalmente: “se tu non ti riempi di silenzio, di vita interiore, saranno gli altri a riempirti, nel bene e nel male”. LM carissimo, per dirla con le parole di uno autorevole, gli altri sognan sé stessi e tu sogni di loro.

Vi stringo forte,

coccola5

mercoledì 14 dicembre 2011

Lunga filippica contro Trenitalia

Ovvero, anche Demostene si arrenderebbe

L’intenzione per oggi era di pubblicare un post molto tranquillo sulle letture che sto facendo, un commento spassionato e allegro su un libro molto bello. Di fatto, tuttavia, le circostanze mi costringono a scrivere d’altro e questo blog è l’unico mezzo che mi rimane per far sentire la mia voce.

In data 8 dicembre 2011 gli orari dei treni sono cambiati come ogni anno. La differenza di quest’anno consiste però nel fatto che quel giorno e i successivi erano “ponte” e quindi la comunicazione è passata inosservata: testimonia questo anche la lunga fila di dimostranti all’ufficio informazioni. Le comunicazioni sono state scarse in stazione, sul sito inesistenti e, per di più, tardive. Stamattina, quindi, sono arrivata alle 11 per acquistare il supplemento consueto per l’Intercity delle 11.30 e il treno è stato cancellato. Non oggi, ma per sempre e nei secoli eterni. Kein mehr Intercity nach Mantua. Constatato questo con grande nervoso d’animo, ho preso un caffè per acquietare lo spirito e poi mi sono recata in ufficio informazioni.

Ho chiesto spiegazioni all’addetto che mi ha risposto confusamente, dicendomi tuttavia che essendo cambiati gli orari, sta a me fare attenzione. Inconfutabile considerazione, rispondo nel tentativo di mantenere i nervi saldi, ma sul sito non ci sono osservazioni di genere né si riscontrano cambiamenti di orario se si digita la destinazione. Vorrei poi chiarire che io non sono amministratrice di Trenitalia, sono invece utente (e utente bistrattato, aggiungerei) che paga un abbonamento e ha diritto ad avere informazioni complete e tempestive riguardo variazioni di orario, ritardi, soppressioni. Nessuno di questi punti è stato sinora osservato, anzi: numerose sono state le circostanze in cui mi sono trovata in situazioni inconvenienti per ritardi non annunciati, soppressioni dell’ultimo minuto. Mancava solo la cancellazione permanente di un Intercity.

Il mio treno, per correttezza Intercity 621 da Bolzano a Lecce via Mantova, non era frequentato da poche e spartute persone, anzi. Mi era capitato di avere difficoltà ad acquistare il biglietto perché il treno era al completo. Avrei avuto diritto, a maggior ragione, ad avere un’informazione completa sulla situazione attuale. Invece niente, ho perso un’ora di lezione e ho frequenza obbligatoria all’università.

Vorrei che le sciagure qui terminassero ma, ahimè (e ahinoi!) non è così. Dalle ore 21 di giovedì alle ore 21 di venerdì è stato indetto uno sciopero generale – anzi, universale – di treni, bus e non so cos’altro contro la manovra del novello governo Monti. Le fasce protette sono quella tra le 6 e le 9 di mattina e nel primo pomeriggio (io dovrei prendere il treno alle 19.40, è uno dei pochi garantiti). In altre parole, venerdì corro seriamente il rischio di rimanere a Mantova senza trasporti e ho deciso di rimanere a casa mio malgrado. A proposito, l’impiegato mi ha consigliato caldamente di rimanere a casa venerdì, senza pensare che io ho lezione all’università e altre persone lavorano.

Tengo a precisare altresì che non soltanto scioperano i treni, ma anche i bus urbani ed extraurbani di Atv, la compagnia di trasporti veronese, e lo fanno in queste modalità: giovedì sciopero generale dei bus extraurbani (quelli che prendo io per tornare a casa e arrivare a Verona), venerdì sciopero degli autobus urbani. Con un poco di fortuna, giovedì sera dovrei trovare un bus che dalla stazione dei treni mi porti a casa di mia nonna, che abita poco fuori dal centro cittadino. Venerdì invece, sta perfettamente alla disperazione come il sole sta al beltempo.

Di quest’anno, questo è il primo reclamo scritto e il secondo orale con il personale dell’ufficio informazioni. Non è la prima volta che mi trovo ad affrontare simili situazioni e ho iniziato le lezioni soltanto un mese fa. Questa situazione è intollerabile, considerato che quest’anno pago 52 euro di abbonamento, mentre l’anno scorso ne pagavo 5 in meno, cioè 47. Andare a scuola per me sta diventando come fare il pellegrinaggio a Santiago de Compostela a piedi ed è inutile ricordare che al prezzo non corrisponde affatto la qualità.

Cosa non meno importante è che Trenitalia si premura sì di rispondere ai reclami degli utenti, ma con una lettera prestampata. Di fatto, quindi, le lettere non vengono nemmeno aperte e le richieste della clientela raramente vengono prese in considerazione. All’ufficio informazioni sono stata bistrattata per le mie lamentele: mi rendo conto che non sarò certo l’unica a lamentarmi e che questo ha un effetto sull’umore dell’impiegato, ma io non ci sto.

In altre parole, credo che nemmeno Demostene, se vivesse in questi anni, riuscirebbe a scrivere una filippica sufficientemente efficace. Vi dirò di più: si arrenderebbe sicuramente!
Ma io, se pur non sono Demostene, sono una cliente regolare e voglio far sentire la mia voce con l’unico mezzo che mi rimane e che spero sarà ascoltato. Ho un account Twitter e Facebook, e condividerò questo mio post anche lì, nella speranza che venga letto da molte persone e che insieme si possa fare qualcosa.

Volete fregarci? Non ci riuscirete!!

coccola5

Contro chi dice "mal di vivere"

Ne parlavo, senza troppa convinzione, con LM qualche tempo fa: è un bel periodo? Faticherai a scrivere. Sembra assurdo e paradossale, ma di fatto è così. Non mi va di inoltrarmi in discussioni sull'uomo animale-che-si-lamenta, ma sono in tanti a dire che si scrive per il mal di vivere, e in effetti è vero.


Almeno, nel mio caso, vorrei scrivere molto di più quando sono di buonumore, ma i pensieri fluiscono più lentamente e inesatti di quando sono triste o giù di corda. Che poi, comunque, tutto sta nella definizione di mal di vivere. Che cosa vuol dire?
E' una malattia, tipo un'allergia molto brutta? E' uno stato psicologico che ci ostacola, o è invece una condizione umana poetica che, se da una parte favorisce la solitudine e l'isolamento, dall'altra va bene per uno scrittore? Non so se la mia risposta può essere una di quelle soprastanti, per un motivo molto semplice: io non ce l'ho, questo mal di vivere.


Mal di vivere pare dal presupposto che vivere sia un male, o comunque qualcosa che ci ferisce, che ci causa dolore o problemi. Io invece vedo il vivere come un'occasione per mettersi in cammino, per fare uno stupendo viaggio. In Maledetto Ciao, Gianna parla di gioia di vivere, espressione che amo perchè si contrappone nettamente a mal di vivere.
Spesso, quando muore una persona, quelli che lo conoscono dicono che era uno "con tanta voglia di vivere", e non si capisce tanto che vuol dire. Voglia di vivere può voler dire, e spesso è così, voglia di sopravvvivere, voglia di "vivere sopra la Vita". Attraversarla appena. Invece che ci voglia gioia per vivere lo dice solo Giannina.


La gioia non significa necessariamente far sempre casino, essere sempre allegri tanto per fare, ridere sempre di qualunque cavolata. Per come la vedo io significa lottare, incazzarsi e indignarsi per quello in cui si crede. E significa ridere fino alla fine del mondo con i propri amici e poi parlare fino alle tre di notte con la persona giusta, che ci capisce perfettamente. E significa avere il coraggio di fare delle scelte, anche se sembra scontato, volere a tutti i costi andare controcorrente senza abituarsi mai alle cose e al tempo. Significa accettare il tempo che passa, ma rifiutarsi di accettare le cattive abitudini. E significa innamorarsi così tanto da vomitare anche l'anima, di Dio o della persona che più ci si confà [mi domando se "confà" esista davvero, ho idea che sia una mia creazione].


E per me ha significato non avere tanti amici, anzi una sola. Sentirmi dire ogni giorno che parlo difficile, che sono una strana e fuori di testa, che libri come i miei non li legge nessuno, figurati!, che tu che vai in chiesa tutte le domeniche ci credi così tanto? Ma ha significato anche tante belle cose.


Questo lungo discorso voleva essere di introduzione a un post serio, sulle ultime novità tangibili, ma vedete bene che è andato un po' per le lunghe e non mi va di annoiarvi ancora. A meno che qualcuno non me lo chieda espressamente, tralascerei il discorso Bose. Se più di qualcuno fosse incuriosito dalla faccenda, pubblicherò un articolo, altrimenti vi mando il file di Word per e-mail. Davvero, la spiritualità personale non deve mai sopraffare o sfinire gli altri, quindi rispetto anche i miei lettori che potrebbero anche non condividere. Ad ogni modo, fatemi sapere.


Vi dico solo, in conclusione, che come per Dio.. anche con Trenitalia ci vuole fede, ma tanta, tantissima fede!


coccola5

giovedì 8 dicembre 2011

Un filo di inspiegabile malinconia

Non che oggi non sia stata una bella giornata, anzi. Una pausa serena dalla routine: non avevo lezioni all'uni, e ne ho approfittato per sbrigare un po' di burocrazia, come dico io.

Nel pomeriggio sono andata in città con mia mamma: volevamo entrambe fare alcuni acquisti e, con la scusa di una cena stasera tra parenti, abbiamo preso la palla al balzo e siamo volate a Verona. Ho sempre amato smisuratamente Verona, eppure, chissà come mai, stasera mi ha messo una certa qual malinconia. Un sentimento inspiegabile anche a me.

Vi è mai capitato di vivere un periodo bellissimo, senza nemmeno una pieghetta di malumore? Poi succede che, in un momento, ci assale la paura che un pensiero cattivo ci porti via quella perfezione dei sensi magicamente conquistata e scende un velo di tristezza tra un passo e l'altro.

Sono pronta, finalmente, per andare a Bose. Mi ci sono voluti tempo e impegno, ma ora so che il tempo è compiuto. Mi porto dentro la certezza irragionevole (solo nel senso che non la posso spiegare facendo uso della ragione) che sarà un'esperienza magnifica e che porterà ad un'ulteriore svolta nella mia vita. Devo solo capire qual è e, lasciatemelo dire, la cosa mi terrorizza.

Mi sono domandata spesso, in questi giorni, com'è possibile avere paura di essere amati. Al di là di una questione spirituale, per me questo discorso vale da quando me ne posso ricordare. Ho sempre avuto timore quando qualcuno mi dimostrava un affetto eccessivo, si mostrava troppo lusinghiero. Vuoi per quell'esperienza di ferita, vuoi perchè sono fatta strana, ma io rifuggo automaticamente tutti quelli che vorrebbero volermi (e scusate la semiripetizione) un bene dell'anima.
Lo so che sembra assurdo, ma non me lo so spiegare. E' una parte di me che devo accettare, e ci sto provando a dire che va bene così, che non mi posso forzare.

Domani pomeriggio parto, allora. Vi abbraccio tutti stretti. Ci si risente domenica sera!

coccola5

lunedì 5 dicembre 2011

E mi scappa da (sor)ridere

Ieri, dopo la S. Messa, abbiamo portato i nostri ragazzini a pattinare sul ghiaccio. Constatato che per raggiungere il posto ci vuole un'ora, constato che - con sommo rammarico nostro e del don - i ragazzi erano soltanto due, constatato che ormai avevamo i panini e sarebbe stato un peccato non mangiarceli!, siamo partiti alla volta di questa ridente cittadina. Niente di che, sia chiaro, un paesino di due o tremila abitanti che gode di un palaghiaccio sufficientemente ampio da contenere le cadute di circa dieci persone alla volta. Che non è poco.

A., l'altro animatore, ha fatto una macchina con le due ragazze, mentre io, S. (l'animatrice numero tre) e Al. (animatore numero quattro!) siamo partiti con l'auto di Al. Un'ora di ciacole, risate e buona musica. Abbiamo percorso a piedi la lunga discesa che porta alla pista e abbiamo fatto i biglietti.

Tanto buon divertimento. Tante cose buone, al prezzo di un sorriso e di un paio di pattini. E sapete qual è la cosa più bella? Accorgersi, percorrendo come un fulmine la pista e schivando i cadenti, che davvero sto cambiando, e nel migliore dei modi possibili. Sto cambiando perchè sorridere sta diventando una cosa che mi scappa. Sì, davvero, mi scappa. Proprio quando non me lo aspetto, proprio quando qualcuno dice una cosa gentile, proprio quando sono sovrappensiero o rientro a casa, involontariamente, sorrido.

Domenica scorsa avevamo fatto un incontro vicariale con i ragazzi di altre parrocchie veronesi e, prima di concludere, abbiamo svolto un momento di preghiera comune. Chi voleva poteva esprimere un ringraziamento al Grande Capo, per qualunque cosa, non importa quale. Visto che erano in tanti a farlo, anch'io, imbarcando rosso su tutta la faccia, a un certo punto mi sono sforzata di tirar fuori la lingua.

Grazie, Signore Gesù, per il tuo amore immenso che mi sta cambiando da cima a fondo. 

Già, come negare che il merito è tutto suo?

coccola5

Comunicazione di servizio:
Da giovedì 8 dicembre sino a domenica 11 dicembre il blog chiude per ferie. Il nostro don ci ha proposto un finesettimana a Bose, sopra Torino, in un monastero e, ben conscia che se avessi rifiutato sarebbe venuto a prendermi a casa, ho deciso di andare. Quindi, la vostra suorina si assenterà per il finesettimana. Spero di riuscire a scrivere ancora prima di giovedì. Nel frattempo, miei cari lettori, buona serata. [LM, mio carissimo e abbraccioso amico, non te la prendere, non resterò per sempre in monastero a Bose. Qualche possibilità che torni c'è ancora! Salutami naturalmente il tuo Smielino.]

domenica 4 dicembre 2011

Svariati tentativi dopo

Che volete che vi dica? Io odio i cambiamenti, li affronto male e lentamente, e non sono un'esperta di codici, traslochi blog et similia. Sicchè per trasferire Rock My World da Splinder mi ci è voluta un'eternità. Ricapitolo dunque qui velocemente le ultime - disperate - puntate.

Dopo la disperazione iniziale nel leggere che Splinder ci avrebbe abbandonato per sempre, ho deciso di passare all'azione. Tempo fa avevo creato su Posterous, altro servizio di blog che mi piace ma ancora molto povero, un piccolo blog di "ripartenza". Quando però mi sono accorta che non consentiva di trasferire il blog senza essere un esperto di informatica, la disperazione si stava trasformando in tragedia.

Ho tentato con Wordpress, che supporta piattaforme di blog a me totalmente ignote come Israblog e non Splinder, poi con Blogger e infine, cercando una guida che facesse al caso mio - in altre parole, una guida per incompetenti assoluti - sono approdata ad Altervista. Come vedete dal template, AT è in tutto e per tutto simile a Splinder, con la differenza che consente un passaggio incolume del blog. Vi lascio qualche dritta per il trasferimento, sia mai che a qualcuno serva:

1. Dalle opzione Configura di Splinder, cliccate su Esporta Blog e successivamente salvate il file in .xml (generalmente il pc propone in automatico questa estensione).

2. Create un account e un blog su AT (la homepage è: http://altervista.org/) e accedete alla bacheca del vostro blog.

3. Nella colonnina laterale, aprite la finestra Impostazioni e cliccate su Importa Blog.

4. Da qui caricate il file .xml che contiene i dati del vecchio blog, che avevate salvato precedentemente.

5. Una volta caricato il tutto, un'opzione sottostante vi consente di caricare anche le immagini. Ve la sconsiglio se avete molte immagini, perchè si rivela un'operazione pesante, quindi valutate caso per caso.

Divertitevi con il blog nuovo!

coccola5

ps. pubblico le novità personali in un altro post, solo per una questione di ordine.

giovedì 1 dicembre 2011

Trasloco

Visto che Splinder chiude i battenti, organizzo il trasloco: 

http://luxanimaemeae.posterous.com - Lux - Luce dell'anima mia

Ci si rilegge!!

coccola5