Qualche giorno fa scrivevo una personalissima invettiva contro quanti parlano di mal di vivere. La partenza da questa prospettiva, che può essere considerata come il manifesto del blog, configura già Luce dell’anima mia come un inno. Un inno alla gioia di vivere, un inno alla Vita vissuta come un imperativo categorico (Kant docet).
Al di là delle proprie convinzioni personali, di una fede religiosa che può accompagnarci, di un credo politico o del proprio orientamento affettivo e sessuale, tutti siamo chiamati a fare una cosa: creare la nostra Sinfonia. Creare un capolavoro armonico, consci che la nostra esistenza subirà alti e bassi, che ci saranno momenti bellissimi e altri di disperazione nera. Ma, diceva Margaret Mazzantini in un suo libro, nessuno si salva da solo e allora abbiamo bisogno di un qualcosa che vada oltre, che sia più forte di ogni altra cosa. Ed è solo quando lo troviamo che iniziamo veramente a vivere.
Non è vero che già dalla nascita sappiamo vivere. Per la verità, vivere è un’arte delicata e complicata, un fragile equilibrio sopra la follia ma, diceva sempre Vasco ai suoi tempi d’oro, è come un comandamento. Io dico sempre che vivere è insieme il primo e l’undicesimo comandamento.
Ecco, allora, come si propone Luce dell’anima mia. E’ un diario personale innanzitutto, il racconto del mio tentativo quotidiano e insistente di Vivere. E poi è una condivisione, e in un certo senso è una convivenza. Forse più la seconda, perchè più che dividere materialmente la mia storia con voi, la vivo con voi attraverso il racconto. Un racconto fragile, forse anche un po’ spaventato, ma mai bloccato.
Non credo che ci sia molto altro da raccontare. Io non so definirmi, se non come una donna innamorata dei propri giorni, del proprio tempo e magari un po’ indifesa, un po’ insicura. Ma una donna coraggiosa. Definitemi voi.
coccola5
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