Questa volta volevo parlarne perché ogni volta mi fanno innervosire parecchio. Io lo vivo come un lavoro e nulla di più, ho preferito evitare quella commistione lavoro-amicizia che avevo avvallato l’anno scorso, rendendo le cose più difficili (sì, benché poi abbia conosciuto E...). Ad ogni modo, ogni volta che ho la serata là, faccio sempre qualche esilarante scoperta al mio arrivo. La mia datrice di lavoro mi contatta tramite sms qualche giorno prima dandomi gli orari del turno, e ieri sera avrei dovuto fare dalle 16 alle 21. Quando arrivo, mi cambio e guardo il planning: accanto al mio nome c’è scritto 16-22. Incavolata nera perché non volevo fare, a differenza degli altri, sia apertura che chiusura, inizio a fare le mie cose. Quando finalmente riesco a parlare con il mio capo sono già le 21. Le spiego l’eventuale sbaglio dell’sms e che io, però, in base alle sue indicazioni, devo andare via (ero d’accordo con E.). Lei mi dice va bene e io scappo via. Il punto è che, fosse capitato soltanto una volta, okay, ma succede molto spesso, con la conseguenza che ho sempre enormi problemi ad organizzarmi tra lavoro e uscite.
Non è soltanto una questione di avere dell’altro da fare dopo lavoro, è una questione di principio. Se mi scrivi che il mio turno inizia alle 16 e finisce alle 21, io mi organizzo per fare altro, per vedere qualcuno, dalle 21 in poi e non dalle 22. Se tu sei distratta quando scrivi l’orario, affari tuoi. Non sono una stronza, però mi faccio rispettare. Chiaro che, se una sera c’è casino e c’è da fare, nessun problema, mi fermo in più, ma per la tua disattenzione nello scrivermi no.
Ad ogni modo. La serata con E. è andata benissimo, siamo usciti per un caffè verso le 22.30, prima che lui andasse allo Sky. Mi ha chiesto se volessi venire ma gli ho detto di no, perché ero stanca e perché teoricamente stamani sarei dovuta andare a cavallo. Prima di uscire abbiamo finito di vedere Tata Matilda, che davano su ItaliaUno. Abbiamo parlato di tutto, dei particolari, di stupidate, dei nostri animali, tra risate e cose serie. Ogni tanto mi chiedo che cosa spinga uno come lui a telefonarmi, a chiedermi di uscire. Probabilmente siamo diversi solo all’apparenza, parlando mi rendo conto che molte cose ci accomunano. Comincia a bastare uno sguardo per capire che vogliamo andare via, un movimento inconsulto o diverso per realizzare un sentimento di noia, di entusiasmo, di tristezza, di rabbia. E mia madre che ogni tanto mi domanda se, di amici normali, non ne ho nemmeno uno. Quando gliel’ho detto, ieri sera, mi fa “intende anche me?” “In generale.. F., A… una senza genitori, un’altra con grossi problemi a casa e un’altra ancora non le piace”. È ovvio che non voglio offenderlo, quando mia madre me lo dice lo pone come battuta e so che non lo intende veramente. Tra me ed E. c’è un forte feeling, ecco.
Conosco un’altra ragazza, D., che sicuramente ho già citato ma di cui non ho mai parlato molto, in realtà. Siamo amiche, è una ragazza d’oro, molto carina fisicamente, intelligente... eppure non c’è lo stesso feeling che con E. Non so bene perché, ma non le ho mai dato accesso ad alcune informazioni di cui invece ho messo a parte F., la mia migliore amica, ed E. Le ho raccontato dopo qualche tempo di TranquiPsycho, per esempio, e ci sono state altre cose che conosce solo parzialmente o per niente. Credo che anche lei sappia che non siamo – né saremo mai – migliori amiche. Questo non per cattiveria, semplicemente perché l’affinità che c’è tra noi è all’80%, per capirci, non al 100% come con F. E, per inciso, nemmeno E. sarà mai il mio migliore amico. C’è molta affinità tra noi, ma ho bisogno di un’amicizia stabile, di una persona che abbia molta pazienza e che capisca a fondo alcune mie problematiche. Lui le capisce, ma F. sa già come gestirle, ecco. [Se non ci siamo capiti, fa niente. È una riflessione molto distorta.]
Goccia dopo goccia
nasce un fiume,
un passo dopo l’altro
si va lontano,
da un ciao detto per caso
un’amicizia ancora.
[…]
Non è importante
se non siamo grandi
come le montagne,
quello che conta
è stare tutti insieme
per aiutare chi non ce la fa.
Zecchino d’Oro 1994, Goccia dopo goccia
coccola5